FAITH HUNTER.
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SKINWALKER.
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Parte 2.
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Titolo originale: Skinwalker. 2009.
Traduzione di: Silvia Demi.
2013. Fanucci Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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13.
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Puoi venire a trovarmi.
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Mi controllai allo specchio dell'armadio. Alla prospettiva di passare il tempo a una festa di vampiri mentre potevo rintracciare l'emarginato ero per met disgustata e per met spaventata a morte, e non solo al pensiero di essere circondata da vampiri. Il mio unico vestitino nero aveva lo scollo a V, arrivava fino alle cosce ed era in microfibra per poterlo accartocciare nel kit da viaggio senza che si sgualcisse. L'abito aveva il reggiseno incorporato, era aderente sul petto, abbastanza scollato da far girare gli uomini due volte, con le spalline strette e la gonna con cui si ballava senza intoppi. Il tessuto di quest'ultima era tagliato in quadrati di varie grandezze, che pendevano dalla vita in modo asimmetrico e mi ondeggiavano intorno alle gambe, che con i tacchi di quasi otto centimetri sembravano non finire mai. Provai un piccolo passo di danza e i quadrati si alzarono qua e l, mostrando altra carne.
Aggiustai la lunghezza della catenina fino a far pendere la pepita d'oro a un centimetro dalla scollatura, tra i seni. Misi gli orecchini, quelli del vecchio tipo a clip. Mi ero fatta bucare le orecchie quand'ero una ragazzina e portavo gli orecchini come tutte le altre, ma la prima volta che mi ero trasformata (una volta libera e per conto mio) i lobi erano tornati integri.
Infilai il dente di pantera che avevano trovato i gemelli in un sacchettino fatto apposta per stare negli slip; quello che di solito custodiva un paletto ripiegato.
Non possiedo e non mi porto dietro molti trucchi. Misi un po' di fard, la matita nera sugli occhi e aggiunsi un tocco di mascara. Stesi lo smalto trasparente sulle unghie, tutte e venti. Provai tre tonalit di rossetto rosso prima di decidermi per una. Non sarei mai stata bella. Per ero... interessante.
Mi chiesi se qualche sanguisuga avrebbe capito cos'ero dall'odore e se sarebbe stato meglio legare alla coscia un ammazzavampiri, per precauzione. Riluttante, decisi di non portare armi, anche se nascosi una piccola croce d'argento in una borsetta minuscola in cui c'erano anche le chiavi, il documento, una carta di credito, una banconota da venti dollari e il rossetto. La feci passare sopra la testa e l'appoggiai sulla spalla con una tracolla stretta.
Stavo quasi per lasciare i capelli sciolti - erano un velo di oltre un metro che arrivava fin sotto l'orlo del vestito - ma all'ultimo minuto, mentre i fanali illuminavano il mio portone e il motore dell'auto girava a vuoto, li legai con un fermaglio in una mezza coda. Aprii la porta prima che Maciste suonasse.
Indossava uno smoking classico, con una semplice fascia cremisi, e aveva i capelli impomatati all'indietro che rivelavano un piccolo neo sexy vicino all'attaccatura dei capelli a V. Wow dissi prima di riuscire a trattenermi.
Lui ridacchi, compiaciuto, e mi pass in rassegna, senza nascondere l'esame accurato delle mie gambe. Wow a te. Ti sei tirata a lucido per essere una signora che d la caccia ai vampiri in moto.
Grazie replicai, chiudendomi a chiave la porta alle spalle. Uno chauffeur era accanto allo sportello aperto di una limousine nera, leggermente allungata. Sui due sedili interni potevano starci sei passeggeri, ma c'eravamo solo noi due.
Un divisorio per la privacy separava l'autista dal retro. Maciste mi fece segno di entrare per prima e aspett guardandomi le gambe; senza dubbio erano il suo debole. Mi scivol accanto e la portiera si chiuse. L'auto si stacc dal bordo del marciapiede e part nella notte. Le sospensioni erano talmente buone che la macchina sembrava galleggiare, i sedili di pelle erano morbidissimi e mi cullavano come una bambina. Una ragazza poteva abituarsi a tutto questo.
Immagino che tu non abbia armi addosso osserv Maciste seccamente, continuando a squadrarmi. Avrei dovuto perquisirti, ma non vedo dove tu possa aver messo paletti, coltelli o pistole.
Non potevo resistere, dovevo divertirmi un po'. Il desiderio di giocare con la mia preda era un'abitudine che avevo preso dalla Bestia. Lo guardai con la coda dell'occhio. Possiedo custodie per ammazzavampiri che posso legare all'interno delle cosce.
S? chiese, con gli occhi sulle mie gambe e sulla gonna corta. Maciste mi stava guardando come una donna vorrebbe essere guardata da un uomo. Con apprezzamento ma senza condiscendenza, n troppa esternazione. Era bello. Era tanto che non mi succedeva, e non mi era mai successo con un uomo snello, agile ed elegante che stava tanto bene in smoking. Mi salt in mente un'immagine di Rick LaFleur con lo smoking, e per poco non sbavai. Scacciai la visione. Le indossi adesso? domand.
Mi limitai a sorridere, immaginando che una volta arrivata avrei dovuto o alzare la gonna o essere perquisita. E mi chiesi come avrei reagito a entrambe le cose.
Maciste si appoggi allo schienale e mi offr lo champagne. Rifiutai perch, anche se con il mio metabolismo smaltisco l'alcol rapidamente, non ci sono abituata e non volevo presentarmi alla festa sbronza. Durante il tragitto, Maciste m'indic gli hotel e i negozi dove si rifornivano i vampiri e le case private dei ricchi con i canini. Annuii molto e dissi poco, perch, mentre uscivamo dal quartiere francese, cercavo di memorizzare i punti di riferimento e i cartelli stradali nel caso in cui fossi dovuta tornare da sola.
Maciste mi chiese cosa mi avesse spinto a intraprendere la mia carriera. Bofonchiai qualcosa a proposito del lavoro come agente di sicurezza che ha portato ad altre cose. Lui mi domand del vestito. Risposi con il posto dove l'avevo comprato: Abiti a meno da Mena. Ridacchi, quindi evitai di dirgli quanto costava, cio venti dollari scontato. Ero a disagio, perch era il genere di chiacchiere che odiavo. Alla fine gli sparai le stesse domande, tranne quella sul vestito, naturalmente. Dov' la festa? chiesi durante una paralisi prolungata nella conversazione.
A casa del clan Pellissier. Lo scopo  dare il benvenuto in pubblico ai due nuovi membri della famiglia. Dovrebbe essere interessante per te.
Nuove sanguisughe? La mia curiosit aument di un paio di tacche e cos anche il mio interesse. Nuovi nel senso che questa  la prima volta che vengono liberati dalle catene nello scantinato?
Maciste aggrott la fronte, divertito dalla mia deliberata mancanza di tatto, e all'improvviso mi sentii pi a mio agio nella conversazione. Faresti meglio a non riferirti a loro come 'sanguisughe', e Leo non  il tipo di signore che tiene i suoi rampolli incatenati. Per s, questa  la prima volta che si muoveranno tra umani in un contesto mondano. Hai avuto modo di studiare il raccoglitore che ti ha dato Katie con le foto dei signori a capo di ogni clan?
Annuii, e lui tir fuori dallo scomparto laterale dell'auto un sottile raccoglitore simile e lo apr per mostrare tre fotografie. Questa  Amitee Marchand disse di una donna di rara bellezza, con i capelli neri e gli occhi scuri, la pelle simile ad alabastro e un collo da cigno che sarebbe potuto appartenere a una ballerina. Suo fratello, Fernand. Indic la foto di un uomo con i capelli scuri. Vedevo la somiglianza, anche se lei aveva un aspetto elegante e lui sembrava semplicemente annoiato. La signorina Marchand  la futura sposa del figlio di Leo, Immanuel afferm, indicando la fotografia digitale di un vampiro.
Le informazioni e il nome di battesimo del vampiro erano singolari. Mi spinsi in un angolo del sedile per vedere meglio. Il figlio di Leo, qualsiasi cosa significasse, aveva i capelli corti e biondo cenere e i lineamenti cesellati. Il suo sorriso era contagioso, perfino dalla foto. Non per essere maliziosa, ma figlio e moglie nel senso di figlio naturale e moglie di Frankenstein? dissi.
Maciste ridacchi. Immanuel  il figlio biologico di Leo,  stato trasformato alcuni anni fa quando  diventato maggiorenne.
Anni che potevano essere decenni o secoli. L'uomo dall'aspetto giovane aveva poco di Leo, a parte la forma della mascella e del naso, e non avrei mai colto la somiglianza. Non sapevo che i vampiri potessero riprodursi osservai, incuriosita. Pensavo che lo sperma e gli ovuli morissero quando venivano trasformati.
Maciste aveva un ordine del giorno e non rispose alla mia affermazione da ficcanaso. Immanuel ha conosciuto la sua sposa in Europa e il matrimonio era organizzato. E ti prego di non usare espressioni come 'la moglie di Frankenstein' alla festa. Preferirei non dovermi battere per colpa del tuo insulto.
Non ero sicura che fosse serio,  mi venne in mente un'immagine di Maciste con il fioretto o le pistole a venti passi di distanza. Ti stavo solo indispettendo dissi. Un matrimonio organizzato?
Le cose vengono fatte diversamente nelle famiglie di vampiri antiche e influenti come i Pellissier. Sono due secoli che la famiglia Marchand fornisce servitori di sangue al clan Rochefort, nel sud della Francia. L'unione delle due famiglie crea opportunit affaristiche per il clan Pellissier e rafforza i legami di sangue e commerciali che attualmente condividono.
Allora, se la ragazza fa parte del clan Rochefort, perch non l'hanno portata con loro? domandai, cercando di raccogliere pi informazioni possibili fintanto che avevo una fonte ben disposta. E cercando d'ignorare il fatto che ero affascinata come una qualsiasi fan di vampiri.
Leo voleva portare con s entrambi i giovani, in modo che Immanuel e Amitee potessero legarsi mentalmente dopo, se lo volevano. Ci siamo quasi. Abbass il divisorio per la privacy e diede istruzioni all'autista.
Avrei dovuto chiedergli questa cosa del legame mentale. Insieme a quella della riproduzione dei vampiri. Che schifo.
La casa di Leo si trovava su un'ansa del Mississippi, l'acqua borbottava delicatamente nella notte. Era in fondo a una strada ben lastricata ma poco usata, senza case in vista. Era costruita su un terreno elevato, una collinetta circolare e uniforme e chiaramente artificiale, a circa sei metri sul livello del mare, pi in alto di qualsiasi altra cosa la circondasse. Come sentinelle a guardia della notte, querce sempreverdi con i rami piegati formavano un arco sopra il lungo vialetto.
La casa di mattoni a tre piani verniciata di bianco era un misto di stili architettonici tutti suoi, con gli abbaini sull'alto tetto di ardesia e i timpani a ogni angolo, con le camere a torretta, o comunque venissero chiamate, all'ultimo piano. La luce filtrava attraverso le finestre, con le persiane nere lasciate un po' aperte a dimostrazione del fatto che erano congegni funzionanti e non solo per fare scena. Qua e l c'erano vetrate colorate, che riversavano sfumature cremisi, scarlatte e ciliegia nell'oscurit.
Le verande che avvolgevano entrambi i piani superiori erano interrotte dalle torrette. I lampioni nascosti tra il fogliame lanciavano un tenue bagliore bianco sui muri esterni, mentre altri illuminavano il vialetto e i sentieri. Era una casa che doveva essere stata costruita nel XIX secolo, evidentemente con il lavoro degli schiavi. E sempre il lavoro degli schiavi era ci che probabilmente la manteneva bella ancora adesso, tutta pitturata di fresco, per erano schiavi di sangue volontari, non umani comprati e trasferiti in catene.
Le limousine si muovevano intorno e dietro a noi, con i fari che luccicavano debolmente sul vialetto. Ai piedi della scalinata c'era un signore anziano che indicava la casa, come se gli invitati potessero non capire dove andare una volta arrivati. Quando ci fermammo, apr la portiera dell'auto e disse: Buonasera, signora, George. Il signor Pellissier vi sta aspettando.
Prima della porta d'ingresso ci sar stata una dozzina di scalini. Vidi tante gambe che salivano ed ero certa che Maciste si stesse godendo ogni singolo istante. In cima alle scale, una donna con scarpe comode e una divisa con il grembiule ci offr dello champagne, stavolta presi il bicchiere per avere qualcosa con cui tenere occupate le mani, umide per l'apprensione.
Non ero mai stata a una festa cos elegante, e la odiavo gi. Vestiti di stilisti famosi, modi di fare da ricevimento e gente abituata a questo genere di cose che se ne andava in giro chiacchierando. Datemi un barilotto di birra, una radio con musica country a tutto volume e un gruppo di esperti di sicurezza che discute di pistole, armi affilate e Harley, e io sono a posto. Quella era un'agonia.
Sulla porta dissi a Maciste: Ti sei dimenticato di perquisirmi.
Lo tengo in serbo per dopo replic con un mezzo sorriso. Molto dopo.
Oh ragazzi. Tracannai lo champagne. Maciste ridacchi e mi osserv mentre ispezionavo il posto.
Dentro, l'atrio era grande quanto il soggiorno della casa che mi avevano prestato, con un pavimento rivestito di marmo bianco e davanti alla porta il mosaico di un emblema araldico nero, bianco, grigio e bordeaux, che raffigurava un grifone con gocce di sangue che gli schizzavano dagli artigli, un'ascia da guerra, uno scudo e una bandiera. Vicino alla cresta, una vera fontana di pietra spruzzava acqua, accanto a tavoli carichi di frutta, formaggi e carni calde e fredde: un salmone intero; un maialino arrosto con in bocca una mela; varie carni fritte; sanguinaccio non con le frittelle, ma ammucchiato su un vassoio riscaldato; salsicce, cracker e il travolgente odore di spezie, cibo e vampiri. Tanti vampiri.
La Bestia si risvegli, guardando attraverso i miei occhi, inducendomi a respirare pi a fondo e velocemente, annusando gli aromi: il mondo era un assortimento strutturato di fragranze, con gli odori aggrovigliati come arazzi, luminosi come quadri. Dieci vampiri erano raggruppati insieme, a dozzine formavano gruppi pi piccoli. Accidenti. Dovevano essercene cinquanta, tutti ben nutriti e che si muovevano piano come gli esseri umani. Tutti indossavano abiti e smoking di stilisti di moda; ciascuno costava pi di tutto quello che possedevo. La Bestia divenne nervosa. E anch'io.
Maciste era al mio fianco, e mi guardava mentre li osservavo. Sapevo di stare rivelando ogni genere di cose su di me, ma non potevo farne a meno. Non ero mai stata in una stanza con cos tanti vampiri - sani di mente o no - n con cos tanti soldi. Mi concentrai sulla casa e sugli odori che riuscivo a interpretare. I vampiri sapevano di pergamene vecchie, di erbe secche, di profumi penetranti, di tracce del sangue fresco dei pasti recenti. E sotto a tutto, un fetore di diritti acquisiti. Non sentii l'odore dell'emarginato. E nessuno si gir all'improvviso indicandomi e urlando: Una mutaforma! Restai un po' delusa, pur sentendomi invadere dal sollievo.
C'erano due serie di scale, una su ciascun lato del grande atrio, che s'incurvavano e giravano intorno a un piccolo spazio simile a un palco, con dietro un altro vestibolo. Su entrambi i lati si aprivano delle camere. Al pianoterra, l'atrio scendeva fino a una formale sala per i ricevimenti sotto il piano superiore, con i mobili in tonalit grigio, grigio antracite e bianco opaco. Per l'effetto non era insulso; tocchi di colore erano ovunque a partire dai quadri allineati alle pareti fino ai cuscini sui divani. Tappeti di ogni sfumatura erano sparsi sui pavimenti di marmo, piazzati in un modo che sembrava casuale, ma invece dovevano essere stati messi con cura, no? Oppure i vampiri non cadono?
Mi venne in mente un'immagine di Leo con i piedi per aria mentre fa un enorme capitombolo, ferendosi il labbro con i canini. Mi sfugg la risata sommessa della Bestia. Maciste inarc le sopracciglia, perplesso. Non gli fornii delucidazioni. Ci spostammo all'interno. Forse a quattro metri dal portone d'ingresso.
Mentre superavamo un gruppo di vampiri vestiti in modo formale, una bionda con un abito nero si gir e annus l'aria dietro a me. Pi rapidamente di quanto riuscissi a seguirli, tutti gli altri fecero altrettanto. I loro occhi cominciarono a colorarsi di nero. I loro canini scattarono gi. Mi bloccai. Mi voltai bruscamente per affrontarli, con la schiena al muro. La Bestia sal nei miei occhi. Per un breve momento ci fronteggiammo. Io avevo i tacchi alti e niente anni. Merda. Il mio cuore acceler i battiti. La Bestia diffuse in me la velocit, mentre la sua pelliccia si drizzava sotto la mia pelle e i suoi artigli si flettevano sulla punta delle mie dita. Ogni vampiro fece un solo passo misurato nella mia direzione, il gruppo si allarg e mi circond. Merda, merda, merda!
Maciste venne al mio fianco e mi mise una mano sulla schiena, come se fossi una sua propriet. La cacciatrice dell'emarginato dichiar. Di fronte al suo tocco e alle sue parole, si bloccarono. Io mi bloccai. La Bestia s'immobilizz, ma cos vicina alla superficie che sentivo ancora i suoi artigli letali che mi bruciavano sulla punta delle dita come se mi stessi gi trasformando.
Come se i vampiri condividessero un unico pensiero, i loro canini tornarono a posto di scatto. Nell'aria si ridussero i feromoni della preoccupazione. Rammentai come si respira per fu doloroso, come se i miei polmoni si fossero seccati e avessero perso elasticit. Costrinsi le mani artigliate a rilassarsi. La bionda mi squadr, lentamente, come se volesse mandarmi a memoria. Catalogarmi. Come potrebbe fare un magnate del bestiame per ricordare e catalogare il suo gregge. Dominique disse, con un pesante accento francese. Faccio da capo al clan Arceneau. Puoi venire a trovarmi. Muovendosi con una lentezza umana, gir la schiena. Gli altri fecero altrettanto.
Accidenti sussurrai. 'Puoi venire a trovarmi'? Era un ordine? Col cavolo che sarei andata a trovarla. Maciste mi prese il braccio, indic il cibo, e mormor: Torno subito; cerca di non farti ammazzare.
Buona idea risposi sottovoce, provando a scuotermi di dosso la paura e l'adrenalina. Perch non c'ho pensato io? Lui si allontan scivolando agevolmente quanto un vampiro. Cominciarono a suonare e notai un trio di musicisti umani con gli archi nell'angolo sotto il grosso quadro di un re con mantello e corona e snelli cani da caccia ai piedi. I musicisti stavano suonando qualcosa di classico e vagamente lamentoso. Non era musica ballabile. Al pensiero mi venne voglia di fare una risata. Una risatina isterica e terrorizzata.
Mantenendo, quando possibile, la schiena contro il muro e gli occhi sui gruppi di vampiri, saccheggiai il tavolo della carne, aggiungendo uno spicchio di formaggio e una fragola cos tanto per fare, e cercai di capire come muovermi in seguito. Cosa si fa per festeggiare il fatto di non essere stati mangiati? Forse potevo andare da tutti i vampiri presenti e chiedere se conoscevano qualche emarginato. Un'unica risata intessuta di adrenalina mi gorgogli sulla bocca e il cameriere dietro al vassoio della carne mi guard in modo strano. M'infilai un pezzo di maialino in bocca e per spiegare la risata dissi: Un calo di zuccheri nel sangue. In risposta, lui mi mise una pasta coperta di glassa nel piatto.
Continuando a tremare, feci un giro della casa con il piatto stracolmo. Diversamente dalle abitazioni che avevo visitato durante la mia gita nel Garden District, qui ero un'ospite invitata. Immaginai che questo significasse che potevo girovagare dove volevo. Forse non mi avrebbe aiutato a uccidere un vampiro emarginato, ma sapere come vivevano le persone con i canini e con i soldi magari mi sarebbe stato utile per ricerche future e per altri contratti con i vampiri.
A destra della sala per i ricevimenti c'era una cucina da ristorante, con dentro due cuochi con i cappelli bianchi e almeno una dozzina di camerieri che andavano e venivano. La dispensa e la stanza della biancheria si trovavano dietro la cucina, con un corridoio che portava a un cortile sul retro e a un garage con cinque posti auto, che dal davanti della casa non si vedevano. Era pieno di macchine costose: la limousine con cui eravamo arrivati; una vecchia e tozza Mercedes; una Chevrolet degli anni Cinquanta completamente restaurata; una vecchia Ford degli albori dell'automobile - forse una Model T? Non conoscevo le auto d'epoca. Per Leo aveva una Porsche Boxster marrone come il sangue vecchio, cosa che mi fece ridere. Alla fine fu la Porsche che m'indusse a rilassarmi. Quella e le proteine. Non avevo mai assaggiato un maiale cos buono.
Dietro l'atrio c'era un piccolo corridoio e una porta chiusa a chiave, la stanza sembrava prendere molto posto. Gli alloggi personali di Leo? Da sotto la soglia uscivano svariati odori di sangue umano fresco e, sentendoli, la Bestia drizz i peli, per la paura non era mischiata al sangue. Incuriosita, mi fermai nell'ombra e osservai per un po'.
Poco tempo dopo, due vampiri, un uomo e una donna, lasciarono la stanza, puzzando di sangue fresco e sesso. Non chiusero la porta n sentirono il mio odore, perch non si girarono verso di me. Feci un passo avanti, afferrai la porta prima che si chiudesse e sbirciai dentro. Era una suite con un letto enorme, divani, chaise-longue, uno schermo da cinema e parecchi umani in vari stadi di dshabill. Due erano rannicchiati con una vampira che si stava nutrendo da loro, uno alla volta. Avevo capito. Quello era il bar del sangue, dove i vampiri andavano per l'antipasto. E ora sapevo come chiamare i donatori: tossicomani di sangue. Che schifo.
Lasciai che la porta si chiudesse senza fare una scenata perch nessuno degli umani era incatenato, mostrava segni di abusi fisici - se non si contavano le molteplici impronte di canini - n sembrava drogato. Be', a parte la beatitudine che provavano mentre un vampiro adeguatamente maturo si nutriva da loro. Avanzai, alla svelta, e tornai nella sala dei ricevimenti per un nuovo piatto di maialino e salmone. Questa volta aggiunsi un cracker e tre acini d'uva, poi continuai a vagare.
Una vampira, che camminava da sola, rallent quando sent il mio odore. Sorrise, nel tentativo di sembrare umana, e con l'intenzione di calmarmi. Funzion. Mi fermai, incuriosita. In attesa. Quando non parlai, lei si pieg in avanti, troppo vicino, invadendo di molto il mio spazio personale. M'irrigidii, ma lei non sfoder i canini e non cerc di mordermi. Si limit ad annusarmi il collo. Io non reagii. Non molto.
Lei fece un passo indietro e pieg la testa. Sono Bettina, la signora a capo del clan Rousseau. Annuii, ma non mi venne in mente niente da dire. Il gatto mi aveva morso la lingua. Di nuovo fui sul punto di lasciarmi scappare una risatina. Rousseau era una bella donna, un miscuglio di razze, principalmente africana ed europea. Mi  stato detto che la cacciatrice dell'emarginato  qui stasera, ospite di Pellissier. Sei tu?
Quando annuii, lei mi gir attorno, con un movimento di danza, come un gatto che cammina, facendo attenzione ad appoggiare un piede alla volta. Mentre si muoveva, inspirava, cogliendo il mio aroma. Hai un profumo... buonissimo. Mi chiamerai quando questa... spiacevole storia... sar finita? Si ferm davanti a me, e alz lo sguardo nei miei occhi. Vorrei conoscerti meglio.
Dal suo sguardo capii che quel 'conoscerti meglio' era in senso biblico. Buon per me. Deglutii. Un sorriso si form nei suoi occhi, che finirono sulla mia gola.
Bettina. Pellissier desidera parlare con te.
Ci voltammo entrambe verso il piccolo umano rotondo al suo fianco. Non avevo idea di quanto a lungo fosse rimasto l, ma dall'espressione sul suo volto doveva essere stato abbastanza. Ti prego, vieni a trovarmi disse, allungandomi un biglietto da visita che fino a un momento prima non era stato nella sua mano. Poi si allontan seguendo l'uomo.
Va beeene mormorai ai muri. La prossima volta metter un intero flacone di profumo.
A destra dell'atrio e del cibo, c'era un bancone con tre camerieri che servivano liquore, vino e birra veri, non sangue. Presi un secondo bicchiere di champagne e continuai il mio giro. Dietro al bancone, un breve corridoio portava a una sala della musica con alcuni archi e un pianoforte imponente. Probabilmente d'inestimabile valore. Mi chiesi chi suonasse il piano, e immaginai che fosse Leo. Sembrava il tipo. Non appena il pensiero entr nella mia testa, una mezza dozzina di vampiri si addentrarono nella sala e uno di sesso maschile prese posto al pianoforte. Cominci a suonare, pestando i tasti in modo marziale, con le note che salirono al soffitto e si riversarono nel corridoio, sopraffacendo deliberatamente gli archi nella sala dei ricevimenti. Gli altri vampiri risero per la goliardata e uno corse a sbirciare i musicisti umani dietro l'angolo. Immagino che lo ritenessero divertente. Me ne andai.
Attraverso una porta comunicante, trovai una biblioteca vuota, a due piani, piena di libri, arredi in pelle e un impianto stereo di prima classe che suonava una salsa a basso volume, che non  il modo in cui si dovrebbe ascoltare questo genere di musica. Chiusi la porta che dava nella sala della musica, rimanendo colpita quando il rumore sordo del pianoforte fu zittito. C'era un sistema d'insonorizzazione molto buono nella casa: si poteva uccidere qualcuno senza doversi preoccupare delle urla. Perlustrai in giro finch non trovai i comandi dell'impianto in un mobile dentro una rientranza, e alzai il volume. Da sola, mangiai il maialino e il salmone mentre i miei piedi ballavano, e studiai i titoli sulle pareti. Alcuni erano in inglese, altri in francese, spagnolo e forse latino. E ce n'erano alcuni che sembravano in greco. Leo sa leggere il greco?
Dentro una vetrina erano esposte ventiquattro targhe di ceramica vetrificata, di metallo e di legno intagliato, chiaramente antiche e di valore. Non resistetti all'impulso di controllare quanto fossero sorvegliate e sventolai una mano davanti alle minitelecamere ad alta tecnologia che convergevano su di loro. Abbastanza bene, se le telecamere erano monitorate. Quando nemmeno dodici secondi dopo si apr la porta ed entr Maciste, mi congratulai con me stessa. Non male dissi, brindando alla sua salute con il mio bicchiere, che era quasi vuoto.
Credo che tu ne abbia avuto abbastanza replic con un sorriso divertito, mentre mi portava via il bicchiere e il piatto vuoto. Il signor Pellissier vuole vederti.
S? Ripresi le stoviglie e le appoggiai sul mobile. Balli la salsa?
Sono anni che non lo faccio rispose.
Anche per me  passato un po' di tempo ammisi, girandomi e prendendogli le mani, mentre ignoravo il divertimento della Bestia per il doppio senso. Mi misi una delle sue mani sul fianco e tenni l'altra nella mia, battei il piede e feci un rapido passo in avanti, costringendolo a farne uno indietro. Devo dargli credito, segu la mia iniziativa. E poi prese il controllo. Saldamente. La salsa  un ballo da tre passi, una pausa, e altri tre passi: una reinvenzione del mambo dalla rumba originale, e ti fa muovere.
Maciste mi fece fare un passo di lato, abbass il braccio e poi lo tir su con un movimento a forma di J, che m'indusse a fare due piroette semplici e immediatamente un passo doppio mentre trovavamo il ritmo. Dopodich, iniziammo a sudare. Sapeva ballare! Era per met seduzione, per met una gara, come se mi stesse offrendo il letto mentre contemporaneamente testava il mio equilibrio, i miei riflessi e la mia capacit di rispondere alla sua velocit migliorata dal sangue di vampiro. I nostri sguardi si serrarono, il suo marrone sostenne il mio mentre seguivo la sua guida. L'aria si era riempita di feromoni della seduzione, suoi e miei. Volevo passargli le dita fra i capelli scuri e magari toccare il piccolo neo. Con la lingua.
Il ritmo aument. Veloce. Veloce, veloce, veloce, la Bestia controllava i miei riflessi, quindi Maciste poteva capire ogni genere di cose su di me. Non m'importava. Il volume aument, si abbass, pass da veloce a lento. Sbagliai un passo, solo perch non conoscevo bene il suo modo di ballare, non perch non sapessi la mossa. Maciste continuava a guardarmi negli occhi mentre mi faceva scorrere la mano di lato, sopra il fianco. Mi afferr la vita e mi stratton verso il finale, con una mossa di tango che non avevo pi provato dopo il corso.
La musica fin. Rimanemmo nella posizione perfetta, petto contro petto, respirando pesantemente. Un unico applauso segu nel silenzio. Poi un altro. Maciste si stacc da me, facendo un passo indietro pi rapidamente di quando ballava. Le mie mani rimasero vuote nell'aria. Mi girai verso il vano della porta.
Cera Leo. La porta si chiuse alle sue spalle. Guardava Maciste. Qualcosa sfrigol tra loro. Sfida. Rabbia. La Bestia ringhi. Sia il vampiro che l'uomo si girarono verso di me. Sentendo la Bestia appena sotto la pelle, con la pelliccia che si muoveva nell'attesa, risi; fu un suono crudele e un po' selvaggio. Maciste  bravo. Tu sei meglio? Fu la nostra sfida al predatore.
Nella stanza rimbombavano le emozioni: rabbia, contesa, scontro, feromoni alfa. Si era innescato l'odore della violenza. Per un attimo pensai che qualsiasi cosa ci fosse tra i due maschi sarebbe degenerato, ma Leo interruppe il tutto, fece un unico respiro e gli odori passarono dalla censura, allo stupore, alla curiosit, al... desiderio, mentre i suoi occhi mi studiavano. Un'aspettativa forte quanto il risveglio della Bestia nell'aria. Tutto da parte di Leo. Per quanto riguardava Maciste, avvertii la traccia di un sentimento che forse era delusione, ma offuscato dall'insofferenza del suo signore.
Cominci la traccia successiva, una suadente rumba carica di sensualit. La rumba  una danza pi lenta e pi formale della salsa, e Leo si mosse verso di me, con il corpo gi preso dal ballo. Mi prese le mani e se ne mise una sulla spalla, cominciando con otto giri intorno a un immaginario quadrato. Quando il ritmo aument, procedette con altri quattro, pi veloce, e poi con una serie di rotazioni e piegamenti, tirandomi sempre pi vicino a s finch fummo separati solo da uno spazio minimo. Mi condusse in un difficile passo di cucaracha, che avevo praticato solo con il mio istruttore, ma la guida di Leo era impeccabile (batteva senza problemi Raul) e il suo corpo era cos perfettamente bilanciato che seguirlo era un piacere. Finimmo la serie con una rapida giravolta e un piegamento del mio corpo all'indietro sulla sua coscia. Leo era chinato su di me e i suoi occhi erano conficcati nei miei, nella classica postura di un predatore con la preda.
La Bestia alz la testa, veloce, e lo spinse indietro, ringhiando. Il suono si perse nell'applauso. Ci fissammo con gli occhi incatenati e il respiro pesante. Ero vagamente cosciente dei vampiri che applaudivano sul vano della porta, allietati. E poi Leo assunse tutte le caratteristiche di un vampiro.
I suoi occhi sanguinarono di rosso, con le pupille dilatate fino a un nero vampiresco. I suoi canini scattarono gi, e lui rispose alla Bestia ringhiando a sua volta. La folla sul vano della porta ammutol, raggiungendo quel silenzio spaventoso tipico dei vampiri, che presagisce sempre la violenza. Maciste si spinse in mezzo a noi due, prese la mano di Leo e la mia e ci condusse avanti, con le mani alzate come attori su un palco. Stranamente, in modo del tutto inaspettato, Leo e io distogliemmo lo sguardo, permettendo a Maciste di prendere il sopravvento. Lui si pieg in avanti, costringendoci a un inchino profondo.
Mitraici, vi presento Leo Pellissier e la sua compagna di ballo... umana, Jane Yellowrock. La pausa prima dell'aggettivo 'umana' fu infinitesimale, ma presente. Gli applausi ricominciarono, incerti, poi crebbero pi sicuri mentre i vampiri ritenevano che i ringhi avessero fatto parte di una performance. Sorridendo in modo impeccabile, Maciste ci port verso la porta e il tributo delle sanguisughe.
Dopo poco, scivolai via dal mio ospite e feci un rapido giro del secondo piano, cercando senza successo le scale che portavano all'attico o al terzo piano. Non sentii nemmeno una volta l'odore dell'emarginato. Colsi una scia della donna con cui dormivano sia lui che Rick e, in seguito, una delle tracce sottostanti che il vampiro trasportava con il suo sangue, ma le persi nella calca degli invitati.
Sapevo che Leo voleva parlare con me, ma dopo il ballo e il modo in cui mi aveva guardato, come se fossi una squisita prelibatezza, volevo evitarlo. Del tutto. Perci mi mantenni cauta mentre esploravo la casa, svoltavo in un corridoio o scivolavo dentro una stanza vuota, quando lo individuavo, ne sentivo l'odore o la voce. Non mi stava perseguitando, non proprio, ma il suo aroma era pervaso da un fetore di frustrazione, e immaginai di esserne la causa. Per riuscii a tenermi a distanza, e la Bestia si stava divertendo mentre mi aiutava.
Quando un campanello suon attraverso il sistema di comunicazione interno alla casa e sopra rimpianto stereo, immaginai che fosse l'ora della presentazione degli invitati. Incuriosita, mi nascosi oltre l'atrio dietro una statua di marmo sopra al suo piedistallo, e osservai. Leo era in piedi con la schiena rivolta al portone d'ingresso e guardava verso la folla, che si riun con la velocit dei vampiri oppure con la lentezza dei tossicomani drogati di sangue, e sorrise a tutti quanti come un ospite cordiale.
Grazie a tutti di esservi riuniti esord, con una lieve inflessione sulla parola 'riuniti' al clan Pellissier per questi festeggiamenti. Forse i nostri clan non si espandono pi come una volta, a causa dei numeri pi bassi per via della Vampira carta, delle leggi degli Stati Uniti e delle convenzioni sociali, ma quando un nuovo mitraico si unisce a noi,  una benedizione. E quando da noi ne vengono mandati due per rispettare un contratto di matrimonio e il legame fra clan,  un evento significativo. Fece un rapido sorriso luminoso, con tutti i denti dall'aspetto umano. Stasera presento ai miei onorati ospiti la mia futura nuora e suo fratello, Amitee e Fernand Marchand, e il futuro marito della sposa, s'interruppe e poi continu in modo prolungato, come in attesa di un qualche evento grandioso mio figlio, il mio rampollo ed erede, Immanuel Pellissier.
Ci fu un silenzio sbigottito; poi la folla reag, met esultando e met con il ronzio di una costernazione sussurrata. Mi occorse un attimo per rendermi conto del perch. Fino a quel momento, Leo non aveva nominato un erede. Era evidente che la sua scelta non piacesse ad alcuni dei vampiri presenti. Mio malgrado, presi nota di chi non era contento e non aveva paura di dimostrarlo. Quello pi evidentemente irritato era un vampiro di carnagione scura che ritenni potesse essere Rafael Torrez, l'erede del clan Mearkanis, a capo del quale sarebbe finito una volta che Ming fosse stata dichiarata morta una volta per tutte. Un certo numero di vampiri stava guardando verso di lui per valutarne la reazione.
I feromoni della violenza e del predominio turbinarono nella stanza e Leo alz lo sguardo, con il sorriso gioviale ancora al suo posto. Ma quando parl, diversamente da prima nella sua voce ci fu una punta d'acciaio, anche se non guard in direzione di Torrez. E come miei invitati, che partecipano all'ospitalit della mia casa, confido che rispetterete tutte le convenzioni e i protocolli nel dare il benvenuto ai nuovi mitraici e all'erede del mio clan.
Ci volle un attimo, ma Torrez ritrov il proprio autocontrollo e si appiccic un sorriso falso sul volto. Si spinse davanti alla folla, dove prese la mano di Amitee e la baci, mormorando qualcosa che non colsi. Con il bacio, l'intera sala parve rilassarsi, e immaginai che qualsiasi cosa fosse in corso nella politica vampiresca, come qualsiasi cosa Leo avesse fatto alla popolazione umana del quartiere afro-americano, sarebbe rimasto nell'ombra durante le celebrazioni.
Diedi m'occhiata ai nuovi vampiri: non erano fuori controllo, pronti a esplodere e prosciugare gli umani; apparivano eleganti, sofisticati e ricchi. Perci li evitai come la peste. Per non vidi bene il figlio di Leo, che sembrava socievole, cortese e disponibile. Ad ogni modo, quando gli andai vicino, si gir di scatto, con gli occhi iniettati di sangue, annusando e scrutando la folla, quindi abbassai la testa e scivolai via. Era inutile rovinare il fidanzamento facendolo avvicinare alla piccola non umana nella stanza per un rapido snack. Invece, mi misi a bazzicare nei corridoi sul retro.
Verso le quattro, dopo aver evitato Leo e Maciste in un gioco al gatto e al topo di 'caccia alla ragazza', scivolai fuori e chiamai il servizio taxi Bluebird. Rinaldo, che aveva appena finito il turno di notte del sabato, mi venne a prendere mezz'ora dopo, stupito e pieno di domande ora che la sua passeggera abituale era entrata nella vita mondana. Dissi qualcosa a proposito di un invito a una festa che non mi ero resa conto sarebbe stata cos piena di vampiri, e di come fossi contenta di essermene andata - tutto vero - poi rimasi in silenzio seduta sul sedile posteriore, tenendomi separata dalla Bestia e dalle sue esigenze. E una volta tanto non lo pregai di portarmi in un fast food.
Cerano delle correnti occulte e violente nel tessuto sociale dei vampiri, forti maree di tensioni politiche, problemi che non avevo saputo esistessero. Era il genere di cosa che l'agente Jodi Richoux avrebbe voluto sapere da me, e che mi era proibito condividere pena quella morte lenta e spaventosa che era spiegata chiaramente nel mio contratto. E... avevo creato attrito tra Maciste e il suo capo. Mi stavo ancora flagellando per entrambi i problemi quando andai a letto che era quasi l'alba, ancora una volta senza essermi trasformata.
Il luned a New Orleans  calmo. Non rilassato quanto il venerd, ma quasi, sebbene senza le aspettative di festa del giorno che precede il fine settimana. Scelsi di passeggiare, ma con uno scopo: rivisitare tutti i luoghi in cui ero stata e per cui la Bestia aveva mostrato interesse.
Indossando i pantaloni leggeri con le tasche laterali, una canotta e le infradito, mi legai due croci intorno alla vita e infilai un paletto nelle mutandine, e due nei capelli per precauzione, anche se non pensavo veramente che sarei rimasta fuori abbastanza a lungo da perdere la protezione della luce del giorno. Aggiunsi gli occhiali da sole. Vestita come una del posto, gironzolai, annusai e guardai le vetrine. Non porto molti gioielli, perch, se dovessi trasformarmi in fretta, finirebbero rotti nella polvere, insieme agli abiti strappati, per quando notai un anello d'argento con una pietra e una collana con altre pietre nella vetrina di uno stretto negozio, non riuscii a trattenermi. Entrai e, quando uscii, indossavo il completo, insieme alla catenina d'oro con la pepita che mi toglievo di rado. La nuova collana era fatta di ambra baltica, una resina d'albero calda, gialla, di cinquanta milioni di anni, che faceva risaltare il colore dei miei occhi. Le pietre erano grosse come noci e stavano molto bene con la pepita d'oro. La montatura d'argento dell'anello era a forma di artigli di gatto. Era destino. Insieme avevano un aspetto davvero di classe, e stavano benissimo con la mia maglia arancione scuro. Inoltre, sebbene ricordassi le ragazzine della mia giovent che mi dicevano di non mescolare l'oro con l'argento, loro non erano presenti per prendermi in giro.
Tornata in strada, passeggiai dando la caccia all'emarginato, rintracciando il sentiero che la Bestia aveva preso durante la sua prima spedizione. Ho un olfatto migliore della maggior parte degli esseri umani per ragioni di cui non sono del tutto sicura, ma lo imputo al numero di anni che ho passato sotto forma di felino. Avevo creduto che i ricordi di quel tempo e dei miei primi anni di vita fossero scomparsi, che non avrei mai potuto recuperarli, ma visto che Aggie e Leo me ne avevano riportati alla mente alcuni con una chiarezza sbalorditiva, tridimensionale e con l'apporto di tutti e cinque i sensi, forse ce n'erano altri, sepolti a fondo. Molto a fondo.
A tre isolati di distanza, individuai Antoine che percorreva il quartiere allontanandosi dalla bettola in cui mi aveva fatto mangiare Rick. Il cajun indossava una maglietta, dei pantaloncini sformati, sandali di corda e i rasta legati in una coda, fermata sulla nuca con una corda. Per un attimo i capelli mi disorientarono, perch in precedenza erano stati nascosti sotto il grande cappello bianco da cuoco. Non mi vide, cos m'infilai nella rientranza di un portone e osservai. Aveva fretta, stava venendo via dal fiume.
Antoine prese una strada precisa, con un'andatura veloce ed energica, a passi lunghi. Aveva uno scopo, quindi lo seguii. Con le mani in tasca percorsi con calma la strada, svoltai agli angoli, mantenendomi a distanza, pigra e innocente, ma muovendomi con la rapidit della Bestia quando non mi guardava nessuno, pedinandolo nella folla di turisti. S'infil in una porta laterale della Royal Mojo Blues Company. Bene, bene, bene mormorai a me stessa. Lo seguivo? Non ero sicura e mi accontentai di guardare, seduta al tavolino di un caff all'aperto, ordinai dei bign e un t speziato con latte caldo, studiando la RMBC, oziando e chiamandolo lavoro. Non stava succedendo molto, per mi piaceva il miscuglio di odori nel vento.
Non ero lontana dalla zona in cui l'emarginato aveva ucciso i poliziotti. Poteva trattarsi di una coincidenza - il quartiere era piccolo, dopotutto - e la Bestia aveva notato un sacco di attivit vampiresca, ma non sapevo cosa pensare della destinazione di Antoine. Osservando le persone, sudavo e riposavo nella lenta brezza calda, mangiando tre bign che mi lasciarono una spolverata di zucchero a velo sulla camicia. Altre tre persone entrarono nella RMBC, due uomini e una donna con una gonna lunga e molti gioielli tintinnanti. Diversamente da Antoine, passarono tutti dall'ingresso principale, anche se sulla porta del ristorante c'era un cartello con la scritta CHIUSO. Cominciava a farsi interessante. Attirai l'attenzione del cameriere e gli mostrai un biglietto da dieci dollari, che lasciai sul tavolo per il conto e una mancia soddisfacente.
Antoine era entrato di lato, vicino ai posti all'aperto, perci saltai il cancello e completai l'opera passando da quella porta, che ruot su cardini silenziosi. Non era proprio un'effrazione, ma sicuramente una violazione della propriet. All'interno il calore, che non so come avevo dimenticato mentre sedevo a bere il t, rimase chiuso fuori, l'aria era pi fredda che dentro un congelatore. Mi venne la pelle d'oca sulle braccia mentre aspettavo che i miei occhi si adeguassero all'oscurit.
Il ristorante e la sala da ballo sapevano di fumo stantio, di birra vecchia, di detersivi, di un miscuglio di odori umani e vampireschi, di urina e sudore, di olio fritto, pesce, carne, spezie e peperoni, e di dentifricio alla menta; gli aromi si dissolsero mentre aspettavo. Seguii il debole formicolio di potere nell'aria, il potere di Antoine, che riconobbi dal modo in cui mi pizzicavano le dita, come se mi prudessero i polpastrelli.
Facilmente come se si trattasse di un odore, seguii attraverso il locale l'impronta del potere, che mi port sul retro. Sentivo ancora il profumo del sangue di Bliss e un fetore aromatico di sangue di vampiro, e l'odore di un'altra strega, un profumo speziato e allettante seppellito sotto l'impronta del potere. La scia si adattava perfettamente alla donna con la gonna lunga e i gioielli.
Si apr una porta. Entr il rumore attutito di un'auto, per cui capii che doveva dare sul davanti dell'edificio. Marceline? Anna? Siete gi tutti qui? Era Tipo. Rick. E questa fu una coincidenza di troppo. O no? La Bestia si svegli e brontol silenziosamente nella mia testa. Inspirai, selezionando gli odori come potevo in quella forma. Parecchi vampiri, compreso Leo, decine di umani, fumo di sigaretta. Ma nessun aroma emerse in particolare, sembrandomi logico. Rick si stava avvicinando. Avevo la sensazione che se mi fossi limitata a restare immobile e avessi chiesto cosa stesse succedendo, mi avrebbero buttato fuori, quindi cercai un posto dove nascondermi. Niente. N armadi, n credenze. Sbirciai nell'oscurit sopra la mia testa. Il soffitto era a quasi cinque metri di distanza, dipinto di nero, insieme alle tubature, i fili e gli impianti esposti. Alla Bestia piaceva la grossa conduttura, e mi venne in mente un grande ramo di un albero su cui stare sdraiati in attesa di una preda incauta. Forse, se saltavo dal bancone, sarei riuscita ad arrivare in cima alla tubatura.
Con la velocit della Bestia, uscii correndo dalle ombre e saltai in cima al bancone. Mi accucciai sui talloni e sulle nocche di una mano. Esaminai la stanza e individuai una piccola sporgenza dietro il bancone. Ne valutai la distanza, saltai, e l'afferrai con una mano. Dondolai verso lo specchio. Perch dietro i banconi c' sempre uno specchio? Cos gli ubriachi tristi possono guardarsi piangere? Cos gli avventori a caccia possono cercare probabili partner sessuali? Mi scivolarono le dita e la Bestia mi diede uno schiaffo mentale. Con il dito del piede toccai lo specchio e mi diedi una spinta, usando l'oscillazione per raggiungere la sporgenza con l'altra mano e tirarmi su, l'anello nuovo mi tagli il palmo e il dito.
La sporgenza era larga quasi cinquanta centimetri e dipinta di bianco per riflettere le piccole luci che ora erano spente. Batuffoli di polvere grandi come conigli, alcuni quasi come ippopotami, mi giravano intorno. La Bestia m'invi l'immagine di un coniglio grande come una piccola auto. Bella mangiata. Feci un largo sorriso e ruotando mi sedetti pi comodamente all'ombra della conduttura, invece che in cima a essa. Dalla mia posizione vantaggiosa, vedevo quasi tutto: i tavoli, una zona coperta da una tenda dietro il palco della band, un lungo scaffale con chiavi singole dietro un cartello sopra il registratore di cassa. E Rick, che entrava nella stanza, con addosso il puzzo di sigaro stantio che ricordavo. Arricciai il naso. L'odore di sigaro fresco  una cosa, quello vecchio tutta un'altra.
Qui dentro disse Antoine, emergendo dal retro. Non dal corridoio che portava alla toilette, ma da un angolo pi lontano, un'apertura che mi era sfuggita nell'oscurit della notte e che non era visibile dalle ombre della porta laterale n da sopra il bancone. Ricky disse mentre gli uomini si davano la mano.
L'ingresso principale si apr di nuovo; Rick si volt. Entr una donna, con uno scialle intorno alla testa e sulle spalle nonostante il caldo. Mentre lo ripiegava, i due si scambiarono un'occhiata. Il suo aroma mi raggiunse e m'irrigidii. Era la donna che dormiva con il vampiro emarginato. Stranamente, aveva un aspetto familiare, ma non riuscivo a localizzarla. L'avevo incrociata per strada? Di certo non alla funzione domenicale in chiesa, non con la sua eleganza discreta. Quella donna si sarebbe distinta: bionda, elegante, con gli occhi azzurri e la pelle color pesca, le scarpe delicate di seta e lino, probabilmente italiane. Alle orecchie e all'anulare aveva grossi diamanti e oro, insieme alla fede. Sposata. Con Rick? La mia gelosia mi sorprese. Subito dopo arriv la certezza che fosse sposata con qualcun altro, non con Rick e la gelosia svan, ma non il disagio che avevo provato per il semplice fatto che fosse affiorata. Rick era troppo ambiguo per i miei gusti. Troppo astuto. Troppo... qualcosa. Ecco perch alla Bestia piaceva. Tutti questi pensieri nel tempo di un respiro.
Anna disse Antoine, con un maggiore accento cajun mentre il potere che indossava come mia seconda pelle si raccoglieva e si rafforzava intorno a lui. Hai fatto bene a venire. Sul retro. Antoine chiuse a chiave l'ingresso principale e gir nell'ombra per chiudere a chiave anche la porta laterale. I tre scomparvero nell'oscurit lungo un breve corridoio. Si apr una porta, alcune voci filtrarono fino all'esterno, poi si richiuse. Il posto era costruito bene - a prova di uragano - ed era insonorizzato. Non capivo niente.
Presi in considerazione l'idea di saltare gi e origliare, ma dal modo in cui i rumori avevano echeggiato quand'erano entrati nella stanza, forse non c'erano uscite sul retro. Non volevo essere scoperta ad aver violato la propriet e ad ascoltare dietro una porta. Scesi gi, atterrando con leggerezza sul bancone insieme a una manciata di conigli di polvere, che spazzai sul pavimento mentre andavo verso le chiavi. Inviai un silenzioso ringraziamento alla brava persona che le aveva accuratamente etichettate tutte, e me ne andai con una di tre che aprivano la porta laterale. Speravo che nessuno notasse che era scomparsa.
Solo dopo che fui uscita in strada con la chiave rubata in tasca, mi venne in mente la possibilit che nel ristorante ci fossero delle telecamere che avrebbero potuto vedermi saltare sulla sporgenza. Una mossa non del tutto umana. Scacciai la preoccupazione che ne segu. L'incontro nella Royal Mojo Blues Company era segreto. Era poco probabile che delle telecamere fossero attive per sorprendere i presenti che arrivavano e se ne andavano. Ero abbastanza certa di essere al sicuro.
A met strada da casa mi venne in mente dove avevo visto Anna. Sul Times-Picayune. Anna era la moglie del sindaco. Quella s che era una situazione interessante. Rick, il sindaco e l'emarginato andavano tutti con la stessa donna. Ma come diavolo faceva lei a sopportare il puzzo dell'emarginato?

14
Era nata la Bestia
All'imbrunire tornai al mio alloggio, tolsi i gioielli e i vestiti sudati e impolverati, e portai quattro bistecche e la collana di artigli di pantera in cortile. Nonostante non fosse ancora completamente notte, mi trasformai.
Fame. Mangio carne di mucca morta. Mi stiro. In alto, su una pietra riscaldata dal sole, mi butto su un fianco, con il muso sulla roccia, solleticato dai baffi. Faccio le fusa, mentre il tramonto colora il cielo di svariate sfumature di porpora. Una pioggerellina cade leggera sulla pietra calda, bagnandomi la pelliccia. Odori forti nell'acqua. Muffa, fiume, pesce, sangue di vacca, cani, gatti. Preda.
Un topo esce per giocherellare, lasciando le impronte nel fango. Diminuisco l'intensit del respiro. Lo guardo scattare fra le pietre, con gli occhi ridotti a due fessure, pigri e soddisfatti. Mangiare o divertirsi con il topo. Presto devo cacciare. E da stupidi sprecare energie con un topo, per quanto sia divertente.
Arriva un buio totale. Una pioggia debole e costante. In lontananza rintocca una campana. Il tempo passa. Cambio posizione, mi sgranchisco di nuovo, allungando bene gli arti, i muscoli, scrollandomi di dosso la pioggia. Studio il giardino. Lo percorro silenziosa. Marco il territorio. La mia tana. Salto sul muro e poi sgattaiolo nell'oscurit. Cammino furtiva per vicoli e strade secondarie, piene di odori. Salto sopra cancelli alti che tengono fuori gli umani e dentro gli animali. Rimango nell'ombra a seguire la scia del suo profumo. Cibo/alcol/un locale per accoppiamenti aperto: un club. Musicisti diversi riempiono di suoni la notte. La calca si dirada. Gli esseri umani tornano a odorare di solitudine.
Di nuovo una pioggia incessante, che li tiene dentro casa. Cammino silenziosa lungo i muri dei palazzi, poi trovo un posto buio in una strada secondaria. Macchine parcheggiate. Ne fiuto una grossa, di propriet di un vampiro. Leo.
Jane mi ordina: Caccia. Adesso. Soffio in segno di protesta, ma poi trotterello rapida attorno alla costruzione. Quando la strada si svuota, mi avvicino con cautela alla porta d'ingresso. Cerco di farmi piccolissima nell'ombra, con la coda aderente al corpo e le zampe unite, vicine. Mi soffermo sugli odori, a bocca aperta e con le labbra tese. Individuo le scie di Anna e di Rick, mescolate sotto tante altre, diluite dalla pioggia. Ma io sono una brava cacciatrice. Direi che se ne sono andati uno dietro l'altra, prendendo la stessa strada. La scia di Rick si sovrappone a quella di Anna. La esamino nel dettaglio. Preda. Prosegue per Royal Street, lontano dal club. Le tracce degli odori si sovrappongono. Rick insegue Anna. Mi schiaccio a terra, strisciando, restando al buio. Le macchine mi passano vicine, lente. Nascosta da tutte, inseguo, caccio.
Ritrovo il loro odore nell'aria. Mescolato a quello del sesso, del sudore, del cioccolato, del vino. In alto. Sul cornicione. Il balcone di una stanza con la porta aperta, pensa Jane. Un hotel, un hotel di lusso. Nella stanza accanto fiuto solo deboli tracce di persone.  vuota, buia, con le porte chiuse.
Balzo sulla ringhiera del balcone, muovendo la coda per tenermi in equilibrio. Un tavolo, due sedie, scendo sul pavimento. Cado in mezzo alle sedie, urtando il tavolo. Un vaso si rovescia e rotola verso il bordo. Mi rialzo svelta e lo prendo fra le zampe anteriori, saldo. Lascio il vaso, che  di nuovo dritto. Mi accovaccio nel buio, ci mettiamo entrambe ad ascoltare.
Devi andartene cos presto? chiede Rick, con un tono di voce pigro.
Perch, ti manco gi?
Mi manchi sempre. Bugie nel tono della voce. Un rumore di labbra umane che schioccano. Si stanno baciando.
Che cosa stupida baciarsi. Meglio leccarsi Ma quel suono intristisce Jane, la fa arrabbiare. Ululo debolmente. Prendilo. Dagli la caccia. Lei resta in silenzio.
Un cigolio del letto. L'odore del sesso si riversa nella notte: sudore, seme, respiro affannato, profumo di fiori. Elementi chimici del profumo dell'essere umano Anna, puzza di detersivo e ammorbidente. E anche, ma appena accennato, il sangue e l'odore del folle, che di recente si  nutrito dell'essere umano Anna, mangiando abbastanza per nascondere al fiuto umano l'odore di marcio. Nonostante l'essere umano Anna si sia lavata con l'acqua, io posso ancora sentirlo, nascosto tra le essenze chimiche.
Ahhh, pensa Jane, esaltata. Puzza di marcio solo quando ha fame. Ecco perch il suo odore  cos complesso. Come ho fatto a non arrivarci prima?
Jane non  la Bestia, non  una brava cacciatrice. Inalando, emetto un debole suono, facendo passare l'aria sopra la lingua, nelle sacche olfattive sul palato. L'essere umano Anna non  fertile, eppure si  accoppiata. Gli esseri umani mi confondono. Sono strani. Strano  anche l'odore del folle. Ha sfumature nuove, diverse. Sempre del folle ma non proprio. Mi confonde come gli umani che si accoppiano fuori stagione. Il rumore e l'odore del sesso svaniscono.
Jane pensa: dunque? Mangia la carne per nascondere il puzzo di marcio, qualunque ne sia la causa? Ma perch sta marcendo? Avevi detto che era malato...
Ancora non riesco a capire perch vuoi parlargli disse l'essere umano Anna.
Affari, tesoro. Affari talmente sostanziosi che poi potr portarti via da lui. Odore di menzogne nel tono. Hai sentito anche tu quello che hanno detto oggi i miei amici. Dobbiamo assolutamente avere informazioni su quelle compravendite di terreni.
Sospira imbronciata. Cercher di organizzarti un incontro, cos potrai parlargli.
Un'altra menzogna. Altri baci. Puzzi nell'aria. Il sesso fine a s stesso  sempre pieno di bugie. Gli esseri umani non sono in grado di fiutare le bugie. Che tristezza.
 meglio che vada. Mi aspetta un lungo viaggio dice lei. A meno che tu non abbia ancora un po' di energie per... Altri baci. Una risata sommessa. L'odore di desiderio crescente.
Nel profondo, Jane ha smesso di parlare. Si  ritirata. La Bestia pensa al topo in giardino. Doveva rimanere. Giocarci. Uno spuntino fresco e spaventato. Molto meglio di tutto questo.
Gemiti sommessi, risate e bisbiglii nell'aria.
Jane  arrabbiata. Ringhio, sommessamente. Dovremmo dargli la caccia, ucciderlo. Uccidere il compagno che non  stato. Qualcuno, in passato,  finito nel mio territorio, dando segnali di volersi accoppiare.  tornato pi di una volta, ma ra tutta una presa in giro. Ricordo gli artigli affondati nella sua schiena. Il sangue che gli sgorgava dalla pelle mentre rotolava a terra.  scappato di corsa dal mio territorio di caccia. Soffio ricordando con soddisfazione. Lei sorride, divertita, meno triste.
L'accoppiamento dura parecchio. Molto pi tempo di quello di qualunque altra bestia. Quando termina, l'essere umano Anna si allontana dal letto. Lava via l'odore con una doccia. Rick non si lava; tiene addosso l'odore di lei. Lasciano la stanza. Tendo le orecchie, seguendo i loro movimenti dentro l'hotel. Una macchina, con l'odore di lei, esce dal garage. Rick se ne va a piedi, passa sotto di me. Sparisce. Salto gi, sul marciapiede sottostante. Lo seguo, l'interesse di Jane aumenta. Attraversa due isolati, poi gira in una strada secondaria.
Ha lasciato la moto in un piccolo parcheggio. Mi accovaccio dietro un muro e un piccolo porticato, a osservare, ad ascoltare. Rick  in piedi, met al buio, met illuminato da un lampione. Tira fuori uri pezzo di carta. Un essere umano assonnato nascosto nell'ombra allunga la mano. Lo prende. Soldi. Grazie amico dice Rick.
Per te questo e altro, mio caro Ricky. Hai avuto fortuna? Vuole sapere del sesso,  malizioso. L'umano nascosto si alza in piedi, un'ombra pi chiara nella notte.
 mai successo il contrario? Orgoglio e divertimento nella domanda.
S, ma dimmi i dettagli, voglio i dettagli.
Non questa volta, Paco. Rick sogghigna, con i denti bianchi. Forse la prossima.
Di, amico. Almeno dimmi se si tratta di quella tipa alta e mulatta. Mi hai detto che ti ha messo a terra come un lottatore professionista. Non pensavo che nel giro di poco avresti avuto fortuna anche con lei.
Non era lei. Sarcasmo maschile nel tono. Ma ci sto lavorando. Fa parte del gioco, bello. Fa parte della caccia. Comunque non  mulatta. Credo sia cherokee.
Ah s? Ho sentito dire che queste indiane ci sanno fare.
Vedremo.
Tendo le labbra, mostrando i denti. Jane non fa parte del gioco.
Rick batte il cinque con Paco, s'infila il casco e inforca la moto. L'accende girando la chiave. E mentre d gas, dice: A presto, bello. Fa inversione sul terreno sconnesso, poi s'infila in strada. Il rombo della moto diventa pi assordante. E diretto a nord.  l'istinto del cacciatore che mi indica la strada. Sta andando da lei. Nella sua tana. A casa, ordina Jane, presto!
Salto, con una capriola a mezz'aria. Torno indietro di corsa. Attraverso rapida luci e ombre, e strade deserte. L'alba  vicina. Percorro sentieri sconosciuti, seguendo gli spostamenti delle correnti d'aria nel quartiere. Il mio cuore galoppa. Ho il respiro caldo e il corpo in fiamme.
I felini di taglia grossa sono veloci. D'estate, per, non per molto. Meglio gli inseguimenti d'inverno, con il fiato che condensa e il ghiaccio sui baffi. Qui invece  sempre estate. L'acqua schizza dalle pozzanghere, che puzzano di benzina e urina. Ho la lingua penzoloni, il respiro affannato e pesante e il corpo sudato.
Gli odori scorrono come il vento: esseri umani, cani, gatti, un opossum femmina incinta. Cibo, spezie, peperoni, immondizia marcescente, fetore dai tombini - caldi, umidi, pieni di carcasse. Voglio esplorare. Mi muovo silenziosa nel buio. Lei si oppone. Il calore interno del corpo aumenta. Il respiro  come fuoco.
Vicino al Katie's faccio uno scatto. La moto si avvicina con un lento borbottio. Pi lento mentre entra nel nostro territorio. Troppo vicino. Svicolo rapida dentro uno stretto passaggio. Salto. Atterro sopra un muro di mattoni, corro sul bordo stretto, simile a un ramo ma piatto. Gli uccelli starnazzano, sbattono le ali, si agitano nella notte. La moto muore.
Non muore, mi spiega Jane. Non  morta ma nemmeno viva.  solo ferma.
Salto dalla parte opposta del muro. Finisco su un grosso masso. Ansimante. Con il respiro pesante.  caldo. Troppo caldo. Troppo caldo. Rick suona il campanello. Bussa, i colpi rimbombano nella casa vuota. Devo trasformarmi. Devo trasformarmi. Subito. Rick  al cancello. Apre la serratura, con una torcia in mano. Come fa ad avere la chiave?  la preoccupazione di Jane.
 il mio territorio. Mio. Arriccio le labbra per mostrare i denti mortali. Rivedo una zampa colpire un maschio che mi prendeva in giro, facendolo sanguinare. Mi rivedo mentre caccio via un maschio bugiardo dalla mia tana. Vorrei attaccare, ma lei mi trattiene. No. Aspetta. Osserva. Ansimando, mi nascondo nell'ombra fra le rocce e il muro, accovacciata, cercando di trattenere il respiro caldo. Ho bisogno di acqua. Molta acqua. La fontana zampilla piano. Si prende gioco della mia sete. Come aveva fatto quel felino maschio. Odio le prese in giro.
La torcia si muove in giardino, avanti e indietro, su e gi. La terra crepita sotto gli stivali. Lui sposta il vaso rotto, rovesciandone la terra, con un delicato tintinnio di cocci, di terriccio che scivola via come le interiora di un pasto morto. Si ferma. Si acquatta. Alzo la testa per vedere; il naso e le orecchie non bastano.
 piegato in avanti, appoggiato sulle gambe, con il busto teso. Con un raggio di luce illumina il posto dove ho mangiato. La pioggia avr lavato via il sangue? Dovrebbe... Lui tasta il terreno. Porta le dita sotto la luce. Sono macchiate di sangue slavato. Lei s'irrigidisce, continua a guardare. Rick si ripulisce la mano strofinandola sul terreno, poi si alza in piedi scrutando il giardino. Torno accovacciata. La luce e i passi si allontanano. Se n' andato, richiudendo il cancello.
Corro verso la fontana e bevo, bevo a pi non posso. Ritrovo la forma di Jane nella mente e mi trasformo.
Dal mio corpo nudo, il calore evaporava nell'aria afosa della notte. Restare accovacciata sulla roccia mi aveva fatto venire i crampi ai muscoli delle cosce e dei polpacci. Il sudore comparve a chiazze su tutto il mio corpo; goccioline che mi colavano lungo la spina dorsale e il seno; lungo i capelli, incollando fra loro le ciocche. Avevo i crampi anche allo stomaco, combattuto fra la nausea e la fame.
All'improvviso una fitta mi provoc dei conati. Spaventata, mi ritrovai a vomitare l'acqua intiepidita che avevo appena bevuto. Era la prima volta che mi succedeva. Avevo troppo caldo. Raramente avevo corso cos a lungo sotto forma di Bestia, e adesso avevo dei problemi a compensare il calore. Potevo trotterellare o camminare per lunghe distanze, ma le corse a perdifiato erano solo per lo sprint finale, quello omicida, quando con denti e artigli si afferrano le zampe posteriori e i tendini di una grossa preda in fuga, una preda individuata da un'imboscata eseguita malamente, come quando un salto dall'alto di un ramo o di un davanzale non  andato a buon fine. Lo sprint finale serviva per uccidere. Non per correre lungo le strade della citt.
Mi sforzai di mettermi in piedi, presi il kit da viaggio, che nella corsa mi era scivolato intorno al collo, soffocandomi. Barcollante, con il sudore che luccicava sulla pelle, mi avvicinai alla porta di casa ed entrai. Fiutai subito la presenza di un altro intruso, ormai andato via; il suo odore nell'aria era vecchio di parecchie ore. A quanto pareva, Maciste mi aveva fatto visita. Maledizione, stavo diventando famosa. Barcollai verso la doccia, gettai i vestiti ormai asciutti in terra e aprii l'acqua fredda, per quanto potesse essere fredda in quella sottospecie di palude riscaldata. Rimasi sotto il getto, lasciando che mi lavasse via il puzzo di sudore e la benzina in cui ero finita, facendo scorrere via la nausea. Ci volle parecchio tempo. Molto pi di quanto credessi. L'acqua cadeva pesante, e io bevvi dal getto per reidratarmi Massaggiai i polpacci doloranti, un piede alla volta, seduta sul ripiano nell'angolo. Per reazione, rabbrividii.
Non c'era da stupirsi che i grandi felini nativi di questa regione siano molto pi piccoli dei loro cugini degli Appalachi: pi il corpo  grande, pi  difficile disperdere il calore. Quando finalmente mi fui rinfrescata, mi asciugai e andai in cucina, dove mangiai due barrette di cioccolato mentre preparavo una grossa ciotola con otto porzioni di porridge. Divorai fino all'ultimo boccone in piedi, appoggiata al piano cottura, nuda, tremante e vorace.
Non avrei dovuto forzare la Bestia in quel modo, farla correre cos forte e per tutto quel tempo. Per altrimenti mi sarei persa Tipo che perlustrava il mio giardino. Dovevo scoprire chi gli aveva dato la chiave del cancello. E riprendermela. E fargliela pagare per essersi introdotto in casa mia.
Nel mio territorio, brontol la Bestia arrabbiata. Nella mia tana.
S, sono assolutamente d'accordo con te dissi a denti stretti. Nel mio territorio. Non importa quanto fosse temporaneo.
Quand'ebbi sedato la fame abbastanza da poter pensare, raccolsi i capelli e li legai in una lunga coda di cavallo bagnata, poi mi misi a camminare per la casa, annusando. Maciste era entrato dal portico laterale. Un altro intruso da sistemare. Ma quante chiavi della casa e del giardino c'erano? Katie le aveva per caso distribuite come caramelle?
Maciste si era mosso lentamente, fermandosi in ogni punto in cui avevo scoperto le telecamere. M'inginocchiai e annusai: non aveva toccato nulla. Perfino in forma umana, ero sicurissima che il suo odore non fosse sui fili dei cavi. Si era limitato a fermarsi in ogni punto, come per studiare il danno. In bagno aveva toccato i vestiti appesi nella doccia, che al tempo dovevano essere ancora umidi; su di essi il suo odore era pi intenso, come se li avesse ispezionati in cerca di macchie di sangue.
Nella mia stanza, invece, aveva cambiato approccio. Si era soffermato su ogni telecamera pi a lungo, forse guardandosi attorno, scrutando, esaminando. Il suo odore era sulle maniglie. Aveva aperto tutti i cassetti, scrutato nel guardaroba. Aveva toccato i miei vestiti, palpato tasche e orli con un'accuratezza per niente dettata da impulsi carnali: una vera e propria perquisizione professionale. Presi una sedia e controllai la scatola sullo scaffale pi in alto. Ci misi sopra un dito sentendo il debole ronzio, segno che l'incantesimo di offuscamento era ancora attivo. Non l'aveva toccata. Lo stesso non poteva dirsi per le armi, che erano state maneggiate.
Portai il Benelli M4 Super 90 sul letto per controllare eventuali manomissioni. Questo modello di M4  stato indicato dall'esercito come fucile che rientra nel Joint Service Combat Shotgun Program. I suoi componenti d'acciaio hanno una finitura nero satinato, a fosfatazione pesante e antiruggine; le parti in alluminio sono opache e anodizzate.  stato pensato cos per ridurne la visibilit in caso di missione notturna. Secondo molti esperti, questo fucile  praticamente a prova di idiota: non ha bisogno di manutenzione, resiste a qualsiasi clima e condizione atmosferica, lo si pu abbandonare in un lago o in una pozzanghera per parecchio tempo e non arrugginisce. Pu sparare fino a venticinquemila colpi standard senza bisogno di sostituirne alcuna parte. Avevo riflettuto parecchio prima d'investire in quell'arma.
Il Benelli, un fucile a canna liscia, con caricatore, semiautomatico, si sviluppa attorno al sistema di sparo, che funziona a recupero di gas - metodo ARGO - con doppi cilindri, pistoni a gas e canna di sfogo per una maggiore affidabilit. La chiusura della canna si ottiene grazie a una vite rotante con due dadi. Pu sparare proiettili da 70 e 76 millimetri, di diversi livelli di potenza e in qualsiasi combinazione, senza che l'operatore debba fare nessuna modifica; pu anche essere riparato o smontato senza utilizzare alcun attrezzo.  perfetto per i combattimenti ravvicinati durante le operazioni con una luminosit ridotta.  un'arma assolutamente fantastica. Ma la adoravo soprattutto perch era a prova di idiota.
Il fucile era pronto per i vampiri, caricato con dardi d'argento fabbricati a mano da un mio amico che stava sulle montagne. I dardi sono come dei minuscoli coltelli che, quando vengono sparati, si diffondono seguendo una traiettoria circolare che si allarga con la distanza, penetrando il bersaglio con una forza devastante e letale. Il fatto che ciascuno sia fatto d'argento quasi puro incide negativamente sulla forza penetrante, ma li rende velenosi per i vampiri, anche quando non li colpiscono direttamente.  impossibile che un vampiro riesca a estrarli tutti dal corpo prima di cominciare a sanguinare, o che l'argento si diffonda nel suo sistema. Aprii il caricatore, esaminai ciascun proiettile con occhi e naso. Maciste non aveva manomesso l'amia, si era limitato a vedere con che tipo di munizioni era stata caricata.
Caccia alle telecamere a parte, non avevo pi visitato il secondo piano. Ancora nuda, seguii Maciste su per le scale, di stanza in stanza: tutte e quattro le camere arredate in stile antico, i guardaroba e i due bagni. Qui era andato pi in fretta. Molto pi in fretta, come se sapesse che ci venivo di rado. Il che era un po' strano: poteva immaginare che stessi di pi al piano terra, ma come poteva esserne sicuro?
Tornato gi, aveva trascorso parecchio tempo in cucina, soprattutto a perlustrare il congelatore. La carne era quasi tutta sparita, restavano solo alcune fette di una lombata di buona qualit.
Mi ci volle un po' per analizzare i feromoni emotivi nelle tracce che aveva lasciato, ma alla fine riuscii a stabilirne due. Disgusto e curiosit erano presenti nel suo odore nella stessa misura. Ora, perch il braccio destro del capo del Consiglio dei vampiri voleva informazioni sulle telecamere fuori uso in casa mia? E perch voleva guardare dentro armadi e cassetti? E nel congelatore? L'aveva mandato Leo? E in questo caso, perch?
Ecco di nuovo il ricordo del sogno nella caverna, talmente vivido e intenso da risultare scioccante. Per un attimo fui di nuovo l dentro, a respirare i fumi delle erbe, mentre ombre di figure danzavano sulle pareti. L'attimo dop rieccomi balzata nel presente, la mano allungata in avanti per non perdere l'equilibrio.
Esausta, sentendomi violata per l'intrusione in casa e nel giardino, andai di porta in porta, controllando le serrature - cosa che non serviva a molto se tutte le mie chiavi erano in giro. Dopodich, mentre l'alba ingrigiva il cielo, strisciai nel letto e mi addormentai all'istante.
Il sogno torn a farsi vivo, lentamente, feroce. S'insinu, avvicinandosi con passo felpato; c'era la luna piena, grande, rotonda, luminosissima, che luccicava sulla neve, si rifletteva nei ghiaccioli che penzolavano dai rami degli alberi. Le stelle in cielo erano fredde, brillavano meno rispetto alle notti di luna crescente. Ero un felino, ma non la Bestia. Ero io, ma non proprio, in quel modo strano tipico dei sogni. Fiutavo l'oscurit, con le vibrisse oscillanti, annusavo la foresta, viva sotto la neve, ma appesantita dal lungo letargo invernale.
Ero seduta, immobile, con la coda corta e tozza aderente al corpo, a guardare un'immacolata distesa d'erba lasciata dal fuoco dell'uomo bianco. Ero dilaniata dalle fitte, con lo stomaco attorcigliato dalla fame. Avevo cacciato, avevo preso un coniglio giorni prima. Adesso me ne stavo in attesa, scrutando la neve in cerca di movimenti. Dovevo mangiare, altrimenti sarei morta.
Il vento cambi direzione, sollevandomi il pelo. L'aria port con s odore di carne gelata. Di sangue. La neve nascondeva un bottino di caccia, non mio. Era vicino. La fame mi stava lacerando lo stomaco. Mi alzai, aprii la bocca e inspirai a caccia di odori come mi aveva insegnato Edoda. Quello del grosso felino era tutt'uno con quello del sangue. La fame cedette cos alla paura, alla paura del grosso felino. La pantera. Tlvdatsi. Mi sentii invadere dalla speranza. Tlvdatsi. Edoda. Soffiai forte. No. Edoda era morto. L'odore del suo sangue era un ricordo crudele.
Il dolore mi rese consapevole del sogno. Una consapevolezza che mi sbalz fuori dal sogno stesso, trasformandomi in un'osservatrice. Questa  nuova, pensai. Non un sogno. Un ricordo. L'eccitazione mi corse lungo i nervi. Nel sogno/ricordo, annusai a fondo; la smorfia di Flehmen, pens un'altra parte di me, assonnata. L'organo di Jacobson, necessario a tutte quelle creature che utilizzano sistemi comunicativi basati sull'olfatto e sui feromoni.
Quello era l'odore di un felino diverso, pericoloso per la lince - per we sa. Per me. Ma il grosso felino se n'era andato. Aveva nascosto la sua preda. Camminai nella neve, fermandomi spesso per accovacciarmi e ascoltare. Per fiutare il vento. Sparito. Il grosso felino aveva abbandonato la preda.
L'odore di sangue divenne pi intenso, congelato sotto la neve. La fame mi graffi quasi fosse un'entit concreta, ordinandomi: mangia, mangia, mangia. La preda era nascosta sotto il bordo di una roccia bianca e gialla, quarzo bianco come la neve, screziato dell'oro dell'uomo bianco. L'odore di sangue attraversava la neve fino a raggiungere la superficie. Sfoderai gli artigli e cominciai a spazzarla via, facendo svolazzare nella notte buia i piccoli fiocchi baciati dalla luna.
Emerse la carcassa di un cervo congelato, sulla quale mi scagliai con artigli e denti affilati. Mangiai, disperata. Il sangue si mescolava e m'inzaccherava il pelo freddo, le zampe e gli artigli. La fame moll la presa, appagata. Ma continuai a mangiare. Fino a scoppiare.
Un peso mi scaravent contro la carcassa. Gli artigli mi penetrarono nelle spalle. Il grosso felino. Cercai di scappare. Mi lacer la pelliccia. L'odore del mio sangue era caldo nella notte. Tlvdatsi rugg. Con una zampata mi rovesci con l'addome verso l'alto. Allungai le zampe, con gli artigli sfoderati, per graffiarlo sul volto. Aveva addosso un forte odore di cuccioli nati fuori stagione. Il suo sangue mi col addosso. Si avvent sul mio addome con le zanne. Lacerandolo. Squarciai ulteriormente. Il nostro sangue si mescol, diventando un rivolo unico. Il serpente nascosto nel sangue di tlvdatsi si mosse verso di me. Il dolore mi lacer il cuore. Smisi di respirare. Sto morendo.
Sprofondai nel serpente di tlvdatsi. Gi. Sempre pi gi. Vidi dov'eravamo simili. E anche diversi. Non potevo essere il grosso felino. Ero troppo piccola. Il buio mi premeva dentro. Stavo morendo. Un ultimo colpo di artigli. Inutile. Disperato.
Rabbrividii dentro il serpente. E rubai il corpo di tlvdatsi Non solo il serpente che stava sotto la sua pelle, per acquisirne la forma. Presi anche lei. Le rubai il corpo. Le rubai l'anima.
La luce, il freddo e il sangue esplosero in me. Tlvdatsi rugg furiosa, lottando contro di me, dentro con me. Nononononononononono.
M'impadronii di tlvdatsi La feci mia. Impressi la mia memoria nella sua pelle. Assieme a lei.
Ruzzolammo nella neve, con il respiro affannato. Il mondo cambi, rabbrivid, trem violentemente. Combattevo per prendere il controllo. E poi ci alzammo, con una fame impellente. Ci nutrimmo della sua preda. La mia preda. Tlvdatsi url, arrabbiata. Mangia, mangia. Avevamo lo stomaco in preda agli spasmi della fame. Poi: i cuccioli. I cuccioli. I cuccioli.
Una volta sazia, smisi di mangiare. Appagata. E grossa. Adesso la Bestia si era accovacciata dentro tlvdatsi assieme a me, osservando. I cuccioli, pretese. Mi mostr il cammino per tornare alla nostra tana. Piste, punti di riferimento, luoghi segnati per farla nostra/sua, sua/nostra. Proseguii vicino al sentiero, lungo la scia di un lupo, utilizzando le sue tracce per nascondere le mie. Presto avrei dovuto ucciderlo. Era pericoloso per i cuccioli.
I cuccioli piangevano per la fame, emettendo sibili simili a cinguettii. Gemiti sommessi. Seguimmo il mio odore di bestia fino alla tana, una caverna bassa scavata nella roccia, con un'apertura abbastanza larga per strisciare all'interno, nell'oscurit della terra. Il vento vi aveva portato delle foglie. Una buona tana. Toccammo, leccammo e annusammo i cuccioli. Piccolissimi, con l'alito che sapeva di latte e la bocca aperta nel buio. Ci sistemammo accanto a loro, pulendoci le zampe. I cuccioli tiravano, con i denti da latte fastidiosi eppure rilassanti mentre si nutrivano. Il linguaggio, la storia e la memoria scivolarono via. Sepolti. Era nata la Bestia.
Mi svegliai di soprassalto. Madida di sudore, con il cuore che batteva come una pressa irregolare. Merda, cos'era? Ma in realt lo sapevo. Lo sapevo. Era un ricordo del mio passato. Era il ricordo di come io e la Bestia eravamo diventate un'unica cosa dentro di me. Di come le avevo rubato il corpo. E alla fine, dentro di me, mi ero ritrovata anche la sua anima.
Nel profondo, sentii il respiro affannato della Bestia. Avvertii la sua rabbia, vecchia e consumata come un osso senza pi niente attorno, nemmeno il midollo, nessuna sostanza tranne il ricordo.
Oh, mio Dio sospirai. Che cosa ho fatto?
Non ebbi risposta n da Dio n dalla Bestia.
Questo non faceva parte della vita di un mutaforma. Ne ero certa anche se non sapevo perch lo sapevo. Avevo commesso il peggiore dei mali. Mi ero impossessata del corpo di una creatura vivente. La Bestia mi aveva chiamato mangiatore di fegati.
Mi alzai dal letto, tirai via il groviglio di lenzuola bagnate, buttandole a terra in un angolo, e ne misi di nuove. Puzzavo di sudore e vergogna, cos mi feci una doccia, trattenendomi a lungo sotto l'acqua, come se avesse il potere di ripulirmi. Esausta, tornai a letto, e mi coprii con le lenzuola e il copriletto.
Magia nera. Avevo praticato la magia nera.

15
Ero ancora completamente nuda
Un urlo mi risvegli. Un urlo sovrapposto a un altro. Donne. Terrorizzate. Al Katie's.
Non mi ero ancora completamente svegliata che stavo gi correndo. Presi le armi e le croci dal guardaroba. Tirai via l'imbragatura al fucile. Uscii svelta di casa, nella penombra che precede l'aurora. Misi le croci al collo, sistemai i paletti fra i capelli. Scavalcai il muretto di cinta senza nemmeno rallentare; i mattoni mi graffiarono.
Merda borbottai; ero ancora completamente nuda. Ma di questo mi sarei preoccupata dopo. Se fossi sopravvissuta.
La porta sul retro del Katie's penzolava da un angolo. Era stata scardinata. Mi fermai per esaminarla da vicino; il legno era stato scalfito dagli artigli. L'odore misto dell'emarginato aveva imbrattato la porta, soprattutto il puzzo di putrefazione, di marcio nell'aria. Se quello che avevo intuito nella lunga notte precedente era vero, aveva bisogno di nutrirsi. Il folle. Il mangiatore di fegati. La Bestia s'innervos e io grugnii.
Nonostante avessi appena controllato le munizioni, le mani agirono comunque d'impulso. Soddisfatta, sistemai le ricariche sulle spalle ed entrai nella casa, facendo ben attenzione a dove mettevo i piedi nudi prima di portare avanti il resto del corpo, con i capelli che a ogni passo mi solleticavano la schiena. Mi facevano male i polmoni mentre cercavo di respirare piano dopo la corsa, senza riuscire a inspirare a sufficienza; il mio cuore cercava di rallentare dopo lo sprint e batteva in modo irregolare.
I candelieri appesi alle pareti erano accesi, ma con una luce fioca, attenuata per la notte. Fiutai l'odore di sangue, sentii qualcuno gemere. Cera anche qualcun altro che a ogni respiro emetteva una specie di gorgoglio, come se stesse respirando sott'acqua, o attraverso una fessura stretta. Sia il sangue che il gorgoglio provenivano dalla mia destra, forse dalla sala da pranzo.
Un urlo strozzato mi attir nella direzione opposta. Presi un lungo respiro, mi preparai mentalmente. Con la canna del fucile ad aprirmi la strada e il calcio ben premuto contro la spalla, andai a sinistra, nel corridoio. Silenziosa, entrai nell'ufficio di Katie. Per un istante che dur un'eternit, mi guardai attorno.
Le pareti e il soffitto erano tappezzati da copiosi sprazzi luccicanti di sangue. Troll era contro il muro. Una lampada accesa creava ombre frastagliate nella stanza, ripartendogli il volto in zone buie e luminose, aveva la testa calva ricoperta da scintillanti goccioline di sudore. Troll osservava la parte opposta della stanza, con le guance rosse e le mani chiuse a pugno lungo i fianchi. Aveva i muscoli tesi. Emise a fatica un grugnito. Immobile. Incollato, pens la Bestia. Non respirava; cercava di liberarsi. Aveva la pelle sia paonazza che grigiastra, e il volto rigato di lacrime.
Alla scrivania, dalla parte opposta di quel che rimaneva della stanza, l'emarginato era piegato, ricurvo, con Katie in bocca, e le teneva i denti conficcati nello stomaco. Stava succhiando. Masticando. I capelli gli ricadevano in avanti nascondendogli il volto. Capelli neri. S'intravedeva una pelle scura, color rame. Come la mia. Aveva gli artigli, non ricurvi e retrattili come quelli che servono per ghermire e atterrare la preda, ma come quelli degli uccelli, fatti per afferrare la preda involo.
Dal soffitto cadde una goccia di sangue. Lentamente, attraversando la luce debole, fin sulla mia spalla con un tonfo leggero, freddo. Inspirai; l'aria era talmente satura del sangue di vampiro e di emarginato da risultare asfissiante.
Pi veloce del previsto, nella mia mente si susseguirono immagini di possibili scenari. Io che sparo. Katie che riceve alcuni dei miei proiettili avvelenati. Io che scatto verso di lui per puntargli il fucile contro il fianco. Lui che mi ferma con la mano. Io che lo colpisco dappertutto con le croci d'argento, per poi vederlo schiumare e bruciare. Lui che prova a fermarmi con il pensiero. Io che mi scaglio contro di lui per impalarlo, lui che di nuovo prova a fermarmi con la mente. Non avevo molte alternative. Tirai fuori un paletto dai capelli. Mi scagliai su di lui. Il tempo sembr rallentare.
L'emarginato alz lo sguardo. Occhi vampireschi, con le pupille nere grosse come una moneta da dieci centesimi incastonate dentro due orbite iniettate di sangue. Sollev la bocca dal corpo di Katie. Aveva schizzi di sangue su tutto il volto; la lingua nera.
Mise in moto la mente, nere schegge di potere mi picchiettarono la pelle. La sua mente - vampiresca e congelata - strinse la mia. Fermati, ordin.
La forza del mio slancio si oppose alla sua coercizione. Non potevo fermarmi. Inciampai. La Bestia s'imbizzarr. Urlammo. A due passi di distanza ritrovai l'equilibrio, continuando ad avanzare. L'elettrico potere nero mi stringeva, sempre di pi. Il tempo rallent, acquist concretezza, assumendo una consistenza spessa e oleosa. Mi sembrava di muovermi sott'acqua, con i muscoli irrigiditi. Preparai il paletto per colpirlo sotto l'ascella. Una stoccata in corsa. Un ultimo passo.
Il sangue gli ricopriva le labbra e il mento, si riversava sui vestiti. Vestiti ricercati. Uno smoking. Un altro passo. Rise. Una risata che s'infranse contro il mio corpo, come un'ondata di miele caldo, che piano piano si rapprende. Fermati... L'oscurit s'impossess di me, anche se lo slancio non mi aveva ancora abbandonata del tutto. La sua mente... si chiuse su di me.
Ma la Bestia aveva la mia anima. Con un grido che part impetuoso dalla mia mente per poi sgorgarmi in gola, mi liber dal controllo del vampiro. Mi schiantai contro l'emarginato. Il mio corpo e il Benelli scivolarono tra il suo e quello di Katie, che cominci a cadere. Il paletto, che avevo vicino alla coscia, cominci a fare leva sulla curvatura e ad alzarsi. Continu a ergersi aprendosi la strada fra di noi, mirando poco sopra l'addome dell'emarginato, fra le costole. Per un istante incrociai il suo volto. Un uomo, con il mento e il naso aguzzi, le labbra ritratte a mostrare i canini, sia sopra che sotto. Niente che non avessi gi visto.
L'aria trem. Fredda. Ghiacciata. E il vampiro scomparve.
Caddi in avanti, malferma, e mi ripresi grazie ai riflessi della Bestia. Piegata sulle ginocchia, semiaccovacciata, mi ritrovai Katie sulla coscia. La spostai delicatamente sul pavimento. Mi girai. Alzai di scatto la testa, seguendo la scia dell'emarginato. Il suo odore complesso, composito, continuava a cambiare. La Bestia lo inspir, saggiandolo con la nostra lingua. Cambia... il mangiatore di fegati marcio.  diverso... emarginato-non emarginato.
Troll venne a inginocchiarsi accanto a me; il suo respiro, fiacco e rauco, sembrava un mantice. Katie disse, con m'impennata della voce sull'ultima sillaba. Si ferm con la mano a mezz'aria sopra di lei, esitante. Il vestito le era stato strappato di dosso, mettendo in mostra i seni piccoli e due minuscoli capezzoli rosa. Aveva l'avambraccio marchiato da una regolare cicatrice marrone. Un giglio. Mi resi conto che si trattava di un marchio. Che diavolo poteva essere?
Un orribile squarcio le attraversava l'addome dalla gabbia toracica fino alle sporgenze dell'osso iliaco. I canini le avevano graffiato la pelle. Sul lato destro mancava una buona parte del torso. All'altezza del fegato, che fuoriusciva. Katie era stata divorata. Katie sussurr Troll. Lo shock e l'orrore l'avevano paralizzato, proprio come quando l'emarginato lo teneva sotto controllo con la mente. L'udito della Bestia percep un flebile colpo.
Il suo cuore batte ancora affermai, mentre il suo sangue veniva pompato verso la gola, lungo la carotide, fino al cervello.  ancora... con noi. Non esattamente viva. Ma nemmeno morta.
Troll prese Katie fra le braccia, con delicatezza, premendo una mano sul raccapricciante squarcio che aveva nell'addome. Si macchi di sangue fino ai polsi. Al che gli allungai un cuscino, affinch glielo premesse sulla ferita. Lui distolse lo sguardo, mentre le lacrime si asciugavano sul suo volto. Visibilmente, si ricompose, dimostrando il contegno e l'autocontrollo di un vecchio soldato. Ha distrutto tutti i telefoni, disattivato il sistema di sicurezza. Corri da Leo. Poi mi guard. Sei nuda.
Me ne sono accorta. L'hai visto? Sei riuscito a guardarlo in faccia?
No. Avevo la vista annebbiata. Trucchi mentali da vampiri.
Corri da Leo, aveva detto. Non ancora. Uscii di corsa dalla stanza, inseguendo gli odori in continuo mutamento dell'emarginato. Provando a capire. Pensavo che il suo odore composito fosse come quello di un essere umano, che cambia in base allo stress emotivo, all'esercizio fisico, alle spezie - o in questo caso, al sangue - di cui si  nutrito. Invece era diverso. La sua marca odorosa stava davvero cambiando, nuove essenze si evolvevano, spazzandone via altre.
Non esiste nessuno che possa cambiare il proprio odore di base, quello individuale, singolare, unico fra sei miliardi. Possiamo lavarci fino a smorzarlo, possiamo mascherarlo con additivi chimici cos che sia difficile riconoscerlo, pu essere modificato dalla paura, dalla malattia o dall'et. Ma l'odore di base, quello di partenza, quello allo stato pi elementare,  unico, dato dalle distinte reazioni chimiche che avvengono nelle cellule di un individuo; non importa quanto stratificato, mascherato, o composto. Ma l'odore di questo essere non era solo composito. Si stava modificando. Lo seguii fino all'ingresso.
I gemiti, il gorgoglio e l'odore di sangue fresco che avevo notato quand'ero entrata in casa provenivano dalla sala da pranzo pi intensi che mai. Appoggiai la schiena al muro del corridoio e controllai alle mie spalle, passando il fucile da destra a sinistra, dall'alto in basso. Uno dei candelabri era rotto. Camminai sui frantumi di vetro. Il mio cuore si era stabilizzato su un ritmo duro e serrato, i respiri erano profondi e regolari. L'odore del mio sudore era privo di paura, ed era contraddistinto dai toni della concentrazione e dell'adrenalina.
La sala da pranzo era un macello. L'enorme tavolo intarsiato era capovolto, le sedie a terra, rotte. I quadri di Katie erano imbrattati di sangue. Ma l'emarginato se n'era andato cos com'era venuto. Dissi sottovoce: Chi va l? Sono Jane Yellowrock.
Da dietro il tavolo spunt una testa bionda, con i capelli striati di sangue. Si trattava di Indigo, aveva gli occhi azzurri talmente sgranati che si vedeva il bianco tutt'attorno all'iride. Quando mi vide mi corse subito incontro, girando attorno al tavolo, urtandomi con forza. Era talmente spaventata che le tremava persino la pelle. Puzzava di paura.
Aiuta Miss A sussurr, puntando il dito. Sta perdendo molto sangue. Vidi un piede ricoperto da un collant bloccato sotto il tavolo ribaltato, una pantofola pendeva dalle dita rugose.
La tua stanza  al piano di sopra? domandai, a bassa voce. Annu, mentre di riflesso le battevano i denti. Allora vai. Chiuditi dentro. La spinsi dolcemente verso il corridoio. Cerca un telefono. Chiama Leo e digli di portare qui le chiappe. Poi chiama il 911. Abbiamo bisogno di poliziotti e ambulanze. Forse anche delle truppe d'assalto. O dell'esercito.
Indigo mi guard, poi si volt verso il corridoio. Smise di respirare.
Se  ancora qui, sar sicuramente al piano di sotto dissi, riuscendo a malapena a controllare un ringhio di frustrazione. Ma sapevo che era vero. Il suo odore, diffuso dalle correnti d'aria, sterzava in corrispondenza delle scale che conducevano agli alloggi delle ragazze. Ritrassi le labbra. Corri!
Le diedi una spinta e balzai sul tavolo, atterrando di fianco a una gamba coperta da gonna e grembiule e attaccata al piede con il collant. Miss A era schiacciata fra il tavolo e il muro, con il volto emaciato e pieno di graffi, talmente pallida da sembrare prosciugata. Dal suo avambraccio sgorgava il sangue.
Raccolsi da terra un tovagliolo di lino e lo legai ben stretto sopra la ferita, attorno al braccio. Usai una lunga scheggia di una delle sedie rotte per stringere bene, e notai con soddisfazione che il sangue smetteva di fuoriuscire. C'era un altro corpo, per met sotto il suo, in un groviglio di catene e sangue. Christie. Lei non respirava. Ricordai il suono simile a un gorgoglio.
Non avevo scelta. Lasciai andare il laccio emostatico improvvisato e il sangue riprese a fuoriuscire, ma questa volta pi lentamente. Feci un passo in avanti e con l'anca scostai le tende, aprendo una piccola fessura da cui s'intravedevano la finestra e una tenue luce grigiastra. Mancava poco all'alba. Meno male. Con molta delicatezza, casomai avesse subito danni alle vertebre cervicali, raddrizzai la testa di Christie, permettendole cos di respirare. L'immediata inspirazione mi tranquillizz, ma se avessi tolto la mano, la testa sarebbe ricaduta a peso morto, bloccandole di nuovo le vie respiratorie. E il laccio emostatico di Miss A non si sarebbe certo stretto da solo.
Ci penso io.
Imbracciai il fucile al volo con una mano sola, veloce come un animale, e il dito sul grilletto. Fin dritto contro la faccia sbiancata di Indigo, che balz all'indietro, con entrambe le mani in alto in segno di resa. Sono io!
Ti avevo detto...
Ho il cellulare. Tir fuori un telefono multifunzione rosa chiaro, poi scivol attorno al tavolo e sotto il mio braccio, schiaffandomi il telefono in mano e reggendo la testa di Christie, cos da farla continuare a respirare.  Leo.
Sai come mantenere stretto un laccio emostatico? le chiesi, indicando con il telefono.
Vederla reggere la testa con un ginocchio e sistemare il laccio emostatico con le mani mi rincuor. Ho fatto un corso di pronto soccorso alla Croce rossa dichiar. Aveva ancora gli occhi sgranati e il viso pallido, ma sembrava pi calma. A volte avere qualcosa da fare  un ottimo rimedio contro il panico.
Benissimo. Raccolsi una lunga scheggia dal pavimento e gliela misi a fianco. Suppongo che tu sappia anche come si usa un paletto. Annu, passandosi la lingua sulle labbra. Ovviamente l'emarginato glielo avrebbe impedito. Ricordavo ancora la nauseabonda presa della sua mente che mi bloccava. Per poteva servire a farla sentire un po' pi sicura.
Tornai verso il corridoio, avvicinando il telefono all'orecchio. Aspetta un attimo dissi, poi appoggiai l'apparecchio su una sedia capovolta. Una volta assicuratami che nel corridoio non ci fosse traccia di pericolo, feci scivolare il fucile sulla schiena e ripresi in mano il telefono.
D'accordo. So che non puoi trasformarti in un pipistrello, ma se vuoi che Katie arrivi viva al tramonto,  meglio che tu venga qui prima che vada a dormire. Stando alle leggende, se un vampiro viene dissanguato e non riesce a nutrirsi prima di andare a dormire, si risveglia emarginato, oppure non si risveglia affatto. Non pensavo che Katie potesse nutrirsi, ormai era pi di l che di qua. Ma forse Leo poteva aiutarla.
Esit un istante, come se stesse controllando l'ora. Sono vicino. Apri la porta d'ingresso.
Con il fucile di nuovo in spalla, mi fiondai verso il portone. L'aprii e una luce fioca si rivers sul pavimento, penetrando nella stanza. Il sistema di sicurezza non era pi nel quadro comandi; era andato in frantumi e i monitor della videosorveglianza erano sparsi in un angolo. C'era una sola luce rossa che lampeggiava.
Una volta fuori, fiutai le trame odorose in continuo mutamento dell'emarginato. Era sparito. Misi il fucile a tracolla sulla schiena e rimisi a posto anche le croci. Meglio non minacciare il vampiro che avevo appena chiamato in soccorso, nemmeno per un banalissimo malinteso. Per potevano farmi comodo dei vestiti. Guardai i drappeggi che pendevano da due strette finestre e mi venne in mente Rossella O'Hara, ma prima ancora che potessi agire, m'invest una folata d'aria fredda. Mulin accanto al mio corpo, portando con s l'odore di Leo Pellissier.
Chiudi la porta disse dal corridoio. Aveva il fiatone. I vampiri respirano per poche ragioni; a cui adesso potevo aggiungere 'correre i cento metri'. Il consueto odore di papiro di Leo presentava un leggero strato dal sapore bruciacchiato, come una bistecca rosolata con tutto il liquido intrappolato all'interno. Spinsi il portone, che si chiuse con un tonfo sonoro, cacciando via la luce dell'alba. Sentii Leo dirigersi verso lo studio di Katie. Udii le sue imprecazioni. Poi la porta dell'ufficio si chiuse.
Le sirene suonarono in lontananza. Corsi in sala da pranzo.
Indigo? La ragazza alz lo sguardo, con il volto segnato dalla concentrazione. Sono arrivati poliziotti e paramedici. Leo  con Katie nel suo ufficio. Chiunque entri l  probabile che diventi uno spuntino. Capisci? I vampiri sono imprevedibili di notte. Non avevo la pi pallida idea di quanto potesse peggiorare la cosa alla luce del giorno, con uno ferito e l'altro lontano dalla sua bara. O dovunque dormano i vampiri anziani.
Indigo annui, mordendosi le labbra come per impedirsi di parlare. O magari di urlare.
Ora vado a vestirmi, poi cercher di rintracciare l'emarginato. Per quel che riguarda la polizia, non sono mai stata qui, d'accordo? Vedendola dubbiosa, aggiunsi: Se sono rinchiusa in una cella per essere interrogata, non posso inseguire l'emarginato. Voglio trovare il suo covo e piantargli un paletto nel culo.
Il suo volto si rilass. Io non ti ho visto. Poi guard verso il muro e url: Tia,  tutto a posto. Adesso puoi uscire! Si apr una porticina nascosta, a circa un metro da terra. Tia spunt con il suo viso innocente e balz gi. Vai all'ingresso e porta qui gli autisti dell'ambulanza ordin Indigo. Non farli entrare nell'ufficio di Katie. Per nessun motivo. Jane adesso si metter sulle tracce di quella creatura, per cui non dobbiamo assolutamente nominarla, d'accordo? Tia annui, con la sicurezza di un bambino. Era chiaro che Indigo avesse preso il comando. Vai a tirare fuori le altre ragazze dai nascondigli, poi corri ad aprire la porta, ma solo ai poliziotti aggiunse. Poi mi guard e, inaspettatamente, mi fece un largo sorriso.  meglio che tu vada a vestirti, altrimenti qualche poliziotto ti scambier per una di noi.
Abbassai lo sguardo, annuii, poi alzai il paletto che avevo in mano in segno di saluto. Uscii dalla casa camminando lungo le pareti, per evitare i vetri rotti e il sangue fresco e raggrumato. E mentre l'alba screziava il cielo di rosa, viola e oro, saltai il muro e andai verso casa mia.
Feci una doccia veloce per togliermi di dosso l'odore del sangue di Katie, poi mi vestii in assetto da caccia ai vampiri: jeans, giacca di pelle, stivali, ammazza[vampiri in argento, croci, una boccetta d'acqua santa. I guanti borchiati, un collare fatto di anelli d'argento quasi puro sovrapposti come nelle cotte di ferro, le munizioni di scorta, la mia Bibbia e altri paletti andarono nelle bisacce della moto. Dieci minuti dopo essere rientrata, mi ero messa il casco e avevo il Benelli legato alla schiena. Accesi la moto con la pedalina e poi girai intorno all'isolato, superai l'ingresso del Katie's e i veicoli d'emergenza in corsa con le sirene spiegate. Rintracciai l'odore mutante dell'emarginato, con la visiera del casco sollevata, perch non m'intralciasse, e gli occhiali da sole a proteggermi gli occhi.
Come faceva a cambiare odore? Se era in grado di farlo con tanta velocit, e lo perdevo nel vento, rischiavo di non ritrovarlo pi. Per lo stesso motivo, se poteva cambiarlo completamente, magari gli ero passata di fianco e non me n'ero accorta. Mi chiesi perch lo cambiasse e come ci riuscisse. Forse non era una cosa che controllava consciamente? Forse la Bestia non aveva tutti i torti a proposito della faccenda del mangiatore di fegati. Forse non era solo un emarginato. Forse era qualcosa di pi.
Gli umani non erano il suo unico obiettivo. Eppure in tutti i casi di mia conoscenza, i vampiri emarginati si nutrivano solo di esseri umani; questa volta, invece, mancava all'appello almeno una vampira, quella di cui Katie aveva pianto la scomparsa. Ming. Poi era toccato a Katie. Forse ce n'erano stati degli altri. O... forse l'emarginato non era semplicemente pazzo, forse mangiava i fegati per ragioni mediche. Forse la sua dieta richiedeva qualche sostanza che il sangue umano non possedeva. Forse aveva bisogno di organi vitali ricchi di sangue come il fegato per stabilizzarsi. E magari quelli dei vampiri erano meglio di quelli degli umani. Questo lo rendeva uno dei leggendari mangiatori di fegati? Accidenti, no. Il suo odore composito sapeva in parte di vampiro. Per cui era un vampiro.
Mi balen davanti agli occhi l'immagine dell'emarginato, che divorava Katie. Come un animale selvaggio che squarcia la preda, le strappa via gli organi. Con tutti i denti. La Bestia era silenziosa, ma sapevo che era sveglia. E sapevo anche che la pensava come me. La Bestia mangiava cos: fegato, cuore, reni e polmoni per primi. Prima le parti pi ricche di proteine, grassi e sali minerali. Ma allora, non era un vampiro?
Alla fine dovetti ammetterlo: non avevo la minima idea di quello a cui stavo dando la caccia. Mentre la citt si risvegliava, agitata dalle faccende mattutine - scuola e lavoro -, mi riempii le narici di fragranze. Inseguivo l'emarginato, che quasi volava lungo le strade, con il sole alle calcagna. Se non perdevo la sua scia, avrei scoperto dove dormiva quel giorno, forse il suo covo principale. E avrei ucciso quel bastardo. Raccolto il mio bonus. E poi me ne sarei andata.

16
Le croci sono un'arma?
L'odore dell'emarginato continuava a cambiare, diventando sempre pi incandescente. Mi venne in mente quello emanato da Leo dopo aver corso a pi non posso sotto il sole: carne grigliata, che andava a mischiarsi al suo solito odore di mandorla, papiro e pepe. Da un lato, il surriscaldamento dell'aroma rendeva l'inseguimento pi facile, ma dall'altro complicava le cose, perch nell'aria, a camuffare l'odore di carne calda dell'emarginato, c'erano anche i profumi delle colazioni del bacon e delle salsicce sfrigolanti. Non ero brava ad analizzare gli odori con il mio naso umano, ma mentre guidavo la moto incanalai l'aria nella bocca con delicatezza, e scovai la scia in continuo mutamento dell'emarginato; simile a liquirizia, ma pi tenue. Forse nocciola.
E un pizzico di gliceria. Al pensiero, rallentai, respirando con il naso e la bocca aperta, sforzandomi di rintracciarlo e separarlo dal composto di citt e fiume maleodorante. Gliceria. Una delle erbe cerimoniali preferite dal Popolo. Ricordai quella fugace visione del suo volto ricoperto di sangue, del mento e del naso aguzzi. Gi. Tsalagiyi: il pensiero gorgogli dalle zone recondite della mia mente. Poteva essere un cherokee trasformato da un vampiro. Potevo essere sulle tracce di qualcuno come me.
Virai verso il bordo strada, spensi la moto, appoggiai gli stivali al suolo per bilanciare il peso. Chiusi gli occhi. Annusai l'aria con tutto ci che avevo a disposizione; la Bestia era all'erta e tesa, mi punzecchiava i pensieri con gli artigli. Gliceria...
Tirai gi la visiera del casco. Partii con la moto a tutto gas. Di nuovo all'inseguimento.
La scia mi colp sotto il bordo del casco, intensificata, concentrata dalla velocit mentre zigzagavo per le strade, in direzione del fiume, lo stesso tragitto fatto dalla Bestia quando aveva inseguito l'emarginato dalla zona del delitto dove aveva ucciso la prostituta. Lo stesso identico percorso. Preda, sussurr la Bestia, inviandomi l'immagine di una traccia animale attraverso i cespugli, bassa, consumata. Il mangiatore di fegati stava utilizzando lo stesso sentiero di sempre per tornare a casa.
La Bestia cominciava a risvegliarsi nella mia mente mentre rombavamo sopra il fiume, contribuendo al frastuono dell'interstatale 90, lungo il Greater New Orleans Bridge. Il Mississippi assomigliava a un enorme serpente addormentato, marrone come il fango e assonnato. Poi, a met del ponte, la scia dell'emarginato scomparve. Proprio... del tutto. Il traffico cominciava a diventare pi intenso. Sul fiume si stava alzando una brezza pi forte. Non avevo molto tempo se volevo ritrovarla.
Se fossi stata in macchina avrei avuto delle serie difficolt. Invece cos ero molto pi agile, zigzagavo tra le corsie, infrangendo ripetutamente il codice della strada, fino a raggiungere la parte opposta del ponte, senza per riuscire a individuare l'odore. La strada era diventata la Westbank Expressway, intasata dal traffico, per cui mi ci volle un po' per fare dietrofront Sotto forma di Bestia non era stata l'ora di punta, e avevo viaggiato in cima a un camion.
Feci il ponte avanti e indietro due volte, cercando su e gi per la strada, annusando anche le poche rampe d'accesso e gli incroci pur di ritrovare una traccia dell'essere che stavo inseguendo. Poteva essere saltato dalla superstrada sul terreno sottostante in qualsiasi punto. O, per quel che ne sapevo, anche nel fiume. La Bestia m'invi l'immagine mentale di un leone di montagna con la faccia a terra.
Fiutare l'aria  una perdita di tempo mi dissi d'accordo. Mi spostai a bordo strada, spensi la moto, appoggiai gli stivali a terra e di nuovo sollevai la visiera del casco. Tolsi gli occhiali da sole con una certa foga. Seccata.
La Bestia m'invi un'altra immagine mentale: una montagna di escrementi. Poi una terza: una corteccia strappata da un albero, da artigli o coma di cervo. E ancora una quarta: un grosso felino, con le zampe posteriori accovacciate e quelle anteriori tese, mentre secerne il suo umore dalle ghiandole anali su un mucchio di foglie e bastoncini.
Il territorio. Pensi che possa rintracciarlo perlustrando il suo territorio. I luoghi che ha marcato come suoi. Ma le persone non marcano il territorio e, da quel che so, nemmeno i vampiri.
Al che la Bestia m'invi l'immagine del Katie's Ladies. Niente insegna sulla finestra, niente neon, ma un numero civico in ottone sulla porta. Non gli avevo prestato molta attenzione. Per afferrai il concetto. Dovevo rintracciare il vampiro emarginato seguendo quello che faceva, che aveva e che era, dettagli che nemmeno lui considerava segnali. Capito. E avrei potuto cominciare dalla casa di Aggie Una Piuma e dalla sauna cerimoniale sul retro. Mi allacciai il collare similcotta e la restante attrezzatura di protezione. Ora ero pronta per il vampiro.
Aggie doveva aver sentito la moto borbottare lungo la strada, era difficile nascondere il rumore, quindi credevo che me la sarei ritrovata ad attendermi sulla porta, invece non' c'era. Quando suonai il campanello, la casa, a parte il ronzio degli elettrodomestici e del condizionatore, era nel silenzio pi completo e profumava di bacon croccante. Il tutto era poi avvolto dal puzzo di marcio dell'emarginato. La Bestia si mise in allerta, con la bocca spalancata nella mia mente a mostrare le zanne. L'emarginato era passato accanto alla casa e, se l'odore di bruciato era un indizio, aveva la pelle fumante, dopo avere schivato l'alba per pochi secondi. Se puzzava di bruciato, significava che era un vampiro. Lasciava ovunque tracce non univoche, che mi disorientavano.
Era veloce, pi veloce di qualunque altra cosa avessi mai cacciato. Avrei voluto ignorare il protocollo, e corrergli dietro inseguendo l'odore senza dover chiedere permesso. Cominciavo ad accumulare una certa impazienza, il cuore mi batteva forte. L'emarginato era vicino. Il bosco dietro la casa di Aggie non era solo un terreno di caccia. Aveva fatto il covo nei paraggi.
Sentii un rumore di passi provenire da dentro la casa. Quando apr la porta, Aggie indietreggi scioccata; allungando una mano davanti a s, come a parare un colpo. Forse era il Benelli che portavo a tracolla. Forse era la mia faccia. Va tutto bene dissi.
Smise d'indietreggiare lentamente e deglut, con una mano chiusa a pugno sul cuore, riacquistando una posa rilassata. Che cosa vuoi? domand con una voce non del tutto convinta. 'Che cosa vuoi?' anzich 'Entra pure'. Con una mano reggeva la porta, sbarrandomi la strada.
Scossi la testa. Non c'era assolutamente tempo per quei convenevoli che si adotterebbero con una persona anziana. Il vampiro emarginato ha attraversato la tua propriet. Devo... Mi fermai, certa che cos avrei mandato tutto all'aria. Potrei perlustrare il terreno dietro casa tua?
Mi squadr un istante, assumendo quella posa tipica degli anziani: spalle e muscoli facciali rilassati, una mano sulla porta, sempre per tenermi fuori, l'altra ancora sul petto, leggermente chiusa a pugno, con fare protettivo. Qualcosa si risvegli in un angolino della mia mente, nebuloso, vago: una donna, molto anziana, nella stessa identica posa, un ricordo quasi tangibile, che poi si dissolse come fumo. Quanti anni sono passati? Quand' che questo ricordo  stato realt?
Aggie m'ispezion il volto, e abbass la mano con un gesto fluttuante come quello di un passero che atterra su un ramo. Contenni l'impazienza, trasformandola in sottomissione, feci un respiro profondo, poi espirai. Rimasi in attesa mentre lei mi studiava. Sembr un'eternit, anche se al massimo si sar trattato di una manciata di secondi.
Alla fine, soddisfatta, disse: S, puoi perlustrarlo, ma prima mia madre avrebbe il piacere di conoscerti. Diede una spinta alla porta e si fece da parte.
Non ho tempo risposi, senza riuscire pi a trattenere il nervosismo.  passato vicino a casa tua.
Lo so. Mia madre ha avuto difficolt a dormire da quando mi hai detto che l'emarginato cacciava da queste parti. Era sveglia. In ascolto. L'ha sentito. Ha intuito la sua brama di cibo. La sua rabbia. Ti stavamo aspettando. Si fece di nuovo da parte.
Stizzita, ma senza alternative, sospirai e m'incamminai dentro casa. Aggie alz una mano per fermarmi. Per favore, lascia le armi qui sulla porta.
Chiusi gli occhi, cos che non potesse notare il lampo d'ira. Non avevo tempo per queste cose. Poi mi ricordai. Portare le armi dentro la casa di un anziano significava mancare di rispetto e introdurre la violenza, non importa se erano destinate a qualcun altro. Sforzandomi contro ogni volont, chiesi un secco: Scusa. E nonostante fossi di fretta, ero davvero dispiaciuta. Non era certo mia intenzione offendere Aggie Una Piuma. Egini Agayvlge i Ma l'emarginato era talmente vicino...
Slacciai il Benelli e lo lasciai sul portico davanti casa. Se qualcuno fosse passato e l'avesse preso, avrei perso parecchi soldi. Di fianco appoggiai i paletti e gli ammazzavampiri, tutti e tre. Ma mentre mi spogliavo delle armi, mi successe qualcosa di strano. I miei movimenti rallentarono. La rabbia cominci a svanire, quasi mi evaporasse dai pori assieme al sudore di una giornata calda, o come se il nervosismo fosse stato incollato all'acciaio, al legno e all'argento e me ne fossi liberata togliendomi le armi.
Mi levai anche il collare. I guanti di pelle. Poi mi sedetti sul pavimento del porticato e rimossi gli stivali. Avrei dovuto levarmeli l'ultima volta che ero andata l. Alzai gli occhi verso Aggie dalla mia postazione sul cemento. Le croci sono un'arma.
Tu ritieni che lo siano?
S. Sfilai le croci dal collo. Con ai piedi i calzini, mi rialzai e chinai la testa, pazientemente, restando in attesa. Gi yv ha disse, con voce pacata. Entra. Varcai la soglia di casa e Aggie richiuse la porta, sbattendo fuori il resto del mondo. La seguii mentre attraversava la piccola casa per raggiungere una minuscola camera da letto sul retro. La luce del sole si rovesciava, chiara, dai muri gialli. C'era un letto a due piazze ricoperto da una trapunta fatta a mano, costituita da pezzi di tessuti diversi che cuciti assieme riproducevano un albero, con tanto di radici alla base e rami che si allungavano fin sopra i cuscini. In un angolo c'era un com e accanto una sedia dall'aria comoda sulla quale era seduta una donna rugosa, voltata per tre quarti verso le finestre.
Se ne stava curva, con i capelli neri raccolti in una treccia che le ricadeva sulla spalla sinistra. Nemmeno una traccia di grigio guastava le ciocche. La pelle ramata era rigata da solchi inaspriti dal vento, dal sole e dagli anni; si volt e vedendomi sulla soglia mi fece cenno di entrare. I suoi occhi assomigliavano a due bottoni neri luminosi. Gi yv ha disse facendo eco alla figlia, con la voce pacata e la cadenza sussurrata tipica delle persone molto anziane, proprio come ricordavo. Gi yv ha. Indic uno sgabello vicino a s.
Mi sedetti, chinando la testa affinch potesse vedermi dalla sua postura ricurva. Li si dissi. 'Nonna.'
Mia madre si chiama Ewi Tsagalili. Eva Chicalelee disse Aggie appoggiata alla porta.
Ricordai la storia che mi aveva raccontato a proposito del piccolo zigolo delle nevi, il Chickelili, la cui voce leggiadra non venne ascoltata quando avvert del pericolo del mangiatore di fegati. Li si dissi di nuovo, chinando la testa.
Che bella ragazza. Mi tocc la guancia con le dita fredde, percorrendo il profilo della mia mandibola. No. Non sei una ragazza. I miei occhi si sbagliano. Tu sei... vecchia disse l'anziana. Rifuggii il suo sguardo. Proprio come la figlia, vedeva troppo. Molto vecchia aggiunse.
Mi guardai le mani, strette in grembo.
Sotto la tua pelle trasporti il tempo. Ricordi lontanissimi.
Vv; risposi. 'S', nel linguaggio del Popolo. Sembrava che il freddo mi scorresse nelle ossa, il gelo di una bufera di neve, di un inverno ghiacciato, un ricordo remoto, un freddo risalente ai tempi del lungo viaggio, la migrazione, il Sentiero delle lacrime. Un brivido mi corse lungo la schiena, strinsi le dita dei piedi coperte dai calzini, ricordando. Caspita. C'ero anch'io...
La donna anziana scost la mano e i miei ricordi svanirono. Dovresti unirti all'acqua dichiar, riferendosi alla cerimonia purificatoria dei cherokee il cui rito prevedeva l'immersione in un corso d'acqua gelato.
Non c' tempo, Li si.
L'anziana sbuff, in parte per contraddirmi. Quando avrai finito la tua battaglia, verrai qui. Quest'affermazione non era un ordine, ma piuttosto una profezia. Rabbrividii di nuovo, conia carne fredda come il marmo. Ti macchieremo. E mia figlia ti porter nell'acqua. I ricordi cominceranno a trovare la strada per tornare a te.
Vv dissi.
Mia figlia ti ha chiamato donna guerriera. Il sangue ti d la caccia, ti cavalca. Piombi addosso al tuo nemico come un felino sulla preda. Alzai di scatto gli occhi e la vidi sorridere, i denti bianchi come una perfetta fila di perle. Vai. Combatti il nemico. E torna da noi.
Uscii di casa senza dire una parola ad Aggie, che non era pi sulla soglia della stanza della madre. Seduta al sole sul porticato caldo, m'infilai gli stivali e riagganciai le armi. Le mie dita tremavano e avevo ancora il corpo invaso dal freddo; ricordai il freddo dei periodi di fame. Il sole mi riscaldava ma lentamente. Chiusi gli occhi e inclinai la testa, lasciando che i suoi raggi mi toccassero proprio come aveva fatto l'anziana. E mi concessi un momento, ma solo un momento, per prendere fiato. Per ricordare.
La scia dell'emarginato stava svanendo nel caldo. Mi alzai in piedi e passeggiai attorno alla casa, annusando. Il passato poteva aspettare.
Pedinai il suo odore nella pineta, lungo il sentiero quasi invisibile, seguendone le tracce nella foresta. Il suolo era pregno del suo aroma, anche se in quanto a cacciare il mio naso umano non aveva la stessa prontezza di quello della Bestia. Attraversai i luoghi in cui si era nutrito dei cani dell'anziana, i cui corpi ormai erano in decomposizione e le ossa sparpagliate sul terreno umido. Fiutai le carcasse di quattro gatti, di svariati opossum, di roditori e di altri animali. Veniva spesso a cacciare qui. Ed era sempre affamato.
Mi muovevo con lentezza. Non che in quel momento l'emarginato fosse un pericolo... ammesso e concesso che fosse davvero un vampiro, non avrebbe tollerato la luce del sole. Ma cos'altro poteva essere? Certo, se aveva dei servitori umani, sarebbero stati nelle vicinanze, e la luce del sole non avrebbe dato loro problemi. Mi fermai spesso ad annusare, l'odore di carne putrefatta sovrapposta a quello di nocciola e gliceria. Mi misi in ginocchio, strisciai, con il naso a terra. Non c'era nessuno in giro che potesse vedermi. L'odore complesso, composito conteneva una debole traccia di pomodori, salvia, rosmarino, e altri aromi ancora pi impercettibili a cui non sapevo dare un nome. Feci la strada a ritroso, alla ricerca di un'apertura fra i cespugli, e annusai di nuovo. Poi mi spostai dal piccolo sentiero ed entrai nella foresta. Era passato molto tempo dall'incendio, e il sottobosco era troppo folto per riuscire ad attraversarlo.
La Bestia pensava che il sentiero fosse ben battuto. A me non sembrava altro che una striscia di terra soffice. Era l'unico modo per entrare nel cuore della foresta. Gli alberi e gli arbusti cominciavano a infittirsi. I richiami degli uccelli sparirono. La brezza leggera si satur di resina di pino. Le zanzare mi scovarono, ronzanti. Stavo forse cadendo in una trappola? La Bestia non l'aveva trovata, ma io non ero lei.
Gli alberi si aprirono su una radura che ricordavo dall'inseguimento della Bestia. Mi chinai a terra, in attesa. Tutto taceva. Come aveva fatto la Bestia, camminai lungo il perimetro della radura, senza per trovare nulla, n altri sentieri n tracce di odori che si allontanavano dalla foresta. Facendo molta attenzione, controllando che non ci fossero trappole, entrai nella radura. Il terreno puzzava dell'odore lasciato dall'emarginato, pregno del fetore di sangue rancido. L'aroma mutevole era arrivato fin l, come se svariate creature diverse avessero utilizzato quel posto. Eppure ero sicurissima che appartenevano tutti alla stessa, che stava subendo una particolare metamorfosi che interessava anche il suo odore in una maniera rivoluzionaria tipo quella del dottor Jekyll e Mr Hyde. Non era un mutaforma. Il suo odore non aveva niente a che fare con il mio. Nemmeno con quello di un licantropo, ammesso che esistessero. Un elfo? No, un vampiro molto malato e fuori di testa.
Dopo parecchi minuti, conclusi soddisfatta che non c'era nessuna trappola nella radura. Il mangiatore di fegati era venuto qui. Ma non se n'era andato. Mi misi a picchiettare il terreno. Cominciai dal perimetro esterno, al limitare della pineta, battendo forte i piedi, e procedetti a spirale, sempre pi stretta, verso il centro. In mezzo alla radura, il suono del suolo cambi.
Era come se fosse cavo. Qualcosa era sepolto sotto terra.
Una caverna, pens la Bestia. Era ancora sveglia, sebbene assonnata. La sua tana. Il suo covo.
Gi mormorai. Mi chinai a terra e cercai di spazzar via gli aghi di pino, ma erano bloccati, incollati a una porta collocata nel suolo. Mimetizzazione. Oscillai all''indietro, rimanendo appoggiata su un ginocchio e la punta dei piedi, e sull'altro piede. Il legno della porta era marrone, della stessa sfumatura degli aghi di pino, scolorito e consumato, e aveva un aspetto ordinario, con qualche pezzo sollevato e una maniglia di ottone, scheggiata e scurita dal sole e dalle condizioni climatiche. Un borghese avrebbe potuto utilizzarla come porta d'ingresso. Il sudore mi colava lungo la schiena, raccogliendosi sotto il collare di maglia. Il mio respiro era regolare, ma troppo accelerato.
Feci scivolare il Benelli in avanti e impugnai un paletto. Allungai la mano verso la maniglia, senza sapere cos'avrei fatto se fosse stata chiusa. Non lo era. La porta non aveva i cardini e, anzich aprirsi verso l'esterno, scivol di lato, mostrando una buca larga circa un metro e profonda due, da cui si apriva un tunnel circolare, verso nord. Assomigliava alla tana di un coniglio, ma era pi largo; abbastanza grande perch un uomo ci passasse accovacciato. Merda sussurrai. Ero costretta a entrarci.
Le pareti del tunnel erano umide, e ovunque spuntavano radici penzolanti. L'aria sapeva di muffa e di decomposizione, come se fosse stata appena aperta una tomba. Orme di piedi avevano levigato e indurito il pavimento del tunnel sotto l'apertura. Nel terreno subito dietro c'erano delle impronte strane, dove l'emarginato si era messo carponi, con le punte degli stivali conficcate nel terreno. Studiai il pavimento, notando un solo tipo di impronte. Se l'emarginato aveva un servitore umano, non era qui.
L'ha mangiato, sugger la Bestia.
Inspirai, setacciando gli odori: muffa, radici di pino colme di resina, acqua nelle vicinanze, terra bagnata e qualcosa di morto. Da tempo. Proprio davanti a me. Mi buttai dentro al tunnel, atterrando con le ginocchia piegate e il Benelli a portata di mano; poi m'inginocchiai, aspettando che gli occhi si abituassero. Per quel che riuscivo a vedere, ero sola. Risistemai di nuovo il fucile sulla schiena, in modo che non mi fosse d'intralcio, e impugnai il mio ammazzavampiri preferito. La lama era lunga quarantacinque centimetri, con uno spesso strato d'argento e una punta studiata per far uscire il sangue del vampiro velocemente; l'impugnatura era stata intarsiata da Evan, il marito di Molly, ricavata dalle coma di un alce. Mi dava la sensazione di stringere un portafortuna argentato. Sarebbe stato un lavoro intenso, se avessi trovato quello a cui stavo dando la caccia.
Strisciando nella terra, nell'oscurit, lungo la sezione orizzontale del tunnel, notai uno zainetto. Lo aprii e vi trovai dei vestiti. Mi colp una zaffata dell'odore dell'emarginato, il puzzo di decomposizione e lo stesso aroma che aveva addosso quando se riera andato dal Katie's. Magari un misto della parte sana e di quella malata. Gli stivali erano riversati su un lato, sotto lo zainetto. Erano alti fino al ginocchio, come quelli da monta all'inglese. Le impronte di piedi nudi proseguivano lungo il tunnel. L'emarginato si era tolto i vestiti. Che strano.
Poco pi avanti, focalizzai gli occhi su qualcosa di bianco, che risaltava nell'oscurit. C'era un teschio che mi fissava, con ancora i tessuti attaccati all'osso e ciocche di capelli rossi.' Sparpagliate per il tunnel, c'erano anche le ossa delle gambe e delle costole, ormai staccate dai piedi e dalle vertebre. Sollevai quello pi vicino a me. Era un femore. Spolpato per bene, con una dentatura da predatore, sia l'arcata superiore che quella inferiore. Ero praticamente certa di aver ritrovato il servitore umano dell'emarginato. Ributtai l'osso per terra e continuai a strisciare. Nel buio.
La terra divenne bagnata, il soffitto s'inclin. I miei jeans cominciarono a inzupparsi d'acqua all'altezza delle ginocchia. Poi di colpo il tunnel s'interruppe: il soffitto si tuffava sopra un tubo di cemento, una conduttura della citt. Diedi un'occhiata, e vidi solo dell'acqua nera e una piccola apertura in alto per far scorrere l'aria. Strappai un pezzo di radice dalla parete del tunnel e la infilai nella conduttura, ma non riuscii a toccare il fondo. Lo feci cadere sulla superficie dell'acqua, che lo risucchi. Mugugnai dal nervoso.
Strisciai all'indietro lungo il tunnel, muovendomi con caute la. L'emarginato aveva trovato il posto perfetto per nascondersi durante il giorno. Una conduttura dell'acqua sotterranea. Probabilmente c'erano dozzine di possibili uscite. Di sicuro non avevo intenzione di farmi un bagno. Lui forse non aveva bisogno di respirare, ma io s, eccome.
Tornata in superficie, mi sedetti sul bordo della buca a riprendere fiato, con le gambe penzoloni. Quello per un vampiro era davvero un nascondiglio perfetto durante il giorno: con svariati accessi, buio, la stessa conduttura aveva delle vie di fuga. Se per caso fosse tornato qui, dove aveva lasciato i vestiti, avrebbe fiutato il mio odore e sarebbe scappato prima ancora che potessi reagire, e anche sparargli nel momento in cui si fosse affacciato in superficie sarebbe stato inutile. Avevo solo un colpo a disposizione e, se non lo avessi ucciso subito, mi sarebbe piombato addosso, e io sarei diventata la sua cena. Non aveva senso nemmeno piazzare una trappola: poteva uscire da qualunque parte, e probabilmente aveva lasciato dei vestiti vicino a ogni accesso. Scommettevo che utilizzava spesso quel posto per via di Aggie e della sua famiglia.
Sospirai, mi rialzai in piedi e tornai da Pezzettina, mentre il caldo afoso seccava il fango rimastomi addosso.

17
Dovr anche metterti un dollaro nella giarrettiera?
Attraversai il ponte in sella alla moto, prendendo poi l'autostrada per tornare da Katie. Il fango seccatosi sui jeans divent una crosta rigida. I miei capelli si sciolsero dalla coda, e le ciocche svolazzarono nel vento caldo. Il mio stomaco brontol per la fame lungo tutto il viaggio.
Fuori dal Katie's, le ambulanze e i paramedici se n'erano andati, ma quelli delle forze dell'ordine erano ancora li nel pieno dei lavori, con le auto a bloccare la strada, e parlavano in piccoli gruppi di uomini, con qualche donna in divisa. Ovunque era stato messo il nastro giallo per delimitare la zona del crimine. Fermai la moto a met isolato. Avevo con me un'arma assolutamente legale, in pubblico, in bella vista. Ma il Benelli non era soltanto un fucile. Era un fucile coi controcoglioni. Ed era appena stato commesso un crimine violento. I poliziotti sarebbero diventati fastidiosi.
Maciste era da solo con un agente in divisa, Jim Herbert, e una donna in abiti civili - Jodi Richoux, il contatto di Katie nella polizia di New Orleans. Forse anche una sua amica, ma su questo avevo dei dubbi. Sembrava piuttosto seccata. Jimmy aveva l'aria annoiata. Non mi sorprese.
Maciste, invece, con le mani sui fianchi, indossava un paio di jeans a vita bassa stretti sul sedere, svasati, e degli scarponcini marroni. Aveva la maglietta infilata nei pantaloni e niente fuori posto, con un fisico atletico, i muscoli in evidenza e i capelli castani corti. Ricordandomi dei gemelli, mi chiesi quanti anni avesse. La mia curiosit aument, ma la ricacciai all'istante: tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Dimostrare interesse per il favorito di Leo non era saggio, soprattutto se il legame di sangue che li univa includeva il sesso.
Alzai una mano per attirare la sua attenzione. Lui mi guard, poi accenn ai poliziotti alzando un sopracciglio con fare interrogativo. Feci di no con la testa, per dirgli che non avevo nessuna voglia di parlare con loro. Indicai il retro del Katie's, alzai e abbassai la mano, tentando di mimare il salto di un recinto per poi atterrare a casa mia. Si mise quasi a ridere, e annu leggermente. Al che feci inversione con la moto e la presi larga per evitare la polizia. Supponevo che Maciste sapesse come arrivare. Del resto non era la prima volta che veniva. E magari nemmeno la seconda, pensai stizzita. Prima o poi avrei dovuto affrontare quelle intrusioni in casa mia e nella mia privacy. Forse adesso. La Bestia apr un occhio dal suo quieto ronfare. Divertente...
Quando arrivai a casa, Maciste mi aspettava davanti alla porta d'ingresso, appoggiato al supporto di ferro che reggeva il balcone profondo un metro sopra la sua testa. Aveva quella postura rilassata ma allerta tipica del professionista di arti marziali, anche se, appena spensi la moto, incroci le braccia, gonfiando i muscoli. Un bel vedere.
Andai verso il cancello laterale, diedi un po' gas, avanzai ed entrai. Maciste mi venne dietro e io richiusi il cancello. Avrei dovuto chiedere a lui di farlo, pensai. Attraversai lentamente il giardino, poi spensi la moto, mi tolsi il casco e scossi i capelli. Prima di darmi all'inseguimento non avevo fatto in tempo a raccoglierli in una treccia, e notai lo sguardo di Maciste mentre li fissava che ricadevano. Il suo odore cambi, una variazione infinitesimale. A Maciste piacevano i capelli lunghi. Parecchio. Ti va un t? gli chiesi.
Un caff sarebbe meglio rispose, tornando a guardarmi negli occhi.
Ho solo t.
Sollev un angolo della bocca e scroll le spalle. E allora vada per il t.
Mi segu fino alla porta, poi mi fermai. Meglio togliersi subito il pensiero. Accomodati pure, come hai fatto l'ultima volta, mi feci da parte lasciandogli lo spazio per aprire la porta quando sei venuto a curiosare tra le mie telecamere. Mi guard di traverso. Alzai le spalle e poi, per essere certa che capisse di cosa stavo parlando, aggiunsi: E quella in cui sei venuto con il tuo capo succhiasangue, rimanendo ad aspettarmi al buio nella speranza di poter sfoderare qualche stronzata da vampiri per spaventarmi.
Rimase un po' a riflettere, mentre la giornata si faceva ancora pi calda e luminosa, e i fiori nel giardino cominciavano ad appassire e a ripiegarsi su s stessi. Sei arrabbiata per questo? domand, sembrando sinceramente incuriosito. Di fronte al mio silenzio, spieg: Fa parte del mio lavoro di addetto alla sicurezza di Leo. Dovresti capirlo.
E se ti dicesse di uccidere una signora anziana e mingherlina, faresti anche quello?
Ci pens su, con un certo divertimento in agguato agli angoli della bocca. Alz le spalle, inclinando la testa di lato. Se fosse necessario ucciderla.
Diceva sul serio. Mi si gel il sangue nelle vene. La Bestia cominci ad avanzare lenta. E se invece non fosse necessario?
Allora Leo non vorrebbe ucciderla.
Sbuffai. Era un rumore proprio della Bestia, che mi saliva dal fondo della gola e vibrava nelle narici, carico di derisione. Vedendo che non avevo altro da aggiungere, Maciste si volt e tir fuori un mazzo di chiavi dalla tasca, ne prese una e apr la porta di casa. Pensai di strappargliele di mano e fargliele mangiare, ma perch disturbarsi? Tanto il suo capo succhiasangue se ne sarebbe procurate altre. Mi piaceva quest'espressione: capo succhiasangue. Ma a Leo non doveva essere piaciuta quando l'avevo usata con lui.
Una volta dentro, mi slacciai il fucile e l'appoggiai assieme al casco sul tavolo della cucina. Seguirono i guanti, il collare e varie armi. Poi le croci. Mentre posavo le munizioni e i paletti, il fango si stacc dai jeans e cadendo a terra fece un leggero fruscio. Sentivo l'odore del mio sudore.
Maciste si appoggi con l'anca al tavolo e rimase a guardarmi mentre mi spogliavo delle armi. I suoi occhi erano socchiusi, ma sulla bocca aveva ancora l'ombra di un sorrisino. Disse: Dovr anche metterti un dollaro nella giarrettiera quando avrai finito?
Risi. Non potei evitarlo. E Maciste sogghign a sua volta. Misi il bollitore sul fornello, poi un po' di foglie di Nilgiri Tiger Hill nell'apposito colino e lo infilai nell'imboccatura della teiera di ceramica gialla. Questo tipo di t era abbastanza forte da soddisfare anche un bevitore di caff. E non particolarmente costoso, per cui non m'importava se avessi dovuto buttare via quello di Maciste. Misi la teiera nel lavello.
Lui prese una sedia, appoggiando gli avambracci sul tavolo. Mi resi conto che istintivamente aveva scelto una sedia laterale, in modo da avere nel campo visivo la finestra, la porta d'ingresso e quelle laterali, e senza il problema di essere accecato dal sole. Tirai fuori due tazze, due cucchiaini e lo zucchero, e andai a sedermi in fondo al tavolo alla sua destra. La seconda migliore posizione dal punto di vista della sicurezza.
Hai voglia di raccontarmi cos' successo stamattina? domand.
Volevo cominciare dalle urla che mi avevano svegliato, per continuare con la corsa, ma dubitavo che un orecchio umano avesse potato sentirle. Dissi: Ho degli orari strani, ero sveglia, mi trovavo nel giardino sul retro e a un certo punto ho sentito qualcuno che gridava. Ho afferrato un paio d'armi e mi sono fiondata da Katie.
Nuda.
Come?
Le ragazze hanno detto che quando sei entrata eri nuda, con il fucile in mano. Le croci. E i paletti. Accenn un sorriso. Il che dev'essere stato interessante da vedere. Inarc lievemente un sopracciglio. Mezz'ora prima dell'alba, ti trovavi nel giardino sul retro? Le sue parole erano segnate dalla perplessit, ma anche da qualcos'altro. Poi aggiunse, a bassa voce, allargando il sorriso: Nuda?
Stavo meditando dissi, cercando di ricacciare il rossore alle guance provocato dal modo in cui aveva detto 'nuda'. Come se si fosse trattato di qualcosa di meraviglioso, e fosse dispiaciuto di esserselo perso. Sulle rocce che Katie mi ha procurato.
Ne ho sentito parlare.
Hai ispezionato anche quelle, mentre ti aggiravi intorno a casa mia?
Non  casa tua.
 la mia tana, ringhi la Bestia, ma lo tenni per me. Per adesso lo . Che cosa stavi cercando? O per caso provi un'attrazione anormale per le telecamere rotte? Il bollitore cominci a fare quel leggero sibilo che poi si trasforma in un fischio.
L'osservazione sulle telecamere lo sorprese un po'. O forse ero semplicemente io a sorprenderlo. Il capo voleva conoscere il cacciatore assoldato dal Consiglio.
Fiutai puzzo di bugia. Traspirava dai suoi pori. E siccome sapevamo entrambi che Leo, in quanto capo del Consiglio dei vampiri, sapeva benissimo chi ero gi prima che mi assoldassero, la bugia nascondeva un secondo fine. Se solo avessi potuto capire qual era. In silenzio, ripensai alle sue parole. Cercando di ricordare i piccoli dettagli detti e altri che erano stati taciuti, ma lasciati intendere.
Ma certo. Accidenti, Leo aveva accesso alle registrazioni del sistema di sicurezza di Katie. Probabilmente a tutte, non solo a quelle delle telecamere in questa casa. Ma allora perch non aveva visto l'emarginato attaccare Katie quella mattina?
Il fischio cominci basso, poi aliment. Continuando a pensare, mi alzai, tirai via il bollitore dal fornello, rovesciai un po' d'acqua sulla teiera, cos da bilanciare la temperatura interna ed esterna, prima di versarne il resto sopra il colino. Poi l'appoggiai sulla tavola, avvolgendola in un copriteiera in modo da non farla raffreddare mentre le foglie restavano in infusione. Maciste comment tutti questi movimenti domestici alzando un sopracciglio. Per caso sai anche cucinare? domand prendendomi in giro. Perch una donna che si spoglia delle armi, che maneggia un Benelli sapendo quello che fa, e sa pure cucinare, be' mi eccita da morire.
Non so cucinare risposi, sorridendo quando la Bestia mi mostr una pila di bistecche crude. Maciste sorrise a sua volta, supponendo che stessi flirtando. Con disinvoltura, mentre era rilassato, dissi: Katie sa che Leo ha accesso al suo intero sistema di sicurezza? Maciste rimase di sasso. Beccato. Sorrisi e affondai un po' di pi il coltello nella piaga. Ha fatto sistemare una telecamera nel cortile di Katie. Ha senso che avesse accesso anche a tutte le altre telecamere. Alzai un po' il tiro. Scommetto che ha delle registrazioni video dai sistemi di sicurezza di tutti i vampiri della citt. Magari anche quelle audio. Maciste si fece serio. Tolsi la copriteiera e tirai via il colino pieno di foglie di t, appoggiandolo su un piattino. Con molta attenzione, versai il t in entrambe le tazze. Zucchero? Latte? chiesi con dolcezza.
Dopo un attimo, disse bruscamente: Zucchero.
Ne versai un cucchiaino colmo in ciascuna tazza e mescolai, producendo dei leggeri tintinnii. Gli allungai la tazza e tornai a sedermi, lasciando che il vapore mi riscaldasse il viso, e la tazza le dita. Le questioni interne dei vampiri non mi interessano, mormorai, osservandolo con le palpebre socchiuse tranne quando si ripercuotono sulla mia vita e sul mio portafogli. Ma ho un lavoro da portare a termine, per cui esigo delle risposte. Visto che ci sono le telecamere, come mai Leo ha saputo soltanto da me dell'assalto sferrato dall'emarginato questa mattina? E poi c' stato quello al capo dei Mearkanis nella sua tana. Ming. Come poteva non saperlo e perch non  intervenuto? A meno che non speri di guadagnare qualcosa da queste morti. Al che mi arrischiai ad aggiungere: Forse cos peggiora la crescente divisione tra i clan. Forse Leo ha sparpagliato i suoi amichetti per il quartiere, armati fino ai denti per dare la caccia ai vampiri. Maciste rimase immobile, senza accennare a nessuna delle mie ipotesi. Ma potrei giurare di avere notato una leggera tensione nella pelle attorno ai suoi occhi. Per caso Leo ha lanciato la sua personale caccia al vampiro? E se s, perch?
Dopo un po', Maciste prese la tazza e bevve un sorso, una tecnica per guadagnare tempo mentre pensava. Le mie domande l'avevano seccato, ma nel momento in cui assapor il t, la sua espressione sembr voler dire 'credevo peggio'. Poi finalmente cominci: Te lo racconter se tu mi racconterai come hai fatto a scovare le telecamere cos alla svelta; non hai nemmeno dovuto cercarle afferm, intendendo con un dispositivo elettronico. Sei andata dritta dove stavano. Lo so. Ho controllato le registrazioni digitali quando il sistema ne ha riportato la rottura.
Presi davvero in considerazione l'ipotesi di rispondergli, in parte curiosa di vedere come avrebbe reagito quando gli avrei detto che le avevo fiutate. Ma poi, avendo parlato di un sistema di videosorveglianza digitale talmente sofisticato da inviare messaggi in caso di malfunzionamenti, capii l'inghippo e dissi: Niente da fare.
Quella era la citt di Leo. La gente di Leo. Li trattava come se fossero gli schiavi della gleba del suo feudo, per cui non mi stupiva che li spiasse. E avere le telecamere in tutte le case e in tutti i covi significava avere un sistema enorme, di quelli che si controllano solo in casi di problemi, di cambiamenti, o di tentativi di usurpazione del potere. Probabilmente non erano molti i vampiri che avevano scoperto il sistema di sorveglianza, solo quelli che avevano assunto qualcuno, esterno - e giovane, esperto di sicurezza e indipendente, e non servitori umani centenari - perch esaminasse le misure di sicurezza. Credevo che i vampiri assomigliassero quasi tutti a Katie, e fossero quindi spaesati dalla tecnologia in evoluzione; Leo invece sembrava a suo agio con gli strumenti moderni, pareva averne fiducia, il che mi sembrava strano per un vampiro anziano.
Poi all'improvviso mi venne in mente una cosa, e mi sentii proprio una stupida. Se Leo ha le registrazioni degli assalti subiti da Ming e Katie, sapr anche chi  l'emarginato. Voglio visionarle.
Maciste fece di no con la testa. Non nel covo di Ming. Leo non sapeva dove dormiva. Ecco perch abbiamo scoperto l'accaduto solo la sera, quando il suo servitore umano  andato a cercarla. Prese un altro sorso di t, scrutandomi da sopra il bordo della tazza, che poi appoggi sulla tavola e rigir fra le dita di entrambe le mani, come se volesse assicurarsi che il manico puntasse nella giusta direzione. I cinque vampiri attaccati sono stati tutti aggrediti nel proprio covo. Niente registrazioni. Katie  stata l'unica a venire assalita sul posto di lavoro, e l'emarginato ha disattivato il sistema di sicurezza prima che potessimo recuperare qualche registrazione.
Cinque vampiri assaliti? Accidenti, non me l'avevano detto. Proprio nessuna registrazione n foto? Maciste fece di no con la testa, guardandomi negli occhi. Io l'ho visto... quando ha attaccato Katie.
Maciste s'immobilizz, proprio come avrebbe fatto un vampiro. Doveva essere il lungo sodalizio.
 alto mi metro e ottanta con le scarpe. Ha i capelli neri lunghi e lisci. E la pelle scura per essere un vampiro. Maciste stava catalogando mentalmente tutti i vampiri che conosceva e, mentre parlavo, con lo sguardo passava da un mio occhio all'altro, avanti e indietro. Ha il naso aguzzo. Niente barba n baffi. La pelle color rame mi fa pensare che sia sud-asiatico o amerindio. Scommetto che  un indiano d'America. Quando si nutre, utilizza entrambe le arcate dentarie.
Di fronte a questo dettaglio, Maciste sgran gli occhi. Quanti dei vampiri qui in zona corrispondono alla descrizione? chiesi. E quanti ne sono scomparsi diciamo nell'ultimo anno? A partire, pi o meno, dal mese precedente la scomparsa del primo essere umano o il suo ritrovamento da morto?
Sono quattro i vampiri che corrispondono alla descrizione. Cinque se conti anche Mario Esposito.  italiano, pi basso di quanto hai detto, per ha la pelle scura. Che io sappia, nessuno di loro  scomparso, nessun vampiro tranne quei cinque, e di questi cinque di cui  stata accertata la morte, due avevano i capelli chiari, uno era di colore, e gli altri erano di origine europea e avevano i capelli castani. Ma chieder in giro.
Mi piacerebbe dare un'occhiata a tutta la documentazione della loro sicurezza.
Maciste sorrise dentro la tazza, quasi a dire 'scordatelo'. Prese un altro sorso, poi appoggi la tazza e si alz in piedi, muovendosi con un'eleganza adatta a una sala da ballo o a un duello sul ring. Ripensai ai cinquanta, sessant'anni che gli avevo dato, e considerai che forse ne aveva qualcuno in pi. Grazie per il t. Non era poi cos male.
Figurati. La documentazione della sicurezza?
Vedr cosa posso fare. Ma lo disse facendomi capire che non si sarebbe sforzato eccessivamente.
Come facevi ad avere le chiavi? Un'altra delle misure di sicurezza di Leo?
Gi. Si mise le mani in tasca, protese le labbra e si guard attorno, quasi volesse dire qualcosa. Invece si diresse verso la porta d'ingresso. Chiudimi fuori. E se ne and.
Missione compiuta dissi alla casa vuota.
Raccolsi con una scopa il fango seccato, mi feci una doccia, poi mi ficcai sotto le coperte. Ero esausta.
Fui svegliata dal telefono che squillava. Cercai a tentoni il kit della Bestia, e ne aprii la cerniera. Avevo poca batteria, e il cellulare emise un leggero suono di avvertimento anche quando risposi. S?
Questa notte seppelliranno Katie. Devi essere al cimitero prima di mezzanotte.
Devo fare cosa? Mi stropicciai gli occhi, con il crepitio della cispa negli angoli. Era ancora giorno, e sentii delle risate provenire da fuori, turisti che chiacchieravano. Troll? dissi al telefono.
Katie  sopravvissuta all'assalto mi aggiorn con voce stanca. Ma Leo dice che va sotterrata.  una cerimonia purificatoria. Sinceramente non ne so molto, ma tutti i mitraici si raduneranno al cimitero e... gli manc il fiato la seppelliranno.
E se la sotterrano, guarir? domandai, cercando in tutti i modi di non risultare sarcastica, e accontentandomi del disgusto. I vampiri mi facevano uscire di testa. E perch devo esserci anch'io?
Sono stati convocati tutti. Ci saranno anche i vampiri pi anziani, tutti quanti nello stesso posto. Lo sentii passarsi la lingua sulle labbra, poi, abbassando la voce, aggiunse: Agli esseri umani  proibito presenziare, per cui devi arrivare prima e trovarti un nascondiglio.
In modo da poter vigilare. Perfetto. Controllai l'ora sul cellulare e rotolandomi mi alzai in piedi. La mia batteria sta morendo. D le indicazioni a una delle ragazze e mandamela qui.
Sar fatto. Jane, vedi di prenderlo. La sua voce si spezz, e mi resi conto che era addolorato per il suo capo succhiasangue. All'improvviso mi torn in mente l'immagine, vivida come un'istantanea, di Troll inchiodato alla parete dal potere della mente dell'emarginato. Fallo fuori ribad.
Contaci risposi, un po' turbata dalle sue emozioni. Come potevi addolorarti per un pezzo di carne? Lo prender. Misi il cellulare in carica e poi mi guardai i capelli. Tutto quel groviglio non era adatto a un funerale. E come potevo nascondermi da un grande gruppo di vampiri in grado anche loro, come la Bestia, di fiutare gli odori? Bella domanda, e nessuna risposta. Per il momento.
Trascorsi le poche ore che mi restavano a sbrigare il lavoro manuale degli addetti alla sicurezza e degli investigatori: sfogliare e analizzare scartoffie e dossier. Cominciai dal contratto standard per i servitori e dai documenti della sicurezza dei cinque vampiri scomparsi che mi erano stati consegnati da un fattorino. Alla fine Leo non era stato restio a mostrarmeli, anche se in realt non dicevano granch. Erano gi stati setacciati per bene, alla ricerca d'informazioni interessanti che andassero oltre il nome, la data e il luogo di nascita, e la stirpe vampiresca fino al maestro vampiro che aveva dato origine a tutti. Fu interessante vedere un caso con tutte le relazioni contorte e interconnesse fino al 700 d.C., per non fu molto utile. Per quanto potevo dire, non c'era nulla che collegasse i cinque vampiri scomparsi. Stavo solo perdendo tempo.
Chiamai i gemelli, Brian e Brandon, chiedendo loro se per caso avessero sentito qualcosa, qualsiasi cosa, ma non ne cavai nulla. I cinque vampiri si erano limitati a sparire dal loro covo segreto. I gemelli mi avevano anche chiesto di fare un salto da loro quando volevo, sembravano piuttosto interessati a vedermi, il che faceva molto bene al mio ego, e m'invitarono anche a una festa per i servitori di sangue addetti alla sicurezza della citt, che si sarebbe tenuta a un poligono di tiro dove servivano birra e pizza. Era un modo per crearsi dei contatti nella citt dei vampiri.
Su internet scoprii dove venivano conservati gli atti relativi alle propriet fondiarie e alle compravendite immobiliari, e che a New Orleans non erano custoditi tutti in un unico luogo. Al contrario, erano sparpagliati in diversi posti, e in diversi gradi d'integrit. Avrei potuto chiamare di nuovo Rick, ma c'erano alcune questioni pratiche circa la sicurezza che non potevo delegare, soprattutto a un tizio che sembrava avere lui stesso un piano. Prima di uscire di casa, passai in rassegna le fedine penali dei vampiri scomparsi. Niente. Nada. Le loro situazioni finanziare non erano n migliori n peggiori di quelle di un normale essere umano. Alcuni vivevano grazie ai risparmi e agli investimenti, altri grazie ai prestiti; qualcuno se l'era passata bene, qualcun altro no. Ma restavano ancora senza punti in comune.
Nel bel mezzo delle mie indagini, Tia arriv con l'indirizzo e una mappa per il cimitero dei vampiri. Era assonnata e sembrava sotto l'effetto di qualche droga, ma su di lei fiutai l'odore di vampiro, non di sostanze chimiche.
Misi in moto Pezzettina e mi diressi prima verso il tribunale civile distrettuale di New Orleans, poi all'archivio notarile di Poydras Street per controllare i registri e le eventuali recenti compravendite di terreni, le concessioni edilizie e atti simili che coinvolgessero i vampiri. L'archivio notarile era stato ridipinto di recente, ma il mio naso sensibile avvert puzzo di muffa e acqua stagnante - forse un segno dell'uragano Katrina. Cerano parecchi registri da controllare, che risalivano fino ai primi dell'Ottocento, ma i risultati della ricerca non sembravano avere niente a che fare con le mie indagini.
Il clan dei St Martin aveva scritto un libro sui mitraici, che in teoria doveva essere pubblicato nel giro di dodici mesi. Per finanziarlo avevano utilizzato i proventi derivati dalla vendita di un maneggio vicino a Springhill.
Il clan degli Arceneau stava incassando le obbligazioni sui lavori pubblici nel distretto e nella citt, e investiva in terreni.
La moglie del sindaco, Anna, di recente aveva acquistato quattordici lotti di terreno paludoso nella zona a sud e a ovest di New Orleans.
Il clan dei Bouvier aveva una voglia matta di contanti, stando alla recente vendita del loro terreno.
Non c'era niente, per, che mi balzasse agli occhi e mi dicesse: 'Questo  il luogo in cui sono seppelliti i corpi, lui  l'emarginato e si nasconde qui.' Altro tempo perso.
Per puro caso incappai nell'atto originale relativo al terreno del clan dei Pellissier, intestato a un certo Leonard Eugne Zacharie Pellissier, marchese. Scovai anche l'atto relativo a un cimitero che aveva cambiato proprietario, lo stesso in cui dovevo recarmi quella sera; un terreno di propriet di un privato, a differenza dei cimiteri umani della zona, che erano o della chiesa o della municipalit. L'atto relativo al cimitero dei vampiri era stato siglato nel 1902, da Leo, e intestato a una certa Sabina Delgado y Aguilera. Non era un nome di vampira che riconobbi e non ricavai informazioni che mi potessero tornare utili. Ancora una volta, fu solo una perdita di tempo.
Stavo uscendo dall'edificio, con il sole del tardo pomeriggio bollente sulla pelle, quando incontrai, anzi mi scontrai con Rick LaFleur, che stava entrando.
Se era sorpreso d'incontrarmi, non lo diede a vedere, e figuriamoci se non stava bene, accidenti, con i jeans, la maglietta e i vecchi sandali che gli avevo gi visto un'altra volta. Si ferm un paio di gradini sotto di me, con una gamba piegata, e si mise gli occhiali sulla testa. La cacciatrice di vampiri dichiar in un tono sarcastico che non riuscii a interpretare.
Tipo risposi con lo stesso tono. Hai trovato quelle informazioni che stavo cercando a proposito degli atti fondiari?
Ci sono quasi. Poi ti porto tutto. Hai pranzato?
Con gli occhi socchiusi guardai il sole, che adesso era vicino alla linea dell'orizzonte a ovest, poi, facendo trasparire una sfumatura divertita risposi: Parecchio tempo fa.
Scroll le spalle. Orari da musicista. Perch non vieni al locale stasera? Suono da solo. Accenn un sorrisino e i suoi occhi neri s'illuminarono per un attimo di un chiaro interesse sessuale. Potresti ballare di nuovo per me.
Le possibilit lasciate intendere dal suo sguardo mi riscaldarono il sangue. Ci penser conclusi, passandogli davanti per tornare dalla mia Pezzettina, che mi aspettava con pazienza parcheggiata all'ombra. Mentre camminavo, sentii i suoi occhi roventi fissi sul mio sedere e una vampata di calore m'inond il viso. Per non mi va di diventare un altro segnetto sulla testiera del letto di un ragazzo aggiunsi senza girarmi. Immagino che un musicista come te ne abbia gi fatti abbastanza. Inforcai la moto e indossai il casco. Dimmi qualcosa a proposito di quelle informazioni. Accesi Pezzettina e me ne andai; Rick rimase visibile nello specchietto retrovisore finch non fui lontana.
Mi ero studiata la mappa a memoria, e al calar del sole eccomi nuda nel giardino sul retro. E la Bestia era irritata. I mutaforma hanno il potere di penetrare nella struttura genetica degli animali, penetrare a fondo e cambiare forma, da quella umana a un'altra, per coincidere, esattamente, con il corpo dell'altro animale a partire dalla struttura genetica, copiata dal materiale genetico presente nelle ossa, nei denti e nella pelle del morto.
Erano undici anni che mi trasformavo, e la Bestia si arrabbiava sempre quando non sceglievo la sua forma. Ora, dopo il sogno-ricordo di com'era nata, anch'io all'improvviso non ero pi contenta del processo. Mi sentivo a disagio. D'accordo, forse in colpa. Il sogno del furto mi aveva rivelato come la Bestia era finita a risiedere dentro di me, una teoria che non avevo mai indagato, il che dimostrava la mia codardia. Per salvarmi la pelle, mi ero impossessata del corpo e dell'anima di un essere vivente. Dentro di me, sapevo che si trattava di magia nera; casuale, ma la mancanza di volont non la rendeva certo meno nera.
Avevamo - io e la Bestia - imparato a convivere, a condividere la mia e la sua forma, ma ero sicurissima che non mi aveva mai perdonato per quel furto peccaminoso. L'alleanza non  mai stata semplice e, quando sceglievo di assumere un'altra forma, di trasformarmi in un altro animale, la mia anima spezzata, doppia, non sopravviveva indenne alla transizione. La Bestia restava sepolta talmente nel profondo che non riuscivo a trovarla, il che significava andare in giro da sola. E quando riacquistavo le sembianze umane, lei me la faceva sempre pagare.
Il prezzo era ancora pi alto quando la trasformazione incideva parecchio sulla massa, ovvero quando dovevo tramutarmi in qualcosa di molto pi piccolo o molto pi grande di lei, perch tutta quella massa dovevo prenderla o toglierla da qualche parte. La legge della conservazione della massa restava valida, soprattutto nella magia dei mutaforma, per cui quando mi trasformavo in qualcosa con il corpo pi piccolo del mio, con un cervello pi piccolo, c'era sempre il rischio di perdere per sempre una parte di me o della Bestia, se non tutto. Lei non lo tollerava proprio, e trovava sempre un modo per punirmi.
Mentre il sole trafiggeva il cielo con le sue spade dorate, io andai a sedermi sulla roccia pi alta. Era calda, e confortante al contatto con la pelle nuda del mio sedere; rilassante. Aprii la cerniera dello zainetto contenente i miei feticci animali e tirai fuori una collana. Mi misi al collo quella di piume e artigli, poi presi quella con la pepita d'oro e l'appoggiai sulla pietra. Era troppo larga per la forma che avevo scelto.
Toccai un artiglio. Chiusi gli occhi. Mi rilassai. Ascoltai il vento, l'attrazione della luna crescente all'orizzonte, pi grande di una falce. Mi concentrai sul battito del mio cuore.
Rallentai il ritmo delle funzioni corporee, facendo precipitare il battito cardiaco e collassare la pressione sanguigna, permettendo cos ai muscoli di rilassarsi, come se mi stessi preparando per andare a dormire. Con le ginocchia piegate e le braccia lungo i fianchi nell'aria umida, restai seduta sui massi. Nessun materiale biologico andava bene per acquisire massa - perfino il legno aveva un suo RNA specifico - ma la pietra era pura, era per questo che ne avevo bisogno. Cos era facile rubare massa. Ed era facile cedere massa. Quando non avevo alternative.
Con la mente che rallentava, penetrai nelle piume, negli artigli e nel becco legati alla collana. Sempre pi a fondo. Persi l'intero mio bagaglio conoscitivo, a esclusione delle coordinate della nuova caccia, che andai a sistemare nello strato interno della pelle, nelle zone pi remote del cervello, in modo da non perderlo quando avessi cambiato sembianze, quando mi fossi trasformata. Andai ancora pi a fondo. Sempre di pi. In quel mondo grigio senza fine dentro di me. E cominciai a cantare, in silenzio: Massa alla massa, pietra alla pietra... Massa alla massa, pietra alla pietra...
I tamburi della memoria scandivano un ritmo lento. L'aria si riemp del profumo di legna arsa ed erbe. Il vento notturno della terra del Popolo mi accarezz la pelle. Cercai la doppia elica del DNA, il serpente interiore che giaceva negli artigli e nelle piume della collana. Era l, come sempre, nel profondo delle cellule, nei resti dei tessuti molli. Ci scivolai dentro, dentro al serpente che riposa nel profondo di tutte le bestie, il serpente del DNA. Ci caddi dentro, come acqua che scorre nel fiume. Come la neve che cade, scivolando gi per i fianchi di una montagna. Lo spazio grigio ribolliva sopra di me.
Il mio respiro cambi, il mio battito cardiaco aument. L'ultimo mio pensiero riguard l'animale che sarei diventata. Il gufo reale, il Bubo bubo. Le ossa slittarono, la pelle s'incresp. La massa si spost in basso, verso la pietra. Verso la roccia sotto di me, emettendo rumorosi crepitii che rimbombavano nell'aria. Granelli neri di energia mi danzavano attorno, bruciando e pungendo come frecce acuminate. Massa alla massa, pietra alla pietra.
Come un coltello, il dolore mi penetr i muscoli e le ossa lungo la spina dorsale. Le ali si spiegarono lungo le mie spalle, risultato della metamorfosi delle braccia. Mi spuntarono piume dorate, fulve, marroni. Le mie narici si restrinsero, andando a pescare nel profondo, a riempire polmoni pi piccoli. Il battito aument, un battito pensato per alimentare il volo. Gli artigli s'incurvarono sulla pietra.
La notte si svegli; ogni cosa era nuova, intensa. Il mio udito era bombardato di suoni provenienti da ogni dove. A terra un topo. Ignaro del pericolo. Il fruscio delle foglie di un albero a cento metri di distanza. I pulcini che pigolavano. Un nido d'uccello. Cibo. La casa che si assestava.
Occhi creati per la notte immagazzinarono ogni cosa, con una precisione tale che sembrava che il sole splendesse ancora. Luci e ombre mi trafiggevano la vista, vivida, acuta. Orribili luci umane. Mi raccolsi, aprii le ali, e poi spiccai il volo dal masso, via, sopra il giardino e oltre, percuotendo l'aria con un'apertura alare di un metro e mezzo, con le ali di un animale che non era mai vissuto in questo continente. Era parecchio tempo che non volavo, ma il ricordo era conservato nel serpente del volatile. Oscillai un po', mi spiegai in volo, incappai in una corrente d'aria calda, lasciando che mi trasportasse in alto senza dovermi sforzare di sbattere le ali di continuo.
Guardai in basso, librandomi nella notte, trovai la pepita d'oro sopra la pietra, il suo posto nel mondo. Lo riconobbi fra tutto quel reticolo di strade all'interno della mia memoria di gufo. La mia coscienza umana si mescol con quella dell'animale, dispersa nelle cellule del Bubo bubo.
La fame mi squarci lo stomaco. A terra, qualcosa si mosse, silenzioso nella notte, con quattro zampe e righe grigie e bianche. Curvai le ali verso i fianchi e mi buttai in picchiata. Precipitai sulla preda con gli artigli protesi. Le estremit curvate strinsero e trattennero. Gli affondai il becco dietro il collo fino alle vertebre. Uccisi il gatto selvatico. Seduta nell'ombra, mangiai, strappando con gli artigli e il becco brandelli di carne sanguinante, finch non fui sazia. Succedeva sempre cos dopo una trasformazione. Fame. Quand'ebbi finito, del gatto non era rimasto granch. Le zampe, le ossa, il cranio.
La mia memoria umana, nascosta sotto la pelle, cominci a farsi sentire. Mi piacciono i gatti... La mia parte umana si rammaric. Poi i ricordi cambiarono. Una mappa. Ahhh. La caccia. A uno di loro. Inspirai la notte, grida e rumori di spari in lontananza, odori di umani ripugnanti uniti ai suoni e alla sporcizia del loro mondo. Motori e macchinari. Sangue di gatto. Mi ributtai in volo. Le correnti d'aria calda in citt erano disorientanti, mentre si spostavano su e gi per i palazzi smosse da improvvise folate provenienti dal fiume. Il fiume.
M'inclinai e lo trovai, luccicante e increspato da una brezza sempre pi intensa. Pioggia in arrivo. La conoscenza del tempo meteorologico era parte del serpente genetico innato di un predatore. Risalii in quel che rimaneva del calore del giorno, volando alta nel cielo. Sotto di me individuai l'autostrada, un nastro costellato di luci in movimento che attraversavano il fiume. La seguii, fuori dalla citt, lungo la mappa immagazzinata sotto la pelle, nella mia parte umana. Per raggiungere il posto in cui i vampiri sotterrano i loro simili morti una volta per tutte e si rigenerano.
R.o.R..a.n.d.M.a.c.h.i.a.n. 

18
Siamo ancora in cerca di un'assoluzione?
A trecento metri da terra, con la luna che riempiva la notte di riflessi argentei e le stelle scintillanti come milioni di luci, fui rapita dall'estasi del volo. Il cuore mi batteva energicamente. Avevo le ali spiegate a solcare l'aria. Mentre procedevo, le correnti mi arruffavano le penne remiganti, avevo la pancia piena e la gioia che mi scorreva nelle vene.
Un grosso ratto attir la mia attenzione; stava sbucando da una zona paludosa molto pi sotto di me. Se fossi stata affamata, sarebbe stato un ottimo spuntino - ottimo anche per nutrire i piccoli. Vicino al terreno umido, in fondo a una stradina ricoperta da gusci rotti di conchiglie, individuai una piccola costruzione, tinteggiata di bianco. Incuriosita, piegai un poco le ali e scesi di quasi duecento metri; poi le riallargai per poter girare in tondo.
Si risvegliarono ricordi lontani. Ero alla ricerca di quel posto. La costruzione era senza croce, ma i muri erano alti, aveva il soffitto a volta e un campanile acuminato infilzava il cielo. Katie. I vampiri. Ora ricordavo, e scesi ancora di quota.
Le strette finestre arcuate puntavano verso l'apice con vetrate colorate tipiche di una cappella. Niente luci, per. Buio. Un buio vampiresco. Il fabbricato bianco era fatto di malta impastata con conchiglie, e sebbene non ci fossero luci alle finestre o a terra, risplendeva grazie a quella della luna.
Sul terreno attorno alla cappella-non cappella si affacciavano numerosi ingressi di cripte in marmo bianco, mausolei formato famiglia, che risplendevano nel chiarore limare. Punteggiavano il suolo; piccole dimore per i morti una volta per tutte e per i morti viventi. Scesi ancora un po', volteggiando, e notai che si stavano avvicinando i fari di automobili provenienti da ogni dove. Eppure l, in quell'edificio antico, nessuna luce era accesa.
Lo perlustrai in lungo e in largo con gli occhi creati per la notte e un udito a cui non sfuggiva nulla. Mentre mi abbassavo di quota, solcando l'aria, all'interno della non cappella fece capolino il chiarore di una candela, rischiarandola; una luce brillante che tremolava dietro le vetrate ad arco proiettando tenui sfumature di colore sulla stradina bianca di conchiglie. I colori che riempivano le vetrate rientravano tutti nelle tonalit del sangue: rubino, vino, amaranto, il rosa tipico di quello annacquato; una luce insanguinata che si riversava sul terreno.
Una vampira usc dalla porta, intenta a sistemarsi il vestito. Era vecchia. Aveva la pelle candida come la luna piena e il volto segnato dalle rughe. Era vestita tutta di bianco: le punte delle scarpe, il lungo vestito, il soggolo a ricoprirle il capo come una monaca, nascondendole i capelli; le mani erano celate sotto un grembiule, quasi si trattasse di una badessa vampiro. In lontananza vibr una macchina. Si ferm, immobile come una roccia, una statua scolpita, perfetta per un cimitero. La sua vista mi fece tornare in me.
Raddrizz le spalle e alz il mento quasi dovesse andare in battaglia, e cos notai le sopracciglia nere e il naso aquilino. Mediterranea, forse greca. Non bella, ma imponente e rilassata, quasi avesse fatto pace con s stessa e con il mondo.
La macchina imbocc il vialetto, scricchiolando sulle conchiglie. Nell'aria si alz l'odore di vampiro. Inclinai le penne remiganti e scesi ancora pi in basso, silenziosa nel vento, senza fare alcun rumore d'ali mentre cercavo un albero su cui atterrare. Un albero alto. Morto. Rami bianchi e privi di corteccia. Vicino alla zona in cui i vampiri sarebbero stati interrati; abbastanza vicino da permettere al mio udito di gufo di sentire i loro discorsi. Distesi le ali in tutta la loro lunghezza, spiegando bene le piume, e gonfiai il petto. Allungai zampe e artigli. Sbattei le ali al contrario per rallentare la spinta in avanti. Afferrai il ramo scorticato. Ero arrivata. Scrollai le spalle di rapace, sbattei un po' le piume mentre subentravano l'equilibrio e la forza di gravit. Mi sistemai sul legno secco, con le ali ben aderenti al corpo.
Mentre atterravo, la vampira si volt verso di me, notandomi sull'albero. Bubbolai solitaria nella notte. Non ero un gufo di quelle zone, ma tanto non avrebbe notato la differenza. Dopo poco si gir verso la prima limousine arrivata, restando a guardarla mentre vibrava vicina e rallentava la sua corsa fino a fermarsi.
Dalla lunga auto sgusciarono fuori dei vampiri, sette, tutti svelti, con una velocit vampiresca, belli rimpinzati, tanto che fiutavo su di loro il sangue fresco. Erano tutti vestiti di nero, abiti tetri e fatti su misura in frescolana o seta, che scintillavano nella notte. Adatti tanto a un funerale quanto a una festa.
E mentre la prima auto faceva inversione per tornare verso l'uscita, altre ne arrivarono, un passaggio continuo di fari, come uccelli in volo. Come una danza. Giunsero dozzine di macchine, alcune con a bordo un solo passeggero, altre con molta gente, e alla fine sotto la luna crescente si erano radunati un centinaio di vampiri. Infine arriv un carro funebre, bianco, luccicante come una perla nella notte. Si ferm improvvisamente in mezzo ai vampiri.
Due uomini saltarono fuori e si affrettarono a risalire sul retro del carro funebre. Erano umani, sgraziati, lenti nei movimenti, uno dei due aveva attorno alla vita un bel rotolo di grasso. Nessun vampiro era mai riuscito a ingrassare, quasi tutti vivevano ai limiti dell'inedia, magri come un bottino di caccia invernale. I vampiri poco a poco si avvicinarono, stringendosi in cerchio attorno al carro funebre. La paura degli umani aument quando scaricarono una bara bianca. I loro pori trasudavano qualcosa di molto vicino al panico, che and a sporcare l'aria notturna.
Sicuri che potete sotterrarla senza...? Non importa disse uno di loro.
Un vampiro scoppi a ridere, con una perfida risata d'intesa, compiaciuto del terrore amplificato dall'eco. I due umani tornarono ai loro posti a gambe levate e richiusero le portiere. Misero persino la sicura, anche se non esisteva serratura o vetro in grado di proteggerli. Il vampiro beffardo rise di nuovo. Lo vidi passarsi la lingua sulle labbra, udii lo schiocco della carne morta.
Il carro funebre romb e poi si allontan, scagliando ovunque frammenti di conchiglie come proiettili. All'ingresso del cimitero sband di coda, e le gomme stridettero quando ripresero l'asfalto. E poi di nuovo a rombare lungo la strada. Quando fu sparito completamente, la vecchia vampira, quella che sembrava vestita da badessa e aveva acceso le candele nella non cappella, si avvicin alla bara e ci pos sopra la mano.
Avvicinatevi disse, con un tono dolce ma convincente. Mi sporsi dal ramo, spinta ad avvicinarmi da un potere superiore che mi afferrava la carne e le ossa. Era una specie di chiamata vampiresca, con una forte carica persuasiva. Avvicinatevi e donate il sangue, esort cosicch la nostra sorella possa essere purificata. Le sue parole si stagliarono sopra la folla, danzando nell'aria, piene di bellezza. L'et rendeva la sua voce potente, corposa. Le sue parole tintinnavano e risuonavano nella mia testa, chiedendo e ordinando. I miei artigli danzarono sul legno vecchio. Scintille nere d'energia e di magia si librarono su di me. Allargai le ali pronta a volare da lei.
Rivendico il diritto di oppormi alla cerimonia del sangue disse un uomo.
Sorpresa, richiusi subito le ali lungo i fianchi.
La folla si mosse e sospir, come se le aspettative fossero state esaudite. Quelli pi vicini al nuovo oratore indietreggiarono fino a isolarlo, aprendo cos un canale tra lui e la bara chiara. Sembrava divertito dal modo in cui i suoi consanguinei si erano spostati. Per essere un vampiro, era molto magro e slanciato. Scuro, aggraziato ma non effeminato, si avvi per quell'apertura tra la folla in maniera simile a uno schermidore, posando i piedi con attenzione e tenendo sempre a mente l'equilibrio. Giunto di fronte alla donna anziana, disse: Rafael Torrez, erede del clan dei Mearkanis. Mi oppongo.
Sabina Delgado y Aguilera rispose l'anziana, al che sussultai: avevo letto il suo nome proprio quel giorno. Sacerdotessa del camposanto. Spiegaci pure perch ti opponi.
Era proprio un dandy, scosse i polsini, e parte del ricamo in pizzo luccic come seta nella notte. Non c' alcun bisogno di un'offerta di sangue. La vittima si  comportata da debole e incosciente. Ha offerto il collo all'aggressore. Le prede dovrebbero morire. Funziona cos da sempre tra di noi.
La folla mormor, qua e l con cenni d'assenso. Voglio sostenere la defunta disse qualcun altro. Leo si fece strada tra i vampiri, con altrettanta eleganza - del resto, chi non l'aveva tra loro? - ma con il portamento di un torero, solido e deciso. Agitai le lunghe penne nell'aria immobile, scuotendo via le ultime tracce dell'impulso a unirmi a loro.
Leonard Eugne Zacharie Pellissier si present. Immaginai che tutti sapessero chi era chi, per cui le presentazioni erano una pura formalit, come in un processo, dove bisogna indicare nomi e titoli. Vampiro a capo della citt e del clan dei Pellissier, da settecento anni. Per quanto ne sapevo, erano rari i vampiri di settecento anni, e la sacerdotessa sembrava ancora pi vecchia. Molto pi vecchia. Non avevo trovato la sua discendenza nei registri che avevo consultato.
Leo si ferm di fronte a Sabina. Le vecchie abitudini sono morte e sepolte. Quando gli umani ci scoprirono, svelandoci, e dimostrarono che i vecchi miti erano veri, e che avevano dei cacciatori di sangue tra loro, le vecchie abitudini cambiarono. Morirono.
Forse non possiamo pi creare famiglie di sangue come facevamo in passato, continuando a vivere comunque nel mondo degli umani. Oggi non siamo certo abbastanza numerosi da permettere ai nostri membri pi anziani di morire una volta per tutte. Cos come si  evoluto il mondo, anche i mitraici devono cambiare per sopravvivere.
Bel discorso. Ma il mio clan  rimasto senza un capo. Essendo io il pi anziano, il mio sangue  molto prezioso per la mia stirpe, ribatt Rafael e necessario per consolidare il mio potere. Perch dovrei cederlo per salvare una discendente del mio nemico? Perch dovrei aiutare te? C'era parecchio rancore nell'aria, e per un attimo pensai che Rafael avrebbe tirato fuori i canini, oppure sfoderato la spada e attaccato.
Dobbiamo restare uniti se vogliamo sconfiggere l'emarginato disse Leo. Saremo anche nemici io e te, Rafael, ma il nemico del mio nemico  mio amico. Restiamo uniti contro gli umani che vogliono eliminarci, in questo le vecchie abitudini non devono cambiare. Infine, con tono pacato, aggiunse: Se tu fossi attaccato dall'emarginato, sarei pronto a donarti il mio sangue. La folla sospir, stupita.
E se non interveniamo, riprese Sabina c' la possibilit che Katherine Louisa Dupre, che non  ancora morta una volta per tutte, guarisca da sola, trasformandosi anche lei in un'emarginata. Con il rischio che infetti altri dei nostri, come narrano le storie antiche. La congrega dei vampiri cambi posizione, muovendosi in quella che poteva sembrare una danza lenta e articolata. Il loro atteggiamento collettivo era un chiaro segno d'indecisione.
Solo le vecchie e gli stupidi dicono che un emarginato pu contagiare un mitraico continu Rafael in un chiaro tono derisorio. Era gi una leggenda ancora prima della mia trasformazione. Si volt verso una donna vestita con un abito da sera di seta nero, e lei abbass gli occhi. Piegai la testa e mi feci scappare una piccola esclamazione di sorpresa. Dominique, ricordai.
Sabina disse: Io ero leggenda prima che tu fossi trasformato, Rafael. Ho visto la leggenda diventare realt. Ad ogni modo,  giunto il momento che venga fatta luce sul nostro passato pieno di ombre e di macchie, un vecchio emarginato infesta le strade della nostra citt, esasperato dalla propria colpa. La sua voce si dissolse in un sospiro delicato.
Macchie disse uno dei presenti.
Colpa disse qualcun altro.
Non ero certa del significato che davano a quelle parole, ma il tono era addolorato, come il grido di uccelli solitari nella notte. Bubbolai di nuovo, e la sacerdotessa alz gli occhi verso l'albero su cui ero appollaiata. Tacqui, e con gli artigli strinsi bene il ramo, cos da bloccare ogni minimo movimento.
Sabina torn a guardare i vampiri e disse: Proprio com' successo ad altre specie che, in tempi e luoghi diversi, hanno cercato d'ingannare Dio, la nostra colpa ci  costata cara. Dobbiamo impedirle di eliminarci prima che giunga la redenzione. Nuovi mormorii tra la folla. Ingannare Dio?, pensai. Come pu un vampiro ingannare Dio? Rafael Torrez, disse Sabina il tuo clan ritira l'obiezione? Condividerete il vostro sangue con la defunta?
Il clan dei Mearkanis ritira l'obiezione disse, con un tono un po' scortese. Ma non ci ripresenteremo presto a una cerimonia del genere.
Qualcun altro vuole opporsi? Vedendo che nessuno prendeva la parola, concluse: La volont  stata espressa. Aprite la bara.
I vampiri si avvicinarono, lentamente, al feretro bianco, stringendosi in cerchio, impedendomi di vedere nonostante fossi in alto sull'albero secco. I cardini cigolarono debolmente e con lentezza. Sentii qualcuno estrarre una lama da una fondina, vidi un brillio d'acciaio nella mano di Sabina, poi fiutai l'odore di sangue di vampiro, forte e aspro mentre lei abbassava la lama. In qualit di pi anziana e di sacerdotessa, disse offro per prima il sangue alla nostra sorella deceduta e allung li braccio sopra la bara; il sangue scorse rapido, gocciolando all'interno con un leggero ticchettio. L'odore di sangue di vampiro aument. Dopo parecchio tempo, Sabina si fasci il braccio con un pezzo di stoffa. Una donna dietro di lei lo leg con un nastro in modo da tenerlo fermo. Poi la sacerdotessa sollev di nuovo la lama, la asciug su un altro pezzo di stoffa e guard i presenti, in attesa.
Leo si arrotol la manica fino al gomito e porse il braccio nudo. In qualit di vampiro capo della nostra sorella defunta, offro per secondo il mio sangue. Accolse cos il taglio della lama di Sabina. Era in piedi sopra la bara, e lasciava che il sangue scorresse come un'offerta, ma la sua postura aveva un sapore di sfida, e gli occhi erano fissi su Rafael. Passarono parecchi minuti, durante i quali strinse e rilasci il pugno, in modo da favorire il flusso sanguigno. Un essere umano sarebbe gi svenuto. Solo quando il sangue smise di fuoriuscire da s, accett il pezzo di stoffa pulito che gli porse la sacerdotessa, poi si allontan.
In segno di perdono, il clan dei Mearkanis offre il sangue alla defunta. Rafael prese la lama dalle mani di Sabina e si incise la carne. Data la reazione dei vampiri, immaginai fosse stato maleducato da parte sua; per Sabina non fece commenti, lasciando che procedesse come meglio credeva. Lui restitu il pugnale insanguinato e allung il braccio sopra la bara, lasciando defluire il sangue. Rimase cos quasi quanto Leo e, quando infine la ferita si coagul, perse l'equilibrio.
A me sembrava la versione vampiresca di una gara a chi ce l'ha pi lungo. Roba tipo quella della canzone Men will be boys.
Una vampira porse la spalla a Rafael, per sostenerlo. Alle sue spalle apparve un'altra donna. Era elegante, ma magra, quasi pelle e ossa. In qualit di capo del clan degli Arceneau, offro il mio sangue. Si fece trafiggere, inspirando forte per il dolore. Era l a sanguinare solo da met del tempo rispetto a Leo, eppure stava gi vacillando. Ai miei occhi di volatile, Dominique aveva qualcosa di strano. Non capivo esattamente cosa, per... non era assolutamente normale, nemmeno per un vampiro. Sar che si muoveva in modo molto meno aggraziato. La seguii con gli occhi mentre la portavano su una panchina l vicino. Poi ci arrivai: aveva gi perso sangue quella sera, probabilmente a causa di un vampiro, uno con il quale aveva un debito.
Il successivo donatore fu il vampiro a capo del clan dei St Martin, che per vers solo uno schizzo simbolico. I suoi occhi passarono in rassegna la platea quasi volesse sfidarla a fare anche solo un commento sulla sua misera offerta. Non correva certo buon sangue tra i St Martin e i Pellissier. Gli uccelli non possono sogghignare, ma ne sentii il bisogno. Dopodich anche i capi degli altri clan donarono il loro sangue, qualcuno arrivando quasi a dissanguarsi del tutto solo perch l'avevano fatto anche gli altri, e qualcun altro versando una quantit pi modesta. Mi sforzai di ricollegare i loro cognomi e il loro ordine di importanza, anche se un esercizio di memoria del genere non era facile per le attuali dimensioni del mio cervello.
Pellissier, Mearkanis, Arceneau, Rousseau, Desmarais, Laurent, St Martin, Bouvier, alcuni nemici, altri no. Quel 'santo' prima di Martin continuava a meravigliarmi; d'altro canto, la quantit d'informazioni che avevo appreso sui vampiri non emarginati era appena triplicata di nuovo. Se non quadruplicata.
Quando i capi finirono di presentarsi e versare il sangue, tocc ai membri minori avvicinarsi alla bara, per quel che notai restando sempre suddivisi per clan; ma ormai la pantomima si era conclusa e il resto della cerimonia avvenne senza teatralit. Supposi che Katie ormai stesse galleggiando nel sangue. Che schifo. Alzai lo sguardo verso la luna e dedussi che il rito dell'offerta durava da pi di due ore, quando Sabina ordin di fermarsi, dicendo delle parole incomprensibili, in francese, o latino, ma per me potevano anche essere in cinese.
I vampiri si disposero attorno alla bara aperta, spalla contro spalla. Poi cominciarono a canticchiare a bocca chiusa, un'armonia fluttuante che ricordava una marcia funebre senza parole. Dopo parecchie battute, la sacerdotessa disse qualcosa ad alta voce e tutti gli altri si zittirono. El el lam vaqtan.
Sorpresa, mi chinai in avanti, allungando il collo, e quasi scivolai gi dal ramo. Sbattei le ali e ritornai in posizione, grattando via con gli artigli un po' di corteccia ancora attaccata. El el lam vaqtan cant di nuovo. Tutta la folla rispose cantando in una tonalit minore. El el lam vaqtan. El el lam vaqtan. Rimasi fissa a guardarli, sentendo il freddo penetrarmi nelle ossa, cercando di conservare da qualche parte nella memoria quelle parole. Quella frase era una delle ultime cose che mi sarei aspettata di sentire da un gruppo di vampiri. E non andavano nemmeno a fuoco. Avevo bisogno di calore, cos gonfiai le piume e agitai le penne, pigolando di paura.
L'avevo sentita recitare ogni anno a Pasqua, durante la messa in scena della Passione, dall'et di dodici anni fino a quando avevo lasciato l'orfanotrofio. Ero praticamente certa che fossero tra le ultime parole pronunciate da Ges sulla croce, che in aramaico significavano 'Dio mio, Dio mio, perch mi hai abbandonato?'
I vampiri tornarono silenziosi.
Mentre sotterravano Katie, spingendo la bara dentro a un loculo vuoto all'interno di una cripta dei Pellissier, rimasi sull'albero. Lo stridore del metallo sulla pietra era insopportabile e, assestandosi nella nicchia, la bara produsse un tonfo che echeggi per tutto il cimitero. Dopo aver richiuso la porta della cripta e sigillato la grata di ferro, mi sembr di avvertire un sospiro collettivo, come se dovessero liberarsi dalle tracce di una trance. Le formalit erano evidentemente finite.
Alcuni dei presenti si radunarono in gruppetti, per chiacchierare o cospirare o qualunque cosa facessero i vampiri ai non funerali dei non morti. La cosa curiosa  che parlarono di azioni e dei recenti tumulti in Medio Oriente, come un qualsiasi gruppo di esseri umani colti. Era tanto disorientante quanto lo era stato sentirli citare Ges. Poi, uno a uno, chiamarono i loro autisti coi cellulari ed ecco riapparire in ordine inverso la processione di limousine e macchine lussuose. I primi a essere arrivati furono gli ultimi ad andarsene. Di nuovo una gara a chi ce l'ha pi lungo.
Quando tutti i vampiri se ne furono andati, ero finalmente pronta a tornare al mio giardino e a ritrasformarmi in qualcosa con le braccia. Ma Sabina era ancora l, con la testa china e le vesti mosse dal vento. Parl senza alzare la voce, con un tono appesantito da un accento che non riconoscevo. Erano decenni che non sentivo il canto del Bubo bubo disse. Alz gli occhi verso l'albero, con il volto rischiarato dal fioco chiarore della luna. Non so se sei reale, o una profezia, o il frutto delle folli allucinazioni di una vecchia, vecchissima peccatrice. Scosse lentamente la testa, continuando a fissarmi con i suoi occhi da predatrice. E nonostante fossi io stessa una predatrice, e ci fosse ben poco che mi spaventava, avrei voluto spiegare le ali e volarmene via lontano. Le penne vibrarono e le mie zampe artigliate oscillarono sul ramo. Se sei una profezia, se sei il respiro di Dio sceso sulla mia anima oscura e piena di macchie, allora ascoltami e riporta con te le mie parole in paradiso. Siamo ancora in cerca di perdono. Siamo ancora in cerca di un'assoluzione.
Quando vide che non mi muovevo, chin la testa e torn verso la non cappella, cos piena di grazia che le sue gonne si mossero appena nel vento. Chiuse e barric la porta. Continuai a seguirla mentre soffiava su tutte le candele a eccezione di una, che rimase l'unica fiamma della notte. Sul cimitero cal il silenzio. Spiegai le ali e mi alzai in volo, scendendo in picchiata verso il camposanto, cercando di trovare delle correnti per guadagnare altitudine.
Mi piegai e sorvolai la non cappella, pronta a tornarmene a casa, quando a un certo punto udii il cigolio ormai familiare dell'inferriata di una cripta che si apriva. Virai ancora una volta verso il cimitero, sondandolo con i miei occhi di rapace, progettati per individuare anche la preda pi piccola, e con l'udito acuto, pensando che avrei visto o sentito Katie. E invece dalla cripta usc un uomo, magrissimo e ricurvo, che puzzava di tomba. L'emarginato.
Richiuse la porta di legno della cripta e poi sbarr l'ingresso con la grata di ferro che era stata messa a protezione, muovendosi in maniera irregolare, con una lentezza quasi umana. Aveva i piedi nudi e sporchi, le dita delle mani simili a ramoscelli, scheletriche. I vestiti erano strappati e lerci, della misura sbagliata, non come il soprabito e i pantaloni di lana che aveva lasciato vicino all'acqua nella buca dietro la casa della donna sciamano. Aveva la testa piegata verso il basso, il volto nascosto dai capelli. Ma ne riconoscevo l'odore di marcio, l'andatura e le spalle ossute. Camminava in maniera diversa da qualunque altro vampiro di mia conoscenza. Planai oltre, silenziosa, in modo da poter leggere il nome del clan sulla cappella. St Martin.
L'emarginato inciamp e barcoll sul terreno erboso fino a raggiungere la cripta del clan dei Pellissier. Cadde contro le porte sbarrate e vi si aggrapp con le mani pallide, scuotendole. Il leggero sferragliare rimbomb forte e stridulo nel silenzio della notte. Le sue azioni si fecero sempre pi irrequiete, batteva con le dita sulle serrature, cercando di agguantare la porta oltre le sbarre, con la faccia schiacciata contro il ferro. Si lamentava in maniera patetica, come un animaletto affamato. Lo sentivo respirare, tirare su con il naso, intento ad annusare il sangue misto dei vampiri, l'aroma di una fragranza ricca nel vento, pi forte del suo puzzo di marcio.
Sbatt i palmi delle mani contro le sbarre e poi si stacc con un ultimo fragore metallico. Furioso, si diresse vacillando verso la non cappella. Volteggiai pi vicina, osservando. Le sue dita si illuminarono grazie al calore e a grigie scintille di potere, un tratto distintivo della sua energia che conoscevo bene. Scesi rapida di quota, continuando a guardare mentre sulle unghie gli spuntavano degli artigli, appuntiti e ricurvi, pi lunghi di quelli della Bestia. Stava cambiando forma.
Merda. Non era un vampiro emarginato. Era un lupo mannaro. O un mutaforma. La Bestia aveva ragione: era davvero un mangiatore di fegati.

19
Sono una sensitiva
Si ferm, si strinse nelle spalle, fece dei respiri profondi, un suono mucoso e spasmodico, che mi era familiare grazie alla Bestia. Il mangiatore di fegati rivolse il volto al cielo notturno. E si accorse della mia presenza.
Non era pi il volto di un essere umano; al suo posto c'era un muso spigoloso, dalle cui fauci spuntavano due paia di lunghe zarine ricurve. Gli era spuntato anche il pelo, una pelliccia fulva che gli ricopriva il muso, le braccia e il collo. Aveva la mandibola e la mascella allungate, due orecchie appuntite, gli artigli molto pi lunghi di quelli della Bestia. Non accadde altro; era come se potesse controllare la sua trasformazione, interrompendola quando meglio credeva. O magari era rimasto bloccato fra le due forme. Il puzzo di marcio era sparito, sostituito dall'odore muschiato di un grosso felino maschio.
Una tigre dai denti a sciabola, pens una parte di me, scioccata. Mentre guardavo, esitai un istante. Mancai una corrente d'aria, di quelle calde, ascendenti. Il vento turbinante mi sbalz via, ruzzolai. Agitai le ali inutilmente. Cominciai a girare su me stessa e allargai le ali e le zampe artigliate il pi possibile, in modo da stabilizzare il corpo durante il volo, mentre la terra si avvicinava sempre di pi.
Sotto di me, la creatura dai denti a sciabola balz, allungando verso l'alto una mano artigliata. Un salto impossibile. Presi una corrente d'aria e curvai le spalle, sbattendo forte le ali al contrario. Mi scapp un verso, rabbia rapace. Gli artigli dell'emarginato mi scalfirono le penne. Continuai a sbracciarmi, guadagnando altitudine, e urlai di nuovo. L'emarginato atterr sulle quattro zampe. Con un rumore secco e come di abrasione, la pelle si squarci sul suo dorso, dal quale fuoriusc una pelliccia dorata, una criniera lunga e sfilacciata, creando cos delle strisce di colore. Le lastre di pietra di una cripta nelle vicinanze esplosero, con un rumore secco che rimbomb nell'aria. Stava rubando massa. E la stava rubando alla pietra. La porta d'ingresso della non cappella si apr: usc Sabina.
Gridai per farla tornare dentro, ma dal mio becco e dalla mia gola non uscirono altro che gemiti rochi e gracchianti. L'emarginato rugg, un suono per niente umano. Si allontan da me e corse verso la cappella.
Piegai le ali e mi buttati in picchiata verso la sua nuca. Lo colpii con una forza omicida. Gli conficcai il becco alla base del cranio. Ci fu l'eco di un lieve schiocco. Gli afferrai lo scalpo con gli artigli. Lui inciamp, scosse il corpo. Caddi di lato, sfuggendo per un soffio ai suoi artigli. Ruotai le spalle e mi rialzai in volo verso il cielo.
Lui balz addosso alla sacerdotessa. Mi buttai di nuovo in picchiata, ma non potevo fare nulla. Almeno non contro quella creatura, almeno non in quella forma, e forse nemmeno in forma umana. Io non l'avevo capito, ma la Bestia invece s. Nonostante le prove, lui non era un vampiro emarginato. Era un mangiatore di fegati, una creatura appartenente alle pi oscure leggende. Una creatura della magia nera.
Su nel cielo, immersa nell'aria, vidi Sabina estrarle qualcosa da dietro la schiena. La sollev bene in alto. Era una croce di legno. Sorretta da mani guantate. La luce risplendeva sulla sua superficie. La creatura rugg, salt, arretr. Si capovolse a mezz'aria. Lanci un urlo di dolore, come quello di una donna in travaglio. Atterr guardando altrove, coprendosi gli occhi con una zampa. Scapp a gambe levate, mutando forma mentre correva. Torn a quattro zampe, mentre i vestiti gli si strappavano di dosso. Gli spunt una criniera dalle estremit nere. Esplose un'altra cripta, spargendo ovunque frammenti di pietra. Una tigre dai denti a sciabola... che teme le croci come i vampiri.
Sbattei le ali all'indietro per invertire la direzione, con gli artigli protesi, spingendo via l'aria quasi dovessi allontanarla da me. Sul porticato della non cappella, Sabina lasci cadere a terra la croce e strinse le braccia attorno alla vita, dondolandosi. Piangeva di dolore, guardandomi con gli occhi e le pupille nere da vampiro, e i canini sguainati. L'aria era corrotta dal puzzo di carne e pelle bruciata.
Fece un respiro, poi url: Profezia! Dalle estremit dei guanti scamosciati, disegnati per lasciare scoperte le dita, come quelli da guida o da golf, del tutto fuori contesto con il vestito simile a quello di una suora, si allungarono degli artigli di circa tre centimetri. Avrei voluto restare, assicurarmi che stesse bene. Un desiderio assurdo per un'ammazzavampiri. Invece lanciai un grido di rabbia e continuai il mio volo, per seguire il mutaforma frutto della magia nera, che veniva respinto dalle croci.
Corse via in mezzo alle cripte e attravers il cimitero, per poi entrare nel bosco. Mi spostai pi in alto e trovai una corrente d'aria che portava verso il fiume. Sempre sulle sue tracce. Era impossibile che mi seminasse, non in questa forma. I miei occhi avrebbero potuto seguire anche un topo a cento metri di distanza.
Viaggiava veloce in mezzo agli alberi, alzando spesso lo sguardo al cielo, verso di me. Dopo circa un chilometro e mezzo, attravers una strada larga, schivando i fanali delle macchine che arrivavano in entrambe le direzioni, proseguendo a una velocit da vampiro verso un'area ben illuminata: una strada chiusa dove risplendevano le luci dei lampioni, dove erano parcheggiate auto e camioncini, e dove le piccole case quadrate erano buie. Si sentiva il ronzio dei condizionatori accesi. Un cane abbai. Altri si unirono al segnale d'allarme, dando il via a un coro rauco. Una delle case aveva le finestre aperte e nel buio si diffondeva la risata preregistrata di un programma televisivo, la luce dello schermo sfarfallava. All'improvviso l'emarginato usc dal bosco e and dritto verso quella zona non riparata. Poi si lanci dentro la casa attraverso una finestra semiaperta.
Si sentirono dei latrati, un grido strozzato. Sta uccidendo qualcuno. I cani nelle vicinanze impazzirono: ringhiavano, abbaiavano, si lanciavano contro le maglie di ferro delle recinzioni, producendo un fragore metallico. Lanciai un urlo di sfida e scesi in picchiata, avvicinandomi parecchio. Ma ero comunque in aria, sotto forma di volatile. Non potevo essere d'aiuto. Cos come non potevo riprendere le sembianze umane: non c'era niente a cui sottrarre massa e, anche volendo correre il rischio, avevo lasciato troppo di me in giardino.
Una donna url, ma il suo grido scem gorgogliando. Risposi con un verso, maledicendo il cielo, l'aria e il mangiatore di fegati. Dei tonfi, vuoti, risuonarono nella casa, poi si sent il rumore di acqua che scorre. Una doccia, l'acqua che schizza le mattonelle e percuote un corpo, per parecchio tempo. E poi il nulla. La casa cadde nel silenzio completo. Mi alzai un po' di quota, continuando a volare, perlustrando attentamente. Non si muoveva niente. Niente era cambiato. Ormai inutile, decisi di andarmene, di corrente in corrente. L'aria si fece pi fredda. Un temporale si avvicinava rapido al golfo. All'orizzonte i lampi tremolavano nella volta celeste. Le nubi oscuravano le stelle. L'alba era vicina. E io stavo ancora volando.
Una porta sbatt. Dalla casa usc un uomo. Ma non era il mangiatore di fegati. Piegai le ali e scesi di quota. Era un uomo alto, coi capelli rossi, indossava un paio di jeans e una maglietta, e aveva un odore sconosciuto. Presi una corrente d'aria ascendente, incerta sul significato della sua presenza. Entr in una macchina. La mise in moto e si avvi lungo la strada l vicino. Lo seguii il tempo necessario per capire dove mi trovavo, per capire dov'era la casa e collocare il posto nella mia memoria di volatile. A est, l'alba stava tingendo il cielo di rosa.
Se la luce del sole mi avesse trovato sotto quella forma, non avrei pi potuto cambiarla fino al tramonto. Lottando con me stessa per l'indecisione, alla fine tornai sbattendo le ali a pi non posso al mio giardino, dove avevo lasciato quasi tutta la mia massa. Arrivai appena in tempo per posarmi sulla pietra pi in alto, con le ali spiegate, le penne caudali allargate e gli artigli a scalfire la roccia stridendo. Appoggiai un artiglio sulla pepita. Poi cominciai a pensare a Jane Yellowrock. L'essere umano. Con le cicatrici. Femmina. Legata alla terra. Massa alla massa, pietra alla pietra...
Feci riaffiorare alla mente il suo serpente. Mi fusi con lui. Con lei. La roccia scivol sotto di me. Sentii la paura salirmi lungo le ossa e restai senza fiato. Caddi sulla roccia crepata, che poi si divise netta, facendomi precipitare a terra. E togliendomi il respiro. Frammenti aguzzi di pietra mi rotolarono addosso.
Scioccata e dolorante, rimasi stesa a terra a fissare il cielo. Ero stordita, non avevo ben capito cosa fosse successo, ricordavo solo che ero stata un Bubo bubo. O no? Guardai in basso, provando a me stessa che ero umana. Poi pian piano cominciai a ricordare. Mi brontol lo stomaco. Raccolsi la pepita d'oro e indossai la collana. A oriente una striscia dorata attraversava il cielo, un uccellino inizi a canticchiare. Un gatto rosso striato camminava sul bordo della staccionata che divideva il mio giardino da quello di Katie, guardandomi.
Alle pietre del giardino sul retro non era andata altrettanto bene. Quella in cima era ormai un cumulo di detriti: il frammento pi grosso non era nemmeno la met della grandezza originale, quello pi piccolo sembrava un pisello. Non mi piaceva lasciare da parte massa. Non capivo come ci riuscivo e avevo sempre l'impressione che fosse pericoloso. Ma fino a quel momento, ero sempre tornata intera. Appoggiata alla pietra, toccai la pepita.
Quando compii diciott'anni e me ne andai dall'orfanotrofio, mi diressi verso le montagne, inseguendo un inconscio imperativo che mi spingeva verso nordovest. Dopo aver risalito il Wolf Mountain in moto fino a dove cominciava la strada sterrata e aver percorso un sentiero battuto mi ritrovai a Horseshoe Rock. M'incamminai per i boschi. In cima a una gola stretta, scostai delle foglie secche e trovai un masso di quarzo, macchiato dalle intemperie e piegato verso il burrone. Al centro era attraversato da una vena d'oro.
Al buio e sotto la pioggia, m'infilai dentro il sacco a pelo e passai la notte accanto alla roccia. E per la prima volta dopo sei anni, nonostante non avessi nessuna collana n del midollo per trovare il serpente, mi trasformai. In un grosso felino. La Bestia mi parl come un'amica di vecchia data, messa a tacere per troppo tempo. Per settimane cacciammo, mangiammo e visitammo vecchie tane. Ci nascondemmo dagli umani. Cercammo la nostra prole. Tutti i nostri cuccioli erano spariti. Tutti quelli della mia specie erano spariti. Ero l'ultima rimasta. Ovunque.
Quando ritornai umana, estrassi alcune pepite d'oro e le infilai in tasca. Poi ne legai una a una doppia catenina d'oro, regolabile, per portarla con me, mentre le altre finirono in una cassetta di sicurezza per i momenti peggiori. Se mi concentravo potevo percepire l'oro, ovunque fosse, sia la posizione di ciascuna pepita, sia la vena originale all'interno della roccia lass sulle montagne. Questo m'infondeva sicurezza, un senso di protezione. Di conforto.
Adesso, ancora turbata, misi la collana con la pepita al collo ed entrai in casa. Arrivai ai fornelli quando mi squill il cellulare. Mol, risposi sto bene.
Sono io, zia Jane disse Angelina, singhiozzando. Mi hai spaventato.
Sorpresa, risposi: Come?
Non trasformarti pi in uccello, zia Jane. Potresti cedere. Stava piangendo.
Strinsi forte il cellulare, mentre il mio cuore di pietra si scioglieva. D'accordo, piccola. Mai pi uccelli.
Ti voglio bene sussurr. Devo andare. Ma mamma ha detto che verremo a trovarti. Poi chiuse la chiamata.
Dopo due quarti di scatola di fiocchi d'avena, una delle bistecche della Bestia cotta quasi al sangue - ma non proprio - sulla griglia del forno, e un'intera tazza di forte t nero, ero tornata abbastanza in me, pi o meno, nonostante lo stomaco continuasse a farmi male e mi fossero venute le vertigini, tanto che mentre camminavo mi reggevo alle credenze e agli altri mobili. Angie aveva ragione: quello che avevo fatto era pericoloso. Mi ero proprio comportata da stupida.
Avevo freddo, non riuscii a scaldarmi nemmeno dopo essere rimasta nel vapore finch l'acqua calda della doccia non si era raffreddata, mi rannicchiai sotto le coperte con penna e taccuino, e buttai gi tutto quello che ricordavo della notte precedente. Primo: la posizione della cappella-non cappella, che per era una cappella. Insomma, aveva dentro una croce e una suora. Oddio, a dire il vero era una sacerdotessa, ma siamo l. Questo era sufficiente per renderla una cappella, no? Secondo: la posizione, che gi stavo per dimenticare, della casa in cui era entrata la creatura. Aveva ucciso qualcuno? C'era la tv accesa. E se avevo scambiato la scena di un film per un omicidio vero e proprio? E se l'emarginato-mangiatore di fegati fosse andato sotto terra da sotto la casa? Tante domande, nessuna riposta, e ricordi frammentari, nebulosi.
L'ultima immagine integra che avevo era quella della sacerdotessa che reggeva sopra il capo una croce di legno luccicante. Per il legno non luccica, nemmeno in presenza del male, ecco perch porto sempre con me solo croci d'argento. Strano. Proprio strano. E un dettaglio ancora pi strano era un vampiro con in mano una croce. Come aveva fatto a sopravvivere? Mentre cercavo di ricordare e mi ponevo tutte quelle domande, mi addormentai.
Mi svegliai riscaldata e infastidita. C'era qualcuno che stava battendo i pugni forte e con insistenza sulla porta d'ingresso. Non ne ero certa, ma forse andava avanti da parecchio tempo. Perch la gente non poteva lasciar dormire una ragazza fino a tardi? Indolenzita e ancora dolorante, sgusciai fuori dal letto, trascinando le coperte, cercai la veste da camera che avevo preso in prestito e me la infilai addosso. Dietro ai vetri vidi Tipo, Rick LaFleur.
Cazzo. Seccata, andai ad aprire la porta.  meglio per te che sia stramaledettamente importante.
Indossava un paio di jeans, gli stivali e un cappello da cowboy che spinse indietro dalla falda, quel tanto che bastava per squadrarmi dalla testa alle dita nude dei piedi. Un lento esame accurato che in un batter d'occhio pass dalla ricognizione al sensuale, mentre il suo odore cambiava da una missione lavorativa a un interesse sessuale.
Fece un sorrisino. Ti prego, dimmi che sei tutta sola soletta. Lo fulminai con lo sguardo, al che alz una mano e mi si avvicin, lentamente, quasi temesse di ricevere un ceffone, o di venire buttato a terra pieno di lividi. Mi scost una ciocca di capelli dal volto, sistemandomela dietro l'orecchio.
La Bestia si svegli all'improvviso con un sussulto. E si mise a fare le fusa. Inspir e lott contro di me per prendere il controllo della situazione. Era giunta l'ora di pagare lo scotto per essermi trasformata in un Bubo bubo. Sentii i suoi artigli sul mio ventre. Stringevano la vecchia ferita che mi attraversava il petto. Le dita di Rick mi percorsero il collo, fin dove cominciava la veste da camera, sfiorarono la clavicola e poi continuarono a scendere.
Domando la Bestia, gli afferrai il polso prima che si spingesse troppo oltre. Che vuoi? chiesi aspra, scansando la sua mano. Il fatto che la mia voce trasmettesse solo fastidio e nessun desiderio mi deliziava. Per avevo cominciato a sudare dietro le ginocchia e lungo la schiena. La Bestia lo voleva. Moltissimo.
Sono venuto a chiederti se avevi voglia di fare un giro.
In che senso? La mia mente si riemp d'immagini di grossi felini che si accoppiavano, ruggendo e ferendosi.
Allarg il suo sorriso, in quel modo strafottente e sensuale che non mi  mai riuscito di padroneggiare. A cavallo aggiunse, pronunciando la frase come se fossi un'imbecille e avesse intravisto le immagini che scorrevano nella mia mente. Siccome ieri sera non sei venuta al locale, mi sono chiesto se oggi avessi voglia di andare a cavallo. Mollai la presa sul suo polso, che lui lasci cadere continuando a sorridere.
Ieri sera non ho dormito dissi. Che ore sono?
Sono le quattro del pomeriggio, l'ora giusta per alzarsi, soprattutto nella citt che fa baldoria fino all'alba. Si fece avanti e lo lasciai entrare in casa, il che poteva essere un gesto molto sciocco. La Bestia avrebbe voluto allungare una mano e passargliela sul sedere mentre entrava, ma mi trattenni. Scordatelo nella maniera pi assoluta. La sua vendetta di solito era meno aggressiva sessualmente, pi del tipo che si rifiutava di trasformarsi quand'era il momento. Mi sa che preferivo di gran lunga la sua testardaggine alla sua vena erotica.
La Bestia mi strinse con gli artigli, iniziando a graffiarmi. Faceva male, tanto che sussultai. Metti il bollitore sul fuoco dissi. Girando i tacchi, andai in camera mia e chiusi la porta. In maniera decisa. Forse un po' pi che decisa, ma se non altro mise le cose in chiaro. Non ero contenta di Rick LaFleur, per conosceva Anna, che aveva dormito con l'emarginato - anzi no, il mangiatore di fegati - mentre non puzzava. E poi c'era qualcosa tra lui e Antoine che solleticava la mia curiosit. Volevo sapere quello che sapeva Rick, il che significava che dovevo passare del tempo con lui, conoscerlo meglio, approfittare del suo cervello, ammesso e concesso che ne avesse uno. Dovevo anche andare a controllare la casa in cui era entrato l'emarginato-mangiatore di fegati. Ma prima di tutto: cibo. Un sacco di cibo. Ero sorprendentemente affamata.
Mi spazzolai i capelli, poi, a met schiena, li raccolsi in una treccia che fermai con un laccio trovato in un cassetto. M'infilai un paio di jeans e un top con le spalline sottili. Quando andai allo specchio, ero convinta che avrei visto dei profondi segni neri attorno agli occhi, le guance scavate e il volto pallido. Invece ero abbastanza carina, anche se molto pi magra del giorno prima. La colazione a base di porridge e bistecca mi era stata d'aiuto, ma il mio stomaco continuava a brontolare e sapevo che, finch non avessi assunto delle proteine, non sarei andata da nessuna parte.
Ancora scalza, ritornai in cucina e presi una bistecca dal congelatore. Ne restavano quattro. Dovevo andare a fare la spesa. Purtroppo, nonostante stessi morendo di fame, le buone maniere inculcatemi nell'orfanotrofio presero il sopravvento, per cui chiesi: Vuoi una bistecca?
Certo. Ma solo se la mangi anche tu. Al sangue; praticamente ancora viva.
Dentro di me, la Bestia emise un ringhio d'approvazione. La sua reazione mi fece arrossire per un istante, e sperai che se ne tornasse a dormire, o trovasse un altro modo per torturarmi.
Rick si spaparanz sulla sedia che era piaciuta a Maciste, con le gambe allungate e divaricate, occupando parecchio spazio. Ben conscia del significato del suo linguaggio corporeo e del modo in cui i suoi occhi mi stavano seguendo, tirai fuori una seconda bistecca, un paio di lattine di coca e una confezione di spinaci in foglie messa l da Troll. Ehi, disse ho quelle informazioni che volevi a proposito dei proprietari di quell'appezzamento fuori citt, vicino al lago Catouatchie e al Jean Lafitte National Historical Park.
Annuii e, appena riuscii a parlare con naturalezza, chiesi: Hai mica avuto notizie di un omicidio dalle parti di Westwego? O comunque in quella zona?
No, perch? Ma feci cenno di lasciar perdere, e lui non insistette. Allora, andiamo a cavallo?
Ci penser dopo aver pranzato risposi accendendo la guglia.
Avrei voluto spostare la conversazione su Anna, ma non ci riuscivo. Come si fa a chiedere a uno se si stava facendo la moglie del sindaco, soprattutto quando non puoi spiegare perch hai quella sensazione? Cos, dopo una bistecca, le patate cotte al microonde, l'insalata di spinaci con la salsa bacon e dopo aver chiacchierato del pi e del meno, dissi: Per quanto mi alletti l'idea di una cavalcata, devo assolutamente andare in moto a Westwego. Posso tenere valido l'invito per un'altra volta?
Rick era ancora seduto scomposto, con un braccio abbandonato attorno alla vita e l'altro appoggiato allo schienale della sedia accanto, con una lattina di coca che gli penzolava dalle dita. Scroll le spalle. Non ho niente da fare. Ti accompagno, poi magari al ritorno ci fermiamo a cena da qualche parte. Potrebbe diventare un appuntamento. Gli s'illuminarono gli occhi. Conosco giusto una buona tavola calda dove fanno il miglior po' boy d'ostriche dello stato. Fritto toccantissimo. Non  molto lontano da Westwego.
Non avrei dovuto portarlo con me, soprattutto considerato che alla fine del viaggio ci saremmo potuti ritrovare in una casa piena di cadaveri. Ma anzich rifiutare, dissi: Ci sto. Sembra divertente. Al che mi sarei presa a schiaffi. Poi per si fece avanti il mio lato pratico: se davvero avessi trovato dei cadaveri, avrei dovuto chiamare la polizia e mi serviva una buona storia da raccontare. Potevo allenarmi con Rick.
Ci avviammo fuori citt che erano le cinque, con il sole ancora ben alto e accecante all'orizzonte, l'aria bollente e afosa bruciava sulla pelle scoperta e ci faceva sudare sotto le nostre tenute da motociclista. Se fossi caduta, le sbucciature sarebbero guarite alla svelta; ma non era una cosa che volevo spiegare. Per cui indossavo i jeans, gli stivali e la giacca di pelle nonostante il caldo. Il traffico dell'ora di punta stava congestionando ovunque le strade, ma il bello di avere una moto era che potevamo sgattaiolare fra le auto bloccate. Non era una manovra molto legale, ma nessuno mi aveva mai fermato e Rick non sembrava il tipo da aspettare pazientemente sull'asfalto bollente, respirando i fumi di scarico. Infatti mi rimase dietro senza problemi quando zigzagai rombando fra le auto ferme sull'interstatale 90, attraversando il ponte.
Giunti sull'altra riva del Mississippi, il traffico si dirad, cos diedi gas alla moto, con Rick sempre al mio fianco. Il mondo appariva diverso dalla strada e impiegai un po' di tempo a orientarmi, ma alla fine ritrovai la via che portava alle strade secondarie e alle stradine sperdute, fino al viottolo ricoperto di conchiglie del cimitero dei vampiri.
L'accesso era bloccato da due sbarre di metallo, agganciate con un cardine a due sostegni robusti e unite con una catena assicurata da un bel lucchetto. Rallentai in modo da aggirare il sostegno sulla sinistra, poi riaccelerai costeggiando il viottolo curvo, mi sfilai il casco e diedi un'occhiata al posto. Era diverso da come l'avevo visto durante la notte, a pi di cinque metri da terra. Non so cosa stesse aspettando, ma alla fine Rick si decise a seguirmi. Camminavo fra le cripte, con il sole che mi arrostiva la testa scoperta quando mi raggiunse, facendo crepitare le conchiglie con i suoi stivali Frye.
Ti sei accorta del cartello con scritto VIETATO L&APOS;ACCESSO, vero? chiese.
S, certo. Individuai la cappella dei Pellissier e controllai le serrature della porta sbarrata. Erano di ottima qualit e ancora intatte, ci significava che Katie era al sicuro, o se non altro al sicuro quanto pu esserlo un non morto a mollo nel sangue misto di un centinaio di vampiri, dentro una bara infilata in un loculo. Feci il giro, vidi la cripta dei St Martin e mi mossi a passi svelti in quella direzione, tirandomi via la giacca di pelle senza fermarmi. Mentre perlustravo il perimetro della piccola costruzione, il sudore mi scivolava lungo la schiena e le braccia, raccogliendosi all'altezza della cintura. La cripta dei St Martin era fatta di blocchi di marmo bianchi impilati a secco. La porta era al centro della facciata anteriore, incorniciata da due pilastri eleganti; sulla facciata posteriore c'erano due finestre vicine, la cui forma appuntita richiamava lo stile gotico della cappella. Era stata fortemente danneggiata. In un angolo mancava un pezzo di marmo, era stato rotto, pareva quasi che avessero utilizzato una mazza, ma io la sapevo lunga. C'erano frammenti di pietra ovunque, a causa del cambio di massa dell'emarginato.
Rick imprec a bassa voce. Maledetti ragazzini. Mi voltai verso di lui, che disse: Il vandalismo nei cimiteri  parecchio diffuso in questa parte dello Stato. Non mi disturbai a illuminarlo sulla questione.
La costruzione era di circa tre metri e mezzo per quattro, con una statua in pietra sulla sommit del tetto appuntito: un soldato con una spada di bronzo e uno scudo, alto un metro e ottanta. Aveva le ali lungo i fianchi e, a parte le armi, era nudo. E incredibilmente ben dotato. Scossi la testa, senza ridere, anche se l'idea era quella. La visione che lo scultore aveva dei St Martin? O la visione che i St Martin avevano di un angelo?
Rick mi raggiunse di nuovo. Lo sai che questo posto appartiene ai vampiri, vero? Sembrava in parte divertito, in parte meditabondo, come se si stesse chiedendo come avevo trovato quel luogo e cosa ci facevo, ma non avesse veramente l'intenzione di domandarmelo.
S, certo. Controllai le serrature e la porta sbarrata della cripta. Le prime erano vecchie e rotte. Le sbarre erano state recentemente piegate e il metallo luccicava nei punti in cui erano state forzate. E allora? Aprii l'inferriata e spinsi la porta di legno subito dopo. Questa si scost con un leggero cigolio.
Allora alle sbarre c'erano i sensori elettronici continu. Manderanno sicuramente qualcuno a controllare.
Diedi un'occhiata all'interno. Ottimo. Cos sistemeranno questo casino.
Per 'questo casino' intendevo la distruzione di cinque delle sei bare presenti. Una volta erano sistemate una sopra all'altra, tre a tre, su catafalchi di pietra, ognuno con una porticina di marmo in fondo, che erano state fatte saltare, mentre le bare al loro interno erano state tirate fuori e scagliate contro la parete sul fondo, almeno a giudicare dai solchi presenti. Il contenuto dei feretri, poi, era stato sparpagliato ovunque. Contrariamente a quanto succede nei film dell'orrore, i vampiri non scoppiano in una nuvola di cenere quando muoiono, a meno che non vengano bruciati, per cui il pavimento era disseminato di ossa, brandelli di vecchi vestiti, stivali e qualche teschio sorridente - uno aveva ancora i capelli neri attaccati -, alcune monete d'oro, gioielli scintillanti e altra roba in decomposizione.
Gli feci cenno di entrare e Rick si affacci dalla porta e si mise a guardare. O merda. Ma chi... cazzo! Chi ha fatto tutto questo casino? E cos' questo odore? Torn subito indietro, con una mano sulla bocca e sul naso.
Io ero gi sopravento. In parte i morti, in parte l'emarginato. Mi sa che ieri  rimasto qui tutto il giorno. Calcolai la distanza dal limitare della foresta. Dal cielo sembrava molto minore. Secondo me sapeva che i vampiri avrebbero sotterrato Katie, e sperava di arrivare al sangue contenuto nella bara.
Il sangue nella bara?
Valutai un attimo la sua espressione e intuii che non ero l'unica a non sapere cosa prevedeva la cerimonia della notte precedente. Mi chiesi se qualche essere umano lo sapesse. Intuii anche che non era saggio conoscere le risposte a queste domande, n condividere quello che avevo scoperto, Il sangue di Katie mentii. Non aveva finito di dissanguarla. Il che era vero.
Ah-ah.
Quanto alle bugie, dovevo migliorare. Per evitare di dover rispondere al suo scetticismo, m'incamminai verso la cappella. Lungo la strada, passai accanto all'altra cripta che la creatura aveva rovinato per procurarsi massa. Apparteneva al clan dei Mearkanis, e il danno era pi grande di quanto credessi: circa mezzo metro quadrato di pietra andato in frantumi.
Arrivai alla cappella. La croce era ancora l sul porticato, ma non brillava n bruciava pi. Mi piegai, togliendomi gli occhiali da sole, per vedere meglio. Il legno era intatto e non era stato minimamente scalfito dal fuoco che avevo visto, n aveva l'odore di fumo recente. La croce non era stata intagliata n ricavata da un unico blocco: le due braccia sembravano grossi frammenti staccati da una trave.
Sembrava piuttosto vecchia, scurita dal tempo e dall'uso. Le quattro punte erano arrotondate, come se fossero state passate con la carta vetrata e poi lucidate. O sagomate lentamente dalle ripetute carezze di mani umane. A tenerla insieme c'era un pezzo di metallo attorcigliato rifinito di verderame, che aveva intaccato anche la parte di legno con cui era a contatto. Vecchia, pensai. Vecchia, vecchissima, stravecchia.
Rick imbocc gli stretti gradini e si chin per raccoglierla. Reagii senza pensare: lo afferrai per la cintura dei jeans e lo tirai indietro. Mi pass di fianco; quando ruzzol a terra, espir con uno sbuffo. Mi raddrizzai, sbarrando l'accesso al porticato, aspettando che riprendesse fiato. Borbott e imprec. Perch diamine l'hai fatto? sbott. Cos'ho fatto questa volta?
Stavi per toccare la croce risposi. Appartiene a una vampira, che poi avrebbe fiutato il tuo odore. Non sarebbe stato da furbi.
I vampiri non possiedono croci si difese. Si puntell sui gomiti e si mise seduto, a gambe larghe, con i piedi affondati fra le conchiglie, scavando piccoli solchi che diventarono montagnole all'altezza dei suoi talloni. Fra l'altro, sarebbe bastato un semplice 'Fermati'. Ti hanno mai detto che tendi a reagire in maniera esagerata?
S. Alcune persone. Qualcuna  morta risposi, sorridendo apertamente. Io no.
Rick sbuff disgustato e si spost sulle ginocchia. Quanto sollevi, a proposito? Hai due braccia che sembrano quelle di un gorilla. Si mise in piedi e mi guard.
Sollevi. Come nel sollevamento pesi. Il suo sguardo non mi piacque. Mi avevano gi guardato in un modo simile quando avevo fatto qualcosa che un essere umano non avrebbe potuto fare, e di solito reagivo come se niente fosse. Il che funzionava, soprattutto perch gli esseri umani non vogliono riconoscere ci che  altro, diverso, strano. Preferiscono ficcare l'insolito in un angolino accettabile, in un posto sicuro; cercando d'infilare un pezzo quadrato in un buco rotondo. Per loro  sempre stato pi facile, e meno spaventoso.
Ma qualcosa mi diceva che Rick LaFleur non si sarebbe accontentato della mia solita tecnica di depistaggio. I suoi occhi mi scrutavano in maniera diversa, molto pi intensa e inquisitoria di quanto mi aspettassi; non la classica espressione di un tipo qualsiasi, ma qualcosa di totalmente diverso. Non riuscendo a formulare una risposta univoca, alzai le spalle e m'incamminai verso l'albero secco. Ci che non puoi affrontare o spiegare, a volte puoi ignorarlo.
L'albero in questione era un platano morto, con un sottile strato di corteccia arricciata, che lasciava scoperto il legno argenteo sottostante. Il ramo su cui mi ero posata era segnato dagli artigli di rapace. A terra c'era una piccola piuma, una delle mie; faceva parecchia impressione trovarsela li davanti. E se con le piume avessi perso anche una parte di me? E se avessi perso qualcos'altro? Mettiamo che mentre avevo le sembianze di un animale mi venisse tranciato un arto, cosa mi sarebbe mancato nel momento in cui mi fossi ritrasformata? Quanto di me potevo perdere e al contempo restare sempre io? M'infilai la piuma in tasca.
Tornai a scrutare il cimitero, questa volta concentrandomi sulla disposizione, cercando di ripassare la posizione delle cripte dei vari clan. Forse non me n'ero accorta la notte precedente, o forse non me lo ricordavo pi, ad ogni modo quasi tutte le cappelle avevano una statua sulla sommit. Le statue rappresentavano tutte figure maschili, alate, nude, con un'arma e uno scudo. Potevano anche essere state create dallo stesso scultore, ma i corpi e i volti maschili, bellissimi, erano diversi. Difensori angelici di non morti demoniaci. Bizzarro.
Rick camminava dietro di me, ma io continuai a ignorarlo di proposito. Avevo visto abbastanza ed ero pronta a mettere un po' di distanza fra me e l'episodio di quando avevo gettato Ride gi dal portico. Mentre tornavo alla moto, aprii il cellulare e composi il numero di Maciste. Quando rispose, dissi: Per caso sono scattati gli allarmi al cimitero dei vampiri?
Se la domanda lo sorprese, non lo diede a vedere. S. C' gi una nostra squadra in arrivo.
Siamo io e Rick LaFleur. Di' ai tuoi di non spararci se arrivano prima che ce ne siamo andati. E digli anche che la notte scorsa l'emarginato ha fatto parecchi danni alle cripte dei St Martin e dei Mearkanis. Credo che in quella dei St Martin abbia passato del tempo, e ci significa che ha aggirato il sistema di sicurezza, oppure vi ha accesso.
Maciste si fece scappare un'imprecazione, molto eloquente; poi la sua voce divenne simile al ringhio di un cane quando chiese: Hai per caso altro da dirmi?
No.  tutto. Aspetta. Sui gradini della cappella c' una croce. L'ha lasciata Sabina dopo averla usata per allontanare l'emarginato. Spiega ai tuoi come preferisci che la gestiscano.
Come fai a sapere che l'ha usata lei? E come fai a conoscere Sabina? Il suo tono di voce era sospettoso, con la stessa inflessione che avrebbe usato l'investigatore di un omicidio davanti a un cadavere nei confronti del super sospettato l accanto, con in mano l'arma del delitto.
Sogghignai e inforcai la moto. Sono una sensitiva. Richiusi il cellulare e mi preparai, ignorando Rick che ripeteva i miei stessi gesti. Avevo il sospetto che non gli piacesse dover stare dietro a qualcuno, ma che contemporaneamente non sapesse come affrontare la questione. Qualcosa mi diceva anche che era molto di pi di quello che dava a vedere. E io non sapevo come affrontare la questione. Per cui, in una qualche strana maniera, eravamo pari.
Accesi la moto con la pedalina, misi gli occhiali da sole, lasciando sollevata la visiera del casco, perch non m'intralciasse, e partii lungo il vialetto. Era ora di andare a vedere la casa in cui la notte precedente si era tuffato l'emarginato.
RoRandMachian 

20
Accidenti, questi vampiri cominciano a piacermi
La casa si trovava in fondo a Old Man's Beard Street. Gi a met della strada cominciava a sentirsi l'odore di sangue e morte che proveniva dalla finestra aperta e andava crescendo mano a mano che mi avvicinavo. L'emarginato-mangiatore di fegati aveva effettivamente ucciso qualcuno. Accelerai al massimo, mi fermai accanto alla casa, tolsi rapida il casco e composi il numero dell'investigatrice prediletta di Katie nel distretto di polizia di New Orleans, Jodi Richoux. Rick si mise di fianco a me e spense anche lui la moto.
Jodi esordii non appena rispose. Sono Jane Yellowrock. Ieri sera ero sulle tracce dell'emarginato e mi sono ritrovata davanti a una casa con le finestre aperte e i segni evidenti di un'intrusione. C' puzzo di carne morta.
Resta in linea disse, e per un istante sentii delle voci confuse. Poi torno da me. D'accordo, dammi l'indirizzo.
Si trova in Old Man's Beard Street, subito dopo l'interstatale 90, non molto lontano dall'usata per Lapalco Boulevard, in fondo alla strada chiusa.  meglio che mandi una squadra. E portati dietro anche il tuo psicometro; sono curiosa di vedere cosa rileva.
La squadra  gi per strada, e io pure. Per dimmi una ragione per cui dovrei condividere informazioni riservate con te.
Perch la prossima volta che scopro qualcosa d'interessante, vorrai che telefoni a te e non alla redazione del New Orleans Times-Picayune. Chiusi la telefonata. Ah, quanto adoravo giocare con i poliziotti. Jane mi stava sicuramente odiando dal profondo del cuore, ma mi avrebbe passato le informazioni. Ovviamente, se avesse trovato anche un minimo motivo, non importa quanto insignificante, per accusarmi di qualcosa l'avrebbe fatto, giusto per vendicarsi. Occhio per occhio. Spostai la moto dalla strada, all'ombra di un albero.
Sei fuori di testa, te ne rendi conto, vero? disse Rick. Anzi, sei proprio da rinchiudere.
Abbassai la cerniera della giacca di pelle, la sfilai e l'appoggiai al manubrio. Potrebbe volerci un po'. Resti o te ne vai?
Io ti saluto. Poi rimase fermo un istante, torturato da due bisogni opposti. Come fai a sapere che ieri sera l'emarginato  venuto qui?
Decisi di dire la verit, finch potevo. Dovevo fare pratica con qualcuno prima di espormi con Jodi. L'ho seguito per un po'. L'ho visto arrivare qui, ma non l'ho visto andarsene.
Hai detto alla polizia che questo posto puzza di carne morta. Io sento solo odore di erba appena tagliata. E, fanciulla, ho un fiuto infallibile.
Effettivamente il profumo di prato tagliato di recente permeava l'aria, ma io avevo automaticamente filtrato ogni odore in cerca di quello che m'interessava. Non era stato da furbi. Prima avrei dovuto fare un giro intorno alla casa. Avevo proprio bisogno di esercitarmi a inventare bugie. Fingendo un'aria stupita e innocente, dissi: Perch, tu non lo senti?
Le sopracciglia di Rick suggerirono che la mia idea non era stata un successone. Rovist nel taschino interno della giacca e mi allung dei fogli piegati, pinzati assieme. L'elenco dei proprietari che mi avevi chiesto disse.
Presi il piccolo mucchio e lo infilai nella maglietta. Grazie.
Mi piacerebbe rimanere un altro po', ma...
Ma hai qualche problema con i poliziotti?
Qualcosa del genere. Ci vediamo presto.
D'accordo. A ballare nel locale in cui suoni. Gli offrii un mezzo sorriso. E ti offrir una birra. Non c'era niente come una ragazza che dava un appuntamento a un ragazzo - sembrava che fossi una fanciulla moderna, dopotutto, oppure che volessi solo tenere d'occhio lui e il suo giro. Anche Rick poteva essere sulle tracce dell'emarginato, magari nella speranza di sfilarmelo di mano e intascarsi i miei soldi. E intanto che c'era, farsi un nome. Oppure poteva avere una missione da compiere che collideva con la mia.
S. Certo. Che non era esattamente quel s deciso che ti aspetti per un appuntamento. Ma a ben vedere, forse i graffi che si era fatto quando l'avevo scaraventato a terra, facendolo cadere sulle chiappe - ed era gi la seconda volta -, gli davano troppo fastidio per ballare. Gir la chiave, il motore della sua Supersport rossa si accese e fece le fusa. Stavo quasi per dire 'Solo le femminucce accendono con la chiave' ma riuscii a trattenermi. In fondo, anche la mia moto ultimamente stava perdendo qualche colpo, quindi era meglio che me ne stessi zitta. Certo per, accendendo con la chiave, dov'era tutto il mistero e l'eccitazione?
Lo guardai mentre si allontanava. Non si volt. Appena spar dalla visuale, chiamai di nuovo Jodi. Non appena rispose, dissi: Conosci per caso un tipo di queste parti, bianco ma di origine francese, con la pelle olivastra, con gli occhi e i capelli neri, sul metro e ottanta, magro, di nome Rick LaFleur?
Esit. No. O forse s, ma magari sotto altri pseudonimi rispose. Come mai? Era stata la pausa di silenzio a fregarla. Jodi mi stava mentendo.
Una delle mie fonti afferma che sta eseguendo dei lavoretti per conto di Katie e di alcuni altri vampiri. Lo stavo controllando.
Il nome non mi dice niente, ma terr gli occhi aperti. Tempo previsto per l'arrivo: meno di un'ora afferm. Resta nei paraggi.
Ti aspetto qui conclusi. Chiusi la chiamata e infilai il cellulare in tasca.
E se Rick stava tendendo una trappola a me e/o ai vampiri? Se stava facendo rapporto al distretto di polizia di New Orleans? Oppure dava informazioni di prima mano in cambio di aiuto per un vecchio problema con la giustizia. Stava pugnalando alle spalle i vampiri? E se cos fosse stato, doveva importarmene? Dovevo preoccuparmene? No, direi di no. E invece s, l'idea che stesse passando informazioni segrete mi preoccupava. E anche parecchio. Avrei preferito che stesse cercando di rubarmi il lavoretto di cacciatrice. Accidenti, questi vampiri cominciano a piacermi commentai.
Lasciando casco e giacca sulla moto, feci un giro attorno alla casa, fin dentro il bosco, sudando nell'aria umida. Non era nemmeno cominciata l'estate e gi superavamo i trenta gradi; chiss come sarebbe stato ad agosto. Dire che sembrava una sauna era piuttosto banale, ma era il paragone che pi ci si avvicinava, e a volte le banalit corrispondono di fatto al vero. Una sauna grossa come una citt; anzi, cavolo, come uno Stato.
Per un attimo fui travolta da un disperato bisogno di tornare a casa. E mentre la nostalgia mi frastornava, mi fermai e chiusi gli occhi. Volevo le montagne, le creste altissime e le gole profonde e frastagliate. Volevo la cicuta, i pini e gli abeti, le querce e gli aceri, i ruscelli gorgoglianti e i fiumi che sorgevano dai fianchi delle colline e poi passavano sotto ponticelli che echeggiavano nelle vallate deserte quando venivano attraversati da moto rombanti. Volevo il vento freddo e temperature notturne che in quel periodo dell'anno scendevano attorno ai quattro gradi. Volevo piogge primaverili gelide. Volevo essere a casa mia e non in questo triste posto piatto, afoso, umido e surriscaldato. Ma a ogni modo mi trovavo qui, e c'era gente che amava questi luoghi con la stessa forza con cui io amavo le montagne. Per il momento avevo un lavoro e un modo per mettermi dei soldi in tasca. Lasciai perdere la voglia di casa e mi avviai lungo la zona d'ombra creata dagli alberi.
Una zanzara mi atterr sul braccio, conficcandovi la proboscide per un pasto di sangue, che sembrava parte integrante di quel lavoro. La schiacciai, lasciando una striscia rossastra. Pulendomi la mano sui jeans borbottai: Maledetta succhiasangue.
Vedendo che mi avvicinavo, un serpente strisci via rapido e io mi fermai con il piede a mezz'aria. Non che avessi paura dei serpenti, ma il fatto che non mi spaventassero non significava che dovessero necessariamente piacermi. Se mi avesse morso, e fosse stato velenoso, mi sarei dovuta trasformare per rimediare al veleno. E trasformarsi, anche nella Bestia, era difficile durante il giorno, soprattutto senza la mia collana feticcio.
Non ne sapevo molto sulle specie di rettili della zona. Quello che avevo visto era lungo circa un metro, nerastro, con una specie di tratteggio a forma di losanghe lungo il dorso. Non era un serpente reale. Non era nemmeno un serpente giarrettiera. Scivol in mezzo all'erba e poi volt la testa triangolare, simile a una lancia, nella mia direzione. Il cranio a forma di freccia era il tratto distintivo per eccellenza dei serpenti velenosi. Forse era un crotalo adamantino, anche se non mi pareva che la punta della coda avesse i sonagli. Sgusci via nell'ombra.
Ripresi a camminare, guardando dove mettevo i piedi. Nel caso avessi pestato un serpente, gli stivali mi sarebbero stati d'aiuto solo se mi avesse attaccato dal ginocchio in gi. Sopra c'era la pelle. Per fortuna non avvistai pi nessun animale selvatico, e in poco tempo trovai il punto in cui l'emarginato era uscito dal bosco. Sull'erba non c'erano molti segni a riprova che quella creatura non era umana, ma per fortuna tra gli alberi trovai qualche indizio in pi: in un punto il terreno era fangoso e correndo l'emarginato aveva lasciato tre belle impronte di zampe, strane e ben definite, con i segni degli artigli; met di uomo e met di qualcos'altro. Di un grosso felino.
Le impronte erano lunghe una trentina di centimetri, mentre il punto pi largo, quello che andava da un dito all'altro, misurava ventotto centimetri. Due avevano il tallone di forma umana, il che le rendeva parecchio bizzarre; uno di quei particolari che un esperto di uomini delle nevi indicherebbe con orgoglio. I solchi profondi e affilati indicavano la lunghezza degli artigli - molto pi lunghi di quelli della Bestia. Proprio delle impronte grosse. Le zampe della Bestia erano larghe venti centimetri, mentre gli artigli erano circa tre centimetri e mezzo, se consideravamo la distanza da un punto all'altro della loro curvatura.
Un mangiatore di fegati, mormor la Bestia, sveglia, con il radar del pericolo in allerta.
Qualsiasi cosa fosse, non era solo un vampiro. Il termine 'emarginato' non andava pi bene, e finch non trovavo qualcosa di meglio, sarebbe rimasto il mangiatore di fegati. Il fatto che la Bestia ne sapesse pi di me al riguardo, mi rodeva. E sarebbe incorsa in qualche pericolo da parte dei poliziotti per colpa di questa creatura?
Avvertii il bisogno istintivo di cancellare le tracce, nascondere la pista di quell'essere - un istinto di sopravvivenza della Bestia. Se le avessi camuffate e i poliziotti avessero deciso che avevo manomesso la scena del crimine, avrei dovuto cominciare a dare spiegazioni, il che significava mentire; e mentire significava che prima o poi mi avrebbero beccata. Per cui, andando contro il buonsenso della Bestia, non toccai nulla e tornai ad aspettare la polizia. Ma prima, passai accanto alla finestra da cui era entrato l'emarginato. La zanzariera era strappata e penzolante. Del vetro in basso non restavano che frammenti aguzzi. Il sangue sulle punte si era seccato. Mentre osservavo, una mosca entr ronzando. Non usc pi.
Spaparanzata su una sedia da giardino, sufficientemente lontana da un formicaio di formiche rosse per sentirmi al sicuro, tirai fuori il mucchio di fogli spiegazzati con le informazioni sui terreni e i proprietari che mi aveva dato Rick. Aveva cercato su Google la mappa della zona per poi inserirci le propriet, e alla fine aveva aggiunto anche qualche appunto sui proprietari e sui contribuenti. Le pagine sembravano compilate ricorrendo a svariati siti che offrono informazioni personali, la maggior parte dei quali erano gli stessi che usavo anch'io. Sulla mappa il Jean Lafitte e il Bayou Segnette State Park erano colorati entrambi di un verde acceso, e fino a quel momento non avevo mai notato quanto fossero vicini fra loro.
I predatori cacciano dentro una specifica area. Per la Bestia, quella pi grande era stata di oltre centosessanta chilometri quadrati. Un grosso felino maschio poteva avere un'area tre volte pi grande. Supposi che una tigre dai denti a sciabola potesse reclamare un'area in proporzione ancora pi vasta, per cui mi chiesi se anche i parchi, compresi quelli della stessa citt di New Orleans, rientravano nel territorio di caccia del mangiatore di fegati.
Le lunghe corse sono un problema per i felini di grossa taglia. A parte i ghepardi, sono quasi tutti predatori da agguato: aspettano che la cena passi loro davanti per saltarle addosso, e al massimo fanno uno scatto finale per ucciderla. Per evitare di sviluppare calore, ci scagliamo sulle prede a rotta di collo. A volte le pediniamo, rintracciandole grazie agli odori e alle impronte, ma sono veramente pochi quelli che le inseguono correndo.
La notte precedente l'emarginato aveva corso per una distanza incredibilmente lunga. Ricordai il rumore di acqua corrente provenire dalla casa, dopo che aveva ucciso. Che avesse bisogno di raffreddarsi? Si era fatto una doccia ghiacciata? Era anche per questo che nella tana nel bosco dormiva sott'acqua, per mantenersi fresco?
Calcolai sulla mappa la distanza fra il cimitero dei vampiri, i parchi e la casa di Aggie. Era plausibile che rientrasse tutto nel territorio di caccia dell'emarginato - anche il quartiere francese. Ma non sapevo dire con certezza se la mappa fosse stata disegnata in scala; i miei ragionamenti potevano essere completamente sbagliati. Avrei dovuto tornarci sopra pi tardi. Ripiegai i fogli. Un largo appezzamento al confine con il parco Jean Lafitte era di propriet di Anna, la moglie del sindaco, la stessa donna che aveva dormito con Rick e il mangiatore di fegati. Non mi ero accorta di quante propriet fossero state intestate a lei. Mi venne la pelle d'oca sulle braccia. La Bestia brontol.
Ripresi l'altro fascicoletto e scoprii che la compravendita delle dieci propriet era avvenuta l'anno precedente a Barataria, tutte case individuali, la maggior parte nella fascia dei duecentomila dollari, a ridosso o vicino al fiume. Molte di queste propriet erano state acquistate dalla ditta di costruzioni Arceneau. Il clan degli Arceneau? Se le cose stavano cos, perch i vampiri stavano comprando propriet in quella zona?
Mentre controllavo i nomi, spuntarono i poliziotti dentro una macchina civile che si ferm a bordo strada, nessun furgoncino della scientifica in vista. Del resto, a parte la mia denuncia di presunto omicidio, Jodi non aveva in mano nient'altro. Ripiegai i fogli e li infilai nello stivale. Dovevo prendere una decisione.
Jodi fece le solite cose da poliziotto: buss alla porta d'ingresso, fece un giro attorno alla casa, buss alla porta sul retro, ispezion il fabbricato annesso - del quale nemmeno mi ero accorta - esamin la finestra rotta sporca di sangue, buss alla porta dei vicini, parl con una casalinga in mezzo alla strada. Il mio caro e buon vecchio sergente Herbert le stava dietro, lanciandomi occhiate piene d'odio che stuzzicavano la voglia di giocherellare della Bestia. Avevo come l'impressione che, alla fine, avrebbe avuto la sua occasione. Poi Jodi e Herbert entrarono, con le pistole spianate. Dopodich furono seguiti da una marea di altri poliziotti, alcuni con la divisa della scientifica.
Rimasero dentro parecchio tempo, e piano piano il sole cal e le ombre si allungarono. Dalle finestre captai stralci di conversazioni a bassa voce, ma non mi preoccupai di mettermi in ascolto; non ce n'era bisogno: l'odore di marcio riempiva l'aria calda. Il mangiatore di fegati aveva effettivamente mangiato gli occupanti della casa. Eppure avevo visto qualcuno uscire e andarsene via in auto, il che confermava quella mezza ipotesi che mi ero tenuta per me. L'uomo che avevo visto andarsene era molto pi di un incantesimo; come me, probabilmente anche il mangiatore di fegati poteva assumere un'altra forma, ma nel suo caso, lui prima mangiava la vittima e poi si trasformava utilizzando il DNA ingerito. Infine se ne andava. Proprio come nelle antiche leggende sui mangiatori di fegati. Questo per non aveva un'unghia del dito lunga.
La Bestia soffi. Il piccolo felino ruba la Bestia. Jane ruba la Bestia. Ladra di anime.
Nonostante il caldo, un brivido mi attravers come una scarica elettrica ghiacciata. Quello  stato un incidente, pensai. Quello che invece fa il mangiatore di fegati non  accidentale.  magia nera.  magia del sangue. L'antica magia del sangue dei cherokee. E le trasformazioni modificavano anche il suo odore di base. L'emarginato poteva essere ovunque, ovunque, perfino qualcuno con cui avevo trascorso del tempo, o parlato. Forse la luce del sole lo danneggiava solo quand'era sotto forma di vampiro; come diavolo facevo a saperlo? Poteva essere un vampiro, una strega, un essere umano. Magari assomigliava a uno di quei morti una volta per tutte le cui ossa erano state profanate. E se fosse riuscito a recuperare abbastanza materiale genetico per assumere le sembianze di un vampiro anziano? Vediamo, cosa sapevo al riguardo? Non aveva partecipato alla cerimonia del sangue per Katie. Era rimasto a guardare e poi era uscito per nutrirsi. S, proprio cos... Cominciai a fare l'elenco di chi era stato alla cerimonia.
E mentre Jodi faceva le sue cose da poliziotto, io rimasi seduta tranquilla sulla mia sedia, con gli occhiali da sole a nascondermi gli occhi, facendo delle ipotesi, lasciando che la mia mente prendesse in considerazione assurdit che forse non erano cos assurde. Sapevo che Jodi mi stava facendo aspettare, sperando che m'irritassi, ignorandomi di proposito. Era il suo modo per ripagarmi del mio comportamento. E non appena ebbi finito di sondare tutte le assurdit, il suo piano cominci a funzionare. Dovevo parlare con alcune persone, sia vive che morte. Se tanto non voleva farmi entrare - cosa certa - allora era meglio che mi dessi una mossa.
E invece ero ancora seduta quando la strada si riemp di auto della polizia, e di furgoncini delle emittenti televisive muniti di parabole. Sul tettuccio di uno dei furgoncini era installata una piattaforma mobile che permetteva al cameraman di fare una panoramica dall'alto dell'intera scena del crimine. E mentre i giornalisti sistemavano le loro attrezzature, i vicini cominciavano a rientrare per essere informati e interrogati dalla polizia. L'odore della loro paura e del loro shock arrivava fino sul prato. Poi il sole cominci a tramontare e io iniziai a essere molto arrabbiata, il che probabilmente era proprio quello che aveva in mente Jodi.
La Bestia, dal canto suo, si godette ogni singolo istante di quella partita fra il gatto e il topo. E al contrario di me, non le dispiaceva starsene a sonnecchiare sotto il sole cocente, a parte per le formiche rosse e le zanzare che uscivano a banchettare. Adorava anche la partita in corso. I predatori da agguato sapevano essere molto pazienti.
Ho gli artigli affilati, mi comunic con il pensiero. L'essere umano femmina ha solo la pistola, che le hanno ordinato di non usare. Non  un grosso felino. Non  nemmeno una femmina alfa in un branco di cani o di lupi. N in quello dei poliziotti. Non  nessuno.
 una poliziotta che vuole accusarmi di un crimine mormorai in risposta, con la voce pi bassa di un sussurro e gli occhi chiusi dietro gli occhiali da sole di fronte al bagliore degli ultimi raggi della giornata.  una poliziotta che ha accesso alle impronte nel bosco, al sangue sulla finestra e alle prove raccolte dalla scientifica dentro la casa. Compreso il DNA.
Il serpente che si trova nel profondo di ogni cosa?, chiese la Bestia.
Esatto. Nonostante la Bestia non riuscisse a comprendere il significato di DNA, l'immagine del serpente le era chiara. Il DNA che potrebbe provare che i mutaforma esistono.
Gli esseri umani non capiranno la verit. Diranno che il sangue  corrotto.
Con 'corrotto', capii che intendeva dire 'contaminato'. Probabilmente aveva ragione. Diversamente dai popoli pi primitivi, gli esseri umani intellettuali e istruiti si limitavano a fingere che quello che non capivano non esistesse. Era cos che i vampiri erano riusciti a sopravvivere tanto a lungo fra di loro.
Il mangiatore di fegati non  mutaforma come Jane.
Va bene. E allora cos' il mangiatore di fegati?
Cos'hai detto?
Aprii gli occhi e tirai su gli occhiali da sole. Jodi era in piedi davanti a me, con le labbra contratte. Ero talmente assorta nella mia conversazione interiore che non l'avevo sentita avvicinarsi, ma sapevo di avere parlato a un volume troppo basso perch avesse potuto sentirmi. Girai la testa sul collo, come se mi stessi allungando dopo un pisolino, e sorrisi ancora intorpidita, facendo come voleva la Bestia. Stesi le braccia, poi mi sgranchii le dita come un pianista, tirando tutti i muscoli dalle spalle alla punta delle dita, facendo scrocchiare due nocche, come se avessi dormito mentre lei era a lavorare e a sudare dentro la casa calda. Parlavo nel sonno. Posso andare adesso? Chiedere di andarmene era la mossa migliore per essere obbligata a restare. E io non volevo certo lasciare il posto prima di sapere che cosa avesse scoperto l dentro.
No. Voglio sapere come hai fatto a trovare questo luogo.
Non mi preoccupai nemmeno di mettermi composta; anzi, riabbassai gli occhiali da sole. Il che doveva aver risvegliato i suoi peggiori istinti, per cui sorrisi. Se vuoi vedermi negli occhi mentre mi interroghi,  meglio che ti prenda una sedia anzich farmi guardare il sole che tramonta. Scrollai le spalle, nello stesso modo insolente che avevo perfezionato all'orfanotrofio per tenere le bambine alla larga. Chi faceva il bullo doveva stare attento a chi aveva di fronte e, nonostante Jodi fosse solo una poliziotta che faceva il suo lavoro per il bene di tutta la comunit di New Orleans, bla bla bla, era stata comunque addestrata a comportarsi da bullo. E io proprio non li sopportavo, i bulli. Nella maniera pi assoluta.
Piuttosto seccata, Jodi si prese una sedia. Come hai fatto a scoprire questo posto?
Rimisi gli occhiali sulla testa. Il cielo era dorato, fucsia e viola, il sole in equilibrio sull'orizzonte m'indusse a strizzare gli occhi, ma una promessa era una promessa. Stavo inseguendo l'emarginato. Ieri notte ha attraversato un vasto territorio e alla fine  arrivato qui. Ci sono tracce del suo ingresso. Ma nessuna traccia della sua uscita.
A che ora  arrivato?
Mi strinsi nelle spalle, cercando di sembrare collaborativa. Le impronte nel terreno fangoso del bosco farebbero pensare a un po' di tempo fa, prima dell'alba. Quando sono arrivata qui, erano gi secche sui bordi, e cominciavano a sbriciolarsi. Tra l'altro, sono parecchio strane. Come se fossero state coperte da una strega. Forse  in possesso di un incantesimo che gli permette di modificare la forma dei suoi piedi. O qualcosa del genere.
Le ho viste. Le streghe possono davvero fare una cosa del genere? chiese. La sua curiosit era sincera. Proprio come la sua paura.
O  andata cos, oppure l'emarginato  in grado di cambiare la forma del suo corpo. Scegli tu.
Jodi si volt indietro, verso il furgoncino della scientifica e i tecnici che stavano uscendo dalla casa. Da quando i vampiri sono usciti allo scoperto, ci stiamo interrogando su quali altri esseri non umani esistano in giro.
Ridacchiai. Tipo i lupi mannari?
Forse, perch no?
Suppongo sia possibile, ma non mi sono mai giunte voci al riguardo. Niente troll n folletti, e nemmeno fate.
Ma se ne venissi a conoscenza, me lo diresti? Il suo sguardo era di nuovo su di me, penetrante.
Assolutamente s. Se mai incontrassi un troll, un lupo mannaro, un folletto o una fata, te lo direi seduta stante.
Sembrava essersela bevuta, e perch non avrebbe dovuto? Era la verit. E con la verit me la cavavo benissimo. Torn a guardare il bosco. Faremo un calco delle impronte. Vedendo che non commentavo, continu. Quindi tu ritieni che abbia utilizzato l'incantesimo di una strega per modificare la forma dei suoi piedi.
O per modificare la forma di qualunque traccia abbia lasciato. Ammesso che le streghe possano farlo. Non gliel'ho mai chiesto.
Ho un contatto in una congrega. Suppongo di potermi informare. Non sembrava molto eccitata all'idea. Stava ancora guardando il bosco, quando disse: La casa  di propriet dei Broussard. Ken, ventisette anni, e Rose, ventiquattro; niente figli, n animali domestici. Poco prima dell'alba, mentre allattava il figlio, una vicina ha visto qualcuno che si allontanava con il camioncino di Ken. A quanto pare ha fatto irruzione, li ha uccisi e poi ha rubato il mezzo. Visto che ancora una volta non commentavo, Jodi ruot molto lentamente la testa verso di me. Li ha mangiati concluse.
Non cambiai espressione. Non m'irrigidii. Non reagii in nessun modo. Mi limitai ad aspettare.
Li ha mangiati proprio come i poliziotti. Questa volta, per, non ha usato sottigliezze. Li ha feriti. Li ha... smise di parlare, come se la gola le si fosse chiusa, come se una mano le avesse bloccato il respiro, ma quando poi riprese, il tono era deciso fatti a pezzi. Come un'animale selvatico. Come imbranco di lupi. Scosse la testa e le ossa del collo scrocchiarono, tanto era tesa. Le uniche cose lasciate intatte sono state una testa e le estremit degli arti. Dai gomiti e dalle caviglie in gi. Ha fatto fuori persino il cervello.
Questa era una novit, ma comunque non mi mossi di un millimetro. A quanto pareva, l'unica cosa che faceva parlare Jodi Richoux era il silenzio. E io ero molto brava a stare in silenzio. Aspettai. Perch mai li avr mangiati? chiese.
Perch ha lasciato le estremit? Chi ? Che cosa ? Aveva le zanne. Oppure un coltello con due lame, distanti venti centimetri l'una dall'altra.
Quando capii che quelle non erano domande retoriche, ma cercavano davvero una risposta, dissi: Posso fare delle congetture. Mi fece cenno di proseguire e si concentr attentamente sul mio volto, come se volesse leggermi nell'anima attraverso i pori della pelle. Innanzitutto, nelle estremit non c' molta carne, a parte i polpacci. E comunque sono solo un paio di bocconi... Jodi sussult, un movimento leggerissimo, ma lo notai. Era difficile per lei accettare il fatto che gli umani venissero cacciati e mangiati ...anche nel caso di un uomo ben nutrito. Lui - questa cosa - era alla ricerca di cibo. Mi viene da pensare che abbia qualche difetto per cui ha bisogno sia di sangue che di carne. Di moltissima carne. E non importa se  di umani o di vampiri.
Mi raddrizzai e gli occhi di Jodi mi seguirono con molta attenzione. Quando mi trasformavo diventavo famelica. Se lui si trasformava parecchie volte nel corso di una notte, o se queste trasformazioni non erano volontarie, ma erano controllate dal suo corpo, aveva bisogno di enormi quantit di proteine, di dosi massicce di cibo. E gli esseri umani erano la preda pi grande, pi a portata di mano, pi facile da cacciare e uccidere dell'intero pianeta. Un ragionamento perfetto. Ma come facevo a spiegarlo a Jodi? Dissi: Credo che non sia solo emarginato, ma anche malato. Credo che la carne di cui si nutre lo aiuti a tenere sotto controllo le sue condizioni.
Non pensavo che i vampiri potessero ammalarsi. Immaginavo fosse quello lo scopo di bere il sangue per l'eternit: l'immortalit e stronzate del genere. Il suo tono era sarcastico. Jodi sar anche stata il legame di Katie nella polizia di New Orleans, ma di certo i vampiri non le piacevano. Per niente.
Magari  un caso raro. Consider la mia osservazione e ci riflett sopra. Aspettai un altro istante, poi aggiunsi: Ho bisogno di vedere la scena del crimine.
Scordatelo.
Allora chiamo Leo Pellissier. Sono sicura che lui ha i mezzi per farmi entrare.
No. Scosse la testa, arross leggermente, spaventata. Ho bisogno che tu aspetti ancora un po'.
Avevo appena toccato un tasto dolente. Leo e Jodi? Naaa, impossibile vista la sua antipatia per i vampiri. Cera qualcos'altro sotto. Cos provai ad approfondire. Sono certa che, se vuoi, puoi farmi entrare. Insomma, chi  che comanda qui, tu o Leo? Vedendola titubante, aggiunsi: Non  la prima volta che sono a caccia di emarginati. Devo assolutamente andare a vedere, cos potr dirti se d sono analogie con i casi precedenti.
La Bestia mugugn dal profondo: Non hai mai cacciato un mangiatore di fegati. Il che era vero, ma non ero certo pronta a condividere quell'informazione. Con un tono pi dolce, dissi infine a Jodi: Se tu non vuoi, d penser Leo. Ma preferirei lavorare con te piuttosto che con lui.
Tu e Leo sembrate pappa e ciccia. Pensa che mi ricorda sempre di chiamarlo signor Pellissier.
Sono sicura che non gli dispiacerebbe se anch'io fossi pi cortese.
Ed ecco che Jodi sorrise, con una sarcastica tensione delle labbra. Punzecchi anche lui come fai con noi?
Non mi piaceva essere troppo franca, ma avevo apprezzato quel sorriso, per cui risposi onestamente. Di pi.
Jodi ridacchi a denti stretti, poi si alz in piedi. Se salta fuori che sei stata sulla scena del crimine, mi sbatteranno il culo nel tritacarne. Cerca di non fare casino con le prove e di non lasciare tracce tue. E poi metti i piedi dove dico io, non un passo pi in l.
Grazie risposi, alzandomi lentamente in piedi, cercando di sembrare umile e grata. E sono certa che funzion, perch Jodi mi port dentro il furgoncino della scientifica e mi allung i dispositivi di protezione personale di carta e plastica. And a finire che mi fecero comodo: la casa era un vero bagno di sangue. Un'altra espressione banale, ma l'unica che facesse al caso.

21
Il signore del maniero
Mi ero fermata subito dopo avere oltrepassato la porta d'ingresso; la finestra da cui era entrato l'emarginato si trovava alla mia sinistra. Dal muro della finestra partiva una scia di schizzi di sangue lunga un paio di metri, chiaro indizio che i vetri l'avevano ferito gravemente. Era il tipo di schizzo prodotto da una vena arteriosa: getto pulsante, archi di sangue che colano sul muro. A tre metri di distanza dalla porta c'era una poltrona in pelle con lo schienale reclinabile madida di sangue, dove una volta era stato seduto un uomo. Il peso del corpo aveva sagomato la poltrona; ora nelle conche si era raccolto il sangue. Era ancora umida e appiccicosa al tatto. Sul pavimento di fronte alla televisione, sotto al poggiapiedi, che era quasi completamente alzato, c'erano un paio di pantofole.
L'uomo, o ci che ne rimaneva, era smembrato in diversi pezzi. Il tronco, il pezzo pi grosso, era di fianco alla sedia, come se l'emarginato avesse gettato a terra la vittima dopo averla uccisa, e poi ci avesse banchettato. L'addome era sparito, restavano solo la spina dorsale e il bacino. Anche il torace era praticamente ripulito: le costole erano state strappate perch non intralciassero; non c'era pi nessun organo interno.
Cominciai a sentirmi male, una reazione di disgusto a quel massacro. Avevo trucidato vampiri emarginati, abbattuto prede con la Bestia, per cui il sangue e i massacri non mi erano nuovi. Eppure, nonostante la mia esperienza, quella carneficina gratuita era difficile da mandare gi.
La Bestia fece capolino, prendendo il controllo di me con una rapidit scioccante. Tenendomi gi, guardando attraverso i miei occhi, studi l'omicidio dal punto di vista di un predatore. Si concentr sulla scena con molta attenzione. Schiuse leggermente le mie labbra, cos da poter saggiare gli odori, memorizzarli e scomporli nelle singole strutture proteiche, ricavando informazioni. Sangue, feci, urina, tutti di umano. Sangue del mangiatore di fegati, rancido e disgustoso, morte non recente e decomposizione. E poi il sangue di qualcos'altro. Di ci che l'emarginato  diventato mentre assumeva le sembianze dell'uomo ucciso. Un altro odore, quasi familiare, invitante. Del tutto privo di decomposizione.
Era come se il mangiatore di fegati avesse smembrato il corpo con una forza bruta, ma i predatori affamati non fanno cos. In natura, i predatori mangiano per primi i tessuti molli: gli organi interni, il grasso, le masse muscolari pi grandi, ovvero natiche e cosce. Poi fanno man bassa dei tessuti connettivi. Infine strappano tendini e cartilagini, separando gli arti uno armo.
 difficile strappare via le costole. Di solito si mangia dall'addome in su, poi si spezzano per spolparle dopo, oppure per darle ai cuccioli in modo che imparino a mangiare la carne.
Continuammo a osservare.
La testa era contro il muro vicino al corridoio. Sulla cute era ancora attaccata una ciocca di capelli rossi. La faccia era stata divorata, assieme a lingua e occhi. Dalle cavit si vedeva la scatola cranica, ripulita del cervello; eppure la mandibola era rimasta attaccata. La Bestia mi spieg che i grossi felini arrivano al cervello in un secondo momento, quando ormai i tessuti molli e la mandibola non sono che un ricordo.
Sotto il tavolo della cucina scorsi una gamba e un braccio, spolpati per bene. La gamba sinistra era nel corridoio. O meglio, nel corridoio c'erano due gambe sinistre e altri resti della vittima numero due. Ricordai i tonfi che avevo sentito provenire dalla casa mentre ero un rapace. I suoni di un corpo che viene smembrato, gettato a destra e a manca e mangiato?
Mi resi conto che Jodi mi stava guardando. Ricacciai indietro la Bestia all'istante e chiusi la bocca, sperando di non avere inspirato l'aria contro il palato in maniera rumorosa com'era solita fare la Bestia. Cercai in tutti i modi di assumere una faccia disgustata. ... Lasciai morire la frase, come se fossi seriamente scioccata.  come se fossero stati aggrediti da un intero branco di animali.
Gi tagli corto Jodi.  quello che abbiamo pensato noi.
Avete intenzione di far venire i cani? domandai. Mi sarebbe piaciuto vedere come avrebbero reagito ai vari odori i cani addestrati a fiutare le tracce.
Domani. Li avrei voluti oggi, ma sono impegnati in una rapina a una banca, con vittime.
Annuii. Cos'ha rilevato lo psicometro?
Jodi sganci il marchingegno dalla cintura e lo accese, puntandolo verso la stanza. And in tilt, l'ago schizzava su e gi e non riusciva a fermarsi. Anche il segnale acustico, molto simile a quello di un contatore Geiger, era intermittente e veloce. Jodi lo punt verso di me e, nonostante rallentasse, il valore di risposta era comunque pi alto di quello che avrebbe dato qualunque essere umano. Diedi un'occhiata allo schermo, divertita. Sapevo che era stata solo questione di tempo prima che confrontasse il mio risultato con il livello di attivit paranormale nella stanza. Vuoi essere sicura che non sia io l'emarginato?
Pi o meno rispose, spegnendo il rilevatore. Questo posto puzza di avanzi di magia.
S, aveva ragione. Avevo visto abbastanza. Tornai fuori, sotto il portico mi tolsi i dispositivi di protezione personale e li buttai nel contenitore dei rifiuti speciali. Sarebbero stati spediti assieme al loro contenuto sanguinolento al laboratorio della scientifica, in modo che potessero essere individuate ulteriori tracce, soprattutto nei calzari di carta, che forse avevano raccolto fibre o capelli importanti. Poi sarebbero stati distrutti. Non avevo camminato sul sangue, ma me lo sentivo addosso, fra i capelli, nei vestiti, e sotto a tutto percepivo l'odore di marcio del mangiatore di fegati. Il puzzo m'impregnava come una melma oleosa.
Si era fatto buio. Le luci di sicurezza attiravano sciami di insetti, dalle finestre del quartiere le luci delle case bagnavano la notte. I vicini erano in casa, riparati da finestre e porte chiuse a chiave. Come se bastasse questo per impedire l'ingresso al mangiatore di fegati.
In sella alla moto rombante, lasciai i capelli sciolti al vento, cercando di ripulire narici e vestiti da quel fetore. Ero a met strada, quando passai davanti a un alimentari appena fuori dall'interstatale 90 e mi fermai. Comprai una scorta di bistecche e due pacchi da sei bottiglie di birra, noncurante degli sguardi degli altri clienti. Prima di entrare mi ero vista riflessa nelle vetrate scure. Avevo un aspetto piuttosto rude: una motociclista dedita agli steroidi. Una volta fuori, infilai gli acquisti nelle bisacce, misi il casco e poi accesi la moto. Il motore toss, scoppiett, ma alla fine part. Dovevo assolutamente trovare il tempo per un po' di manutenzione.
Rientrata nella casa che Katie mi aveva dato in prestito, mi tolsi gli abiti l dov'ero, continuando ad avvertire l'odore del sangue. Per liberarmene, feci una lunga doccia, restando ferma sotto l'acqua bollente, lasciando che mi ustionasse. Trascorrevo parecchio tempo sotto la doccia. Troppo. Aveva una dimensione quasi religiosa questo mio bisogno di essere pulita. Dopodich, mangiai due bistecche. Molto, molto al sangue. Accompagnate da un paio di birre prodotte nella zona. La birra della Louisiana era davvero buonissima. Mi sarebbe mancata quando me ne fossi andata.
Verso le dieci, mi vestii, presi qualche croce, arrotolai i capelli in uno chignon morbido che fissai con tre paletti. Non che mi aspettassi problemi, ma non si sa mai. Vestita di tutto punto, infilai i piedi nei sandali nuovi e poi saltai lo steccato per andare da Katie. Saltare gli steccati con i sandali non  un problema, ma l'atterraggio pu non essere particolarmente aggraziato. Meno male che la telecamera era fuori uso.
Perlustrai l'esterno del Katie's e per sicurezza controllai anche porte e finestre. Come quasi tutte le case del sud degli Stati Uniti, era stata costruita perch l'aria circolasse, non per proteggere da un'intrusione. Certo, negli anni le tecniche erano state aggiornate, senza per apportare risultati significativi. L'ultima volta l'emarginato era entrato dalla porta sul retro. Ma la prossima avrebbe potuto scegliere una finestra del secondo piano. Non capivo, per, perch non fosse scattato l'allarme. Forse durante l'orario di lavoro il sistema di sicurezza era disattivato. E se invece il mangiatore di fegati avesse avuto la chiave? O avesse saputo come disattivare il sistema? Un modo per accedere. Proprio come Leo in casa mia. E se il mangiatore di fegati fosse Leo...? No, lui era stato alla cerimonia per Katie.
Bussai alla porta sul retro, rimasi con il dito incollato al campanello, in attesa che Troll venisse ad aprire. Mi venne in mente che avevo promesso a Jodi di dirle se mai avessi visto un troll. Qualcosa mi diceva che i soprannomi non valevano, e che le mie stranezze non l'avrebbero divertita. Quando apr la porta, tirai via il dito.
Troll sembrava stare meglio, aveva anche ripreso un po' di colore. Qualcuno doveva avergli dato del sangue di vampiro per aiutarlo a riprendersi cos in fretta, e di certo Katie non era abbastanza in forma per potersene occupare direttamente. Entrai, saggiando l'aria. Individuai Leo. Era l, assieme a Maciste e a un altro vampiro. Da un tempo sufficiente perch riempissero l'aria dei loro odori.
Cosa ci fa qui Leo? Anche se non avevo bisogno di chiederlo. Era venuto per donare il suo sangue. Avevo fiutato anche l'odore di sangue fresco.
Un giorno o l'altro dovrai spiegarmi come fai; a sapere chi c' e chi non c', intendo. Vedendo che non abboccavo, disse:  venuto per fornire il sangue a me, a Miss A e a Bliss.
Fui percorsa da un sentimento simile alla vergogna. Bliss. Era stata attaccata mentre era sotto la mia protezione; attaccata da un vampiro e quasi morta dissanguata. E io mi ero lanciata all'inseguimento del colpevole nonostante la vittima avesse ancora bisogno d'assistenza. Un comportamento da idioti. Come sta? E tu come stai?
Mi fece segno di entrare nell'ufficio di Katie. Ora va meglio. Bliss ha avuto parecchi problemi a riprendersi. Continua ad aver bisogno di rifornimenti di sangue per guarire, ma con Katie in vacanza...
Vacanza?  cos che la chiamano tra di loro? Hai chiamato Leo.
No. Leo  venuto per conto suo.
Ah. La cosa mi sorprese.
Leo l'ha accompagnata a casa la notte in cui  stata aggredita nel suo locale. Quando  stata assalita, lui stava parcheggiando l'auto davanti al Mojo.
Probabilmente Leo mi aveva visto uscire dal locale, alla velocit della Bestia. Questo, unito al sapore che aveva sentito quando mi aveva guarito il braccio, avrebbe dovuto fargli capire cos'ero, invece no. Ovviamente adesso ne sapevo ancora meno sul mio conto. Cos'ero, una mutaforma? Una praticante occasionale di magia nera? Troll si sedette, rilasciando un sospiro represso, in parte esausto, in parte nostalgico.
Hai ripulito tutto dissi, dando un'occhiata all'ufficio. Sembra nuovo. Ricordai il mattino in cui il mangiatore di fegati aveva aggredito Katie. C'era una discreta quantit di sangue. Non tanto come in casa dei Broussard, dove Ken e Rose erano stati digeriti, ma abbastanza. Sentii un forte odore di detersivi. Nel corridoio c'era un aspiratore che ronzava. Un aspiratore grosso.
Troll fece un cenno con la mano floscia. Sono molto esperto nel ripulire il sangue.
Lo immaginavo, dato che viveva in un bordello assieme a una vampira. Ma lo tenni per me. La capacit di controllare la mia naturale sgarbatezza stava migliorando. E le ragazze come stanno?
Bene. Dopo l'aggressione, un paio sono state medicate all'ospedale e anche loro hanno bevuto il sangue di Leo. Adesso sono sane come un pesce.
E Miss A? Mi scorsero davanti agli occhi le immagini sovrapposte della grande quantit di sangue fuoriuscita dalle ferite della domestica. Oltre al sangue, aveva perso anche una buona parte del deltoide e altri muscoli degli avambracci.
Troll cominci a rispondere, ma poi qualcosa cambi nel suo sguardo, un rapido ripensamento. Sta meglio.  ancora dei nostri. Non sapeva di bugia, ma stando alle piccole rughe eloquenti attorno ai suoi occhi, non aveva nemmeno detto tutta la verit.
Sta meglio?  ancora dei nostri? Aveva rischiato di morire? Aveva perso abbastanza sangue da essere trasformata? Che fosse incatenata nel seminterrato della casa di Leo, ridotta a irrazionale macchina succhiasangue? Stavo quasi per chiederglielo. Aprii la bocca, ma la Bestia fiut l'aroma di un vampiro sconosciuto. Vicino.
Mi voltai e ne vidi l'ombra muoversi velocissima. Era femmina. Tirai fuori una croce e feci lo sgambetto dietro al suo ginocchio. Mi girai e lo colpii con il pugno reggendo in mano la croce. L'avevo presa e perse l'equilibrio. La raggiunsi e vidi tracce di carne graffiata.
La Bestia grid. Strappai via la croce. La misi gi. A un centimetro dalla sua faccia. La vampira ulul e si gir di lato. Aveva i canini sguainati e la bocca sporca di sangue fresco. L'odore era quello di Indigo; la biondina con gli occhi azzurri. Presi un paletto, ma una mano forte come l'acciaio mi afferr il braccio, bloccandomi. Ringhiai, fiutando l'odore di Leo.
Lei no, piccola ammazzavampiri borbott. Lei  mia. George.
Maciste, muovendosi pi velocemente di un essere umano, s'inginocchi vicino alla testa della vampira e allontan la croce. Poi fece scivolare le mani sotto le sue spalle e la tir su. Dentro di me, la Bestia si accovacci furtivamente, restando a guardare Maciste che spostava la vampira. Amitee. Quella che presto sarebbe diventata la nuora di Leo. Quindi Leo era fuori... a bere... con la fidanzata del figlio. Mamma mia che schifo...
Un attimo... C'era anche lei alla cerimonia per Katie? Non ricordavo di averla vista. Un mangiatore di fegati maschio poteva assumere la forma di una donna? Io non potevo assumere quella di un uomo. Non pensavo che fosse possibile, ma ultimamente stavo imparando che c'erano pi possibilit di quelle che credevo.
Lasciai che Leo mi aiutasse ad alzarmi, come in un balletto: mi sollev il braccio, con una mano sul fianco, mi fece ruotare, con i piedi che seguivano il movimento, superando il corpo della vampira sotto di me; tre passi dentro l'ufficio di Katie. Amitee si rialz svelta. Essere stata quasi impalata doveva averla irritata.
Mentre ci muovevamo, gli occhi di Leo rimasero incatenati ai miei, scuri e vecchi, iniettati di nero, ma impassibili. Assolutamente impassibili. Alla Bestia piaceva il potere che fluttuava sopra di noi come una mano calda. Questo mettilo via, se non ti dispiace disse Leo, con il volto talmente vicino al mio che il suo fiato solletic le guance mie e della Bestia. Nessun odore di sangue fresco su di lui. Non aveva bevuto dalle ragazze.
Il cuore mi batteva forte, il ritmo rapido del pericolo, di una lotta immediata e di una fine ancora pi veloce. Ricacciai indietro l'adrenalina, lottai per tenere a bada i tremiti che mi percorrevano braccia e gambe; misi la croce al collo, infilandola sotto i vestiti. Ritrassi la mano e ficcai il paletto fra i capelli. Non ero nemmeno sicura del perch stessi esaudendo le sue richieste. Avvertivo che mi stava spingendo a farlo, che stava testando i miei parametri mentali, ma non era come l'ipnosi praticata da un vampiro. Non esattamente. Ma c'era la Bestia che mi suggeriva di lasciarlo fare per il momento. La Bestia, che stava tastando il terreno per qualcosa che nemmeno riuscivo a immaginare. Ha bevuto. Voglio vedere Indigo. Subito ordinai, continuando a catalogare gli odori.
Tom, mi faresti la cortesia di chiedere a Indigo di unirsi a noi? disse Leo.
Tom. Troll. Ah gi. Spinsi la Bestia ancora pi gi. Lei mi lasci fare, divertita. Stava giocando, ma non avevo capito se con Leo o con me. O con entrambi.
Leo mi condusse verso il divano e mi sedetti dove mi indic, nell'angolo, con un ginocchio sollevato e il sandalo sul cuscino. Tenevo un braccio dietro la schiena, per cui in caso di bisogno avrei potuto spingermi in piedi e scattare svelta. Leo si sedette su uno sgabello alto vicino al bancone. Indossava un completo, con la cravatta e le scarpe eleganti. Restammo in attesa. Poco dopo sentii qualcuno scendere le scale rumorosamente: tacchi, un paio; scarpe dalla suola morbida, anche quelle un solo paio, era la camminata di Troll. Poi la voce di Indigo, che ridacchiava, felice. Cominciai a rilassarmi e sentii le spalle distendersi. Nello stesso istante, sentii lo sguardo di Leo fisso su di me. Indagatore.
Indigo si affacci sulla porta, sbattendo pi volte i grandi occhi azzurri per il cambiamento di luce. Vide Leo e sorrise. Poi vide me e si blocc. La studiai a fondo, senza dissimulare minimamente il mio intento. Sembrava a posto, a parte per i forellini di una recente succhiata. Erano ravvicinati, quasi guariti. Non aveva la gola lacerata, ma solo dei puntini puliti, la pelle era stata curata bene in modo che le ferite si rimarginassero, segno di un vampiro che sapeva controllarsi. Ma allora perch Amitee mi aveva aggredito? Troll si ferm alle spalle di Indigo, rimanendo incorniciato nella porta.
La vampira a cui questa notte hai dato il tuo sangue le chiesi. E una cliente abituale?
Indigo alz la mano e si pass le dita sulla gola. Un sorrisetto furbo le balugin sulle labbra, illuminandole gli occhi. Consapevolezza sessuale, piacere e qualcos'altro. Affetto. Capii, ancora prima che mi parlasse, che Amitee le piaceva, mi aveva dato pi risposte di quante gliene avessi chieste.  gentile. Lei no... si volt verso Leo non... chiede str... cose strane. Paga bene, lascia buone mance, e mi tratta come una signora. Poi mi guard con un'espressione sarcastica, di sfida, quasi volesse cercare di stupirmi. Sai, a volte una ragazza gradisce un po' di romanticismo.
Non reagii, mossa che parve deluderla. Grazie, Indigo conclusi in modo gentile.
Ho un cliente, all'Iberville disse a Leo. Vuoi che prenda un taxi?
La faccenda stuzzic il mio interesse. Perch Indigo stava parlando con Leo di lavoro? Non avrebbe dovuto assumere la direzione Troll al posto di Katie? Diedi un'occhiata alla porta. Troll se ne stava rigido nell'ombra, la sua faccia sembrava una maschera. I conti non tornavano.
Fino a quando l'emarginato non sar stato ucciso, ci penser il mio autista ad accompagnarvi tutte ai vostri appuntamenti rispose Leo. Fai sapere a George quando hai bisogno della macchina. Al resto ci penser lui.
Troll abbass lo sguardo. Non era un troll felice. Sorrisi di fronte al mio umorismo. Quando, vedendo il mio divertimento, Leo inarc un sopracciglio, con un cenno della mano gli feci capire di lasciar perdere. Avevo un compito da portare a termine, dopodich me ne sarei andata. Mai e poi mai mi sarei intromessa nelle questioni di politica vampiresca. Bastava che mi pagassero. E che non cercassero di farmi fuori.
Indigo ringrazi e Leo la conged. La conged sul serio. Come un re o qualcosa del genere. Disse: Ora puoi andare. Questa volta non mi preoccupai di nascondere uno sbuffo n un largo sorriso. Leo inarc di nuovo il sopracciglio. Quell'uomo era talmente untuoso che non sarebbe scivolato nemmeno su una macchia d'olio. Si rivolse a Troll che era ancora nell'ombra. Di' a Ipsita che ci troviamo fra un'ora alla porta d'ingresso. Troll non sembrava contento, per annui.
Ipsita era la ragazza sud asiatica, delicata come un bocciolo di rosa, che sembrava avere dodici anni. Risvegliava il mio istinto protettivo. Sapere che in realt era maggiorenne non mi aiutava a considerarla diversamente, e l'idea che avesse un appuntamento con un vampiro anziano m'indusse a digrignare i molari. E a ogni modo, perch Leo se la fa con una delle ragazze di Katie? Non mi accorsi di aver detto quest'ultima parte ad alta voce finch tutti non si voltarono a guardarmi. Merda. Persino Indigo aveva infilato di nuovo la testa nella stanza, con un'espressione tra il sorpreso e lo sconcertato.
Ormai ero in ballo... A me sembra che finch Katie non torna, dovrebbe avere Tr... Tom il comando. Guardai Troll.
Per caso Katie ha dei documenti in cui  scritto chi la sostituisce nel caso lei sia... - chiusa dentro una bara immersa nel sangue di vampiro - indisposta?
Leo alz la testa. Io sono il signore di Katie.  normale che assuma il controllo mentre lei non sta bene.
Forse nel Medioevo, ma non negli Stati Uniti e al giorno d'oggi. Basta con l'astenersi dalla politica vampiresca. Tom? Dove tiene Katie i documenti?
Lui ntro, tenendosi ben lontano da Leo, e s'inginocchi alla scrivania di Katie. Con una piccola chiave apr uno schedario astutamente collocato contro il muro, in una zona non illuminata. I fogli frusciarono; il silenzio era carico di qualcosa d'imprevedibile, di esplosivo. Indigo scomparve. Ragazza intelligente. Io non fui altrettanto intelligente. Rimasi l per vedere cosa sarebbe successo al vespaio che stavo stuzzicando. Un istante dopo Troll estrasse una cartellina e si alz in piedi dietro alla scrivania, tenendola con entrambe le mani, esitante. D'accordo, spaventato a morte. Fiutavo la sua paura.
Mi alzai dall'angolino dove mi aveva collocato Leo, cosa che improvvisamente mi diede molto pi fastidio di prima, presi la cartellina e la piazzai al centro della scrivania. La aprii. Quale? chiesi. Troll mi si avvicin e diede un colpetto a una delle ultime linguette. Non capivo che cosa ci fosse scritto sopra. Forse era in francese. Presi il plico di fogli e passai in rassegna le prime cinque pagine redatte in un assurdo gergo legale, di cui non capii nulla nonostante fosse in inglese, utilizzando quel tempo per pensare. Leo era vecchio. Molto vecchio. Forse risaliva addirittura all'epoca feudale, quando l'onore aveva ancora un significato. Gli allungai i fogli. Cosa dice?
Mi parve di aver sentito Troll soffocare una risata, ma poteva anche essersi trattato di un semplice colpo di tosse. Se Leo fosse stato un uomo d'onore, avrebbe seguito le indicazioni riportate in quelle pagine. Altrimenti non era un uomo d'onore. Certo, il fatto che tecnicamente non fosse un uomo complicava parecchio le cose.
Leo s'immobilizz, con quell'immobilit tipica delle statue di marmo: non respirava, non sbatteva le palpebre, niente di niente. Starlo a guardare metteva i brividi, e probabilmente era il presagio di un pericolo molto sanguinoso e di grandi proporzioni; a ogni modo, la mia capacit di comprendere i vampiri sani di mente era ancora limitata, e comunque avevo con me tre paletti nei capelli e una discreta selezione di croci. Leo continuava a restare immobile. Il silenzio divent da inquietante a surreale, poi angoscioso, fastidioso, infine allarmante. I suoi feromoni esprimevano rabbia pura. Alle mie spalle, Troll respirava in maniera discontinua; il cuore gli batteva troppo forte. Aveva una composizione chimica del sudore pungente; la Bestia vi riconobbe gli incubi della morte. Poi finalmente Leo fece un lungo respiro. Quasi sobbalzai, mentre la Bestia estrasse gli artigli e Troll smise di respirare del tutto.
Leo attravers la stanza scivolando come un predatore, i suoi occhi iniettati di nero erano pieni di una rabbia contenuta. Prese i fogli e cominci a leggere. Scorse alcune pagine. Ne lesse altre. Alz gli occhi, guard prima me, poi Tom, poi torno di nuovo sui fogli. Katie lascia tutto in mano a Tom. Mentre parlava, le sue parole erano ben scandite, il tono neutrale, talmente privo di emozioni che avrebbe anche potuto essere una registrazione elettronica, digitalizzata - a parte per quel vago accento europeo che avrebbe mandato in estasi le attricette.
Tutti i conti, le propriet e le risorse finanziarie di Katie sono sotto il suo controllo, compresa questa casa e chi vi lavora. Tutti gli assegni aziendali e quelli degli impiegati dovranno essere compilati e firmati da lui e cofirmati da me. Tutto questo ha valore legale. Alz lo sguardo verso Tom.
Tu lo sapevi? Tom annu, con dei cenni rapidi e ripetuti. Eppure hai scelto di non mettermene al corrente. Per quale motivo?
Io... io...
Lui aveva bisogno di te m'intromisi. Aveva bisogno che proteggessi le ragazze dall'emarginato, aveva bisogno della tua benevolenza nei confronti di Katie, e aveva bisogno della tua intercessione con il Consiglio dei vampiri. E ti era grato di aver organizzato la cerimonia e di aver sotterrato Katie.
Tom deglut rumorosamente, sotto gli occhi immobili di Leo. Ma poi il signore di New Orleans spost lentamente lo sguardo su di me. Cosa ne sai tu di cerimonie e del seppellimento di uno di noi?
Scrollai le spalle. Non avevo intenzione di dargli una risposta: avrebbe fiutato la bugia e non avrebbe creduto alla verit. Oppure mi avrebbe creduto e pensato che una mutaforma avrebbe fatto molto comodo come serva di sangue. Non ero ansiosa di combattere contro di lui. Non per il momento. Se dovevo giocare a paletti e zanne con il signore dei vampiri di New Orleans, allora volevo la mia cotta di metallo, i miei abiti torchiati e parecchia preparazione alle spalle.
Dunque ripresi. Tornando alla questione iniziale. Come mai te la fai con una delle ragazze di Katie?  un appuntamento, la paghi per i suoi servizi, o stai semplicemente facendo valere su di lei l'oscuro diritto dei re? Perch secondo me, questa storia non andr avanti ancora per molto.
Tutto d'un tratto, Leo sembr trovarmi divertente. Ridacchi, restituendo le carte a Tom, e prese il posto che avevo lasciato libero sul divano di pelle. Appoggi le braccia sui cuscini dello schienale, con fare amichevole, come un signore nel suo maniero. E per quale motivo i miei diritti dovrebbero cambiare?
Semplice. I tribunali degli Stati Uniti hanno gi cominciato a riconsiderare le leggi sulla cittadinanza, i problemi di schiavit e l'interpretazione degli statuti alla luce di un essere vivente con un arco della vita molto esteso. Alla fine riesamineranno anche i 'diritti di un signore'. Casomai si fosse perso il sarcasmo nel tono della mia voce, mimai le virgolette con le dita. E verranno sicuramente abrogati, cos come l'oscuro diritto dei re. Su questo non ho dubbi. Leo mi stava guardando, completamente assorto, senza nemmeno sbattere le palpebre, con le labbra curvate in un sorriso e lo sguardo di un serpente letale.
I veleni dei serpenti non hanno effetto sulla Bestia, mi ricord quest'ultima, senza il minimo timore.
Sarebbe intelligente da parte tua aggiornare il modo in cui fai affari, mettendoti al passo coi tempi, continuai modificando la maniera in cui voi sanguisughe facevate le cose mille anni fa. La buona fede commuove, cos qualsiasi tribunale futuro prester attenzione al fatto che ti sei adeguato ai tempi.
Il termine 'sanguisuga'  offensivo osserv Leo.
Abituati. E perch, con tutto quello che gli avevo detto, andarsi a focalizzare proprio su quel dettaglio? Stavo praticamente demolendo la macchina del suo potere e lui si risentiva per la parola 'sanguisuga'? Restituii i documenti a Troll. Ora ho da fare. A pi tardi, Troll.
L'uomo annu, con un singolo sussulto.
Ero quasi arrivata alla porta quando Leo disse: Il tempo che passo con Ipsita non  un'imposizione. Mi fermai, con entrambe le mani sugli stipiti, senza voltarmi. L'ho pagata come sempre, pi la mancia, in anticipo, come da accordi con Katie. Stasera ho bisogno di un'accompagnatrice per un ricevimento.
Quand'ebbe finito di parlare, annuii, cercando di decidere come rispondere. Alla fine optai per: Grazie di avermelo detto. Poi lasciai la stanza e mi diressi verso la porta sul retro.
Ora puoi andare. Le sue parole rimasero sospese alle mie spalle.
Il signore del maniero non aveva potuto evitare di avere l'ultima parola, giusto? Ma avrei giurato che stava ridendo.

22
Tutta quella che volevo
Cercai notizie da Molly, ascoltai il suo messaggio vocale e le lasciai una riposta. Annoiata, controllai la posta e passai un po' di tempo su internet alla ricerca di pagine di societ, pettegolezzi del posto e di qualche sito di politica locale e dello Stato. Scoprii che quella sera Anna avrebbe partecipato a un evento presso il Marriot, un hotel a quattro stelle nel quartiere francese. Recuperai delle mappe, feci un paio di calcoli sulle distanze, presi appunti, e sperai che la Bestia riuscisse a seguire Anna fino a casa, o dovunque avrebbe trascorso la notte.
Feci un riposino fino a mezzanotte, poi mi svegliai e mi tolsi i vestiti. Era tempo di trasformarsi e pedinare la donna che dormiva con Rick e il mangiatore di fegati sotto una delle sue sembianze. La stessa donna che era anche coinvolta con qualunque cosa stesse accadendo nel locale di Leo. Mi domandai se quest'ultimo ne fosse al corrente. Avrei potuto chiedergli qualcosa dell'incontro - o magari raccontarglielo -, ma un'informazione del genere, oltre a poter risultare offensiva, sarebbe stata stupida. Persino per me.
Nel cortile sul retro, buttai quattro bistecche a terra e mi arrampicai, nuda, in cima al cumulo di rocce. Con in mano la collana feticcio della pantera, controllai che la piccola linea d'oro che avevo inciso nella pietra fosse ancora al suo posto. La pioggia ne aveva lavato via la maggior parte, cos sfregai di nuovo la pepita contro la superficie in pietra del masso.
Grande?, domand la Bestia, smaniosa di dimensioni.
Non ancora risposi. Ma manca poco. La Bestia non ribatt alla mia risposta negativa, e io mi sedetti, nella posizione del loto, con il kit da viaggio e la collana appesi al collo. Mi rilassai, seduta sulla pietra fredda, e mi tuffai svelta nel serpente della Bestia. Quella sera la trasformazione fu facile, mentre scivolavo gi, al ritmo pacato dei tamburi. Note di flauti. Distensione di muscoli e ossa, un pungente formicolio grigio, come se avessi infilato le dita in una presa, e poi una leggera nausea. Quasi indolore.
Mi allungo e soffio di fronte ai cattivi odori umani: il fiato delle auto, il puzzo di spazzatura, la muffa sui muri delle tane umane, la vernice, la plastica, la tappezzeria, la pip di cane. Bastardini ringhiosi, che sarebbero uno spuntino rapido. Scendo dalle rocce, schivo la pietra rotta e affilata di quando Jane  tornata s stessa dopo essere stata un uccello. L'aroma di bestiame morto mi fa brontolare la pancia. Inspiro, portando alla bocca l'odore di sangue e grasso. Carne fredda, ma la fame  impellente. Divoro rapidamente la bistecca, ingoiandola a grossi bocconi. Sotto c' un pezzo di carne pi grande, pi spesso. Vi appoggio una zampa sopra per tirare e strappare.  meglio quando  fresca e calda. Ho bisogno di una preda fresca.
Un rumore sordo. Mi giro. C' un gatto sullo steccato, con la schiena inarcata. Soffio, con i denti chiari nella notte. Questo territorio  mio. Il gatto miagola, si butta dall'altra parte. Sbuffo in una risata. Stupido gatto. Jane ha mangiato un gatto quand'era un uccello. La carne non era buonissima, ma fresca. Ho voglia di cacciare un cervo. Ucciderlo e mangiarlo.
Dai la caccia ad Anna.
Lei vuole che insegua la femmina che ha fatto sesso con l'uomo. Non le do ascolto e finisco l'ultimo pezzo di carne morta. Mi lecco le zampe, mi pulisco la faccia. Bevo dalla fontana con la vampira di pietra.
Caccia!, mi ordina, con foga.
Salto il recinto e cammino attorno alla tana, scivolando fra le ombre. Lungo la strada, accanto ai muri, sotto i davanzali.  un bel posto per cacciare, seduta sul davanzale, cercando la preda. Balzo dal viottolo degli umani, alla sedia, fino al davanzale soprastante. C' metallo ovunque, per impedire ai maldestri umani di cadere. Cos  difficile piombare sulla preda. Stupidi umani.
Caccia!
Sbuffo risentita, scendo sul terreno morbido, ancora caldo dal giorno appena trascorso. Avanzo lungo la strada, tenendomi in ombra, controllando uomini e cagnolini bastardi. Se gli uomini si avvicinano troppo, mi accuccio immobile. Poi riprendo.
Hotel in vista. Il Marriot. Troppe luci umane. Una debole traccia dell'essere umano Anna nell'aria, recente, si sta spostando,  dentro una macchina con un maschio umano. Non  Rick. Il mangiatore di fegati? Corro lungo la strada, giro all'angolo. Vedo/fiuto Anna dietro il finestrino dell'auto.  diretta verso il territorio del mangiatore di fegati, oltre il fiume. Mi accovaccio fra le ombre, aspettando un camion. Ne passano due, troppo alti. Un altro con foto di pesci e granchi sul fianco. Ha un profumo favoloso. Mi lecco i baffi e raccolgo le zampe. Il camion si muove come una mucca obesa, lento, sempre pi vicino. Salto sul cofano, mi arrampico sul tettuccio, con un altro balzo atterro sul rimorchio della mucca obesa. Mi sistemo in posa da viaggio, accoccolata, con gli artigli sulle cinghie di metallo borchiate. C' odore di frutti di mare. Il mio stomaco brontola. Alzo il naso nell'aria, fiutando pesce e granchi. Il fiume  sempre pi vicino, l'odore dell'essere umano Anna sempre davanti. Il camion di pesce che sembra una mucca obesa segue Anna attraverso il ponte.
Osserva! Ricorda!
Vedo mi cartello: WESTBANK EXPRESSWAY. Torno a godermi i profumi, con la bocca aperta e il muso allungato verso l'alto, inspiro aromi meravigliosi di pesce, cose morte, alligatori e uccelli. Ci sono parecchie prede. Buoni odori. Poi guardo i cartelli, cercando di ricordarli, GENERAL DEGAULLE DRIVE. Il camion di pesce che sembra una mucca svolta, allontanandosi dalla scia di Anna.
Seguila, mi ordina Jane.
Sbuffo e salto dal camion meraviglioso sul tettuccio di un'auto parcheggiata. Torno indietro trotterellando verso il General DeGaulle Drive. Ritrovo la scia dell'essere umano Anna. La seguo. La scia svolta in un'altra strada, il linguaggio umano del cartello dice: WOODLAND HIGHWAY.  una nuova parte della citt, a sudovest del quartiere francese. Lontano da quello che sappiamo essere il territorio di caccia del mangiatore di fegati.
Taglio per un terreno umido e ricoperto di erbacce. Fino a English Turn Parkway. Grandi tane umane ovunque. Puzzo di prodotti chimici. Un campo da golf, sussurra Jane. Trotterello sul ponte, l'acqua puzza di prodotti chimici. Trovo la casa dove sono entrati l'essere umano Anna e l'uomo. L'odore di lei  ovunque. Nel giardino.  la sua tana. Un cucciolo. Un compagno.
La figlia. Il marito. Il sindaco, sussurra Jane.
Percorro il perimetro all'ombra della casa. Lecco l'acqua della fontana, che sgorga dalla bocca di un pesce ma sa di acquedotto, non di pesce. La casa  buia. Sul retro c' una piscina, in fondo luci umane blu. Ho caldo, quindi entro dentro la piscina, l'acqua fredda sale. Sospiro, il calore provocato dalla corsa se ne va. Nuoto fino al lato opposto, poi torno indietro, il kit di Jane galleggia. Rinfrescata, esco dalla piscina e scuoto via il cattivo odore. Sono stanca, salto su una sedia lunga, sprofondo nell'imbottitura. Chaise-longue, mi corregge Jane. Mi riposo, ripulendomi con la lingua il muso e le zampe dall'acqua puzzolente della piscina.
Dentro casa squilla un telefono. Risponde un essere umano maschio, con la voce profonda non lontana, vicino alla porta. Lo so che  tardi commenta una lontana voce metallica all'altro capo della cornetta. Rick?, domanda Jane.
Sono ancora sveglio, caro Ricky. Cosa posso fare per te? Tutti e due scoppiano a ridere.
Tossisco piano. Le parole non fanno ridere. Fingono di parlare cajun, pensa Jane. Ma non fa ridere lo stesso. Non c' nessuna preda con cui giocherellare.
Ho bisogno di alcune informazioni afferma Rick.
Certo, se posso, volentieri. Cosa vuoi sapere?
Ho incontrato Anna a un evento e mi ha detto che stai aiutando un clan di vampiri a comprare un appezzamento di terreno lungo Privateer Boulevard a Barataria. Avrei da proporti degli amici che forse sono interessati a vendere, sai com': i prezzi delle case in questo periodo sono bassissimi, e via dicendo.
E vorresti che i vampiri ti pagassero un prezzo pi alto di quello di mercato.
E anche che non saltasse fuori il mio nome, se possibile. Metti tutto a nome di Anna, come stai gi facendo per l'altro tuo affare terriero.
Un attimo di silenzio.  stata lei a parlarti dell'altro mio affare terriero, la mia Anna?
Proprio cos rispose Rick. Mentre eravamo a letto. Poi sono andato all'archivio notarile per un'altra questione e sono incappato nel suo nome in dodici diversi atti di compravendita. E ho fatto due pi due. Gli Hornets hanno bisogno di un nuovo palazzetto, la commissione sta discutendo una legge sull'utilizzo delle zone paludose, e guarda caso tu hai appena acquistato degli appezzamenti nei terreni paludosi a sudovest della citt; terreni che suppongono nel giro di uno o due anni verranno bonificati dal genio. E nel frattempo tu te li accaparri a poco. Ma questi non sono affari miei. A me interessa solo avere una fetta della torta se i vampiri accettano di pagare. E chi meglio di te pu trattare con loro?
Gli Hornets?
Jane ridacchia, nelle profondit pi oscure della mia mente.  una squadra di pallacanestro, pensa. Se avessi saputo degli Hornets, il nome della moglie su quei terreni avrebbe avuto senso. E per questo che non mi piace lavorare in un posto che non conosco: non ho abbastanza informazioni per mettere insieme tutti i pezzi.
Dentro casa, i due continuano a parlare. Come no, fratello, vedr di metterci una buona parola concluse il sindaco. Poi passi dall'ufficio, giusto? La voce profonda si allontana.
I suoni della notte aumentano di volume. Volevo ascoltare, ma le voci sono sparite. Mi rotolo sul cuscino, per grattarmi via l'umido. Con le zampe all'aria, mi contorco, grattandomi la schiena che prude. Che bella sensazione.
Dentro la casa, il rumore di passi s'arresta. Una porta si apre, interrompendo il silenzio. Mi rotolo, salto e atterro in un cespuglio, prima con le zampe anteriori, poi con quelle posteriori, unite. Silenziosa. Una grande foglia mi nasconde il muso. Qualcosa sbuffa, sento uno scalpiccio di piedi. Si spostano veloci verso il lato opposto della piscina. Mi sporgo per vedere. Metto a fuoco un cane piccolo.  un barboncino. Maschio. Dalla taglia, direi che ha tre settimane. Ha il pelo arricciato, vaporoso, come se si fosse appena fatto un bagno. Alza una gamba, rilascia un flusso di urina aromatica. Avvicino le zampe. Voglio quel cane. Cibo.
No!, ordina Jane. Frustrata, inspiro con un debole sibilo.
Il cane alza lo sguardo, annusa. Poi avvicina il naso a terra, seguendo una traccia. Drizzo il pelo. Il cane segue l'odore della Bestia fino alla piscina, agli schizzi d'acqua. Sul cane c' l'odore del profumo dell'uomo, il vento ne trasporta il fetore. Il cane corre verso la sedia, mi vede fra i cespugli e comincia ad abbaiare. Pericolo! Pericolo! C' un predatore quiquiqui! Pericolo!
Sparky! Piantala! urla dalla porta la profonda voce maschile del sindaco.
Cosa c', tesoro? chiede l'essere umano Anna.
Venite fuori! C' un intruso da uccidere! Uccidere! Uccidere!, grida il cane.
Mi preparo per l'attacco mortale. Soffio, piano, minacciosa, con gli occhi fissi su di lui.
No! Jane risale, forzandomi gi.
Il tuo stupido cane abbaia commenta la voce profonda. Se per caso sveglia quegli stramaledetti vicini...
Sar un altro opossum. Andiamo, Sparky. L'essere umano Anna esce nella notte, picchiettando con le piccole scarpette.
Indirizzo verso di lei il mio sguardo arrabbiato. Non sono un opossum. Sono la Bestia!
No! Jane mi tiene a bada, respinge il mio istinto omicida. Lottiamo. Mostro le zanne mortali, bianche sotto le luci artificiali. Sibilo. Il cagnolino ringhioso guaisce, corre dall'essere umano Anna. Lei prende in braccio il cane, che sarebbe un bel bocconcino, e torna dentro scalpicciando. Una volta al sicuro, dice: Guarda tutta quell'acqua. Scommetto che Sparky ha sentito di nuovo che era venuto il figlio dei vicini.
Stupido cane maledetto. Ci manca solo una causa per annegamento borbott la voce profonda. Domattina chiamo i Demarco.
La porta si chiude. Le luci esterne si spengono. Quelle della piscina continuano a brillare. Uccidereuccidereuccidereuccidereuccidere!, abbaia dentro la casa quello stupido cane; crede di poter uccidere un grosso felino. Mi scrollo di dosso il controllo di Jane. Non sono un opossum! Non sono il figlio di un essere umano! Sono la Bestia! E voglio urlarlo a tutto il mondo!
Non adesso, pensa Jane. Il bosco  vicino. Vai a caccia. Mi viene in mente l'immagine di un coniglio grasso. Sangue, carne fresca. Artigli letali che affondano molto.
Siii. Giro su me stessa, esco quatta quatta dal giardino sul retro, attraverso il confine della propriet, fino al bosco. C' un forte odore di coniglio. Con il naso a terra, me ne riempio la testa. E lo inseguo.
Mangio il coniglio: il sangue, la carne e il latte dalle mammelle mi riempiono la bocca. Poi rintraccio la sua tana, sotto un albero caduto. Tiro fuori i cuccioli, i loro versi e i loro gemiti rendono il banchetto ancora pi piacevole. Jane indietreggia, lontano dal pasto sanguinolento. Lei non  una cacciatrice. Non ha cuccioli.  solo un essere umano. Senza cuccioli.  solo una ladra.
Soddisfatta, le permetto di riaffiorare in superficie.  silenziosa. Triste. Mi mostra l'immagine della tana. La casa che mi ha dato in prestito Katie. Torniamo a casa, mi dice. Ma io voglio cacciare a lungo. Fiuto un cervo. Trovo le tracce, piccole, graziose, odorano di femmina. A casa, ordina Jane. Ringhio. Mi volto verso la citt, riluttante, per niente contenta. Magari troviamo un cervo per strada, pensa Jane.
Sbuffo di soddisfazione. Un cervo!
Quando tornai in me sulle rocce in giardino, emanando calore nell'aria fredda, l'alba cominciava a rischiarare il cielo. Non avevamo trovato nessun cervo, e la Bestia si era intestardita, non aveva voluto rinunciare, voleva cacciare, aveva bisogno di sangue e carne, voleva restare sotto forma di felino anche dopo l'alba. Non era mai stato cos difficile tenerla a bada, e adesso se ne stava imbronciata, con una rabbia repressa che turbava il mio umore. Apriva e chiudeva gli artigli sulla mia mente, facendomi male apposta. Avrebbe voluto mangiarsi il cane.
L'uccello ha mangiato il gatto, borbott la Bestia, di cattivo umore, ancora arrabbiata perch mi ero trasformata in un uccello, che aveva potuto mangiare quello che voleva.
Ti lascer cacciare mormorai. Presto. Prometto.
L'uccello ha mangiato il gatto, ripet la Bestia. L'ho visto nella mente di Jane. Poi si ritir.
Mi trascinai dentro casa, con le braccia e le gambe talmente affaticate da essere in preda agli spasmi. Mi preparai una tazza di porridge e mangiai senza bere il t. Poi mi arrampicai sul letto, esausta.
Quando riaprii lentamente gli occhi, il sole stava tramontando e dalle fessure delle imposte entravano i suoi raggi obliqui. Il materasso era morbido sotto di me, ma rigido internamente; di una qualit molto migliore di quello nel mio appartamento vicino ad Asheville. Purtroppo non mi ci potevo abituare. I soldi non mancavano, ma erano gi stati investiti, e non per questo genere di comfort.
Mi girai sull'altro lato, mi sistemai con un cuscino sotto il collo, e lasciai correre i pensieri. Rick LaFleur aveva telefonato al sindaco nel cuore della notte, probabilmente grazie all'intervento di Anna. Anna che andava a letto con il sindaco, Rick, e il mangiatore di fegati sotto chiss quali sembianze; a meno che il mangiatore di fegati non fosse il sindaco. No, il suo odore non era quello giusto, non credevo fosse lui la creatura.
Rick stava indagando sui vampiri, e cos'altro ancora? Be', ovviamente non lavorava per conto del sindaco, altrimenti quest'ultimo sarebbe stato aggiornato sui suoi piani. Forse lavorava per la polizia. O magari stava puntando alla mia ricompensa. Oppure stava raccogliendo informazioni sui vampiri per un terzo sconosciuto. Dovevo stargli addosso.
La Bestia m'invi un'immagine, sfocata dal sonno. Rick, supino, con le sue zampe sul torace e gli artigli che gli graffiavano la gola. Ridacchiai sommessamente, contenta che fosse tornata a parlarmi. M'invi l'immagine di un cervo e poi torn nel mondo dei sogni. Rotolai fuori dal letto.
Quella notte avrei dovuto cacciare di nuovo. Se volevo vincere il bonus dei dieci giorni, dovevo rintracciare e uccidere l'emarginato entro quarantotto ore. Preparai di nuovo il kit da viaggio: prima misi ad asciugare i panni ancora umidi e puzzolenti per l'acqua della piscina, poi arrotolai un paio di pantaloni trasparenti, una maglietta, la biancheria intima e un paio di scarpe con la suola bassa attorno a croci e paletti, e richiusi la cerniera.
Mangiai, sistemai la carne cruda sull'erba, mi spogliai e salii sopra le rocce. Non mi ero mai trasformata per cos tante notti di fila. Non credevo sarebbe stato cos faticoso e nemmeno che avrebbe reso la Bestia pi potente nei miei confronti e pi cocciuta. E nemmeno mi ero aspettata il dolore di quella notte. Si fece strada dentro di me squarciandomi con i suoi artigli, come se fossi una preda. La Bestia corse attraverso il vuoto grigio, forzando la trasformazione, con violenza. Nelle rocce si apr una crepa che le divise, producendo un fragore simile a un tuono.
Scendo dalle rocce. Qualche frammento frana attorno alle mie zampe. Zampe grandi. Le piego. Dalle guaine cutanee scivolano fuori gli artigli. Pi grossi. Sono grossa. Mi piace essere grossa. Un grosso felino. Grosso come il mangiatore di fegati.
Jane ha paura della grandezza. Che cosa hai combinato?, mi domanda.
Ringhio, arrabbiata; le metto le zampe addosso, spingendola gi, con gli artigli sulla gola, ha la pancia all'aria: Jane  beta, io sono alfa. La sua collana e il kit da viaggio stringono troppo. Male. Ma  meglio essere grossa. Un grosso felino. Salto la recinzione, attraverso il giardino di corsa, nella notte. Trovo un camion, attraverso il fiume, con il collo allungato per fiutare meglio gli odori. Il camion oscilla, aumenta la velocit. A caccia, canticchio. Andiamo a caccia.
La luna sta ingrassando. Non  ancora una luna piena adatta alla caccia, per fa abbastanza luce perch si veda l'acqua lontana in basso, con il suo riflesso spezzato sulla superficie del fiume, simile a schizzi di sangue, increspato dal vento.
Il camion svolta. Jane vede un'insegna: BAYOU SEGNETTE STATE PARK. Mi butto gi dal camion, muovendomi rapida. Tocco terra, rotolo-rotolo-rotolo. Nel fango. L'acqua ha un sapore sgradevole. Puzza di cacca di cane. Esco con un balzo, impregnata del puzzo di cane. Gli schizzi di sangue raccontano una storia. Un cane travolto in strada, volato gi. Il cane  morto, il sangue e le interiora sono sparsi lungo il pendio. Scuoto la pelliccia; sibilo, irritata. Corro tra le ombre. Jane  divertita. Io no. Non ho l'odore di un cane. E mai l'avr. Lei mi consola. Io mi muovo furtiva alla ricerca d'acqua. Davanti a me vedo delle pozzanghere, recenti, senza cani morti. Guarda il cartello, mi chiede Jane, con un tono appropriato di una beta che parla a un'alfa. Alzo lo sguardo. DRAKE AVENUE. Proseguo, trovo l'acqua e mi ci tuffo dentro.
Rotolo per pulirmi dall'odore di cane morto. Qualcosa si muove nell'acqua. Esci!, grida Jane. Spingo di lato il sedere, salto fuori dall'acqua, con le zampe anteriori in avanti e gli artigli pronti a stringere. Atterro. Mi giro. Le gocce d'acqua sono ovunque. Due fauci si avvicinano. Dall'acqua affiorano denti malvagi. Sibilo. Do una zampata.
Un alligatore, dice Jane.
Alligatore cattivo.
Non piacciono nemmeno a me, commenta lei, con un tono spaventato. Ti metti sulle tracce del mangiatore di fegati? Per favore.
Il mangiatore di fegati  cattivo.  passato molto tempo da quando ho assaggiato un mangiatore di fegati Rimango a guardare nella mente come Jane reagisce alle parole. Si blocca; immobile come una preda spaventata. Cammino nell'ombra, continuando a osservarla. Il gatto e il topo.
Dopo un lungo minuto mi chiede, con un tono spaventato: Quando hai assaggiato un mangiatore di fegati?
Graffio l'aria. Ricordo. Le immagini tornano a galla da zone buie della mente, tenute nascoste a Jane per parecchie stagioni. Una donna anziana, con i capelli lunghi e grigi, il mento, il naso e gli occhi gialli come quelli di Jane, penetranti.
Non  anziana. Forse sulla sessantina, pensa lei, preoccupata. Puzza di marcio, come il mangiatore di fegati che abbiamo inseguito. La paura si gonfia veloce nella mente di Jane, come la pancia di una preda sotto il sole estivo. Questo non me lo ricordo, pensa... Graffio l'aria divertita; passato condiviso.
La megera tiene in mano un pugnale. Il fuoco scoppietta l vicino, il fumo sale in alto, sa di erba e di amaro.  una notte fredda per l'inverno, gli alberi sono nudi come le ossa. C' una ragazza davanti alla vecchia, legata, imbavagliata, con le braccia sopra la testa, le mani e i piedi legati a dei paletti, puzza di paura. Ha gli occhi blu alla luce del fuoco. I capelli biondi. La ragazza non  umana. Odora di qualcosa di nuovo. Odora di vampira, come avrei scoperto in seguito.
La megera si piega in avanti. Cos facendo, rilascia nell'aria un puzzo di marcio, di carne putrefatta. Poi incide la ragazza con la lama appuntita, un taglio profondo. Questa urla soffocata dal fazzoletto, e il viso le si riempie di sangue. La vecchia raccoglie il sangue con le dita, lo porta alla bocca. Assaggia. Poi fa un altro taglio e un altro ancora. Tutte le volte assaggia. A quel punto le taglia gli abiti, scoprendo addome e seni. La ragazza si agita, ma i paletti e le corde la tengono salda. Vomita. Non potendo sputarlo fuori, lo rimanda gi. Le sue viscere rilasciano odore di sangue vecchio, che si alza nell'aria assieme a quello delle erbe nel fuoco.
Mi avvicino lentamente al ciglio del masso, con gli artigli sguainati, e afferro la roccia come se stessi strappando della carne. La vecchia alza il coltello. Poi lo spinge nella pancia della ragazza. Taglia. La ragazza legata urla, un suono acuto, come di un cucciolo in pericolo di morte stretto fra le zampe di un grosso felino maschio o sotto gli artigli di una femmina rivale che invade il territorio. La vecchia spinge a fondo la lama. Le grida della ragazza rimbalzano contro le pareti rocciose sotto di me. Mostro i denti letali, con gli occhi fissi sul pugnale. La megera estrae un pezzo del fegato della vampira. La carne umana fuma. La megera ne assaggia un pezzo, crudo. Strappa i bocconi coi denti. Il sangue le cola sul mento e le sporca i vestiti.
Quando finisce la carne, si avvicina al buco sanguinante. Ne taglia un altro pezzo. E ancora un altro, con il pugnale ancora in mano. La ragazza non urla pi, non si muove pi, ma il suo cuore continua a battere. Per un po'. La vecchia continua a mangiare. Un rene. Un pezzo di polmone. La ragazza smette di respirare. Il cuore si ferma. La vecchia allunga la mano dentro il corpo e tira, strattona. Libera il cuore. Poi, mentre lo mangia, comincia a canticchiare.
Resto a guardare mentre le energie si radunano attorno a lei, di un grigio argentato, piene di scintille. Il potere la tocca. Il fuoco che non brucia. Le ossa si allungano, si torcono, la carne si fa leggera. I capelli diventano pi chiari, biondi. Si  impadronita della ragazza giovane. Ha preso la sua forma. C' un cattivo odore nell'aria. L'odore del male, avrei poi scoperto molto tempo dopo.
La rabbia esplode dentro di me, rabbia per un male che non capisco. Salto, silenziosa. Butto a terra la mangiatrice di fegati. Con le zampe sulla schiena, le mordo il collo, stringo forte, le spezzo la spina dorsale. La carne  rancida, oleosa, avariata. Mi brucia la lingua. Sputo. La colpisco con la zampa per farla voltare. Le strappo la gola. Poi sputo il marcio.
Stacco la testa. La mangiatore di fegati  morta. Mi volto e mi allontano nella notte.
Le immagini svaniscono. Il ricordo si  concluso. Jane non parla. Le metto una zampa sulla testa, nella nostra mente condivisa. Tu sei una mangiatrice di fegati, penso, ringhiando. Tu mi hai mangiato come la vecchia ha mangiato la ragazza.
No! Lei si dimena. La spingo forte con le zampe, schiacciandola a terra, le conficco gli artigli nella carne dello spirito.
Ma io sono pi forte della giovane vampira bionda. Sono pi forte di te. Non sono morta. Sono entrata dentro di te. Con te. Ora siamo sia io che Jane. Meglio di Jane da sola. Meglio di me da sola. Siamo forti. Siamo la Bestia. E adesso siamo un grosso felino. Molto grosso.
Smette di agitarsi, la paura le scuote l'animo, elabora veloci pensieri umani. Hai rubato la massa dai minerali nelle rocce. La sua paura cresce, sfarfallando come gli incisivi di un roditore. Hai messo in pratica la magia complessa, quella della massa alla massa e della pietra alla pietra. Come ci sei riuscita? Quanta massa hai acquistato?
Rispondo: ho trovato un posto nel serpente per essere pi grande. Il gene della grandezza. Ho preso tutta la massa che volevo. Jane scappa via, si nasconde nel profondo dei nostri spiriti uniti. Io sibilo, scuotendomi di dosso le ultime tracce di acqua salmastra. La pelliccia  spessa, ricca, profonda. Gli artigli sono lunghi e affilati. Do la caccia al mangiatore di fegati. Ne uccider un altro. Con passo felpato mi addentro nelle ombre, con la bocca aperta, alla ricerca di una scia che mi porti da lui. Sono un grosso felino. E uccider.

23
Massa alla massa, pietra alla pietra
Entro nel parco con passo felpato, molto lontano dalla casa della donna sciamano cherokee; la luna  alta. L'odore controvento del mangiatore di fegati  intenso e caldo. Sta correndo, il suo sudore puzza di marcio. Un secondo odore fluttua nel vento notturno: di sangue e carne, carico di paura. Un essere umano. Il mangiatore di fegati ha cacciato. Ha trovato un uomo con cui dissetarsi e saziarsi.
Nel cuore del bosco, su un terreno rialzato circondato dalla palude, scopro il luogo dell'omicidio. Mi fermo. Studio la radura. Una tenda, una latrina, una pala, una lanterna accesa, un canale di scolo, un frigo da campeggio, fili tra gli alberi, panni umidi stesi ad asciugare. Sangue ovunque, viscoso, risplende illuminato dalla luna. Pezzi di un corpo sparsi qua e l. Il campo di un senzatetto, pensa Jane. Un vagabondo.
Mi accuccio in silenzio, ad annusare, a osservare. Il mangiatore di fegati  sparito. Mi avvicino all'accampamento con lenti passi da cacciatore: aderente al suolo, con una zampa dietro l'altra, senza colpire bastoncini n foglie che possano spezzarsi. Fiuto una gamba masticata. Era vecchio e secco. Un essere umano malato. Non buono da mangiare. Attraverso l'accampamento, annusando. Il mangiatore di fegati era marcio, in putrefazione quand' arrivato. L'odore  cambiato mentre mangiava.
Jane sussulta al pensiero. Io trattengo una risata. Mi muovo attorno alla tenda. C' il busto dell'uomo con la spina dorsale divorata in due parti. Quella superiore  vicino alla palude, quella inferiore  sommersa, con l'osso del bacino che affiora. Un pesciolino mordicchia la carne lacerata. Si avvicina un alligatore, con gli occhi sopra il pelo dell'acqua e la coda che si muove come un serpente. Lo metto in guardia fendendo l'aria con una zampata. Mangia pi tardi. E il mio territorio. L'alligatore rallenta, si ferma, s'immerge. Torno all'ingresso della tenda.
Distesa sul lettino, c' la testa dell'uomo. Questa volta il mangiatore di fegati non gli ha divorato la faccia.  pelosa, trascurata. Gli occhi azzurri sono illuminati dalla luce della lanterna, le guance sono cadenti e raggrinzite.
Individuo il sentiero che dal bosco ha preso il mangiatore di fegati. Il suo odore  cambiato di nuovo. Mi fermo. Saggio l'aria. La studio. Il puzzo di marcio cambia. Non c' pi. Non  l'odore del mangiatore di fegati.  l'odore di vampiro. Che sovrasta tutti gli altri. Questi cambiamenti di odore preoccupano Jane.
Il sentiero porta a una strada asfaltata. I fari di un furgone si muovono fra gli alberi, avvicinandosi. Salgo su una pianta, accovacciandomi su un grosso ramo che penzola sopra la strada. Salto sul rivestimento del furgone, ammaccando il metallo di scarsa qualit. Il mangiatore di fegati  passato di qui, sotto le sembianze di un vampiro. Si  mosso rapido. L'aria mi colpisce forte, piena di odori. Odori corposi e intensi.
Ha rubato una macchina, pensa Jane. Oppure aveva organizzato di lasciare la macchina qui. Poi mi dice: Svelta, guarda i cartelli. Il furgone gira in Lafitte-Larose Parkway. Ancora a sud. Sui cartelli c' scritto BARATARIA. Barataria, pensa Jane.  dove sono stati acquistati i terreni a nome della Arceneau Costruzioni e di Anna, stando ai documenti con le informazioni che ha trovato Rick. Per per quale motivo?
Fiuto l'aria con disprezzo. Gli essere umani e i vampiri non hanno senso. Il furgone prosegue lungo Jean Lafitte Boulevard, oltre il ponte di Fisherman Boulevard, scende lungo Privateer Boulevard, fino a entrare a Barataria. Quando poi svolta in una strada laterale, salto sul ramo basso di un albero, tra le ombre. E buio. Un ottimo posto per nascondersi, per cacciare. L'odore alterato del mangiatore di fegati si sta dileguando. Quando i fari spariscono, balzo a terra. Mi allungo, con la bocca aperta e sbadiglio. Mi scuoto per riordinare il pelo arruffatosi durante la corsa sul furgone, che andava veloce. Mi avvio lungo la strada, seguendo la scia. Jane guarda i cartelli, per ricordare. PRIVATEER BOULEVARD.
L'odore del vampiro-mangiatore di fegati diventa pi intenso vicino a una piccola tana umana, sommersa da alberi prominenti, nascosta dietro a dei cespugli, con fiori che spuntano tutto intorno. Muri di mattoni, solidi, viottoli dolci fra gli arbusti. Le lampade interne sono accese e riversano luce all'esterno. C' una macchina spenta nel cortile, parcheggiata sopra delle conchiglie. La macchina e le conchiglie sono bianche nella notte. Una Mercedes, pensa Jane. Mi avvicino, il cuore rombante dell'auto  silenzioso ma continua a tintinnare di vita. Il mangiatore di fegati  appena arrivato, la sua presenza  ancora impressa sulla maniglia della portiera. Il nuovo odore  misto: un accenno di marcio, ma soprattutto... di vampiro.
Jane pensa: Un vampiro ha trasformato un mutaforma, ma durante il processo  successo qualcosa.
Giusssto. E sbagliato. Mi accovaccio a terra.
Jane continua a pensare. Non ha preso le sembianze del vagabondo, ma ha ripescato un'altra forma dalla memoria. Se vuole recuperare una forma ben precisa, dovr assumere parecchie proteine. La sua forma originale, invece, sar vecchia? Decadente? Avr bisogno di rubare il corpo di un altro essere umano o di un vampiro?
S e no. Un mutaforma e un vampiro. Assieme sono un mangiatore di fegati.
Il cuore di Jane si riempie di dolore.  afflitta come lo sono io quando muore un cucciolo. Affliggersi  da stupidi, le dico. Non  un tuo cucciolo. Non  per niente un cucciolo.
Ma  della mia specie. E l'unico che abbia mai visto, pensa.
Non  della tua specie.  un mangiatore di fegati. Sputo disgustata, camminando attorno alla casa. L'acqua paludosa del fiume  vicina, silenziosa, pi nera del cielo quando non c' la luna. Il rumore dei grilli e delle rane  assordante.
Una macchina romba lungo la strada, con fari penetranti. Privateer Boulevard, dice Jane, cercando di ricordare. La macchina rallenta, sempre di pi, fino a fermarsi nel cortile. M'infilo tra i cespugli di fronte alla casa. Mi accovaccio nell'ombra pi nera. C' una nuova macchina di fianco alla Mercedes del mangiatore di fegati. Il suo cuore rombante si mette a tacere. L'essere umano Anna scende dall'auto parlando al telefono. Indossa un vestito bianco e i tacchi a spillo.  una preda facile.
Mi aiuter dice. La voce del sindaco borbotta qualche parola incomprensibile, con una voce bassa e gracchiante. Una volta che avremo l'appoggio del clan dei Pellissier, continua Anna avremo abbastanza potere per portare il progetto di fronte al Consiglio dei vampiri. E abbastanza soldi per sparire. Il sindaco brontola di nuovo. Anch'io ti amo. La donna corre verso la casa e suona il campanello. Il suo profumo riempie l'aria, sovrastando quello dei fiori. Si apre la porta di legno. Poi la zanzariera. Non hai idea di quanto sia stato difficile allontanarmi dal maritino dichiara l'essere umano Anna, mentendo.
Vieni dentro risponde l'uomo.  una voce strana, sconosciuta. Odora di mangiatore di fegati e di vampiro. Il puzzo di marcio  praticamente sparito, non lo sento pi nemmeno io. La zanzariera si richiude sbattendo, la porta invece viene accostata. Fuoriesce un filo di luce. Avvicino le zampe pronta a saltare. A caccia!
No!, ordina Jane. Cerca di riprendere il controllo.
E invece sssi. Sono grossa. Stasera sono un grosso felino. Abbastanza grosso per uccidere il mangiatore di fegati.
Un'altra auto svolta nella strada e raggiunge il vialetto. Ululo per il dispiacere. L'auto si spegne, scende Rick. Ha seguito l'essere umano Anna, l'ha rintracciata, le ha dato la caccia. Mi accovaccio di nuovo a terra.
Rick corre verso la porta d'ingresso. Guarda dentro a una finestra. Si blocca di colpo, come un predatore scioccato di fronte a una preda enorme. Tira fuori una pistola da sotto il braccio. Anna urla. Sfonda la zanzariera. Spara a raffica contro i mattoni. Sembra un fucile. Sussulto. Rick si butta dentro.
Il ruggito di un grosso felino echeggia nella notte. Non il mio. Non quello della Bestia.
Rick grida, ma le parole vengono coperte dal ruggito. L'essere umano Anna urla. Un rumore di colpi pesanti. Il mangiatore di fegati e Rick sbraitano, con una rabbia priva di parole. Lottano. Anna apre la porta, corre svelta fuori. Assieme a lei fuoriesce anche l'odore di marcio della creatura. E quello caldo del sangue di Rick, parecchio sangue. Pum, pum, pum di fucili. Una finestra va in frantumi. Rick lancia un grido strozzato. Vai!, ordina Jane.
Con un balzo smisurato supero la porta. Atterro, silenziosa, dietro al divano, su uh pavimento di legno, con le labbra tese all'indietro, per mettere in mostra i denti letali. L'aria puzza di putrido, di carne marcia. Qualcuno sta bevendo in maniera rozza, rumorosa. Mi affaccio oltre il divano, con gli artigli semiscoperti. Osservo la stanza.
Mobili capovolti, candele tremolanti. Rick  sul pavimento, in una pozza di sangue che si allarga sempre di pi. Ha la faccia rivolta verso l'alto, gli occhi aperti, le braccia lungo i fianchi, le gambe divaricate e la camicia squarciata in due. Ha un taglio profondo nel petto, che versa sangue. Il mangiatore di fegati  chino sopra di lui, si sta dissetando.
Ha sostanzialmente la forma di un essere umano, indossa anche abiti umani: pantaloni e cintura, camicia bianca; il tutto imbrattato di sangue. Ha i lunghi capelli neri, sciolti, sistemati dietro un orecchio umano, che cadono in avanti, nascondendogli il volto. La fronte, le orecchie, gli avambracci e i piedi sono ricoperti di pelle umana. Ma al posto delle mani ha due zampe, con gli artigli sguainati. Artigli enormi. Il corpo risplende di una luce argentea, danza assieme a corpuscoli neri: le energie del mutaforma in corso di trasformazione; gi in parte mutato, ma non del tutto. Per met umano e per met felino. Il viso del mangiatore di fegati  ricoperto dal naso in gi da una pelliccia fulva, e ha l'aspetto del muso di un grosso felino. Dalla bocca spuntano due file di denti, pi grossi quelli superiori, pi piccoli quelli inferiori. Mordono, immersi nella carne di Rick, che non combatte pi.  inerte, ma ancora vivo.  sotto il suo controllo, ipnotizzato, pensa Jane. Intervieni.
Salto sul divano e mi avvicino. Grido.
Il mangiatore di fegati alza la testa, con la bocca sanguinolenta aperta, e ruggisce.
I due grossi felini si scontrano, con i corpi che sbattono violentemente. Rotolano contro il muro. Qualcosa di vetro si rompe, i frammenti cadono a terra. Le energie del mangiatore di fegati scorrono sulla mia pelle. Gli artigli affondano nella sua carne. I denti si aggrappano alla spalla del nemico. Sempre pi a fondo. Sapore di marcio, odore di marcio. Putrido-morto-schifoso. Un sapore che ricordo. Rotoliamo, ringhiando. Allungo gli artigli per fermarmi, tenermi, afferrare, lacerare. Strappo un pezzo di muscolo dalla spalla. Poi continuo a strappare. Il sangue, caldo e putrido, schizza fuori. Il braccio del mangiatore di fegati si affloscia. Artigli mi graffiano il fianco. Le ferite sanguinano. Strane energie si riversano su di loro, le energie del mangiatore di fegati che cerca di trasformarsi.
Sta cercando di acquisire massa, pensa Jane, terrorizzata.
Ora capisco. Il mangiatore di fegati ha bisogno di pietra, ma qui non c' pietra. Disperato, ha spostato le sue energie sulla mia pelliccia. Cerca di rubare la massa della Bestia, il corpo della Bestia. Stringo forte i denti sul suo collo. Combattiamo. Questa volta non mi arrender al mutaforma. Mai! Raccolgo le energie oscure, quelle di Jane. Rispondo alla magia della creatura utilizzando il suo potere, utilizzando quello spazio grigio in cui va lei per trasformarsi. Stupita, vede quello che faccio e mi aiuta, combattiamo assieme. Lanciamo il nostro grido di sfida.
Il mangiatore di fegati si gira sui fianchi. Mi sbatte a terra, con violenza, a pancia in su come le prede. Perdo la presa sulla sua pelliccia. I suoi artigli mi graffiano vicino alla mandibola, facendo fuoriuscire sangue vitale. Lancio un grido, che suona come il grido di una preda: rabbia e terrore. Denti grandi il doppio dei miei azzannano la carne. Ma la bocca del mangiatore di fegati si  sbagliata, in parte  ancora umana.
Non pu mordere come si deve, pensa Jane. E non c' pietra a cui rubare massa. Non pu terminare la trasformazione. Ridacchia, maligna. Siamo forti. E intelligenti.
Fingo di perdere le forze, smetto di opporre resistenza, ritraggo gli artigli. Grido come se fossi in punto di morte. Il mangiatore di fegati ruggisce vittorioso e molla la presa. Sollevo gli artigli delle zampe posteriori e mi rigiro. Scatto in avanti. Affondo nella sua pancia scoperta. Gli mordo il collo con i denti letali. Proprio come fece Jane quand'era un piccolo felino.
Il gemito del mangiatore di fegati  un presagio di morte. Ferito gravemente, risponde veloce con una zampata sulla mia faccia, mi graffia con gli artigli, andando a fondo. Verso l'occhio.
Rotolo, mi raggomitolo e mi lancio con tutto il corpo. Mi squarcia la carne della guancia. Gli s'impigliano gli artigli nel kit da viaggio che avevo al collo, e ne strappa la pelle. Lo azzanno di nuovo, la zampa torna piede, affondo per bene i denti. Le energie lo stanno abbandonando. Il dolore lo stordisce, a fondo nella lingua. La zampa del mangiatore di fegati... svanisce... nello spazio grigio. Poi ritorna. La creatura si rigira, salta contro la finestra, mandandola in frantumi. Scappa, nella notte. Trascinandosi dietro luce grigia e oscurit. Unisco le zampe per saltare e inseguirlo.
Aiuto. Ho bisogno d'aiuto. Una voce ansimante.
Do uno sguardo a Rick, che scuote la testa e si gira su un fianco. Sta sanguinando. Per met  steso sul pavimento, per met afflosciato sopra una sedia ribaltata. Ha una mano sul collo, vicino all'orecchio e un telefono fra le dita. Il sangue gli sgorga dal torace nudo e ferito. Scorre veloce, un fiume in piena di liquido rosso scuro. Non pulsa. Rick ha lo sguardo fisso, gli occhi sbarrati dallo shock, dal terrore. Il volto pallido, esangue. Parla al telefono, con parole sbiascicate e a voce bassa. Sono a Barataria, in Walker Street al numero 102, subito dopo Dufrene Street.
Mostro i denti e ringhio. Rick mette a fuoco e trattiene il respiro. Guarda di lato. Il manico metallico della pistola  sotto l'orlo del tappeto. Mi spingo verso l'alto con le zampe anteriori, ruoto a mezz'aria. Lo oltrepasso e corro fuori dalla porta, dalla casa illuminata verso il buio. L'odore di marcio del mangiatore di fegati  pi forte qui. Qualcuno accende una macchina. Faccio un salto lunghissimo, dal porticato fino al cofano della macchina bianca. Ringhio rivolta al parabrezza. Il mangiatore di fegati  seduto al volante. Nudo, sotto sembianze umane. I nostri sguardi s'incrociano. Il volto del mangiatore di fegati sbianca. Per un lungo istante, il mondo si ferma. Jane spunta in superficie, guarda, pensa. Cherokee. Uno del Popolo.
Lui vede il kit da viaggio. Muove la bocca, ma le parole si perdono nel ronzio del motore acceso. Ha capito che anche noi siamo un mutaforma. Anu gilogi dice. Il clan della Pantera. Tutt' attorno a lui brilla una luce grigia. Il suo volto si trasforma in... qualcos'altro. Naso sottile, capelli castano chiaro. Un ragazzino bianco. Lei vede. Lei sa. Il mangiatore di fegati sterza, accelera. La macchina gira, cerca di disarcionarmi. Mi tengo forte, urlo di rabbia. Affondo gli artigli, ma scivolo, graffiando la vernice. Volo via, sbattendo forte per terra. Rotolo. Ringhio. La macchina fugge, facendo schizzare in aria le conchiglie, che finiscono per picchiettarmi la pelle.
Trasformati. Adesso. Te lo chiedo per favore.
Il mangiatore di fegati sta scappando, ringhio. Voglio inseguirlo, voglio cacciare. Ma la macchina va veloce. Non c' pi. Lontana dal territorio. Sbuffo, soddisfatta. Vittoria. Cammino sotto i cespugli in fiore, pieni di boccioli, rami lunghi piovono dall'alto, rastrellano la terra. Sgattaiolo via. Mi siedo, ansimante. Penso a Jane. Mi ha raggiunto nella mente, nei pensieri. Ha preso il controllo. Ricordo il suo serpente, la sua forma attorcigliata.
Ma la Bestia  grande, ha acquisito massa dalla roccia. Jane ha bisogno di restituire la massa; penso alle rocce in giardino. Penso all'oro sfregato sulla loro superficie, ripassato dopo la pioggia. Penso alla collana d'oro stretta alla gola.
Massa alla massa, pietra alla pietra. Nella notte si alza il suono dei tamburi che possiamo sentire solo io e lei. Il fischio leggero del flauto. Massa alla massa, pietra alla pietra. Nella memoria spunta l'odore di una fiamma alle erbe. Le ombre danzano contro i muri di pietra. Mi trasformo. Fa male. Malemalemale. La massa diminuisce, si sposta attraverso il suolo, e torna alla roccia screziata d'oro. Massa alla massa, pietra alla pietra. Magia nera.
Magia complessa, pensa lei, mentre diventa alfa, mentre diventa Jane. Peso e muscoli, pelle e ossa scivolano via, attraverso il grigiore dello spazio intermedio. Tornano alla roccia. Tornano alla roccia gialla. Nella mente sento il rumore di ossa vecchie che tintinnano, di rocce che si crepano.
Tornai me stessa sotto un cespuglio, circondata da erba e fango, con qualcosa di appuntito conficcato nella faccia. Strappai via un pezzetto di conchiglia. Avevo prurito ovunque, ero appiccicosa per via del sudore e mitragliata da uno sciame di zanzare. Mi misi a sedere, e mi passai le mani sul volto, lungo i fianchi, dalla vita in gi fino alla punta dei piedi. Dieci dita delle mani, dieci dita dei piedi, cinque per ogni arto, ed erano tutte al loro posto. Mi resi anche conto di essere della mia solita grandezza; non volevo aumentare di cinquanta chili solo per accontentare la Bestia, che cos poteva diventare un grosso felino quando meglio credeva. Quando lavoravo sulla massa, temevo sempre che, una volta ritrasformata, qualcosa andasse storto, e per molti aspetti questa era stata una prima volta. La Bestia non mi aveva mai costretto ad acquisire pi massa, non aveva mai preso il controllo, agendo contro la mia volont. Inoltre, non avevo mai restituito la massa attraverso lo spazio grigio. Ma adesso non avevo certo tempo per preoccuparmi di tutto ci.
Ripensai al ricordo condiviso dalla Bestia e tremai di freddo nonostante il caldo. Era chiaramente successo prima che io e lei diventassimo una cosa sola. Il che dimostrava quanto poco sapessi di lei, quanto ridotto fosse il mio potere su di lei. Un'altra cosa per cui non avevo tempo. Non adesso.
Il mio stomaco brontol per la fame. Presi il kit da viaggio. La pelle era stata strappata da un artiglio lungo e letale, se avesse colpito una preda. O me. Aprii la cerniera e scivolarono fuori i vestiti: la maglietta, l'intimo e i pantaloni leggeri arrotolati stretti. Le scarpe. Mi vestii in un batter d'occhio e poi cominciai a correre verso la casa mentre finivo d'infilarmi le scarpe. Rick? urlai, piombando dentro il caos dalla porta d'ingresso. Vederlo attraverso i miei occhi era molto peggio che attraverso quelli della Bestia, c'era molto pi sangue. Rick era disteso al centro di un lago. Annodai i capelli in modo che non mi fossero d'intralcio, poi m'inginocchiai sul pavimento di fianco a lui, finendo inevitabilmente nel sangue. Era messo male.
Gli tamponai il collo, che stava sanguinando, con un cuscino. Apr gli occhi. Si sforz di mettere a fuoco. Un leone di montagna bisbigli. Una tigre dai denti a sciabola. Si ferm per prendere fiato, muovendo il petto con una sofferenza evidente. Hanno lottato. Premetti, sapendo di non potergli legare il cuscino al collo senza ostruire le vie respiratorie, perdo decisi per una pressione minima affinch la stoffa bloccasse il sangue. Non era sterile, ma alle infezioni avremmo pensato in un secondo momento. Se fosse sopravvissuto. Due cose... enormi, accidenti disse.
Ah-ah. Trovai un altro cuscino e glielo misi sul torace. Le ferite provocate dagli artigli gli partivano dal pettorale sinistro, attraversavano gli addominali superiori e proseguivano gi fino all'anca destra; cos profonde che in alcuni punti il muscolo era stato strappato e s'intravedeva il bianco dell'osso. Hai perso parecchio sangue. Vidi un nastro per reggere le tende e lo tirai verso di me, poi gliel'avvolsi attorno al petto. Un ridicolo cuscino giallo, macchiato dal rosso del sangue, e un pezzo di seta marrone chiaro con un nastrino sul fianco non erano il massimo come kit di pronto soccorso, ma erano sempre meglio di niente.
Il mio stomaco brontol di nuovo, esigente. Ti ho sentito parlare al telefono. Hai chiamato un'ambulanza? Vedendo che non rispondeva, lo chiamai, ad alta voce: Rick! e gli diedi uno schiaffo. Anche se non era una reazione approvata dai media, sort l'effetto desiderato. Rick sbatt le palpebre e apr gli occhi. Aveva le pupille dilatate e il viso troppo pallido. Era sotto shock. Lo sdraiai delicatamente sul pavimento, avvicinai un'ottomana e gli ci feci appoggiare sopra i piedi.
Jane? mormor.
I nostri sguardi s'incrociarono. S. Hai chiamato un'ambulanza?
Rinforzi. Ho chiamato... fece una pausa per respirare i rinforzi.
Pensai alle parole che aveva utilizzato. Le parole di un poliziotto. Senza chiedere il permesso, gli tastai le tasche.
Non  il momento, fanciulla. Non sono molto in forma... per il sesso selvaggio.
Ridacchiai, tirai fuori il suo portafogli e lo aprii, aspettandomi di trovare un distintivo; invece c'erano solo la patente e le carte di credito. Nessun tesserino ufficiale della polizia di New Orleans. Per per le emergenze aveva scritto a mano su una finestrella di plastica del portafogli un numero alquanto curioso. Ero sicurissima che si trattasse del cellulare di Jodi Richoux. Gli presi il telefono dalle dita inerti, lo aprii e notai che era l'ultimo numero che aveva chiamato. Premetti il tasto di ripetizione del numero. Mi rispose immediatamente.
Rick? chiese la voce di Jodi. Stavo per parlare, ma poi decisi di avvicinare il telefono all'orecchio di Rick. Rick? chiese di nuovo.
Ehi, tesoro. Sono... un po' ammaccato.
I soccorsi stanno arrivando.
Sanguino... Svenne e io feci cadere il cellulare. Jodi url il suo nome. Lasciai il telefono a terra, mentre lei continuava a chiamarlo. Il mio stomaco si contorceva dalla fame, implorava cibo. Stavo tremando, avevo bisogno di mangiare, ma non c'era tempo. Nonostante avessi tamponato le ferite, la pozza di sangue continuava ad allargarsi. Feci un passo indietro e lo squadrai da cima a fondo, cercando ferite aperte che mi fossero sfuggite e finalmente le trovai. Dal braccio fuoriusciva del sangue rosso chiaro, arterioso.
M'inginocchiai di nuovo, gli afferrai la maglietta lacerata e ne strappai un pezzo in alto, mettendogli a nudo la spalla destra e scoprendo i tatuaggi che si nascondevano l sotto. Attorno al bicipite aveva un anello di quello che sembrava filo spinato, e invece era un ramo di vite attorcigliato cosparso di artigli. Quelli ricurvi di un grosso felino e quelli di un uccello rapace, alcuni con sopra delle goccioline di sangue.
Mi allungai per strappargli la manica sinistra, rivelando un altro tatuaggio. Oscillai all'indietro, sfiorandolo appena con le dita. Mi vennero i brividi alle braccia. Il tatuaggio della spalla sinistra era molto pi intricato, partiva dalla clavicola, scendeva gi fino al pettorale e prendeva anche tutto l'avambraccio.
Un leone mormor, inaspettatamente sveglio. Si concentr sul mio volto, con gli occhi annebbiati. Ho visto un leone. Per met uomo... e per met felino.
Gi sussurrai.
Mi piacciono i leoni dichiar.
I disegni che avevo notato poco prima, quei segni neri vagamente simili a degli artigli che gli spuntavano dalla manica sinistra, erano gli artigli di una pantera. Il tatuaggio rappresentava tlvdatsi un leone di montagna. E dietro al suo muso che fissava con occhi predatori, faceva capolino quello di un felino pi piccolo, con le orecchie appuntite, curioso e in un certo qual modo divertito, con le labbra tese in un ghigno che rivelava i denti mortali. Una lince. Le mie prime due bestie. Sulla spalla di Rick.

24
Dovevi venire quanto te l'ho chiesto
In lontananza risuonavano svariate sirene d'emergenza, ben distinguibili Furia dall'altra: diverse auto della polizia, almeno un'ambulanza. Jodi aveva smesso di gridare il nome di Rick, ma la chiamata era ancora aperta e il suono delle sirene proveniva anche dal cellulare, quindi lei era tra i poliziotti in arrivo, che adesso stavano svoltando a tutta velocit in Privateer Boulevard. Sempre pi vicini.
Sei in pericolo mormor Rick. I vampiri. Devo aiutarti...
Sembrava consapevole di stare parlando con me, per cui annuii, legandogli attorno al braccio un altro pezzo di copridivano e un altro nastro per le tende; le fibre gli affondarono nella pelle, rallentando l'emorragia. Mi alzai, restandogli sopra, con un piede per parte, e il sangue si raccolse sotto le suole sottili delle mie scarpe, che facevano cic ciac a ogni minimo movimento. Il sangue mi aveva impregnato anche i pantaloni; vi s'inerpicava come dita sottili. Ne avevo sotto le unghie, tra le pieghe delle mani, e anche alcuni schizzi sulle braccia. La ferita sul petto non sanguinava quasi pi, anche se avevo la sensazione che non fosse per merito del mio straordinario bendaggio, ma perch era quasi dissanguato. Sembrava mezzo morto, per respirava ancora.
I poliziotti stavano arrivando. Dovevo decidere. Andare o rimanere? Se mi trovavano con un poliziotto che sanguinava, sarei finita nei casini. Se tagliavo la corda e Rick si ricordava di me, sarei finita nei casini. Se Jodi mi aveva sentito mentre lo fasciavo, sarei finita nei casini. Se avevo lasciato delle impronte da qualche parte, sarei finita nei casini. Cancellai quelle digitali dal telefonino di Rick, ma spesso tocchiamo tante cose senza ricordarcelo. Qualunque cosa avessi scelto di fare, sicuramente il mio stomaco non avrebbe visto presto quel lauto pasto di cui avevo urgente bisogno. Brontol forte, in preda agli spasmi. Avevo le vertigini. Luci azzurre lampeggiarono fra gli alberi e i cespugli che schermavano la finestra, sempre pi vicine. Deciditi!, dissi fra me e me.
La Bestia non scappa, afferm quest'ultima, offesa dal fatto che non ci fossi arrivata da sola.
Gi borbottai. E va bene. Presi il telefono in mano e dissi: C' qualcuno?
Chi parla? chiese Jodi, con dietro un sottofondo di sirene.
Sono Jane Yellowrock. Chi sei? Jodi?
Cosa ci fai con questo telefono in mano?
Sto salvando la vita di uomo. E tu?
Non muoverti rispose, operativa, col tono del poliziotto che impone un ordine.
La Bestia arruff il pelo. E chi si muove commentai. La Bestia si offese di nuovo. Vedo i fanali. Vado ad aprire la porta. Di' loro di non sparare.
Jodi rispose con un ringhio encomiabile, di fronte al quale la Bestia tacque.
Mi avvicinai alla porta, aprii la zanzariera, e mi fermai sulla soglia tenendo le mani alzate, con i palmi ben visibili, ammesso che riuscissero a vederli dietro tutto quel sangue. Le prime due auto s'infilarono nel vicoletto cieco e sterzarono nel vialetto. La terza e l'ambulanza piombarono nel cortile, con le gomme che sprofondavano nel terreno argilloso e i fari che rimbalzavano su e gi addosso a me. Le portiere si aprirono e ne uscirono poliziotti armati. La Bestia emise un ringhio d'avvertimento.
Non sparate grid Jodi, precipitandosi fuori dall'auto civile. Ripeto, non sparate! Non muoverti, Yellowrock. Tienile mani bene in vista. Come se non l'avessi capito da sola.
Jodi e la sua ombra, Herbert, raggiunsero il piccolo portico; Herbert teneva la mano sull'impugnatura della pistola, non vedeva l'ora di utilizzarla.  dentro dissi. Ho fatto tutto quello che potevo, ma  messo male.
Jodi mi scans per entrare. Herbert comment: Sembra quasi che l'abbia ridotto tu cos. Jodi imprec, supposi che fosse perch aveva visto Rick. Mi feci da parte per lasciare passare i paramedici con la barella.
Ha bisogno di una trasfusione dissi, continuando a tenere le braccia alzate. Voi ragazzi, vi portate dietro delle sacche in questo Stato?
No rispose il pi grasso dei due, appoggiando a terra l'attrezzatura. Per abbiamo degli espansori di volume e, se ha bisogno di un trasporto pi rapido, su tutti gli elicotteri c' del sangue. Diede un'occhiata a Rick, poi al sangue sul pavimento, e imprec.
Chiamate subito un elicottero ordin Jodi. Ditegli di fare presto.
S. Non scherzavi rispose lui, mentre prendeva la radio portatile per effettuare la chiamata.
Visto che nessuno mi stava guardando, abbassai le braccia e mi spostai in un angolo. I paramedici erano svelti, presero la pressione, inserirono le flebo. Herbert stava gironzolando, con i pollici infilati nella cintura, e ispezionava il posto. Jodi parlava con i medici, facendo quelle domande che un poliziotto farebbe sul campo, domande a cui il personale spedalizzato non sapeva dare una risposta. Domande che i poliziotti fanno quando uno dei loro viene ferito in servizio. E nel caso non avessi ancora capito che Rick era un agente sotto copertura, adesso non c'erano pi dubbi. Stava tenendo d'occhio i vampiri per conto della polizia di New Orleans. Chiss se Troll sapeva che il suo parente era un poliziotto.
Mi resi conto che non avevo una macchina con me, n altri mezzi di trasporto visibili. Per cui, nel caso in cui mi avessero chiesto come fossi arrivata fin l, avrei dovuto mentire. Avrei dovuto dire che ero arrivata con Rick. Oppure a piedi. La prima ipotesi sarebbe stata smentita facilmente; la seconda era alquanto improbabile. Ma in realt non volevo mentire a Jodi, soprattutto non cos male. Non appena Herbert mi volt le spalle, sgattaiolai fuori della casa. E una volta nascosta tra le ombre, cominciai a correre a perdifiato.
Chiamai un taxi della Bluebird con il cellulare, e per fortuna Rinaldo non era in servizio. Non mi aspettavo un altro colpo di fortuna, per cui fui molto cauta quando mi spogliai e risciacquai i vestiti nell'acqua putrida del fiume. Accovacciata nuda sulla riva vicino al ponte di Fisherman Boulevard, sarei stata completamente visibile sotto la luce della luna, nel caso in cui qualcuna delle persone sveglie avesse guardato nella mia direzione anzich in quella delle sirene lampeggianti. Sentivo le chiacchiere di parecchi vicini, e li vidi in piedi sotto i porticati, in mezzo alla strada; non osavano avvicinarsi al luogo del delitto, ma nemmeno staccavano gli occhi. Sperai che la distrazione impedisse loro di accorgersi di me.
Mentre cercavo di lavare via il sangue, le zanzare mi mordevano e sperai di finire prima di rimanere dissanguata dagli insetti o di attirare tutti gli alligatori nel raggio di quindici chilometri. Quando la luce della luna mi assicur che i vestiti e le scarpe erano sostanzialmente privi di tracce di sangue, mi rivestii. Gocciolando, tornai verso Privateer Boulevard nelle scarpe zuppe; restai al buio alla ricerca del mio taxi, facendo attenzione a chiunque potesse notarmi e poi denunciarmi alla polizia. Avevo fame, tremavo, ero appiccicosa per il sudore e il sangue, puzzavo di palude e, nonostante i panni umidi, morivo di caldo.
Feci in tempo ad attraversare Fisherman Boulevard e quasi a ritornare al Jean Lafitte National Historical Park prima d'individuare il taxi di Rinaldo; ero molto affannata e avevo i crampi allo stomaco, come se la Bestia vi avesse conficcato gli artigli. Sventolai le braccia e poi aspettai, piegata in due, respirando forte e cercando di controllare la fame prima di azzannare il poveretto come antipasto. L'idea divert la Bestia, che m'invi le immagini di un grosso felino che attaccava un tassista dal sedile posteriore.
Caspita, sei proprio conciata male disse Rinaldo, sporgendosi dal finestrino aperto, con un braccio appoggiato alla portiera.
Risi sbuffando, e cercai di stare dritta. La schiena voleva contorcersi e mi tremavano le gambe. E tu sei proprio un grande adulatore, Rinaldo.
Me lo dice sempre anche mia moglie ribatt, con un accento cajun sempre pi marcato mano a mano che mi conosceva. Fammi indovinare. Vuoi che mi fermi al primo fast food per mangiarti sei hamburger e almeno due o tre frapp.
Un'idea deliziosa. Mi avvicinai alla macchina. Sono bagnata. Dove preferisci che mi sieda?
Davanti va bene. Ho un asciugamano. Cos', ti sei fatta una nuotata nel fiume paludoso? Lo sai che ci sono gli alligatori, vero?
Entrai e richiusi velocemente la portiera, in modo che la luce interna non facesse risaltare l'alone rosso del sangue sui miei vestiti. Appoggiai la testa allo schienale e sospirai, mentre con le mani stendevo bene gli angoli dell'asciugamano per fermare l'umidit che si propagava. Casa, cibo. Ma non in quest'ordine dissi. Sopra le nostre teste, la luna pass da dietro le nuvole, ci fu un rumore di tuoni in lontananza.
Rinaldo fece inversione, poi disse: Prossima fermata: i migliori hamburger dello Stato. E anche palle di sanguinaccio.
Io non mangio le palle di nessuno replicai, chiudendo gli occhi.
Per chiss quale ragione, Rinaldo trov la mia affermazione divertente.
Poi mi ricordai cosa fossero non appena diedi un morso a una di quelle polpette: carne speziata e riso appiccicoso, appallottolati assieme e fritti nel lardo. Meravigliose. Ne mangiai sei, tutte grandi come il mio pugno, poi per mi concessi solo due hamburger. E due frapp medi, un cartone di patatine con salsa piccante e formaggio, e due frittelle di mele. Offrii a Rinaldo un hamburger e un frapp, poi lo lasciai guardarmi mangiare mentre guidava. Era affascinato.
Ma dove metti tutto quel cibo?
Stasera non ho cenato risposi, scrollai le spalle, mi ficcai una manciata di patatine in bocca e leccai la salsa rimastami sulle dita. Ho un metabolismo rapido.
Accidenti, sei proprio come un'auto da corsa.
Ridacchiai e mi scolai un frapp con la cannuccia fino a raschiare rumorosamente il fondo, soddisfatta.
Rinaldo mi lasci all'inizio della strada, raggiunsi casa mia a piedi, portandomi dietro il suo asciugamano. Avevo insistito affinch potessi lavarglielo, nascondendomi dietro le buone maniere, quando in realt volevo solo impedirgli di notare il sottile strato di sangue slavato che aveva assorbito. Il supplemento notturno mi cost uno sproposito, ma pagai senza obiettare. Anzi, gli diedi anche una bella mancia, cos da lasciargli un bel ricordo del mio viaggio verso la salvezza. Per come stavano le cose, se mai Jodi l'avesse scoperto e interrogato, Rinaldo avrebbe potuto fornire parecchie informazioni insolite alla poliziotta sospettosa.
Una volta dentro, mi feci una doccia con i vestiti addosso, stesi i panni bagnati, e mi rivestii con la divisa da cacciatrice di vampiri, in stile umano. Ero riuscita a osservare per bene l'emarginato nella sua forma priva di cattivi odori, e avevo abbastanza informazioni per scovarlo. Una volta, decenni prima, qualcuno aveva ritratto il vampiro che allora non puzzava in un affresco. Il dipinto si trovava nella casa del clan degli Arceneau e raffigurava dei vampiri nudi che facevano baldoria; l'avevo riconosciuto come Grgoire, il signore del clan Arceneau, recentemente in viaggio per l'Europa.
Uscii di casa con il Benelli agganciato alla schiena, caricato ancora con i dardi d'argento fatti a mano. Nella cintura infilai una selezione di croci, che sarebbero rimaste nascoste dalla giacca di pelle una volta richiusa con la cerniera; mentre attorno alle cosce coperte dai jeans, misi i paletti all'interno di passanti. Agganciai il collare di anelli di metallo sopra la collana di artigli e ossa di pantera, e fermai quella con la pepita d'oro per bene. Se quella notte avessi avuto necessit di trasformarmi, volevo tutto l'aiuto possibile. I guanti di pelle borchiati mi proteggevano le mani, mentre gli stivali con la punta d'acciaio mi rivestivano le gambe. Avevo altri ammazzavampiri assicurati dentro guaine di pelle attorno alla vita e alle cosce e i capelli annodati in una lunga treccia stretta, aderente alla testa e raccolta sotto un berretto. Nessun vampiro sarebbe riuscito ad afferrarmi per i capelli durante un combattimento. Lasciai le tasche per gli extra: altre croci, una boccetta di acquasanta - non sapevo ancora che effetti avesse sui vampiri, ma in un momento critico sicuramente l'avrei usata volentieri - una macchina fotografica per comprovare la morte e ulteriori munizioni.
Il cellulare squill cinque volte mentre mi vestivo, tutte chiamate di Jodi. Il tono dei suoi messaggi vocali pass da cattivo a minaccioso. L'ultima cosa che presi fu la scatola di legno dal ripiano pi in alto, quella con gli incantesimi stregati di Molly. Era un po' polverosa, ma senza impronte, segno che nessuno l'aveva toccata grazie all'incantesimo di offuscamento. La aprii e studiai le varie magie: dischetti di legno pietrificato, con dei bassorilievi incisi amano, scene dal vangelo con Ges morto. Li infilai dal collo della maglia e mi scivolarono lungo il corpo, fermandosi a contatto con la pelle all'altezza dei jeans.
Squill di nuovo il telefono, ma questa volta era Molly. Molly dissi mentre uscivo dalla porta.  notte fonda. Cos' successo?
Hai aperto la scatola degli incantesimi rispose. Ci riflettei per pochi secondi, ma lei aggiunse subito: Fai attenzione e riattacc.
Ridacchiai. Certo. Accesi la moto e partii. Ero a un paio d'isolati di distanza, con la moto che ruggiva sotto di me, quando la prima auto di pattuglia svolt nella strada; aveva i lampeggianti accesi, ma le sirene spente. Me riero andata appena in tempo.
Nonostante avessi la giacca aperta e mi fossi tolta i guanti, nonostante stessi viaggiando a ottanta chilometri all'ora, il vento non mi rinfrescava. Era carico di pioggia in arrivo, appesantito dall'afa, e la brezza artificiale che creavo con la velocit sapeva di acido, di marcio. Sudavo come se stessi scavando una trincea: le goccioline mi colavano lungo la scriminatura, sotto il berretto, e scorrevano a fiumi sotto la maglietta di seta, talmente madida che tirava a ogni movimento. Avevo talmente caldo che temevo di sciogliermi da un momento all'altro, e gli amuleti appoggiati alla pelle non facevano che aumentare il fastidiosissimo prurito. Mentre guidavo e sudavo, chiamai Jodi.
Sono Richoux rispose. Dove diavolo sei, Yellowrock?
In giro. Come sta Rick?
Sta morendo fu la sua brutale risposta.
Sentii un brivido, simile a quello della morte, impadronirsi di me e placare il sudore che rendeva lucida la mia pelle. Ricordai i tatuaggi. Ricordai la sua preoccupazione sapendomi in pericolo. Quanto  grave?
L'hanno trasportato in elicottero al Tulane Medicai. Lo stanno operando. Gli hanno dato quattro sacche di sangue, la cui maggior parte  finita sul pavimento. Dove diavolo sei?
Rallentai e mi fermai un attimo a bordo strada, spensi il motore. Vi mando aiuto. Dillo ai medici.
Cosa?
Chiusi la chiamata e composi immediatamente un altro numero. Maciste non rispondeva. A prendere la chiamata fu Leo, il capo del Consiglio dei vampiri di New Orleans. Jane.
Ho bisogno di un favore.
E cosa mi darai in cambio di questo favore?
La Bestia ringhi. Leo, sentendo il rumore, ridacchi. Pensai rapidamente. C'era solo una cosa che il signore di sangue della citt volesse da me. Merda. Vuoi ancora assaggiarmi? gli chiesi, sentendo un lieve tremore nella mia voce. Che nervi sapere che anche Leo poteva averlo notato!
Voglio assaporarti in ogni modo possibile rispose Leo Pellissier, con un tono improvvisamente ammaliante.
Mandai gi la saliva pensando alle immagini che le sue parole fecero spuntare nella mia mente, e riuscii a dire: Scordatelo. Per... presi fiato, non proprio certa di quello che stavo per promettergli ho bisogno di un favore. E se proprio devo, allora ti procurer un pasto di sangue.
Ci fu un attimo di silenzio totale. Con ogni parola punteggiata di sarcasmo, Leo disse: Ma che proposta grandiosa. Fammi capire, potr avere una valchiria riluttante da cui sorseggiare, senza un vero scambio di sangue, n una vera unione, in cambio di un favore al buio? Anche no.
Scambio di sangue? Vera unione? Ma cos'erano? Non avevo assolutamente tempo per queste cose. Senti, brutto patetico succhiasangue bastardo che non sei altro sbottai. Rick
LaFleur sta morendo sotto i ferri al Tulane Medicai per colpa di un emarginato. Ha bisogno del sangue di un vampiro. Cosa vuoi in cambio?
Avresti dovuto dirlo subito. George chiam Leo, con la bocca lontana dal telefono. La macchina. Subito! Poi chiuse la telefonata.
Cominciai la mia filippica senza accorgermi che non era pi al telefono. Guardai lo schermo dove lampeggiava il messaggio CHIAMATA TERMINATA. Insomma, sar o no la tua cena? interrogai l'apparecchio. La Bestia graffi l'aria ridendo. Non  divertente commentai. Al che rise ancora pi forte. Aveva uno strano senso dell'umorismo, la Bestia.
Presi St Charles Street, attraversai il Garden District e poi svoltai in Third Street. Dopo tre isolati mi fermai, chiusi la cerniera della giacca, e proseguii a piedi. Mentre camminavo cominci a scendere una pioggerellina leggera, che picchiettava sugli alberi sopra la mia testa e inumidiva la strada l dove la cupola di foglie si diradava lasciando intravedere il cielo coperto di nuvole. Un cane abbai dentro una casa; non era un allarme, ma solo una richiesta, probabilmente aveva bisogno di uscire per fare i suoi bisogni. Un rombo di tuono, questa volta vicino. I miei piedi non facevano quasi rumore sull'asfalto. Musica e televisioni risuonavano metalliche, talmente attutite che nessun essere umano le avrebbe sentite. I condizionatori e i cavi della corrente elettrica frusciavano e sfrigolavano. La Bestia era completamente allerta, la sua energia mi ribolliva nelle vene e i miei sensi si fecero ancora pi acuti.
La casa in cui mi ero trovata con i due servitori di sangue gemelli era appena illuminata, la luce delle candele o forse delle lampade sfarfallava dietro le tende chiuse. Sapevo bene chi avevo visto nel momento in cui il mio sguardo aveva incrociato quello del mangiatore di fegati che si trasformava. Il fatto che fosse cherokee me l'ero aspettato, ma Grgoire era stata una grossa sorpresa.
Ero gi stata nella casa del clan degli Arceneau e sapevo che nessuna creatura marcescente la stava utilizzando come covo, ma sicuramente qualcuno l dentro avrebbe saputo dirmi dove trovarlo. Mi fermai lungo il vialetto, rendendomi conto solo in quel momento che i cancelli di ferro erano aperti e che nessuno mi aspettava sulla porta... e le tende erano chiuse. Le tende chiuse di notte mi sembravano inutili. I conti non tornavano. L'ansia mi corse lungo la spina dorsale come zampette di ragno. Mi fermai, in piedi nell'ombra, per saggiare l'aria e lasciare che la mia vista si abituasse. La recinzione rivestita di ferro brillava sotto la luce dei lampioni come sangue fresco. Il disegno dei gigli era lo stesso delle inferriate della casa dove stavo io, e stranamente lo stesso del marchio sul braccio di Katie. Mi chiesi quando qualche remoto signore del clan Arceneau si fosse trasformato in un mutaforma. E dopo quanto tempo avesse trovato la sua fine, per essere rimpiazzato da un mutante. E se qualcuno del suo clan sapesse che Grgoire era diventato un emarginato. Domande inutili.
Alzai la faccia verso la notte, portando l'aria sulla lingua e nel naso, fiutando, saggiando i feromoni e le sostanze chimiche nascoste che permeavano la notte. Non era cambiato nulla. Fertilizzanti industriali, tracce di cagnolini rognosi, urina ed escrementi di gatto, diserbante, letame di vacca essiccato, gas di scarico, pneumatici, pioggia, benzina sulle strade. E un leggero, leggerissimo odore del mangiatore di fegati che non puzzava di marcio. Ottimo. Questo s che era un passo avanti.
Telefonai a Leo. Quando rispose, dissi: Sono dagli Arceneau. Disattiva gli allarmi.
Come? chiese con voce arrogante e risentita, e i rumori del traffico in sottofondo.
Adesso. Hai un minuto di tempo. Chiusi la chiamata, spensi il cellulare e lo infilai in una tasca, sperando che lui o Maciste facessero quello di cui avevo bisogno. Divertita dal sistema che mi ero inventata, cominciai a contare: Un Mississippi, due Mississippi...
Dopo sessanta secondi, mi avviai per il vialetto, imbracciando il Benelli, anche se non avevo intenzione di usarlo, a meno che non fossi costretta. Un danno collaterale, tipo uccidere un gemello o un altro servitore umano, mi avrebbe spedito in prigione, a meno che non riuscissi a provare la legittima difesa. Il contratto mi copriva solo in caso di omicidio, volontario o accidentale, di vampiri che collaboravano con l'emarginato. Mentre avanzavo, tastai gli ammazzavampiri nelle loro guaine e sistemai i paletti. Presi una croce, una di quelle in legno e argento intarsiato. Raggiunto il porticato, suonai il campanello. Niente di meglio di un assalto frontale.
Sentii un rumore di passi, ravvicinati, vacillanti, come quelli di un servitore anziano. Dove diavolo erano i gemelli? Ricordai il teschio visto nel covo sottoterra. Il mangiatore di fegati aveva mangiato almeno uno dei suoi servitori. Perch non un altro? Mi sentii male. I gemelli mi stavano simpatici.
Quando il rumore di passi cess, mi spostai indietro e diedi un calcio alla porta, appena sopra la serratura. Questa resistette, ma le assi secche attorno no, e produssero un forte rumore di legno spezzato. Il servitore lanci un grido acuto, era una donna, part un allarme, che venne subito spento. Una brezza fredda mi scivol addosso come una benedizione, rinfrescandomi la faccia. La donna, per, continuava a urlare.
Mi rivolsi all'umile servitrice in lacrime. Sembrava avere duecento anni, con la faccia avvizzita e rugosa, e la pelle che le penzolava dalla mandibola come un mucchio di stracci vecchi. Non sono venuta per te le spiegai. Ma le urla non diminuirono. Alz una mano. Impugnava una pistola a canna corta.
Con un rapido colpo di croce gettai via l'arma, e l'incontro tra i metalli produsse uno schiocco rumoroso. Prima che la pistola arrivasse a terra, afferrai la donna per una spalla e la scrollai; reggendo la croce davanti ai suoi occhi, la trascinai verso l'affresco. Non stava andando secondo i miei piani. Stai zitta! urlai.
Lei ubbid, con gli occhi incollati alla croce. Le indicai un uomo dell'affresco. Chi ? Vedendola confusa, ripetei la domanda indicando il biondo che sembrava avere quindici anni quand'era stato trasformato. Volevo essere sicura, volevo che confermasse il mio riconoscimento. Chi  quell'uomo?
Grgoire, signore del clan degli Arceneau rispose, con un tono vacillante.
Dov' il suo covo? sbraitai, mentre la Bestia si riversava nei miei occhi.
No. Abbass le spalle e alz il mento. Mai. Mi resi conto che vedeva cose molto peggiori di un leone di montagna negli occhi dei suoi padroni.
Prima che potessi controbattere, qualcuno chiam dalle scale. Correen? La voce era fastidiosa, asessuata. La Bestia cominci a espandersi dentro di me, negli arti. Attraversai il corridoio di corsa e salii le scale verso il suono, tastando gli amuleti per essere sicura che fossero ancora al loro posto. Raggiunsi il secondo piano.
Correen? La voce sembrava debole. Spaventata. Dominique, la bionda che mi aveva ordinato di andare a trovarla, usc barcollando da una stanza, attorno ai piedi le svolazzava una camicia da notte bianca. Muovendosi faceva tintinnare dei braccialetti di metallo. La croce che avevo in mano brill di una luce feroce. Dominique rabbrivid, soffi, mostr i canini. Le corsi incontro. Lei si volt per scappare, ma inciamp. Nella caduta, il polso rimase schiacciato sotto il peso del suo corpo, spezzandosi rumorosamente nell'impatto con il pavimento. Il suo volto si contrasse e lei alz l'altra mano per schermare gli occhi dalla vista della croce. No disse. Mettila via. Ti prego.
Non ancora. Dov'? Dov' l'emarginato?
Port a s il polso rotto, mostrando una mano piegata in un'angolazione innaturale. No. Non posso.
Non hai molta scelta dissi, inspirando. Riesco a fiutarlo.  stato qui. Il Consiglio dei vampiri mi ha concesso il diritto di ammazzarti senza pericolo di ritorsioni se l'hai protetto. La Bestia si alz ancora di pi, ringhiando.
Protetto? Scoppi a ridere, una risata che era al contempo gorgogliante, finta, isterica e rassegnata. Piena di... disperazione? I vampiri possono provare disperazione? Dominique alz lo sguardo verso di me. Stava piangendo, lacrime d'acqua mista a sangue, che le rigavano un volto talmente pallido da sembrare trasparente. Non l'ho protetto. Nessuno di noi l'ha fatto. Siamo suoi prigionieri grid. Dovevi venire quando te l'ho chiesto.
Alz un piede, mostrandomi una manetta alla caviglia. La carne sottostante era arrossata e gonfia, piena di vesciche, e la pelle lacerata da cui usciva sangue annacquato sfrigolava leggermente mentre cauterizzava contro il metallo argenteo. Quel tintinnio che avevo attribuito a dei braccialetti era dovuto in realt a una cavigliera d'argento che teneva prigioniera Dominique.
M'inginocchiai e la esaminai da vicino. Era pallida ed esangue. La pelle aveva un alone giallastro, come una pergamena fragile, mentre gli occhi erano scavati da macchie violacee. Sul collo aveva parecchi morsi di vampiro, la pelle lacerata e cicatrizzata attorno ai fori. Le aveva succhiato il sangue pi volte, senza restituirne a sufficienza affinch si riprendesse. Peggio ancora... Non sapevo che i vampiri potessero rompersi le ossa. L'argento supposi. Ti sta avvelenando.
S. Altri tre membri del mio clan sono prigionieri qui.
Mi voltai e diedi un'occhiata al corridoio. Sulla soglia di ogni stanza c'era un vampiro con indosso una camicia da notte, tutti smunti. Rimisi la croce nella giacca. Dominique sospir sollevata e abbandon la testa sul tappeto a fiori. I vostri servitori umani non vi stanno nutrendo? domandai. Dove sono i gemelli? Perch non vi hanno liberati?
I nostri servitori giovani sono stati dissanguati e portati via. Non so se siano ancora vivi. Qui sono rimasti solo gli anziani, i loro genitori, o forse addirittura i loro bisnonni, incapaci di lottare, di aiutarci per paura che i loro cari siano ancora vivi e possano dunque venire uccisi. E mentre siamo a contatto con l'argento non possiamo nutrirci.  veleno che fa marcire il sangue. Gir la testa per guardare l'uomo all'altro lato del corridoio. Succhia tantissimo sangue. Non c'... Si volt di nuovo verso me, lentamente. Il vuoto si rivers nei suoi tratti, e io riconobbi quello sconforto talmente opprimente da assomigliare alla morte. Una profondissima, deprimente desolazione. Non c' abbastanza sangue al mondo per nutrirlo. Nemmeno il sangue dei mitraici. E se ne prende ancora da noi, temiamo di risorgere emarginati, e che le vecchie leggende verranno perpetrate dalla nostra stessa carne. Chiuse gli occhi e sospir. Noi tutti impieghiamo gi un'infinit di tempo per trovare la nostra sanit mentale al tramonto.
Allungai la mano verso la manetta. Posso pensarci io a... I suoi occhi si concentrarono all'istante sul mio collo; cominciai a sudare. Gli amuleti contro il mio addome diventarono bollenti, bruciando di fronte al pericolo rappresentato da un vampiro assetato. Resistetti all'istinto d'indietreggiare per la paura. Se ti libero, sei capace di controllarti e di non aggredirmi?
L'uomo dalla parte opposta del corridoio ridacchi. Se la liberi, ti sgozzer con gioia. Tutti noi lo faremmo. Annus l'aria, alzando la testa, leccandosi le labbra. Ricordo ancora il tuo profumo dalla festa di Pellissier. Non proprio umano. Invitante.
Basta con le gentilezze conclusi. Mi rialzai e mi allontanai da Dominique. Dovrete aspettare finch non avr ucciso il vostro signore.
No! url Dominique. Perch dovresti uccidere Grgoire?
Il vampiro dalla parte opposta del corridoio rise, con un tono di derisione nella voce. Sei una sciocca, piccola 'non proprio umana'. Grgoire non  l'emarginato. Nient'affatto!  prigioniero, da due mesi e pi. Anche lui  incatenato, come noi, con l'argento. Sopravvive, ma diventa ogni giorno pi debole. Sento il battito del suo cuore, lento e debole.
Dovevi venire quando te l'ho chiesto ripet Dominique. Dovevi venire.
E cos, finalmente, capii. L'emarginato succhiava il sangue anche a Grgoire, e questo era il motivo per cui Dominique, alla festa di Leo, mi aveva chiesto di andare a trovarla. E se non si era sentita sicura di dirmelo durante la festa, questo significava che l'emarginato era nei paraggi e poteva sentirla. Non avrei potuto essere pi stupida. Tirai fuori la croce da sotto la maglia. Dove si nasconde l'emarginato che tiene rinchiuso il vostro signore? E perch vi tiene prigionieri, a parte per prendere il vostro sangue? Ma soprattutto, chi  l'emarginato?
L'uomo dalla parte opposta del corridoio rise di nuovo. Dominique pianse. Gli altri due vampiri fecero tintinnare le catene. E Correen sal le scale impugnando un coltello da macellaio.
Anche s questo significa condannare a morte certa la mia famiglia umana, ho avvertito il clan dei Pellissier disse a Dominique, mentre le lacrime le rigavano il volto rugoso. Il servitore del signore di New Orleans sta arrivando. Fuori, due fanali si avvicinarono alla casa. Un motore si spense. Le porte si chiusero. Qualcuno dovette averle chiuse. Vidi schizzare via la mia ricompensa per la testa dell'emarginato. Correen url e mi si scagli contro.
Gettai Dominique sul pavimento della sua stanza; entrai, e chiusi la porta. Nel corridoio, la vecchia prese a coltellate l'uscio, gridando: Dominique! Dominique!
Mi piegai su un ginocchio e mi avvicinai a tal punto da essere immersa nell'alito maleodorante della vampira. Le spinsi la croce davanti al volto, evocando una luce fredda, chiara. Dov' l'emarginato che tiene rinchiuso il vostro signore? Perch vi tiene prigionieri? Ma soprattutto, chi  l'emarginato?
Alla sua risposta, mi si blocc il respiro.
Quando il rumore di passi arriv in cima alle scale, io ero davanti a una finestra aperta affacciata sul giardino sul retro. Richiamando a me la Bestia come un mantello, saltai, piombai a terra, mi raggomitolai e poi attraversai di corsa il prato. Con un solo balzo oltrepassai la recinzione alta quasi due metri, poi corsi verso la moto ancora nascosta tra le ombre, a tre isolati di distanza.

25
Potere stregato
Avviai il motore e mi appiattii sul manubrio. Anche la Bestia si appiatt, con la faccia contro vento e la bocca aperta per captare gli odori. Stavo uscendo dalla citt, lungo il Mississippi. Avevo intenzione di procurare un bel danno sia al Consiglio dei vampiri in generale che al clan Pellissier nello specifico. Una volta finito, immaginavo che qualcuno mi avrebbe ammazzato.
Sopra di me i lampi squarciavano il cielo, riversando il mondo dentro linee di luce frastagliate. La pioggia cadeva pesante, colpendomi mentre attraversavo il temporale in sella alla moto. Quando ritrovai la vecchia casa, ero ormai fradicia; imboccai il viale fra le due file di querce, sulla scia di due macchine che procedevano lente sotto la pioggia. Le sorpassai entrambe, i passeggeri erano nascosti dal buio della notte. Guardie della sicurezza? Non che importasse. Tanto non hanno mai tempo d'intervenire.
Un lampo spacc il cielo. Fiutai l'odore umano dell'emarginato, fresco nell'aria. Spinsi l'acceleratore al massimo chinandomi sulla moto. Salii le scale che portavano al porticato, facendo stridere le ruote sul legno, e continuai a tutta velocit verso il portone d'ingresso, che si spalanc e sbatt talmente forte contro il muro che sentii risuonare l'impatto nelle ossa. Una volta nell'atrio, diedi gas, feci un giro attorno allo stemma di famiglia, poi spensi il motore. Sentii il tintinnio di vetri che s'infrangono.
Scatt un allarme, un suono fisso che cominci basso e crebbe preparandosi a urlare. Mi muovevo talmente rapida che il motore non aveva ancora finito di rombare e l'allarme era solo una speranza per un bisogno pressante. Misi il cavalletto con un piede e al contempo mi tolsi il casco, poi controllai che il Benelli fosse pronto a sparare. Infilai la bretella al collo, in modo da non perderlo, e lo lasciai penzolante contro il petto. L'avrei utilizzato solo se costretta. Nella casa c'erano degli esseri umani, ne sentivo l'odore. Vidi una donna in cucina, con la bocca spalancata.
Infilai una mano sotto la giacca e tirai la maglietta fuori dai pantaloni, uno dei piccoli incantesimi di Molly fin nel mio guanto umido, che non bast a proteggermi dal pizzicore del suo potere imbrigliato. Li avevo tenuti a stretto contatto con il corpo, riattivando la parte protettiva della magia che trasportavano. Adesso, come il Benelli, erano armati e pronti a intervenire. La moto smise di ronzare. Rinfilai la maglietta dentro i jeans e feci qualche circonduzione del collo per sciogliere i muscoli dopo la corsa in moto.
Salii rapida lo scalone curvo sulla mia destra, schizzando acqua piovana in piccole spirali, mentre il rumore dei miei stivali era quasi interamente assorbito dal tappeto spesso. L'odore di vampiro dell'emarginato era intenso. L'allarme ululava.
Immanuel, il figlio di Leo, si fiond nel corridoio in cima alle scale, rivestito di luce argentea; si stava gi trasformando. Ebbi un solo istante per vederne i pantaloni, i piedi scalzi e la camicia aperta a mostrare il petto nudo. Raggiunsi il pianerottolo e tirai fuori un paletto. L'allarme divent assordante.
Tent di colpirmi con una zampata, gli artigli graffiarono l'aria; era stato rapidissimo. Schivai il colpo, mi piegai. Scelsi il punto dove colpirlo sul petto. Mi rialzai senza che se ne accorgesse e lo pugnalai con il paletto. Forte, sotto le costole.
Barcoll all'indietro. Allora impugnai una croce e avanzai. Ci fu solo un pallido bagliore. Immanuel cadde contro un alto piedistallo. Una statua oscill e cadde. Una statua di marmo. Su un piedistallo di pietra. Lui rugg. La pietra si spacc. La statua esplose ancora prima di toccare terra. Fui colpita da una pioggia di polvere di marmo e schegge di pietra, che come proiettili mi tagliarono a fondo. Immanuel stava acquisendo massa. L'avevo colpito al cuore. Avrebbe dovuto essere morto, se fosse stato un mutaforma trasformato da un vampiro...
Non un vampiro, disse la Bestia. Un mutaforma. Un mangiatore di fegati. Ha preso il posto di Immanuel.
D'un tratto capii quello che avrei dovuto avere gi compreso da tempo. Parecchio tempo. I tradizionali metodi per uccidere un vampiro non avrebbero funzionato perch quella creatura non era un vampiro e non lo era mai stato. Non era stato un vampiro a trasformare un mutaforma e a portarlo in una delle famiglie di sangue. Se Immanuel l'avesse fatto, Leo avrebbe riconosciuto l'odore del mio sangue. Invece era stato un mutaforma a mangiare il fegato di un vampiro e a impossessarsi del suo corpo, inglobando il suo odore originario; aveva mangiato Immanuel, il figlio di Leo, rubandogli il corpo. Il fetore di marcio riempiva il corridoio.
Continuava a piovere polvere di statua. Poi il piedistallo di pietra esplose. L'emarginato-mangiatore di fegati stava acquisendo ulteriore massa. Lo inseguii sotto una mitragliata di frammenti di pietra. Immanuel sferr il suo attacco. Una zampata enorme, con gli artigli completamente sguainati. Mi strapp la giacca di pelle. Penetr anche la carne, a fondo. Urlai e contemporaneamente presi fiato.
Fermi! L'ordine echeggi in tutto il suo potere. Potere stregato. Bastarono quelle due semplici sillabe per far vibrare le pareti. Il potere deflagr come una bomba, investendomi con le sue infuocate schegge di dolore che mi tolsero il respiro. Persi l'equilibrio, caddi a terra e rimbalzai, con i muscoli congelati, bloccati.
Anche Immanuel, su un ginocchio, all'apice della trasformazione, era rimasto bloccato. Mi resi conto che non era stato lui a pronunciare l'ordine. L'allarme si spense. Le luci tremolarono. Un essere umano che prima non avevo notato era in piedi in fondo al corridoio, immobile, terrorizzato. Sentii un rumore di passi salire le scale, attutiti dal tappeto. Ricordai le macchine sorpassate, le persone a bordo. Accidenti, la cavalleria era quasi arrivata mentre sopraggiungevo; streghe o stregoni. Fermi ripet la voce, pi docile, vicina, rinforzando l'incantesimo. Dentro di me, la Bestia era furiosa. La tenni a bada, resistendo al suo bisogno di muoversi. Di combattere.
Le mani mi sfrigolavano per il caldo e un'agonia elettrica. In passato ero gi stata colpita da un incantesimo, e avevo imparato che resistergli equivaleva a intensificarlo. Smisi di opporre resistenza e mi abbandonai a esso. Le mie mani si aprirono. Il mio corpo si rilass. Il fucile cadde leggero sul pavimento, sul palmo della mia mano l'amuleto era bene in vista.
Fermi! Il potere scorreva dalla parola come una luce argentea.
L'emarginato-mangiatore di fegati cominci a sprofondare lentamente verso il pavimento, cercando di resistere; il suo corpo si muoveva di pochi millimetri alla volta mentre le sue energie cinetiche gli si rivoltavano contro. Mi guardai intorno, potendo muovere solo gli occhi. Non riuscivo nemmeno a respirare, ma solo a inspirare piccolissimi sorsi d'aria, l'esatto opposto di quello di cui avevo bisogno dopo una lotta del genere. Ma almeno anche l'emarginato si trovava nelle stesse condizioni. Nessuno dei due poteva muoversi di propria spontanea volont. I passi si avvicinavano sempre di pi. Ne sentii degli altri. Un'altra strega o uno stregone, forse due.
Fermi dissero svariate persone contemporaneamente.
L'ordine era molto pi di una serie di lettere organizzate in due sillabe. Era una magia complicata: una parola generica, polivalente - wyrd - cucita attorno a un incantesimo con l'obiettivo di bloccare l'energia cinetica di chiunque in un determinato raggio d'azione, a esclusione di colui che la pronunciava. E funzion. Ero stesa a terra, cercando di rilassarmi, cercando di non sforzarmi di respirare nonostante ne avessi un disperato bisogno. Ogni cosa attorno a me venne investita da un alone luminoso, acuto e luccicante, amplificato dalla forza dell'incantesimo. Un alone ancora pi intenso circondava l'emarginato, che pi cercava di opporsi alle forze che lo tenevano a terra, pi veniva soffocato dalle energie argentee.
Finalmente vidi lo stregone. Antoine. Seguito dalla donna che avevo notato alla Royal Mojo Blues Company durante l'incontro segreto. Salirono gli ultimi tre gradini con calma, a una velocit umana. La donna si ferm sul pianerottolo, con la lunga gonna svolazzante. Antoine era in piedi davanti a lei, con i rasta legati e il volto incuriosito. Indossava un paio di scarpe da ginnastica, una camicia abbottonata aperta sul collo e dei jeans logori. Infilata nella cintura aveva all'incirca una dozzina di coltelli affilatissimi, dai manici in acciaio e pietra verde. I suoi coltelli da cucina. Mi venne voglia di ridacchiare, ma non avevo abbastanza fiato. La mia vista cominciava a offuscarsi ai margini, segno della mancanza d'ossigeno. Dovevo respirare. Subito. Diedi un'occhiata al mangiatore di fegati: aveva il volto cinereo e gli occhi lividi.
Antoine prese un coltello e si avvicin all'emarginato, che indossava ancora il volto meraviglioso del figlio di Leo. Ma, come i muri che avevano vibrato per la magia dello stregone e l'aria che tratteneva troppo potere, anche la sua carne trem leggermente. L'emarginato stava cedendo, la stanchezza gli prosciugava il controllo; stava perdendo la concentrazione. Il fetore di marcio si fece pi intenso. Le ossa del suo cranio subirono una strana fusione di caratteri, in parte umani, in parte felini, mentre la sua pelle cambiava colore in continuazione: una pelliccia a chiazze ramate, olivastre, fulve e bianche con un sottostrato di pelle giallastra, malata, ricoperta di pustole. I capelli passarono dal biondo al castano cenere, fino a diventare neri con dei rimasugli di pelliccia. La sua carne - il serpente celato nel midollo - voleva tornare alle sembianze cherokee, cercava la propria struttura originale, ma la sua volont e paura spingevano il corpo ad assumere altre forme.
La sua pelle si fece pi scura, lucida; i suoi capelli divennero lunghi e neri. I suoi occhi passarono da una tinta talmente scura da sembrare nera, a una sfumatura pi tenue, giallastra, come i miei. Mi sovrastava, con un ginocchio piegato, e mi guardava, con quegli occhi molto familiari. Un segno di riconoscimento vi lampeggi di nuovo. Vide la Bestia dentro di me, vicina alla superficie, trattenuta a stento. Fece un sospiro talmente rauco che sembrava avesse respirato attraverso la colla.
Antoine si fece strada fra le particelle di energia cinetica sospese nell'aria. S'inginocchi accanto a Immanuel, appoggiandosi sul tappeto, vicino alla mia faccia. Riuscivo a vedere la cucitura sfilacciata dei suoi jeans, e i due uomini subito dietro.
E in un istante ogni pezzo and al suo posto. L'emarginato stava cercando di rubare il potere a Leo, utilizzando le sembianze e i fondi di Grgoire per acquistare i terreni necessari al suo nuovo clan. In una posizione perfetta per portare a termine il proprio piano, era stato lui a creare instabilit nella politica vampiresca. Di nuovo, non avrei potuto essere pi stupida.
Avevamo pensato a te disse Antoine. Gli occhi di Immanuel schizzarono immediatamente verso di lui. Ma vedendo che il clan Arceneau comprava tutti quei terreni, abbiamo creduto che fosse la mitraica, la piccola Dominique, a volere il controllo del suo clan, o a cercare di cominciarne uno nuovo allargando il proprio territorio di caccia.
Antoine si spost, bloccandomi la visuale, dandomi le spalle, rimanendo all'interno degli artigli protesi dell'emarginato. Poi abbiamo pensato che fosse il signore di sangue degli Arceneau in persona. Sei stato tu a farcelo credere, no? Quel viaggio in Europa era uno stratagemma? Arceneau  tuo prigioniero, ammanettato con l'argento da qualche parte? Si mise a ridacchiare di fronte a qualsiasi cosa avesse visto nell'espressione di Immanuel. E poi Anna si  unita a noi. Ci ha detto che stavi diventando strano...
L'emarginato, il mangiatore di fegati, contrasse un artiglio. Di pochissimo. A quel movimento, l'amuleto che avevo in mano divent bollente, incandescente. Oh merda, gli amuleti. Stavano reagendo alla mia paura e all'incantesimo di Antoine. Il loro scopo era quello di proteggermi. Evidentemente almeno uno aveva avvertito una minaccia nei miei confronti e stava cercando di reagire. Il calore continuava ad aumentare, concentrandosi e intensificandosi al centro del mio palmo. Volevo urlare, ma l'unica cosa che mi usa, mentre la pelle si ricopriva di vesciche, fu un rantolo, leggero, quasi silenzioso.
Nessuno dei due si volt verso di me. Antoine allung la mano verso la zampa dell'emarginato e la tocc, tenendo un dito sulla punta di un artiglio. Non so cosa tu sia, mostro; ma di certo non sei Immanuel. No, Immanuel  morto ormai da anni. Forse decenni. Hai rubato le sue sembianze, giusto? E quella di questa tigre dai denti a sciabola. Come ci riesci? Hai ucciso uno stregone e ti sei impadronito dei suoi poteri? S? No? Non importa. Tanto sei al capolinea. Io non manco il cuore, come ha fatto questa petite chat.
Con una rapida torsione del polso, estrasse il paletto dal petto di Immanuel. Il sangue cominci a fuoriuscire, schizzandomi addosso. Ne fin un po' anche sull'amuleto. La gocciolina cremisi riboll e poi esplose, rilasciando il fetore caldo della carne putrefatta, che and a mescolarsi con quella della mia carne bruciata, mentre il potere della magia faceva sfrigolare l'amuleto. Il dolore mi stava soffocando. Le lacrime mi appannavano la vista. Non avrei dovuto tenerlo in mano una volta attivato. Avrei dovuto lanciarlo addosso al pericolo. Sarebbe dovuto esplodere, ma solo a contatto con la causa del pericolo, non addosso a me. Il fatto di tenerlo ancora in mano, fece reagire l'incantesimo incastonato in esso in maniera inaspettata. Mi sta andando a fuoco la mano.
Antoine apr il coltello e l'abbass sul collo di Immanuel. Premette la lama e schizz fuori altro sangue. Riuscii a emettere solo un grido soffocato mentre l'incantesimo si attivava del tutto, lasciandomi un buco nel palmo della mano. Le mie dita si richiusero con uno spasmo, decuplicando il dolore.
L'amuleto esplose, portando via con s anche l'incantesimo cinetico di Antoine. Accadde tutto cos velocemente che le immagini si sovrapposero. Lo sconquasso di energie si rivel uno strascico di agonia mentre facevo un respiro profondo, riempiendomi i polmoni assetati d'aria.
Le braccia distese del mangiatore di fegati si chiusero verso l'interno, attanagliando e lacerando il corpo di Antoine, a cui strapparono la maglietta sottile affondando nella schiena dello stregone, all'altezza della vita e del collo. Un abbraccio mortale. Con uno spasmo violento, la colonna vertebrale dello stregone cedette, producendo due distinti crepitii. Tentai di avvertirlo con un grugnito strozzato. Troppo tardi, Il mangiatore di fegati cadde in avanti su quattro zampe. Brillando, mentre si trasformava. I suoi vestiti si strapparono lasciando spazio alle zanne, alla pelliccia e a una muscolatura massiccia.
La strega, quasi dimenticata, url e si scagli in avanti. La creatura la colp con una zampata e le strapp mezza faccia, scagliandola via lontano.
Con la mano sana afferrai il Benelli e lo sollevai; poi con un braccio feci leva e mi tirai su, rannicchiando le gambe sotto di me.
Lui rugg, e fece un salto verso di me. Il mezzo uomo, mezza tigre dai denti a sciabola mi piomb addosso. L'impatto con il suo peso mi scaravent a terra. Si muove e combatte come un essere umano, pens la Bestia. Non come una bestia.
Non ebbi il tempo di reagire, a, parte per le dita che premettero il grilletto. Esplosero dei colpi.
I proiettili d'argento lo colpirono al petto, al collo e in faccia. I dardi gli lacerarono il corpo con un'efficienza brutale, restituendomi in cambio schizzi di sangue. Il mangiatore di fegati cadde su un fianco. Smisi di sparare e rimasi a guardarlo mentre precipitava lentamente. Fin sul tappeto, con il corpo ricoperto da energie argentee; neri granelli di potere oscuro gli danzavano attorno, mentre fiamme rosse di calore sventolavano e turbinavano.
In ritardo, gli scagliai contro l'altro amuleto, che lo colp in mezzo al petto. L'esplosione mi fece rotolare via, contro la parete. Dal petto della bestia erutt fuoco. Un fuoco stregato. Lui rugg.
Le statue lungo il corridoio esplosero. Il mangiatore di fegati complet la trasformazione nella tigre dai denti a sciabola. Una pelliccia fulva tigrata, zampe corte e poderose, una coda tozza, e due canini superiori lunghi quindici centimetri. Quelli inferiori erano pi corti, ma solamente di cinque centimetri, che per dei denti a sciabola non  molto. Mi ritrovai sotto lo sguardo fisso di due pupille rotonde, simili a quelle degli esseri umani, che luccicavano di vendetta. Era l davanti a me coni suoi due quintali di furia felina che... stava acquisendo massa dal mio amuleto, spingendolo dentro di s. Sfruttandolo. Il fuoco dell'incantesimo svan. L'amuleto cadde tintinnando sul tappeto, fumante, svuotato della sua energia. La tigre dai denti a sciabola attacc.
Lotta come un essere umano! La Bestia  meglio!, ringhi quest'ultima nella mia testa, nei miei occhi. Ma non c'era tempo per trasformarsi. Non c'era tempo per acquisire massa e combattere alla pari. La tigre dai denti a sciabola balz, io rotolai contro la parete. Afferrai due ammazzavampiri. Lui atterr facendo tremare la casa. La Bestia mi fece voltare sulla schiena, con la pancia all'aria.
La tigre dai denti a sciabola abbocc. Con gli artigli sguainati, si alz e poi ricadde verso di me, finendomi sul petto. Il peso mi schiacci dolorosamente fuori tutta l'aria dai polmoni. Sentii il crepitio acuto di costole che si spezzano, che furono come pugnali. L'enorme felino si alz di nuovo. E di nuovo mi schiacci. Rimase chino su di me e abbass la testa. Per sgozzarmi.
Adesso!, url la Bestia. Gli affondai i coltelli nel petto. Uno si ferm contro una costola, ma gli altri penetrarono oltre, lacerando cartilagine e polmoni. Giungendo al cuore. Quando la lama entr nella cavit cardiaca me ne accorsi per una resistenza leggermente minore.
La tigre rugg. Cerc di azzannarmi, rotolai via, mi prese la spalla. I suoi denti perforarono la pelle fino a raggiungere la carne. Con la mano sana, spinsi il manico del pugnale con tutta la forza che avevo. Torcendolo dentro il suo corpo. Scosse la testa. Continuando a strappare e a lacerare. Tutto il mio corpo era scosso e strattonato. Pensai che mi avrebbe staccato la spalla.
Allent la presa. Barcoll. Respir affannosamente, con le narici che tremolavano. Incrociai il suo sguardo, un misto di shock e consapevolezza. Mi tir su con le zampe, con gli artigli che perforavano la mia giacca, pungendomi la pelle. Una luce argentea brillava sopra di lui, mentre su di me le energie ronzavano come onde sonore, come la pressione di acqua torrenziale. Le particelle nere di potere esplodevano quando entravano in contatto con il mio corpo.
Stava cercando di ridurre la massa. Stava cercando di trasformarsi. Stava cercando d'impossessarsi della mia forma. Ancora una volta la Bestia fece... qualcosa. Nel profondo della mia mente la sentii - la vidi - un'immagine di lei che si girava a mezz'aria, ruotando la coda, con gli artigli sfoderati come per afferrare una preda.
Il corpo di Immanuel cominci a buttare fuori un liquido: dalla bocca, dal naso, dai buchi nello stomaco; un liquido spesso e viscoso. Puzzava di carne putrefatta, di morto irrancidito, di marcio e fetido come una bara aperta.
Indietreggi, lasciandomi cadere. Atterrai di peso, sbattendo la testa, non credevo che mi avesse portato cos in alto. Riuscii a prendere fiato. Presi l'ultimo pugnale ammazzavampiri. E l'ultimo amuleto di Molly.
Mi alzai in ginocchio immersa nel lago melmoso che si era formato sotto la tigre dai denti a sciabola. Tirai su un ginocchio e spinsi verso l'alto, con forza, spostando il peso, inserendo il potere di tutto il mio corpo nel movimento. Nel frattempo, girai il pugnale dalla parte della punta e lo colpii nell'occhio, penetrando fino al cervello.
Non emise alcun suono. Cadde con la pancia a terra e le zampe rannicchiate sotto di s. Poi una delle zampe posteriori si distese, scivolando. Stava perdendo il controllo.
Con la mano ustionata, gli lanciai addosso l'amuleto di Molly, che lo colp al petto gi danneggiato. Questa volta non avevo sprecato le energie dell'incantesimo bruciando la mia stessa carne. Niente del suo potere si era dissipato nell'aria come reazione all'incantesimo pronunciato da uno stregone. E la creatura era troppo ferita per assorbirne l'energia a suo vantaggio. Era rimasto tutto l, pronto e contenuto.
Esplose dentro alla tigre, facendogli schizzare via tutti gli organi. L'impatto gli fece vibrare e poi scoppiare tutti i vasi sanguigni, lacerando la cavit toracica. Una bomba a mano magica. Carne e ossa schizzarono via. Un fluido marcio e soffocante col fuori dal suo corpo. Le ossa e i muscoli rimasti assunsero, stridendo, una nuova configurazione. La pelle si stacc e si riform, la pelliccia scomparve brillando.
Mi sbrigai a indietreggiare, reggendo il braccio ferito, senza riuscire a distogliere lo sguardo da lui. Le energie argentee si fecero pi scure, costringendolo a cambiare, obbligandolo a trasformarsi. Sembravano fremere, i corpuscoli neri scomparvero per un attimo. L'emarginato cadde sul tappeto, con la testa immersa in quel pandemonio che gli era fuoriuscito da dentro. La luce argentea lo avvolgeva in una nebbia leggera.
Poi, anche quella si dissolse.
Sul tappeto rimase un mezzo uomo nudo. O prevalentemente un uomo. La testa era ancora in parte quella di un felino, al posto delle mani aveva ancora le zampe, ma il torace e gli arti erano quelli di un essere umano, nonostante le giunture fossero girate in maniera strana, con le ginocchia piegate al contrario rispetto a quelle di un primate. Era un uomo enorme, pi grande di quand'era stato in forma umana, perch aveva ancora addosso la massa della trasformazione incompiuta. Quasi centocinquanta chili di puro muscolo. Un lato del suo volto era cherokee, l'altro era quello di Immanuel, ma entrambi avevano lunghi denti letali sia sopra che sotto.
Lo toccai con un piede. Non respirava. Non aveva pulsazioni alla gola. Nel petto divelto non c'era pi un cuore che potesse battere. Il mangiatore di fegati era morto.
Avevo sterminato un mutaforma. Forse l'ultimo rimasto oltre a me.
Sapevo che avrei dovuto provare dolore. Sconcerto. Pena. Ma per il momento, l'unica cosa che sentivo era il trionfo della Bestia, che nella mia mente urlava: Abbiamo ucciso il grosso felino, noi, insieme! La Bestia ha vinto!
In piedi accanto all'emarginato, fra le macerie del corridoio al piano superiore della casa di Leo Pellissier, guardai attentamente il suo volto e notai che il pelo sulla sua testa era diventato una chioma di capelli neri e lunghi, molto simili ai miei; notai la pelle marrone, di una sfumatura leggermente pi scura della mia, che era dorata.
Scappa!, disse la Bestia. Subito. I dettagli dei minuti, delle ore successive scorsero rapidi nella mia mente. Prima cosa, fermare l'emorragia. Dovevo tamponare la spalla. Rovistai dentro una tasca interna della giacca e tirai fuori il laccio emostatico. Mi occorse un attimo per ricordare come si utilizzava. Un chiaro segno di shock. Aiutandomi con i denti e la mano sana, lo sistemai poco sopra l'attaccatura della spalla, stringendo forte e poi chiudendo il velcro. Il laccio si assest sulla testa dell'omero, che spuntava sotto la carne. Per poco non vomitai dal dolore.
La Bestia fissava il sangue che mi scorreva lungo la mano e poi mi gocciolava dalle dita. Trasformati.
Non posso borbottai. Non adesso. Mi ringhi contro. Ma il laccio emostatico stava funzionando; il flusso di sangue cominciava a diminuire. Mi voltai verso Antoine. Era morto, per colpa mia. Ero troppo intontita per provare dolore o vergogna, o qualunque cosa andasse oltre l'estasi momentanea di essere sopravvissuta, una gioia gi offuscata dal dolore e dallo sconcerto. Sapevo che il mio amuleto aveva ucciso sia lui che il mangiatore di fegati, ma a questo avrei pensato pi tardi.
Trovai la donna, anche lei morta, con il collo piegato in maniera innaturale. S, era la stessa che avevo visto, quella con la gonna lunga che era arrivata alla riunione insieme ad Anna e Rick. Erano stati davvero sulle tracce dell'emarginato, usando Anna, stando a quello che avevo scoperto.
Dovevo andarmene da li. Ma prima volevo assicurarmi che mi pagassero. Avevo bisogno di provare la morte per adempiere al contratto. Tirai fuori la macchina fotografica e feci una dozzina di scatti, poi ripetei la stessa cosa con il cellulare, anche se queste immagini sarebbero risultate meno definite. Le inviai al mio indirizzo email, poi rimisi tutto in tasca. Estrassi il pugnale dalla carne del mangiatore di fegati e lo ripulii sui jeans. Mi avviai zoppicante verso le scale, passando di fianco ad Antoine. Scesi al piano terra e raggiunsi la moto, sperando di riuscire a tagliare la corda prima che Leo arrivasse e si rendesse conto che avevo appena ammazzato suo figlio - o qualunque cosa si fosse spacciata per lui. Non avevo abbastanza forze, n fegato, per combattere contro il signore dei vampiri di New Orleans.
Riuscii a portare Pezzettina in fondo ai gradini, fino nel vialetto, e ad accendere il motore, essenzialmente con una mano sola. Nel vialetto passai davanti a un'unica macchina. Vuota. Mi chiesi chi se ne fosse andato. E perch.

26
La scarsa misericordia del mondo umano
Riuscii a tornare a casa prima di morire dissanguata, presi le bistecche e le buttai nel giardino sul retro. Poi mi spogliai e con un balzo salii sulla roccia spaccata, i bordi frastagliati mi si conficcarono nella pelle. Se volevo guarire, dovevo trasformarmi, ma non c'era tempo per farlo in maniera appropriata, con la collana feticcio. Cos scavai nella memoria alla ricerca della forma elicoidale della Bestia e poi spinsi. Attorno a me cominciarono a svolazzare luce grigia e corpuscoli neri. Il dolore era caldo come un ferro arroventato, come se mi stessero scorticando viva, come se mi stessero scuoiando mentre il cuore batteva ancora. Mi trasformai, urlando.
Sono sdraiata su alcune pietre rotte. Ansimo. Mi alzo e mi stiro, dalle zampe posteriori, alla spina dorsale, agli artigli anteriori, fino ai denti letali, in un lungo movimento sinuoso. Salto a terra con un solo balzo elegante. Mangio parecchie bistecche fredde e crude. Fredde e morte, ma piene di vita. Soddisfatta, mi abbevero alla fontana con la vampira.
Ti trasformi, per favore?, mi chiede Jane con un tono appropriatamente servile. Chiede di diventare alfa. Mi chino con la pancia a terra e le lascio il controllo.
Non sanguinando pi e avendo curato tutti i segni visibili dell'attacco, cominciai a nascondere le prove del mio coinvolgimento, nel caso le forze dell'ordine umane mi avessero accusato in un secondo tempo di aver contribuito alla morte di Antoine. Nel caso in cui nel corridoio della casa di Leo ci fossero state delle telecamere di cui non mi ero mai accorta.
Lavai via il sangue dalla moto e dall'erba con la gomma per innaffiare, passai lo straccio sul porticato e sul pavimento per togliere le tracce di fango e sangue. Poi portai i vestiti nella doccia. Li lavai e risciacquai sotto il getto, lasciando che lo sporco del mangiatore di fegati colasse via. La giacca di pelle era rovinata, era strappata all'altezza della spalla, dove la creatura mi aveva morso fino a raggiungere la pelle. La maglietta di seta non aveva speranze, ma i jeans e gli stivali potevano ancora essere salvati. Sempre che fossi riuscita a eliminare quella brodaglia che mentre tornavo a casa si era seccata, diventando dura come la resina. Gli stivali, invece, l'indomani li avrei portati a riparare da un calzolaio. Sempre che fossi sopravvissuta alla notte. Mi lavai pi e pi volte con sapone e shampoo, sciacquandomi fra una saponata e l'altra fino a cancellare il fetore.
Mi asciugai con un asciugamano soffice e lasciai tutti i panni stesi a sgocciolare. Ormai avevo steso quasi tutto il guardaroba. Squill il cellulare. Controllai il numero e risposi mentre mi rivestivo. Sono viva.
Potevi chiamare disse Molly, scocciata. Ma nella sua voce sentii lacrime di preoccupazione. Chiamami appena puoi. Riattacc.
Feci i bagagli, conscia che mi restavano parecchie cose da fare prima di potermi considerare al sicuro. E se non le avessi fatte in tempo, ovvero prima che Leo si rendesse conto di quello che era successo e si mettesse sulle mie tracce con una furia vampiresca, avrei dovuto essere pronta a scappare. Mangiai una tazza di porridge, finendo una grossa confezione con lo zucchero e il latte che erano rimasti. A quel punto i tremori mi abbandonarono, ma avvertivo ancora una strana debolezza nel profondo. Qualcosa che avrebbe potuto essere dispiacere. Lo ricacciai gi. Lo chiusi fuori. Se fossi sopravvissuta, pi tardi mi sarei presa il tempo per esaminare e gestire le emozioni.
Quando fui abbastanza sicura di riuscire a controllarmi, telefonai a Maciste.
Dove sei, Yellowrock? chiese anzich salutarmi.
A casa mia. Tu sei a casa di Leo?
S. Sul pianerottolo del piano superiore, in mezzo a un lago di melma in putrefazione. Cosa ci fa Antoine morto? E questa donna? Li hai uccisi tu? E cos' questa cosa accanto a lui?
La cosa ha ucciso Antoine e io ho ucciso la cosa.  ci che resta dell'emarginato. A proposito Mac... George mi corressi. Esitai, addolcendo la voce. Guarda la met bianca della sua faccia. L'emarginato si nascondeva sotto le sembianze di Immanuel. Sono sicurissima... che abbia ucciso il figlio di Leo e si sia impossessato del suo corpo.
Maciste respir a fondo, poi fece per parlare, ma s'interruppe subito. Respir di nuovo, metabolizzando quello che gli avevo detto. Io rimasi calma in attesa, lasciandogli il tempo di organizzare le idee. Dopo quella che mi sembr una lunga attesa, disse: Dov' il corpo?
Grandioso. Dritti al nocciolo della questione. Suppongo che il... - non potevo chiamarlo mutaforma, giusto? Non quando quella cosa morta e io, a quanto pareva, eravamo gli unici a sapere cosa fossimo - ...la cosa l'abbia divorato. Proprio come ha mangiato i corpi delle altre persone che ha assalito. Non era Immanuel.
Cos'era? Non sprecava certo le domande n le parole.
E adesso dovevo trovare un modo per aggirare la verit. Ha cercato di prendere le sembianze di un qualche felino dai denti a sciabola. Ha cercato di prendere le sembianze di Immanuel. E quelle di un essere umano con i capelli neri. L'ho ucciso prima che lui uccidesse me. Suppongo che Immanuel sia morto da parecchio tempo. Un sacco d'informazioni, che per non rispondevano alla sua domanda. Speravo che non se ne accorgesse.
Settimane? Mesi? chiese.
Anni risposi con un tono pacato, gentile, conscia del fatto che gli stavo riversando addosso una valanga di brutte notizie tutte in una volta. Forse decenni. Stava morendo, Maciste. Cercavo il modo di spiegargli cosa fosse senza dovergli rivelare la mia stessa duplice natura. Non so come abbia fatto a prendere il posto di Immanuel, ma credo che la combinazione dei geni dei vampiri con i suoi non funzionasse, gi da parecchio tempo. Questo spiega perch aveva bisogno di tutto quel sangue e proteine: solo una massiccia dose di sangue e tessuti gli permetteva di continuare ad assomigliare e a odorare come Immanuel. Che  lo stesso motivo per cui spesso puzzava, pensai.
In queste ultime settimane ha cominciato ad avere bisogno di ancora pi sangue, che fosse anche pi forte. Quando il capo degli Arceneau  tornato negli Stati Uniti, la cosa l'ha fatto prigioniero. Lo stava dissanguando completamente, costringendolo a firmare documenti finanziari e utilizzando i fondi del clan per comprare terreni per... quello che era il suo piano. A naso, direi che voleva diventare lui il capo. Cos da poter sfruttare i vampiri della citt per nutrirsi come e quando voleva? Forse...
Vedendo che non rispondeva, proseguii. Ha imprigionato nell'argento il resto del clan Arceneau, nella loro stessa casa. Feci una pausa. Di' a Leo che deve scovare Grgoire e seppellirlo. E deve anche cercare i servitori del clan Arceneau: hanno bisogno di soccorso, sempre che siano ancora vivi.
Cos'era, una specie di lupo mannaro? domand.
Non credo risposi, senza mentire ma senza nemmeno dire la verit.
Hai detto che maneggiava l'argento?
Ricordai il fetore di carne bruciata mentre all'alba lo inseguivo nella propriet di Aggie. Aveva acquisito alcune caratteristiche dei vampiri, proprio come io ne avevo acquisite alcune della Bestia. Magia nera. Avevo praticato la stessa magia nera e sporca del mangiatore di fegati. Feci un respiro e continuai. Lo toccava, s. Beveva il sangue e, sebbene reagisse alla luce del sole come un vampiro, non lo era. Era solo travestito da vampiro.
Non... non posso crederci ammise Maciste.
Secondo me, se vai nella sua stanza troverai, come dire... dei feticci. Femori, teschi, cose del genere, ma anche denti e reliquie pi piccole, come gingilli delle sue vittime, utilizzava le ossa per assumere le diverse sembianze. Sentii un rumore di passi come se stesse camminando nel sangue e nel liquido viscoso che ricoprivano il corridoio di Leo. Il rumore di sottofondo cambi non appena entr in una stanza pi piccola. Gli oggetti venivano spostati, fatti cadere, lanciati via. Maciste stava perlustrando la stanza senza alcun riguardo per le buone maniere.
C' un teschio nella sua stanza. Sul ripiano pi alto del guardaroba.
Umano? chiesi.
S. E anche alcuni... sembrano femori. Poi ci sono altre cose. Non umane.
Il teschio probabilmente  quello di Immanuel osservai, con un tono ancora pi dolce. Almeno Leo avr qualcosa da seppellire.
George imprec, con violenza. In sottofondo sentii Leo urlare, con un tono di voce squillante, pregno di potere e comando. Se sopravvivo alla notte, ti richiamo disse Maciste, echeggiando paure identiche alle mie.
Raduna il Consiglio dei vampiri lo esortai. Posso fare rapporto prima dell'alba, prima che tutto questo si trasformi in qualcosa che non . Devo chiamare anche la polizia. Spiegare cos' successo.
S. Certo. Sentii un clic e poi sul display comparve la SCRITTA chiamata terminata.
La telefonata successiva, a Jodi, and pi o meno nello stesso modo, con qualche leggera variazione, del tipo 'Perch non mi hai chiamato?' Alla terza interruzione, sempre con la stessa domanda, le dissi: Jodi, io non lavoro per te, ecco perch non ti ho chiamato. Fattene una ragione.
Sembr che qualcosa le fosse andato di traverso. Non appena riusc a riprendere fiato, disse, tutta d'un pezzo: Andr a casa sua.
Di Leo? squittii. Ma sei pazza? Hai mai visto un vampiro fuori di testa? Una furia vampiresca di quelle vere, come Dio comanda? Tieni presente che  appena morto suo figlio. Sta soffrendo, nel modo in cui soffrono i vampiri, nel modo in cui i vampiri fanno tutto. Pensaci bene. Se lui  fuori di senno e a un certo punto ti presenti tu, ti staccher la testa e poi ti dissanguer. George  l'unico che pu riuscire a sopravvivere. Se vai l anche tu, cambi gli equilibri. Resta. Lontana.
Dopo un attimo, mugugn un cenno d'assenso. Non mi piaci, Yellowrock.
La cosa  reciproca replicai con una voce divertita. Forse prima dell'alba dovr parlare di fronte al Consiglio dei vampiri. Vuoi venire anche tu?
Davvero? Sembrava un po' pi contenta. Mi chiesi quanti poliziotti avessero mai incontrato i membri del Consiglio dei vampiri tutti nello stesso posto; figuriamoci presenziato a una loro seduta. Fammi sapere i dettagli. Ci sar.
Chiusi il telefono. Mi ero appena fatta una nuova migliore amica, poliziotta. Oh che bello.
* * *
Frenai per imboccare il vialetto circolare, poi proseguii lenta fra le limousine radunatesi per l'occasione, tutte nere e lucidissime, alcune pi schiacciate a terra, segno che erano corazzate. Mentre passavo, gli autisti mi guardarono come fanno le guardie del corpo professioniste, a met fra una stima e una minaccia. Se non fossi stata stanca morta, avrei reagito, ma non avevo proprio le energie sufficienti per preoccuparmene. Che guardassero pure.
Raggiunta la porta d'ingresso, accostai al marciapiede e spensi il motore, misi il cavalletto e mi tolsi il casco, lasciando che i capelli ricadessero in una singola ondata nera. Indossavo un paio di jeans e gli stivali, una maglietta e la collana con la pepita d'oro; avevo lasciato le armi a casa sul tavolo della cucina: non volevo niente con me che il Consiglio potesse interpretare come una minaccia. Introdurre un'arma nella camera del Consiglio era l'equivalente di entrare armata in un'ambasciata straniera o in una corte federale: la tecnica migliore per ritrovarsi schiacciata a terra e venire sbattuta in prigione, se non addirittura uccisa. Certo, nel caso in cui avessi dovuto proteggermi da un pericolo ero spacciata, ma non potevo fare altro che non darlo a vedere.
Maciste mi aveva chiamato alle due del mattino, con l'ordine di presentarmi di fronte al Consiglio, le indicazioni stradali e gli altri dettagli. Sembrava debole, ma ancora in s e soprattutto vivo, anche se magari non in perfetta salute. Mi ricord anche che bisognava presentarsi vestiti in maniera formale; purtroppo il mio unico vestitino nero era adatto pi a una festa che alle funzioni di un'ambasciatrice, e tutti gli altri panni che avevo erano stesi ad asciugare. I jeans e gli stivali erano il massimo che potevo fare con cos poco preavviso.
Una volta dentro, mi perquisirono, molto a fondo, e mi mandarono in una piccola sala d'attesa rivestita di pannelli di legno, con due divani, un piccolo frigorifero pieno di bottiglie d'acqua, un televisore appeso al muro e un tavolo. Nessuna finestra. Un servitore umano stava di guardia alla porta.
Nella piccola sala d'attesa mi raggiunse anche Jodi, vestita con l'uniforme. Aveva un aspetto decisamente azzimato e, quando la fecero entrare, inarc un sopracciglio di fronte alla mia tenuta informale. Scrollai le spalle. Alle quattro del mattino, non potevo fare molto per quanto riguardava il guardaroba.
Il capo voleva venire al mio posto fu il suo saluto. Le brillavano gli occhi, e aveva l'espressione di chi reprime l'eccitazione, forse il nervosismo. Ma quando ha telefonato al quartier generale per riferire l'invito, George Dumas ha specificato il mio nome. Grazie.
Il tuo capo ha mai presenziato a un Consiglio?
No rispose, accennando un sorriso. Credo proprio che sia arrabbiato con me.
Un invito del genere conta qualcosa nella carriera di un poliziotto?
Non lo so. Si lisci la gonna con mani ansiose.  la prima volta che succede. Il capo ha solo ricevuto una telefonata con le istruzioni.
Capisco. Nascosi il mio sorriso. Jodi avrebbe presto scalato il mondo. Dov' Herbert?
E chi lo sa? Mi guard con la coda dell'occhio. Per caso ti piace Jim? Vuoi che ti organizzi un appuntamento?
Mi occorse un attimo per capire che si stava facendo beffe di me. Gentile da parte tua. Ma assolutamente no, grazie. Mi distesi sul divano, cominciando a sentire il peso delle ore, delle continue trasformazioni e del bruciore in ogni singolo muscolo, nervo e cellula della pelle. Avrei chiuso volentieri gli occhi doloranti, ma temevo che mi sarei addormentata, per cui trascorsi mezz'ora a parlare con Jodi del pi e del meno, il che non si rivel un'esperienza terribile come avrei creduto. Non era male quand'era nervosa, m'invit addirittura ad accompagnarla al poligono di tiro, il che mi fece venire in mente i gemelli, chiss se erano ancora vivi. Se erano sopravvissuti al mangiatore di fegati, magari sarebbero stati disponibili per... una specie di doppio appuntamento.
Il pensiero mi turb, non so per quale ragione; ma mentre cercavo di scoprirla Maciste entr, indossando un completo formale nero, con la cravatta dello stesso colore e la camicia bianca - la tenuta tipica dell'uomo d'affari, ammesso e concesso che un uomo d'affari medio spenda quattrocento dollari per un vestito. Gli abiti erano stati chiaramente confezionati su misura per lui, che era pallido come un lenzuolo e aveva una fasciatura attorno al collo. Venne a sedersi accanto a me, con un sospiro che sembrava porre fine a una sofferenza. Che nottata afferm, guardandomi. La sua pelle era stranamente calda, troppo calda, febbricitante; l'avvertivo nonostante i cinque centimetri che ci separavano. Quel calore mi fece venire voglia di avvicinarmi, ma rimasi dov'ero. Bel completo aggiunse.
Non mi venne in mente nessuna risposta a tono, n un modo giusto per accettare il complimento, cos dissi: A quanto pare sei sopravvissuto. Che osservazione stupida. Avrei voluto prendermi a schiaffi, ma mi limitai a sorridere.
Gi. Per un pelo. Leo... Leo non se la passa bene.
Come? s'intromise Jodi, con il tono da poliziotta.
Stanotte  morto suo figlio, detective. Maciste si tocc la fasciatura con dita incerte.  in lutto.
Suo figlio  morto tanto tempo fa lo corressi.
S. Certo. Mi studi un istante. Sei una donna interessante, Jane Yellowrock. Non ero certa di quello che intendesse dire, ma sembrava un complimento, o qualcosa del genere, per cui sorrisi.
Una donna si affacci sulla porta. Signorina Yellowrock, detective, vi aspettano. Ci alzammo in piedi e salutammo Maciste con un cenno della mano; lui rimase a guardarci mentre ci allontanavamo, con una faccia priva di espressione. Jodi mi segu lungo il corridoio, i nostri passi non facevano rumore. La servitrice umana apr la porta in fondo al corridoio ed entr. Il detective della polizia di New Orleans Jodi Richoux e Jane Yellowrock.
All'improvviso fui colta dall'ansia, e mi venne voglia di ridacchiare. Avrei voluto dire 'Ma come? Niente titolo per me? Tipo, la famosa ammazzavampiri?', ma non lo feci. Al contrario, soffocai il risolino in fondo alla gola. Io? Nervosa all'idea di parlare di fronte a uno dei pi potenti consigli dei vampiri degli Stati Uniti? Ebbene si.
Con un leggero spostamento d'aria, un tonfo silenzioso e un clic finale, la porta si richiuse alle nostre spalle. Due muscolosi buttafuori ci si piazzarono davanti, con gesti studiati e gli occhi su noi due. Erano armati fino ai denti e non cercavano di nasconderlo. Per niente contenta di essere rinchiusa in una stanza con dei vampiri, anche se questi erano sani di mente, la Bestia si svegli e studi la situazione, con i muscoli tesi e il fiato caldo nella mia testa.
I vampiri erano seduti su sedie nere intarsiate posizionate su una pedana, attorno a un tavolo stretto a forma di mezzaluna che probabilmente era di ebano; sotto i piedi avevano un tappeto nero. Erano tutti vestiti di nero, gli uomini in smoking, le donne in abiti lunghi fino ai piedi. Quanto nero! Si erano adeguati allo stereotipo? Sul davanti del tavolo erano sistemate delle targhette d'ottone con incisi i nomi dei clan. Non era una seduta plenaria, ma una riunione esecutiva, per cui era presente solo chi comandava. Riconobbi i signori o gli eredi dei clan Mearkanis, Rousseau, Desmarais, Laurent, St Martin e Bouvier. I posti riservati ai clan Pellissier e Arceneau erano vuoti, ma immaginai che il quorum fosse comunque raggiunto. Sempre che i consigli dei vampiri avessero bisogno di un quorum. Ecco rispuntare quel risolino nervoso, che per ricacciai all'istante, per andarmi a concentrare sulla donna al centro del tavolo: Sabina Delgado y Aguilera, la sacerdotessa - una vampira che in teoria non dovevo conoscere, come ricordai a me stessa.
Jodi e io eravamo in piedi due gradini pi in basso della pedana, una di fianco all'altra. Mi sentivo come una ragazzina nell'ufficio del preside. Il mio risolino quasi isterico tent per la terza volta di trovare una via di fuga. I vampiri erano rivolti verso di noi, con le narici tremolanti mentre annusavano.
Rafael Torrez, rampollo nonch erede del clan dei Mearkanis, si pieg in avanti, con gli occhi neri sul mio volto. Fu lui a sferrare il primo attacco: Sei stata assunta per uccidere l'emarginato, ma da quanto abbiamo capito la creatura che hai ucciso stanotte non era dei nostri. Perch dunque dovremmo pagarti?
La rabbia esplose dentro me. Questi vermi stavano cercando di fregarmi. Il mondo rallent in una serie d'immagini nitide di morte e sopravvivenza. La Bestia comparve nei miei occhi ed emise un ringhio profondo dalla mia gola. Una minaccia.
Immediatamente, i bulbi bianchi degli occhi di Rafael s'iniettarono di sangue e un rossore si diffuse sul suo volto. Le sue pupille si dilatarono, diventando nerissime. Era la tipica reazione di un giovane vampiro che perde il controllo.
Gli altri membri del Consiglio si ritrassero imbarazzati dalla gaffe. Ma Rafael non fece marcia indietro. Sfoder i canini, con un leggero clic, mentre i feromoni della violenza riempivano la stanza. La minaccia di un vampiro ha un odore preciso, affilato e pungente. E in una stanza piena di vampiri, risultava ancora pi intenso. Accanto a me, Jane s'immobilizz. Altri due vampiri cercarono di trattenere gli istinti risvegliati dall'odore di Rafael. Jodi fece un passo indietro, avvicin la mano alla pistola, che per non aveva. La sua paura aument.
L'odore era quello di una preda umana. Come un'unica entit, i membri del Consiglio si voltarono verso di lei, con occhi da predatori. Per un attimo, il pericolo scosse l'aria come un veleno.
La sacerdotessa, seduta di fianco a Rafael, gli pos una mano sul braccio. Stai fermo disse, con la voce permeata dal potere, talmente forte da sembrare stregato. Ma i suoi occhi erano fissi su di me. Occhi di falco, che vedevano troppe cose.
Non potei fame a meno e scoppiai a ridere. Tutti i vampiri mi guardarono, voltando la testa all'unisono come nel numero di un circo. Gli odori divennero quelli dell'oltraggio e dell'insulto; una violenza di natura diversa. Alzai una mano in segno di scusa, quasi a scacciare via quel mio sbotto divertito. Loro continuarono a fissarmi. Jodi fece un sospiro tremante.
Una volta ripresami dalla risata, dissi: La creatura che si  impossessata di Immanuel  vissuta in mezzo a voi per anni, e non ve ne siete mai accorti. Non lo sapevate finch non  impazzita e ha cominciato a uccidere per nutrirsi di esseri umani e delle loro amiche sanguisughe. Volete darmi a intendere che non aveva l'odore di una sanguisuga? Che non si nutriva come una sanguisuga? Per il mondo lui era una sanguisuga, eccome, che si stava trasformando in qualcos'altro. Una cosa addirittura peggiore. Notai diversi sguardi accendersi di fronte all'insulto. Pazienza. Di fianco a me, Jodi era sempre pi terrorizzata, il suo corpo s'irrigid incerto sul da farsi.
Nel contratto era specificato che dovevo eliminare l'emarginato che stava terrorizzando New Orleans, ed  quello che ho fatto, peraltro entro i dieci giorni che mi danno diritto al bonus. Che esigo. Il fatto che la creatura abbia mangiato un vampiro per poi prenderne le sembianze non  un mio problema. Alzarono il mento in una reazione collettiva, e solo a quel punto mi resi conto di avere usato il termine sanguisuga parecchie volte. Che maleducata.
Ho gi provveduto a caricare le foto dell'emarginato morto. Una ritrae in maniera molto nitida i suoi denti, l'ho sottotitolata Vampiro dai denti a sciabola'. Potete trovarle sul mio sito, assieme a tutti i dettagli dell'uccisione. Quindi o mi pagate, oppure diffonder ovunque nel web che il Consiglio dei vampiri di New Orleans non rispetta i patti. Caricher anche la copia del contratto e la metter accanto alla foto dei denti della creatura. Cos sar il mondo a decidere se ho rispettato o meno gli accordi.
Il puzzo dei feromoni della rabbia rilasciati dai vampiri satur la stanza, pungente come pepe e vodka. Tre dei capi stringevano il tavolo con le mani; avevano gli occhi iniettati di sangue. Il cuore di Jodi batteva a mille, di pari passo con il suo respiro. Combattere o fuggire? La classica reazione di una preda. Non molto intelligente da parte sua. Il capo del clan Desmarais, pi calmo degli altri, apr un portatile sottile e digit qualcosa sulla tastiera. Dice la verit dichiar guardando lo schermo. Poi si rivolse a me. Certo le inquadrature sono parecchio amatoriali. E cosa sono quelle macchie scure negli angoli?
 il mio sangue risposi bruscamente.
Si sporse verso di me e mi annus intensamente. Non mi pare che tu stia sanguinando, e non fiuto nemmeno ferite recenti.
Buon per me. Che restassero col dubbio del perch e del percome.
Ve l'avevo detto che non avrebbe rinunciato alla ricompensa per una motivazione cos inconsistente s'intromise Bettina, capo del clan Rousseau. L'avevo incontrata alla festa di Leo. Era bella, e lo sapeva. Mi aveva anche chiesto di andare a trovarla, ma non mi era sembrato esattamente l'invito per un t o una chiacchierata platonica. Anche adesso, i suoi occhi erano roventi quando li poggiava su di me. Le piacevo molto pi di quanto volessi; mi desiderava per cena e a letto.  una creatura figlia del suo tempo afferm Bettina. Un'osservazione che fece sorridere la Bestia, e decisi di lasciar risplendere il suo divertimento attraverso i miei occhi.
Pagatela e chiudiamola qui disse Laurent.
Solo se toglie le fotografie da internet intervenne Desmarais.
Nonostante mi tremassero le ginocchia all'idea di rifiutarmi, sulle foto non potevo assolutamente scendere a patti. Impossibile.
Jodi fece per allontanarsi, in direzione della porta e dei buttafuori piantati l davanti, guardando me, il podio e poi di nuovo me. S'inumid le labbra con la lingua, e una mano ebbe di nuovo l'istinto di afferrare la pistola che non c'era. Cercando di distogliere l'attenzione dei vampiri da lei, dissi: Mi guadagno da vivere uccidendo i vampiri emarginati. I diritti sulle fotografie non rientravano nel contratto. Mi chiesi fino a dove potessi spingermi, e decisi di tentare il tutto per tutto. Tanto potevano dissanguarmi mia volta sola, giusto? Sono una buona pubblicit. Per cui restano sul sito.
Basta cos s'intromise la sacerdotessa. Ho visto la creatura quando mi ha aggredita. Ho respirato il suo odore. Non era sangue del nostro sangue, eppure lo era. Non sono riuscita a decifrare di quale specie si trattasse, ma so che voleva uccidermi. E adesso  morta. Il senso del contratto  stato rispettato. Pagatela.
Il tavolo cadde nel silenzio, in quell'immobilit da statue tipica dei vampiri. Il tempo passava. Non ci furono altre obiezioni. Alla fine Desmarais apr una cartellina che aveva davanti a s sul tavolo e tir fuori una busta. La fece scivolare verso di me. Il tuo compenso pi il bonus. Assegno circolare, come da contratto.
Non feci trasparire sul volto il senso di vittoria, presi l'assegno, lo piegai e lo infilai nella cintura dei jeans. La sacerdotessa disse: Jane Yellowrock, ci auguriamo che tu rimanga a New Orleans ancora per un po'. Aprii la bocca sorpresa e mi fermai, ancora presa dalla questione dei soldi.
Rousseau prosegu nell'invito: Magari per qualche settimana, finch Katherine non si riprender e torner fra noi. C' un altro problema che necessita... esit un istante, quasi stesse scegliendo le parole con cura del tuo talento.
In maniera sgarbata, Desmarais dichiar: C' un certo mitraico di basso livello che si sta creando dei discendenti per poi lasciarli alla scarsa misericordia del mondo umano.
Ricordai i due giovani vampiri uccisi nella zona delle case popolari. A me sembrava che piuttosto fosse il mondo umano a essere stato lasciato alla merc dei canini spietati di vampiri per niente misericordiosi. Per non dissi niente. Immaginai di avere gi spinto oltre ogni limite la scarsa misericordia del Consiglio dei vampiri. Inoltre, avevo bisogno di un nuovo incarico. Potevo anche starmene dov'ero. Ci penser.
Ti contatteremo per i dettagli e il compenso, dopo il funerale dell'erede di Pellissier afferm Bettina Rousseau. Poi si rivolse a Jodi prima che potessi rispondere. Ti facciamo i nostri elogi esord. Il tuo agente sotto copertura, nonch sottoposto, ha fatto un ottimo lavoro. Rick LaFleur  stato scoperto solo quando siamo stati informati da un nostro servitore all'ospedale. Rimborseremo alla cittadinanza le sue spese mediche.
Al sentire che il suo agente era stato scoperto, Jodi impallid. Mi guardai la punta degli stivali, nascondendo un sorrisino. I vampiri erano degli aggressori molto sagaci.
Desmarais prese la parola dopo Bettina. Come segno di riconoscimento per i suoi e i tuoi servigi, abbiamo inserito nelle vostre cartelle una nota di merito ufficiale, e abbiamo anche provveduto a far s che lo psicometro dato in prestito al tuo dipartimento diventi parte integrante del vostro equipaggiamento.
Probabilmente Jodi avrebbe preferito ingoiare la suola delle scarpe piuttosto che accettare un complimento o uno strumento dalle persone che avevano smascherato Rick, ma sapeva bene che era stato un colpo da maestri e la stizza fu rimpiazzata dalla ragione. Si limit a un semplice: Grazie.
Potete andare concluse Desmarais.
Una volta congedate, sembr che Jodi stesse per soffocare, io invece mi voltai e mi diressi verso la porta. Uno dei buttafuori gir la chiave e l'apr con un leggero fruscio cambiando la pressione dell'aria, tanto che mi si stapparono le orecchie. Stanza ermetica, acusticamente isolata. Se avessero voluto trasformarci nel loro spuntino, nessuno l'avrebbe mai scoperto. Una volta fuori, rilasciai la tensione alle ginocchia che mi aveva permesso di non farle tremare. Il sospiro di sollievo che mi usc spontaneamente fu pi rumoroso di quanto avrei gradito, ma Jodi, dietro di me, non disse nulla. Ci trascinammo in silenzio per l'edificio, fino all'ingresso, scortate dai buttafuori, i nostri accompagnatori super muscolosi. Di Maciste nessuna traccia.
Fuori la tempesta aveva lasciato un'aria umida e pesante. Sbattei gli occhi guardando il cielo nuvoloso, e all'improvviso vidi in sovrapposizione un'immagine della morte del mangiatore di fegati e di Antoine. Cominciai a respirare in maniera irregolare. Per la prima volta presi in considerazione il fatto che avrei potuto esserci io sul pavimento di Leo, morta. O sul pavimento del Consiglio dei vampiri, morta. Quella notte avevo rischiato di morire parecchie volte. Rischiato sul serio; di morire una volta per tutte.
Sentii le scarpe da poliziotto di Jodi seguirmi fino alla motocicletta, tic tac tic toc. A quanto pare starai nei paraggi ancora per un po' disse rivolta alla mia schiena. Dammi un colpo di telefono. Potremmo berci un caff.
Mi controllai, cos da nascondere la sorpresa, poi presi il casco pensando a cosa dire mentre salivo sulla moto. La guardai in faccia, studiando bene la sua espressione, che aveva una leggera aria di sfida, quasi si aspettasse un rifiuto che forse credeva di meritarsi. Vuoi solo sapere quello che so sui vampiri fu la mia risposta che smorzai con un mezzo sorriso.
Gi.  per caso un problema? Quando mi strinsi nelle spalle, aggiunse: Mi stai simpatica. Non ti sto chiedendo di passare una giornata insieme a un centro benessere, o di fare un pigiama party o qualcosa del genere. Un caff. Magari con qualche bign.
Non male come idea dissi, stando bene attenta. La mia amica Molly dovrebbe fare un salto in citt a trovarmi. Hai per caso qualcosa contro le streghe terrestri?
No. Si volt e s'incammin lungo il viottolo che curvava. Poi, senza voltarsi, disse: Mia madre  una strega. E anche due delle mie sorelle. A presto, Jane Yellowrock. Ti chiamo io.
Tornai a casa subito prima dell'alba; lasciai Pezzettina in cortile, con il motore che scoppiettava, poi salii i gradini verso l'ingresso sul retro. Ero talmente stanca che a ogni passo sentivo una fitta ai denti per il contraccolpo. Mentre giravo la chiave nella serratura non riuscivo a pensare ad altro che al letto. Entrai senza nemmeno accendere le luci e lanciai le chiavi sul tavolo, accanto alle armi che avevo lasciato accatastate l. Poi mi fermai, come se qualcuno mi avesse dato un pugno.
Le croci brillavano debolmente - tutte quante - non del chiarore vivido della luna piena, ma con la flebile fluorescenza verdognola dei minerali dentro una grotta, nel profondo di certi specchi d'acqua delle foreste tropicali; il debole avvertimento di un pericolo distante. Il cuore perse un colpo poi cominci a battere fortissimo. Restai immobile, respirando, mentre la Bestia si ergeva dentro di me, sfoderando i suoi sensi, guardinga. La casa sembrava vuota, come se non ci fosse nessun altro essere vivente, per questo non significava che fossi sola. Quand'ero entrata ero troppo stanca per notarlo, ma adesso fiutai nell'aria quella debole traccia pungente di vampiro, di anice e di papiro. Leo era qui. Da qualche parte.
Non sapeva cosa fossi in realt, non sapeva che ero in grado di fiutarlo. O forse se ne fregava, il che era infinitamente peggio. La Bestia si raccolse, vibrandomi nelle vene e lungo i nervi. Un predatore nella mia tana, disse, con un ringhio nella mia mente.
Senza far rumore, presi due paletti, tenendoli nella mano sinistra, uno con la punta rivolta in avanti, l'altro all'indietro, poi m'infilai due croci al collo, lasciandole ciondolare dalle catene. Non avevo tempo di attrezzarmi in maniera pi adeguata a un combattimento; senza la giacca e il collare, non avevo protezioni di fronte agli artigli e ai canini di un vampiro. Ricordai il dolore di Katie, sapevo che a volte era tale da farli uscire di senno. Non ero pronta per una lotta corpo a canini con un vampiro anziano dotato di un potere letale - anche supponendo che fosse rimasto sano di mente.
Per ultimo, presi il mio ammazzavampiri preferito, con una lama lunga quasi cinquanta centimetri, d'acciaio ben rinforzato d'argento. Quel pugnale mi portava fortuna, ma quando afferrai il manico in corno d'alce non percepii nulla, se non il mio sudore viscido.
Ero sicura che Leo sapesse esattamente dove mi trovavo: i vampiri sono in grado di vedere anche nel buio pi totale, hanno una visuale notturna migliore di quella della Bestia, e per una volta quest'ultima non mi contraddisse, si limit a ringhiare piano nella mia mente. Presi fiato per cercare di calmarmi, poi cominciai a parlare alla casa silenziosa. Non ho ucciso Immanuel, Leo. La creatura che ho ammazzato non era tuo figlio. Udii un respiro... nel soggiorno? Prima ancora che potesse utilizzarne l'ossigeno, mi avvicinai all'apertura, maledicendo i miei stivali rumorosi sul pavimento di legno.
L'ho visto disse Leo con una voce stridula, come se le sue corde vocali fossero state danneggiate da un'arma da taglio... o da troppe urla. Ho visto il suo viso. Prese fiato; sembrava umido, strozzato, e proveniva da un'altra parte: la porta della camera da letto. La Bestia trem, sapendo che ci stava aggirando. Mi venne la pelle d'oca all'istante. Le croci che avevo attorno al collo s'illuminarono per la sua vicinanza, permettendomi d'individuare un'ombra in mezzo alla stanza. Un'ombra ricurva con le pupille dilatate e nere incastonate in occhi iniettati di sangue. Tu l'hai distrutto sibil Leo, pieno d'angoscia. E adesso verserai il tuo debito di sangue.
La gola mi divent secca come polvere di pietra. Il bisogno di scappare penetr dentro di me come artigli.  vero, ho distrutto una creatura; ma non un vampiro risposi, con un tono grave, ma gentile, cercando di resistere alla voglia di scappare, continuando a pregare di non venire aggredita da sola, al buio, dal vampiro a capo della citt. Se quella cosa che aveva le sembianze di tuo figlio fosse stata un vampiro, sarebbe ancora viva.
Sentii Leo fermarsi, quell'immobilit estrema dei cadaveri. Non capivo se stesse preparandosi per balzarmi addosso, o se meditasse sulle mie parole. Sentendomi come se stessi correndo attraverso il fondo di una gola in una notte senza luna, con voce tremante, dissi: Gli ho lasciato la testa. Un vampiro avrebbe potuto essere resuscitato; la giusta quantit di sangue avrebbe potuto guarirlo. Fu allora che capii: Leo aveva provato a dare il suo sangue al figlio, per farlo tornare in vita, ma non c'era riuscito. In qualche angolo della mente, doveva sapere che gli stavo dicendo la verit.
La Bestia mi obblig a fare di nuovo un respiro profondo, impedendo agli artigli della paura di paralizzarmi. Ma quello che ho ucciso non era un vampiro. Ne aveva assunto alcune caratteristiche... ma non era Immanuel. Aggiustai la presa sulle armi, cercai un tono di voce fermo e gentile allo stesso tempo. Non era Immanuel, Leo. Era il suo assassino.
Si era intrufolato con l'inganno nella tua casa. Nella tua famiglia e nel tuo clan.
L'hai ucciso ripet, ma questa volta con un tono pi pacato, brusco, meno sicuro.
Ho ucciso l'assassino di Immanuel. Ricordando le parole che aveva appena pronunciato Leo, provai ad aggiungere: Ho vendicato la sua morte. Ho saldato il suo debito di sangue, lasciandoti il corpo del tuo nemico. Il silenzio si dilat, il mio respiro si fece stridente, il cuore mi batteva forte. Si accese il condizionatore, che aggiunse il proprio gelo all'aria. Rabbrividii, fiutando il sudore e l'adrenalina che mi scorreva nelle vene.
Leo sussurr: Il viso era quello di mio figlio. Tu l'hai ucciso. La pagherai.
La porta dell'ingresso si spalanc, cos velocemente che non riuscii a vederla. L'urto mand in frantumi la vetrata. Piccoli frammenti di vetro antico tintinnarono sul pavimento. Una scheggia cadde vicino al mio stivale. La brezza dell'alba s'intrufol dentro la casa. E Leo Pellissier, il capo sia del clan dei Pellissier che del Consiglio dei mitraici di New Orleans, il signore della citt, spar. Sollevata, rilassai le spalle.
Non ero cos stupida da credere che le cose fra noi fossero davvero finite. Quello era solo l'inizio.
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Epilogo.
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Calciai in alto, colpendo il guantone imbottito, ma trattenendo la forza e la velocit regalatemi dalla Bestia. Atterrai e mi girai in una sola mossa. Diedi un calcio all'altro guantone. Colpii forte, senza nascondere il corpo, ma cercando e trovando la forma perfetta. Poi di nuovo. E di nuovo ancora.
Basta cos. Mi fermai all'istante. Indietreggiai, appoggiai le mani sulle cosce. Feci un inchino. S'inchin anche l'uomo con la tuta imbottita accanto a me. Dovresti iscriverti a qualche gara disse. Mi rialzai e guardai il sensei inarcando un sopracciglio. Voleva fare lo spiritoso. Chiunque si fosse allenato con lui sapeva che non aveva mai partecipato ad alcun torneo. Per lui le gare erano cose da femminucce.
Il tuo cellulare ha squillato. Ci vediamo domani disse.
La lezione era finita. Gocciolando di sudore, camminai verso il mio kit da viaggio e vidi il numero di Molly sullo schermo. La richiamai e lei rispose immediatamente. Ehi, miciona. Vuoi un po' di compagnia?
Scoppiai a ridere, chiedendomi se davvero sarebbe venuta. Ormai era passata una settimana, e continuava a rimandare. Certo. Quanto ti ci vuole per essere qui?
Angelina, il piccolo Evan e io siamo a circa mezz'ora da New Orleans, con il tuo indirizzo inserito nel GPS. Spero che tu abbia un letto in pi in quella catapecchia dove stai.
Luminosa, la gioia m'invase. Mi ritrovai senza fiato, per colpa di un cuore che non voleva battere al giusto ritmo. Strinsi il cellulare, mi voltai verso il muro e chinai la testa per nascondere il viso. Non volevo che il mio sensei mi vedesse commossa. Nonostante la pressione al petto, riuscii a prendere fiato. I letti al piano di sopra hanno gi le lenzuola pulite. E ho fatto scorta del vostro cibo preferito.
Poi una vocina disse: Zia Jane, devi farti una doccia. Hai combattuto.
S, Angie.  vero. Ci vediamo tra pochi minuti.
Mi hai preso la bambola?
S risposi. Avevo trovato un artigiano che costruiva bambole alla periferia del quartiere francese e gliene avevo ordinata una con le sembianze cherokee, i capelli lunghi e gli occhi gialli. La bambola di porcellana intarsiata a mano indossava un tipico costume cherokee e reggeva in mano un arco e una freccia, proprio come aveva chiesto Angie. In pi, una donna del posto mi stava confezionando un intero guardaroba di costumi tradizionali e abiti moderni.  bellissima. Assomiglia a una cherokee che ho visto su un murales. Si chiamava Ka Nvsita, che significa 'Sanguinella'.
Evviva! disse la piccolina. Me la immaginavo con il pugno in aria, un gesto che aveva imparato dal padre. Ti voglio bene, zia Jane.
Anch'io ti voglio bene, Angelina.
La Bestia fece le fusa. Cuccioli..
Sentii un clic nel telefono e sullo schermo lessi CHIAMATA TERMINATA. Uscii in fretta diretta verso la moto, mettendomi il casco mentre correvo.
...
.
...
FINE.